David Sheff.
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Beautiful boy.
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Titolo originale: Beautiful boy.
Traduzione di: Giulio Lupieri.
2019 Mondadori Libri, MILANO.
ISBN 978-88-200-6736-6.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Perch il mio meraviglioso ragazzo si  perso? Che cosa  successo alla mia famiglia? Dove ho sbagliato? Sono le laceranti domande che hanno ossessionato David Sheff in ogni istante dello straziante viaggio nella tossicodipendenza del figlio Nic e nel difficile percorso verso la guarigione.
Prima dell'incontro con la droga, Nic era il figlio che ogni genitore vorrebbe: cresciuto con amore dal pap giornalista e dalla mamma artista, era un ragazzo allegro e simpatico, studente modello, campione nello sport, adorato dai fratellini. Ma quando raggiunge l'adolescenza, Nic comincia a sperimentare le droghe, cadendo in una devastante discesa agli inferi, fatta di metamfetamina ed eroina. La dipendenza lo rende un relitto tremante con due buchi neri al posto degli occhi, e inizia a mentire, rubare, scappare di casa. A chiedere aiuto e a precipitare di nuovo nel tunnel.
In questo memoir straziante, spietato e sincero, scritto con il cuore e con le lacrime di un padre che ama disperatamente il figlio, David Sheff racconta i primi segnali d'allarme, le bugie, le telefonate alle tre del mattino (sar Nic? La polizia? L'ospedale?), i tentativi di disintossicazione, le ricadute. Lo stato di continua preoccupazione diventa per lui, a sua volta, una forma di dipendenza; panico, ansia e stress incessanti richiederanno un prezzo altissimo. Eppure non si  mai arreso e ha sondato e percorso ogni strada possibile per salvare suo figlio. Un libro duro, coinvolgente ed emozionante, da cui  stato tratto l'omonimo film con Steve Carell e il candidato Premio Oscar Timothe Chalamet.
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L'AUTORE.
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DAVID SHEFF, scrittore e giornalista, ha collaborato con varie testate come il New York Times, Rolling Stone e Wired. Le sue continue ricerche in ambito scientifico sul tema della dipendenza da droga gli hanno fatto guadagnare un posto nella lista delle persone pi influenti del mondo sul Time. Sheff e la sua famiglia vivono a San Francisco Bay.
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Beautiful boy.
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La citazione da Otello di William Shakespeare  tratta da Amleto, Otello, Macbeth, Re Lear, traduzione di Antonio Meo, Garzanti, Milano 1974.
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I versi da Re Giovanni di William Shakespeare sono tratti da Tutte le opere, a cura di Mario Praz, Sansoni, Firenze 1964.
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La citazione di Forster in exergo a Denti bianchi di Zadrie Smith  tratta da Denti bianchi, Oscar Mondadori, Milano 2000.
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Questo libro  per le donne e gli uomini che hanno dedicato la loro vita alla lotta contro le dipendenze nei centri di riabilitazione, negli ospedali, negli istituti di ricerca e nelle organizzazioni volontarie per il recupero dei tossicodipendenti, e per tutti gli anonimi partecipanti alle riunioni che si svolgono ogni giorno e ogni notte nelle associazioni contro la dipendenza di tutto il mondo;  dedicato a loro e alle loro famiglie, che potranno capire la mia storia perch l'hanno vissuta e la vivono, alle famiglie dei tossicodipendenti - ai loro figli, fratelli e sorelle, amici, compagni, mariti, mogli e genitori come me. Non puoi fare nulla per aiutarli, ed  una sensazione molto scoraggiante, ha scritto Francis Scott Fitzgerald. Ma in verit li aiuti, e vi aiutate a vicenda. Tu mi hai aiutato. Oltre che a loro, questo libro  dedicato a mia moglie Karen Barbour e ai miei figli Nic, Jasper e Daisy Sheff.
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Before you cross the street, Take my hand.
JOHN LENNON, Beautiful Boy (Darling Boy).
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Introduzione.
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 molto doloroso non poterlo salvare, proteggere, tenere lontano dal pericolo e dal dolore. A che cosa servono i buoni padri se non a questo?
THOMAS LYNCH, The Way We Are.
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OHI! Mi mancate cos tanto, ragazzi. Non vedo l'ora di rivedervi. Ancora soltanto un giorno!!! Wow!
Nic sta scrivendo una mail dal college la sera prima di tornare a casa per le vacanze estive. Jasper e Daisy, i suoi fratelli di otto e cinque anni, seduti al tavolo della cucina, tagliano, incollano e colorano biglietti e striscioni per festeggiare il suo ritorno.  da sei mesi che non vedono il fratello maggiore.
La mattina dopo, quando  ora di partire per l'aeroporto, esco in giardino a chiamarli. Daisy, tutta bagnata e infangata,  salita su un ramo dell'acero. Jasper  sotto di lei. Ridammelo altrimenti te ne pentirai, la minaccia.
No, risponde lei.  mio! Nei suoi occhi c' un'espressione di sfida, ma poi, quando il fratello comincia ad arrampicarsi sull'albero, Daisy butta gi il pupazzo di Gandalf, oggetto della discordia.
 ora di andare a prendere Nic, dico, e loro si precipitano in casa canticchiando: Nicky Nicky Nicky.
Quando arriviamo al terminal, Jasper strilla: Eccolo l.
Nic, una sacca verde militare a tracolla,  appoggiato a un cartello davanti al recupero bagagli. Magro, allampanato, con una T-shirt sbiadita e il cardigan che gli ha regalato la sua ragazza, i jeans che gli penzolano sui fianchi ossuti e ai piedi un paio di All Star rosse, quando ci vede il suo volto si illumina e si mette a gesticolare.
I fratelli vogliono sedersi tutti e due vicino a lui, e cos, dopo aver buttato la sacca e la valigia nel bagagliaio, Nic scavalca Jasper e si allaccia la cintura sul sedile centrale. Poi accarezza alternativamente le teste dei fratellini e li bacia sulle guance. Com' bello rivedervi, dice. Mi siete mancati da morire, piccole pesti. E, rivolto a noi seduti davanti, aggiunge: Anche voi, pap e mamma.
Mentre ci allontaniamo dall'aeroporto, Nic ci parla del suo volo.  stato il peggiore della mia vita. Ero seduto accanto a una donna che non ha smesso un attimo di parlare. Aveva i capelli biondo platino, occhiali con la montatura di corno alla Crudelia De Mon, labbra color prugna e uno spesso strato di fondotinta rosa.
Crudelia De Mon? chiede Jasper sgranando gli occhi.
Nic annuisce. Proprio come lei. Con lunghe ciglia finte e un orrendo profumo. Puah! fa, stringendosi le narici. I fratellini lo guardano rapiti.
Attraversiamo il Golden Gate. Una fitta nebbia sale dal fiume e avvolge le colline a nord di San Francisco. Nic, vieni alla mia festa di fine anno? chiede Jasper.
Non la perderei nemmeno per tutto il t della Cina, risponde Nic.
Ti ricordi di Daniela? gli chiede Daisy. Be',  caduta nel parchetto e si  rotta l'alluce.
Chiss che male!
Le hanno messo il gesso, aggiunge Jasper.
Il gesso all'alluce? domanda Nic. Dev'essere minuscolo.
Glielo taglieranno con una sega, spiega Jasper con aria grave.
Il dito?
Scoppiano tutti a ridere.
Ehi, ragazzi, ho qualcosa per voi. Nella sacca, dice Nic.
Regali?
Quando arriviamo a casa lo scoprirete, risponde.
Lo supplicano di dire che cos', ma lui scuote la testa. Niente da fare, belli.  una sorpresa.
Riesco a vederli tutti e tre nello specchietto retrovisore. I piccoli hanno la pelle liscia e olivastra. Anche Nic era cos, ma adesso il suo volto  scavato e la pelle grigia. Gli occhi dei suoi fratelli sono marroni e luminosi, i suoi sono due globi scuri. I capelli di Jasper e Daisy sono bruni e setosi, mentre quelli di Nic, che da bambino li aveva lunghi e biondi, si sono rinsecchiti come un campo a fine estate, con chiazze terra di Siena e appiccicose ciocche giallastre, dopo un tentativo fallito di decolorarli con l'acqua ossigenata.
Raccontaci una storia di PJ, Nic, lo implora Jasper. Per anni Nic ha intrattenuto i fratelli con le avventure di PJ Fumblebumble, un detective inglese di sua invenzione.
Pi tardi, signorino, lo prometto.
Una volta usciti dall'autostrada deviamo verso ovest, attraversando pittoresche cittadine, un suggestivo parco naturale e i verdi pascoli sulle colline. Ci fermiamo a Point Reyes per recuperare la posta. In una cittadina cos piccola  impossibile non incrociare dei conoscenti. Sono tutti felici di vedere Nic e lo tempestano di domande sulla scuola e sui suoi progetti per l'estate. Risaliamo in macchina e seguiamo la strada per Papermill Creek, imboccando infine il vialetto di casa.
Anche noi abbiamo una sorpresa, Nicky, fa Daisy.
Jasper la guarda con aria di rimprovero. Non glielo dirai mica!
Nic scarica i bagagli e segue i fratelli in casa. I cani gli corrono incontro, abbaiando e scodinzolando. In cima alle scale trova ad accoglierlo il festone e i disegni di Jasper e Daisy. Si complimenta con loro per il talento artistico e va a disfare le valigie. Da quando  partito per il college, la sua camera in fondo al corridoio  diventata una stanza dei giochi aggiuntiva, dove sono esposte le creazioni Lego di Jasper, tra cui un castello da mille e una notte e un robot motorizzato. Prima del suo ritorno, Karen aveva smantellato il serraglio di peluche di Daisy e rifatto il letto con un piumone e dei cuscini nuovi.
Quando Nic riemerge, le sue braccia sono cariche di regali. Per Daisy ci sono Josefina e Kirsten, due bambole con cui la sua ragazza giocava da piccola. Jasper si aggiudica invece due pistole ad acqua grandi come cannoni.
Dopo cena, lo mette in guardia Nic, sarai cos bagnato che dovrai tornare a casa a nuoto.
E tu sarai talmente fradicio che per un anno non dovrai pi farti la doccia, ribatte prontamente Jasper.
Mangiamo e poi i ragazzi riempiono le pistole ad acqua e corrono fuori, disperdendosi in direzioni opposte. Karen e io li guardiamo dalla finestra del soggiorno. Nic e Jasper si appostano dietro le querce e i cipressi, strisciano sotto i mobili da giardino e si appiattiscono contro le siepi. Quando sono a distanza di tiro, si spruzzano con sottili getti d'acqua. Nascosta dietro i vasi delle ortensie, Daisy osserva la scena senza allontanarsi dalla casa. Quando i ragazzi le passano vicino, li bagna con il tubo per annaffiare le piante.
Riesco a fermarli proprio mentre stanno per prenderla. Non meriteresti di essere salvata, dico a Daisy, ma  ora di andare a letto.
Jasper e Daisy fanno il bagno, si mettono in pigiama e chiedono a Nic di leggere una storia. Lui si siede su un minuscolo divano tra i loro letti gemelli, allunga le gambe sul pavimento e inizia a leggere Le streghe di Roald Dahl. Sentiamo la sua voce - le sue voci - dalla stanza accanto: la voce narrante del ragazzo, tutta tremiti e stupori; quella beffarda e gracchiante della nonna; e quella tonante della Strega Suprema.
I pampini sono sporchi e puzzolenti!... I pampini sono luridi e schifosi!... I pampini puzzano di cacca di cane!... Peggio ancorra!... La cacca di cane profuma di fiolette e prrimule, al lorro confrronto!
La performance di Nic  irresistibile, e i piccoli, come sempre, sono incantati.
A mezzanotte il temporale che si era da tempo annunciato finalmente esplode. Una pioggia torrenziale inframmezzata da violente grandinate che martellano sul rivestimento di rame del tetto, mentre i lampi squarciano il cielo.
Tra i tuoni sento scricchiolare i rami degli alberi. Sento anche Nic camminare lungo il corridoio, farsi un t in cucina, strimpellare la chitarra e ascoltare Bjrk, colonne sonore di Bollywood e Tom Waits, che consiglia saggiamente di non guidare mai un'automobile quando sei morto. Mi preoccupo per la sua insonnia, ma poi scaccio i brutti pensieri ricordando i progressi che ha fatto rispetto all'autunno scorso, quando aveva abbandonato Berkeley. Quest'anno  andato a studiare sulla costa orientale e ha superato con successo tutti gli esami. Visti i precedenti, ci sembra un miracolo. Secondo i miei calcoli,  il suo centocinquantesimo giorno senza metamfetamina.
La mattina dopo il sole brilla sulle foglie bagnate dell'acero. Mi vesto e raggiungo Karen e i piccoli in cucina. Arriva anche Nic, con il pigiama di flanella, un logoro pullover di lana e occhiali ai raggi x. Riempie di acqua e caff la caffettiera. La mette sul fuoco e si siede vicino a Daisy e Jasper con una tazza di cereali.
Il tuo attacco con il tubo per annaffiare  stata un'idea brillante, ammette Nic, ma te la far pagare. Guardati le spalle.
Lei allunga il collo. Non riesco a vederle.
Ti adoro, cucciolotta, risponde lui.
Poco dopo Daisy e Jasper escono per andare a scuola e arriva un gruppetto di mamme per aiutare Karen a confezionare il regalo d'addio a un insegnante che va in pensione. Decorano una grande fioriera con conchiglie, sassolini lucidati e piastrelle fatte a mano dagli studenti. Mentre lavorano, chiacchierano e sorseggiano t.
Io mi nascondo nel mio studio.
Le mamme stanno facendo una pausa pranzo in cucina. Una di loro ha portato dell'insalata di pollo cinese. Nic, che era tornato a dormire, emerge dalla sua camera scuotendosi di dosso la sonnolenza e saluta le amiche della madre. Risponde educatamente alle loro domande - che vertono ancora una volta sul college e sui suoi progetti per l'estate - e poi si scusa dicendo che deve andare a un colloquio di lavoro.
Quando esce, sento le donne parlare di lui.
Che ragazzo adorabile!
 delizioso.
Una sottolinea le sue buone maniere. Sei molto fortunata, dice a Karen. Nostro figlio non fa altro che grugnire.
Quando Nic rientra, le donne se ne sono andate. Ha ottenuto il lavoro. Domani inizier a fare il cameriere in un ristorante italiano. L'idea di indossare una divisa, con tanto di scarpe nere di vernice e gilet bord, lo terrorizza, ma gli hanno detto che far un sacco di soldi con le mance.
Il pomeriggio seguente, dopo la prima seduta di addestramento, Nic fa pratica con noi, ricalcando il suo personaggio sul cameriere di uno dei suoi cartoni animati preferiti, Lilli e il Vagabondo. Ci mettiamo a tavola per la cena e lui, con una mano sollevata per reggere un vassoio immaginario, entra cantando con buffo accento italiano.
Dopo cena Nic chiede se pu prendere la macchina per andare a una riunione degli Alcolisti Anonimi. Dopo tanti coprifuoco non rispettati e varie altre infrazioni, inclusi due incidenti con entrambe le nostre auto, l'estate scorsa a Nic avevamo impedito di guidare, ma la sua richiesta sembra ragionevole - le riunioni degli Alcolisti Anonimi sono una componente essenziale dei suoi recenti progressi - e cos acconsentiamo. Lo vedo allontanarsi a bordo della station-wagon, ancora ammaccata dall'ultimo incidente. Torna a casa puntuale e ci dice che alla riunione ha chiesto a qualcuno di essere il suo sponsor, finch resta in citt.
Il giorno dopo chiede ancora l'auto, questa volta per pranzare con il suo sponsor. Naturalmente, gliela concedo. Sono impressionato dalla sua assiduit e dal suo rispetto delle regole che abbiamo stabilito. Ci fa sempre sapere dove va e quando torner a casa. E arriva sempre in orario. Anche questa volta resta fuori soltanto un paio d'ore.
La sera successiva il fuoco scoppietta nel caminetto del soggiorno. Seduti sui due divani, Karen, Nic e io leggiamo, mentre vicino a noi, sul tappeto stinto, Jasper e Daisy giocano con i Lego. Qualche istante dopo sento Nic russare. La cosa mi sorprende, ma dopo nemmeno mezz'ora si sveglia di soprassalto, guarda l'orologio e si alza dicendo: Appena in tempo per andare alla riunione. Poi, anche quella sera, chiede se pu prendere la macchina.
Mi fa piacere che nonostante sia visibilmente esausto si impegni cos tanto nel lavoro di recupero da trovare la forza per alzarsi, lavarsi la faccia, darsi una sistemata ai capelli, indossare una maglietta pulita e schizzare fuori di casa per arrivare in tempo alla riunione.
Sono le undici passate e Nic non  ancora tornato. Sono sfinito, ma l'ansia mi impedisce di dormire. Ci sono migliaia di possibili spiegazioni. Potrebbe essere andato a bere un caff con un gruppo di AA. Oppure a parlare con il suo nuovo sponsor. Per quanto cerchi di rassicurarmi, dicendomi che sono paranoico, non riesco a soffocare il timore che gli sia successo qualcosa. Mi sforzo di non pensare al peggio, ma il mancato rispetto degli orari  stato spesso un segno premonitore del disastro.
Fisso il buio con gli occhi spalancati, l'ansia sale. Ho aspettato Nic per anni,  una sensazione che mi  penosamente familiare. Di notte, quando il suo coprifuoco era scaduto da un pezzo, aspettavo il rumore della macchina che imboccava il vialetto, la portiera che sbatteva, i passi, il clic della porta d'ingresso che si apriva. A dispetto del suo incedere furtivo, Brutus, il nostro labrador, lo salutava con un guaito. Oppure aspettavo che suonasse il telefono, chiedendomi se sarebbe stato lui (Ehi, pap, come va?) o la polizia (Signor Sheff, abbiamo fermato suo figlio). Ogni volta che era in ritardo o non telefonava, temevo la catastrofe.
Ma poi lui tornava e lo sentivo salire in punta di piedi le scale, con la mano che scivolava sulla ringhiera. Oppure squillava il telefono. Scusa, pap, sono a casa di Richard. Mi sono addormentato. Penso che rester qui piuttosto che mettermi al volante a quest'ora. Ci vediamo domani mattina. Ti voglio bene. Ero furente e al tempo stesso sollevato, perch nella mia mente l'avevo gi sepolto.
Pi tardi, quella notte, mentre lui non si  ancora fatto vivo, sprofondo finalmente in uno stato di semincoscienza. Poco dopo l'una Karen mi sveglia. L'ha sentito arrivare. La luce spia sul retro si accende e illumina il giardino. Mi infilo un paio di scarpe e scendo in pigiama ad aspettarlo.
L'aria della notte  frizzante. Sento rumore di rami spezzati.
Svolto l'angolo e mi ritrovo faccia a faccia con un enorme cervo impaurito, che prontamente fugge saltellando attraverso il giardino e scavalca senza alcuno sforzo la recinzione.
Di nuovo a letto, Karen e io non riusciamo a prendere sonno.
 l'una e mezzo. Le due. Torno a controllare in camera sua.
Sono le due e mezzo.
Finalmente il rumore di un'auto.
Lo affronto in cucina. Nic balbetta una scusa. Gli dico che non potr pi prendere la macchina.
D'accordo, risponde lui.
Sei fatto? Dimmelo!
Cristo! No.
Avevamo un accordo. Dove sei stato?
Nic abbassa lo sguardo. Dopo la riunione siamo andati a casa di una ragazza e poi abbiamo visto un film.
E non c'era un telefono?
Lo so, risponde, sbollendo la rabbia. Te l'ho gi detto che mi dispiace.
Ne riparleremo nel corso della mattinata, concludo mentre lui scappa in camera sua, sbattendo la porta e chiudendola a chiave.
A colazione lo scruto attentamente. A tradirlo  il corpo, che vibra come una macchina ingolfata. Le mandibole sono contratte, gli occhi lampeggiano nervosamente. Fa progetti con Daisy e Jasper per dopo la scuola e li abbraccia, ma la sua voce ha una nota stridente.
Quando Karen e i piccoli se ne sono andati, gli dico: Nic, dobbiamo parlare.
Lui mi guarda con diffidenza. Di cosa?
Lo so che ci sei ricaduto. Riconosco i segni.
Lui mi fissa con gli occhi sgranati. Di cosa stai parlando? Non  vero, ribatte abbassando lo sguardo.
In tal caso non ti dispiacer sottoporti a un test.
Come vuoi tu. D'accordo.
Allora lo facciamo subito.
Ok.
Vestiti!
Lo so che avrei dovuto telefonarti. Non prendo pi droghe, borbotta.
Forza, andiamo.
Corre in camera sua. Chiude la porta. Esce con una maglietta dei Sonic Youth e jeans neri. Una mano  affondata nella tasca dei pantaloni, la testa china in avanti, lo zaino buttato di traverso su una spalla. Nell'altra mano tiene una chitarra elettrica. Hai ragione, dice. Ho ricominciato a farmi da quando sono tornato a casa. E l'ho fatto per tutto il semestre. Poi esce di casa sbattendo la porta.
Corro fuori e lo chiamo, ma  gi scomparso. Dopo qualche istante di smarrimento torno in casa e mi siedo sul suo letto sfatto. Sotto la scrivania raccolgo un biglietto accartocciato su cui ha scritto:
Sono cos debole e fragile
chissenefrega, voglio un'altra riga.
Pi tardi, quel pomeriggio, Jasper e Daisy irrompono in casa e corrono da una stanza all'altra prima di fermarsi davanti a me e chiedermi: Dov' Nic?
Ho fatto tutto quello che potevo per impedire a mio figlio di sprofondare nella dipendenza da metamfetamina. Non sarebbe certo stato pi facile vederlo distruggersi con l'eroina o la cocaina, ma come ogni genitore che ha vissuto la mia esperienza finisce inevitabilmente per imparare, questa droga ha una caratteristica unica e devastante. Stephan Jenkins, cantante dei Third Eye Blind, ha dichiarato in un'intervista che la metamfetamina ti fa sentire arguto e brillante. Ma ti fa diventare anche paranoico, cinico, distruttivo e autodistruttivo. E cos ti ritrovi a fare cose eccessive e irragionevoli per sentirti ancora pi arguto e brillante. Nic era stato un bambino sensibile, sagace, eccezionalmente sveglio e gioioso, ma con quella droga diventava irriconoscibile.
Era sempre stato all'avanguardia sulle ultime tendenze - in successione, Orsetti del Cuore, My Little Pony, Transformers, Tartarughe Ninja, Guerre Stellari, Nintendo, Guns N' Roses, il grunge, Beck e molte altre. Ed era all'avanguardia anche con questa droga, dalla quale era gi dipendente ben prima che i politici americani la denunciassero come il peggiore flagello che avesse mai colpito la nazione. Con i suoi oltre trentacinque milioni di consumatori in tutto il mondo,  la droga pi usata, pi dell'eroina e della cocaina messe insieme. Nic sosteneva di avere cercato la metamfetamina per tutta la vita. Quando l'ho provata la prima volta, disse, ho capito che era lei.
La nostra storia famigliare  naturalmente unica ma al tempo stesso universale, poich ogni storia di tossicodipendenza si rispecchia nelle altre. Ho scoperto quanto ci assomigliavamo la prima volta che sono andato agli incontri dei gruppi famigliari di Al-Anon. Ho dovuto vincere molte resistenze, ma quelle riunioni, anche se spesso mi facevano piangere, mi rafforzavano e alleviavano il mio senso di isolamento. Inoltre, le storie degli altri mi preparavano alle sfide che dovevo ancora affrontare. Non erano una panacea, ma ero grato anche per il pi modesto sollievo, e sentivo il bisogno di una guida spirituale.
Ero ansioso di aiutare Nic a fermare la sua caduta, di salvare mio figlio. E questo, insieme ai miei sensi di colpa e alle mie paure, mi consumava. Poich sono un giornalista, non deve sorprendere che scrivessi per cercare di dare un senso a quello che accadeva a me e a Nic, e anche per trovare una soluzione, una cura. Cercavo ossessivamente informazioni su questa droga, la dipendenza e le terapie. Non sono il primo scrittore per il quale questo lavoro  diventato un'arma con cui combattere un terribile nemico, oltre che una purificazione, la ricerca di un bagliore di speranza nell'abisso, e uno straziante processo attraverso il quale la mente organizza e regola l'esperienza e l'emozione che la sommerge. In definitiva, i miei sforzi non potevano salvare Nic. E la scrittura non poteva guarirmi, anche se mi sosteneva.
Anche l'opera di altri scrittori mi  stata di grande aiuto. Ogni volta che lo tolgo dallo scaffale, il libro di Thomas Lynch Bodies in Motion and at Rest: On Metaphor and Mortality si apre da solo al capitolo Come siamo. L'ho letto decine di volte, e ogni volta ho pianto un po'. Davanti al corpo senza vita del figlio steso sul divano, Lynch, poeta e saggista, esprimeva la stessa triste ma lucida rassegnazione scrivendo: Voglio ricordarlo com'era, quel ragazzino solare e intelligente con gli occhi azzurri e le lentiggini, con il suo primo completo per la festa di diploma della sorella o che si succhia il pollice mentre disegna sul banco della cucina o suona la sua prima chitarra, oppure in posa con i fratelli il primo giorno di scuola.
Perch leggere le storie degli altri pu aiutarci? Non  soltanto perch, come si suol dire, mal comune mezzo gaudio: l'infelicit pu infatti essere anche cos assorbita da se stessa da non desiderare alcuna compagnia. Le esperienze degli altri mi hanno aiutato nella mia battaglia emotiva; leggendole, mi sentivo un po' meno folle. E come le storie che avevo sentito alle riunioni di Al-Anon, le relazioni scritte degli altri mi servivano da guida in acque sconosciute. Thomas Lynch mi ha mostrato che  possibile amare un figlio perso probabilmente per sempre.
La mia scrittura culmin in un articolo sull'esperienza della nostra famiglia che inviai al New York Times Magazine. Pensavo che raccontare la nostra storia sarebbe stato utile, che avrebbe potuto aiutare qualcuno, proprio come Lynch e altri scrittori avevano aiutato me. Ne discussi con Nic e con il resto della famiglia. Nonostante il loro incoraggiamento, mi spaventava l'idea di esporci al giudizio del pubblico. Ma le reazioni suscitate dall'articolo mi rincuorarono e, stando a Nic, aiutarono anche lui. L'editor di una casa editrice lo contatt per chiedergli se era interessato a scrivere un diario della sua esperienza che avrebbe potuto ispirare altri giovani impegnati nella lotta contro quella micidiale droga. Nic era ansioso di raccontare la sua storia. Disse che, alle riunioni degli AA, gli amici e persino degli estranei avevano riconosciuto in lui il ragazzo dell'articolo, lo avevano abbracciato calorosamente dicendogli che erano molto fieri di lui.
Ho ascoltato anche i racconti dei tossicodipendenti e delle loro famiglie: i fratelli e le sorelle, i figli e altri parenti, ma soprattutto i genitori. Alcune delle persone intervistate manifestavano scetticismo. Una mi accus addirittura di sfruttare mio figlio per i miei fini. Un'altra, esterrefatta dalla mia descrizione del periodo in cui Nic indossava i vestiti al contrario, mi aggred: Lei lo lasciava indossare i vestiti al contrario? Non mi sorprende che sia diventato un tossicomane. Ma la maggior parte delle lettere traboccavano di compassione, consolazione, consigli e dolore condiviso. Molte persone sembravano sentire che finalmente qualcuno capiva ci che stavano attraversando.  questa la compagnia che allevia il dolore: per la gente  di conforto sapere che non  sola nella sofferenza, che fa parte di qualcosa di pi vasto, in questo caso una piaga sociale - un'epidemia tra i figli, un'epidemia tra le famiglie. Per qualche strana ragione, la storia di un estraneo sembrava autorizzare gli altri a raccontare la propria. Sentivano che io avrei capito, e io capivo.
Sono seduto alla scrivania con le lacrime agli occhi e le mani che mi tremano, ha scritto un uomo. Il suo articolo mi  stato dato ieri all'incontro settimanale del nostro gruppo di padri che hanno perso i figli. L'uomo che me l'ha passato ha perso il figlio sedicenne.
La nostra storia  la tua storia, ha scritto un altro padre. Droghe diverse, citt diverse, riabilitazioni diverse, ma stessa storia.
E un altro: All'inizio ero semplicemente sorpreso che qualcuno avesse raccontato la storia di mio figlio senza il mio permesso. Ma a met di quel toccante resoconto di eventi che mi erano molto familiari, mi resi conto che le date di alcuni episodi significativi erano sbagliate e giunsi alla conclusione che altri genitori potevano avere conosciuto le stesse inimmaginabili tragedie vissute da me... Fuggito dall'ultimo centro di riabilitazione, mio figlio  andato in overdose rimettendoci quasi la pelle. Spedito in un centro speciale, in un'altra citt,  rimasto pulito per quasi due anni e poi ha ricominciato a scomparire, a volte per mesi, altre volte per anni. Dopo essere stato uno degli studenti pi brillanti nella migliore scuola superiore dello Stato, gli ci sono voluti vent'anni per laurearsi in un college mediocre. E a me ci  voluto altrettanto per rinunciare a ogni speranza e ammettere che mio figlio non potr o non vorr mai smettere di usare droghe. Oggi ha quarant'anni e vive in una casa per tossicodipendenti.
E ce n'erano tante altre, molte con conclusioni incredibilmente tragiche. La fine della mia storia  diversa. Mio figlio  morto l'anno scorso di overdose. Aveva diciassette anni. Un altro: La mia bellissima figlia  morta. Aveva quindici anni quando si  fatta l'overdose fatale. E altri ancora: Mia figlia  morta, Mio figlio  morto. Lettere e e-mail interrompono ancora le mie giornate ricordandomi il prezzo della dipendenza. E il mio cuore sanguina ogni volta che ne leggo una.
Continuai a scrivere e, attraverso quel doloroso processo, cominciai a vedere la nostra esperienza in una luce diversa, che le conferiva un senso - per quanto possa averne una dipendenza. Il risultato  questo libro. Quando trasformai le mie parole crude e casuali in frasi articolate, le frasi in paragrafi e i paragrafi in capitoli, quello che fino ad allora mi era parso solo caos e follia assunse una parvenza di ordine e normalit. Come era gi successo con l'articolo del New York Times, pubblicare la nostra storia mi spaventava. Ma l'incoraggiamento delle persone che mi sono pi vicine mi ha convinto a non desistere. I diari delle tossicodipendenze vantano molti illustri antecedenti, e i migliori offrono folgoranti rivelazioni a chiunque stia vivendo quel dramma. Spero che il libro di Nic sia d'aiuto a molti ragazzi come lui. Chiunque abbia vissuto o stia vivendo quell'esperienza sa che stare accanto a un tossicodipendente  altrettanto difficile e debilitante della dipendenza stessa. Nei momenti peggiori arrivavo a prendermela con lui perch un tossicodipendente, quando  sotto l'effetto della droga, ha almeno un momento di sollievo dalla sofferenza. Un sollievo negato ai genitori o ai figli, ai mariti o alle mogli e a tutti quelli che lo amano.
Nic ha fatto uso di droghe, a fasi alterne, per oltre un decennio, e in quegli anni credo di avere sentito, pensato e fatto quasi tutto quello che un genitore pu sentire, pensare e fare. Persino ora, so che non c' un'unica risposta giusta per le famiglie dei tossicodipendenti. Tuttavia, spero che nella nostra storia troverete un po' di sollievo, qualche consiglio o, se non altro, un po' di compagnia. Spero anche che possiate imparare a riconoscere i sintomi caratteristici dei vari stadi della dipendenza. Ci che non ci uccide ci fortifica, ha detto Nietzsche. E questo  particolarmente vero nel caso dei membri della famiglia di un tossicodipendente.
Nel raccontare la nostra storia, ho resistito alla tentazione di suggerire che si possano prevedere gli sviluppi di una dipendenza. Non sapevo mai che cosa sarebbe successo il giorno dopo.
Ho cercato di riportare con la massima fedelt gli eventi pi importanti che hanno segnato Nic e la nostra famiglia, nel bene e nel male. Ho dovuto vincere non poche reticenze; molte delle cose che ho fatto, e anche di quelle che non ho fatto, mi fanno inorridire. Nonostante tutti gli esperti dicano ai genitori che non  stata colpa loro, io non ne sono ancora convinto. Spesso sento di avere sbagliato tutto. Non lo ammetto per cercare simpatia o assoluzioni, ma per ribadire una verit conosciuta dalla maggior parte dei genitori che hanno vissuto la mia esperienza.
Qualcuno, dopo avere ascoltato la mia storia, ha manifestato la propria perplessit sulla tossicodipendenza di Nic dicendo: Ma la sua famiglia non sembra disfunzionale. In realt siamo disfunzionali come qualsiasi altra famiglia che conosco. A volte di pi, altre di meno. Non sono sicuro di conoscere una sola famiglia funzionale, se funzionale significa una famiglia senza momenti difficili e i cui membri non hanno nessun problema. Come i loro figli, le famiglie dei tossicodipendenti sono al tempo stesso tutto quello che vi aspettereste e tutto quello che non immaginereste. Questi ragazzi vengono sia da ambienti disastrati sia da famiglie esemplari. Sono vecchi perdenti e grandi vincenti. Alle conferenze e agli incontri di Al-Anon e degli AA sentiamo spesso di uomini e donne intelligenti e affascinanti che sprofondano nell'inferno della droga. Sei un uomo troppo in gamba per farti questo, dice un medico a un alcolista in un racconto di Fitzgerald. Molte persone che hanno conosciuto bene Nic avrebbero espresso pareri simili. Uno di loro comment:  l'ultima persona da cui me lo sarei aspettato. Non Nic. Lui  troppo solido e troppo intelligente.
So anche che i genitori hanno una memoria selettiva, capace di cancellare tutto ci che contraddice i nostri ricordi pazientemente editati - un comprensibile tentativo di schivare le critiche. Per contro, i figli spesso si fissano su ricordi indelebilmente dolorosi, perch hanno prodotto impressioni pi forti. Spero di non indulgere nel revisionismo genitoriale quando affermo che a dispetto del mio divorzio dalla madre di Nic, a dispetto del nostro draconiano accordo di affido a lunga distanza, e di tutte le mie debolezze e i miei errori, i primi anni di mio figlio sono stati meravigliosi. Lui stesso lo conferma, anche se forse lo fa solo per gentilezza.
Questa sorta di manipolazione ci serve per dare un senso a quello che di per s non pu averne nelle famiglie dei tossicodipendenti, ma non  l'unica cosa che facciamo. Neghiamo la gravit dei problemi dei nostri figli non perch siamo ingenui, ma perch non possiamo sapere. Anche per coloro che, a differenza di me, non hanno mai fatto uso di droghe,  un fatto incontrovertibile che pi della met dei nostri figli le prover. Per alcuni le droghe non avranno un impatto negativo. Per altri, invece, il risultato sar catastrofico. Noi genitori facciamo tutto il possibile e consultiamo i migliori esperti, ma qualche volta non basta. Soltanto quando  ormai troppo tardi scopriamo di non avere fatto abbastanza o che quello che abbiamo fatto era sbagliato. I tossicodipendenti negano sempre, e spesso le loro famiglie li imitano, perch la verit  inconcepibile, troppo dolorosa e troppo spaventosa. Ma il diniego, per quanto diffuso,  pericoloso. Vorrei che qualcuno mi avesse scosso dicendomi: Intervieni prima che sia troppo tardi. Forse non sarebbe cambiato nulla, ma chiss! Nessuno mi ha scosso e me l'ha detto. E anche se qualcuno l'avesse fatto, non sarei riuscito ad ascoltarlo. Forse dovevo imparare con le maniere forti.
Come molti altri che si sono trovati nelle mie condizioni, ero diventato dipendente dalla dipendenza di mio figlio. Quando mi preoccupava, anche a scapito delle mie responsabilit nei confronti di mia moglie e degli altri figli, la giustificavo. Pensavo: Come si pu non logorarsi quando sono in gioco la vita e la morte del proprio figlio? Presto per imparai che le mie preoccupazioni non aiutavano Nic, anzi potevano nuocergli. Oppure per lui erano assolutamente irrilevanti, mentre erano una fonte di sofferenza per il resto della famiglia e per me. Oltre a questo ho appreso un'altra sconvolgente lezione: i nostri figli vivono e muoiono con o senza di noi. Qualunque cosa facciamo, per quanto soffriamo o siamo ossessionati, non possiamo decidere della loro vita o della loro morte.  stata una rivelazione devastante, ma anche liberatoria. Alla fine ho scelto la vita per me stesso. Ho scelto il rischioso ma inevitabile cammino che mi consente di accettare che Nic decida da s in che modo vivere la sua esistenza.
Come ho detto, non mi assolvo, cerco piuttosto di assolvere lui. Quando non era fatto, Nic era splendido, carismatico e adorabile ma, come tutti gli altri tossicodipendenti, quando era sotto l'effetto della droga diventava un estraneo, autodistruttivo e pericoloso. Ho lottato duramente per riconciliare queste due persone. Quale che fosse la causa - una predisposizione genetica, il divorzio, la mia esperienza con le droghe, la mia iperprotettivit, l'incapacit di proteggerlo, la mia indulgenza, la mia severit, la mia immaturit, o tutte queste cose insieme - la dipendenza di Nic sembrava avere una vita propria. Ho cercato di spiegare come la dipendenza si introduce furtivamente in una famiglia e prende il sopravvento. L'ignoranza, la speranza o la paura mi sono costate molti errori. Ho voluto raccontarli nella speranza che i lettori riconosceranno una strada sbagliata prima di imboccarla. Se tuttavia non lo faranno, spero ammetteranno che la colpa  stata soltanto loro.
Quando nacque, era impossibile immaginare che Nic avrebbe sofferto in quel modo. I genitori vogliono soltanto il meglio per i loro figli. E io ero un tipico genitore convinto che questo non sarebbe accaduto a noi, non a mio figlio. Ma per quanto Nic sia unico, lui  ogni figlio. Potrebbe essere il vostro.
Nel libro ho cambiato nomi e dettagli per preservare l'identit di alcune persone. La storia inizia quando Nic nasce. La nascita di un figlio , per molte se non per tutte le famiglie, un evento gioioso. E cos lo fu per noi.

a. Un ex alcolista da un certo tempo, e prescelto dal nuovo arrivato, che si rende disponibile per parlare e condividere la propria esperienza. (N.d.T.)


PARTE PRIMA
Restare svegli fino a tardi

Ho una figlia che mi ricorda troppo come ero io, piena d'amore e di gioia, bacia tutti quelli che incontra perch tutti sono buoni e nessuno le far del male. E questo mi terrorizza al punto da paralizzarmi.
KURT COBAIN, nel biglietto scritto prima del suicidio


1

MIA moglie Vicki e io viviamo a Berkeley in un bungalow di legno degli anni Venti, separato dalla strada da un muro di bamb.  il 1982, un'estate d'attesa. Tutto il resto - lavoro, vita sociale -  passato in secondo piano. La nascita di nostro figlio  prevista a luglio.
Ci prepariamo per il suo arrivo. Dipingiamo e decoriamo la sua cameretta, arredandola con un lettino bianco, un armadio azzurro, scaffali carichi di libri per bambini, e due enormi panda di peluche regalati da un amico messi come sentinelle ai lati della porta. Un altro amico ci ha prestato un cimelio di famiglia, una culla gialla a forma di falce di luna. Appesa a una catena in un angolo del soggiorno, sembra fluttuare su San Francisco che luccica in lontananza.
Le prime contrazioni Vicki le sente dopo mezzanotte, la mattina del 20 luglio. Come ci hanno insegnato al corso preparto, cronometriamo gli intervalli tra le contrazioni.  ora. Saliamo in macchina per andare all'ospedale.
Nic nasce all'alba.
Siamo rapiti dal nostro bambino. Rinunciamo volontariamente al sonno. Lo culliamo quando piange. Gli cantiamo ninne nanne. Sprofondiamo cos in uno stato di sognante ebetudine che sconcerta molti dei nostri amici. La vita  accompagnata da una colonna sonora di Pete Seeger, i Limelighters e Raffi, le cui canzoni, ripetute incessantemente, avrebbero strappato a qualsiasi criminale la confessione che gli altri strumenti di tortura non erano riusciti a estorcergli.
Siamo la prima generazione di genitori consapevoli. Prima di noi la gente si limitava a mettere al mondo figli, per noi  una missione. Per i nostri figli cerchiamo sempre il meglio - il miglior passeggino e il miglior seggiolino per l'auto - e ci agitiamo per qualsiasi decisione sui loro giocattoli, i pannolini, i vestiti, i pasti, le medicine, le vaccinazioni e tutto il resto.
Dopo qualche mese la culla  sostituita da un letto singolo con le lenzuola zebrate. Lo portiamo in giro con il passeggino e il marsupio, giochiamo nei parchi di Berkeley e nelle palestre per bambini, e visitiamo lo zoo di San Francisco.
A tre anni Nic inizia a frequentare un asilo color pastello a pochi passi da casa nostra. Le sue giornate sono occupate da giochi, disegni e canti. E poi l'attivit all'aria aperta sulle altalene e gli scivoli, e i pomeriggi che trascorre di tanto in tanto a casa di qualche compagno di classe.
Prima con il Duplo e poi con il Lego, Nic ha dato prova di essere un architetto e un costruttore nato. Si aggira per casa in sella a un triciclo dalle grandi ruote, mentre nel patio preferisce spostarsi a bordo di una decappottabile azzurra, regalo dei miei genitori, che sotto l'azione dei suoi piedi si trasforma nella macchina dei Flintstones.
Visitiamo un parco a tema, vicino a Sonoma, dove Nic guida una locomotiva a vapore tra granai e mulini a vento in miniatura. Andiamo al parco nazionale di Yosemite - in primavera, con le piante in fiore, saliamo alle cascate; d'inverno giochiamo con la neve nella valle - e all'acquario di Monterey, dove Nic  affascinato dalle meduse fluorescenti e dagli squali che nuotano in cerchio.
E poi spettacoli di marionette, giochi da tavolo e canti ritmati da un tamburello. In kimono, con i pantaloni del pigiama e in mano una chitarra di plastica, Nic canta a squarciagola una filastrocca e poi si toglie il kimono e resta con la maglietta del pigiama da clown a pallini verdi, azzurri e rossi. Ai piedi indossa galosce fluorescenti verdi e viola.
Camminiamo insieme, lui che strascica i piedi nelle galosce troppo grandi, la mia enorme mano che stringe la sua manina, la chitarra gettata sopra la spalla. Non si perde nemmeno una pozzanghera.
La sua espressione  pensierosa e gli occhi a momenti si tingono di verde, come il mare.
Cammina con un ombrello giallo sopra la testa, abbozzando buffi movimenti di danza.
Questo idillio ci distrae dalla catastrofe incombente. Vicki e io abbiamo trascorso i primi tre anni di vita di Nic nel beato stato sognante dei neogenitori, per poi risvegliarci nella fredda luce e nell'oppressivo gelo di un matrimonio che finisce. Decido di affrontare i nostri disaccordi da uomo maturo e mi innamoro di un'amica di famiglia. Suo figlio e Nic sono compagni di gioco.
Vicki e io condividiamo la devozione per Nic, ma non sono equipaggiato per affrontare i nostri crescenti problemi. Quando iniziamo una terapia di coppia, annuncio che  troppo tardi. Il nostro matrimonio  finito. Lei  colta di sorpresa. Non  la prima relazione che ho sabotato, ma adesso c' un figlio.
Nic.
Quando sua madre e io litighiamo, lui trova rifugio tra le zampe dei suoi panda.
Nessun bambino pu restare indifferente all'amarezza e alla violenza di un divorzio come il nostro. Come dopo l'esplosione di una bomba nucleare, i danni collaterali sono diffusi e duraturi. Ci dividiamo l'argenteria, i quadri e il nostro giovane figlio. L'affido congiunto ci sembra la soluzione pi ragionevole; sia Vicki sia io vogliamo vivere con Nic e siamo consapevoli di quanto sia importante per lui la presenza di entrambi i genitori. Nic si trova cos ad avere due case. I giorni in cui lo lascio dalla madre ci abbracciamo e ci salutiamo davanti al cancello bianco e poi lo seguo con lo sguardo finch non entra.
Vicki si  trasferita a Los Angeles, dove si  risposata. Vogliamo ancora stare tutti e due con Nic, ma adesso che ci separano quasi mille chilometri l'affido congiunto non  pi possibile. Siamo entrambi sinceramente e vendicativamente convinti che sia nell'interesse di nostro figlio non vivere con l'altro genitore e cos ingaggiamo due avvocati divorzisti.
Alcuni avvocati riescono a mediare un accordo tra le parti, ma molte battaglie per l'affido dei figli finiscono in tribunale. Un'esperienza solitamente drammatica e dispendiosa. Quando scopriamo che i giudici propendono spesso per la soluzione suggerita dallo psicologo infantile nominato dalla corte, giungiamo a pi miti consigli. Ci rivolgiamo allora alla psicoterapeuta che ha seguito Nic da quando ci siamo separati, decidendo di rimetterci alla sua decisione.
La procedura, che si protrae per tre mesi, ricorda per molti versi un'inquisizione. La psicologa intervista noi, i nostri amici e le nostre famiglie, visita le nostre rispettive case a San Francisco e Los Angeles, e sottopone Nic a lunghe sedute terapeutiche in cui giocano a dama, a carte e fanno costruzioni. Lui la chiama la sua dottoressa scacciapaure. Un giorno, mentre gioca nello studio della psicologa con una casa di bambole, le fa vedere la camera della madre da un lato e quella del padre dall'altro. E quando lei gli chiede dov' la cameretta del bambino, Nic risponde: Lui non sa dove dormir.
Alla fine ci convoca nel suo studio, tra pile di giocattoli e mobili moderni, con alle pareti stampe di Gottlieb e Rothko, e ci comunica il suo verdetto. Vicki e io siamo seduti su due poltrone di pelle di fronte alla psicologa, una donna imponente con un vestito a fiori, capelli ricci neri e occhi penetranti dietro occhiali spessi come fondi di bottiglia. La dottoressa incrocia le mani in grembo e parla: Siete entrambi genitori amorevoli che vogliono il meglio per il loro figlio. Ecco allora che cosa ho scoperto su Nic nel corso di questa mia valutazione. Non c' bisogno che vi dica che  un bambino eccezionale, pieno di risorse, sensibile, espressivo e straordinariamente acuto. Penso sappiate anche che sta soffrendo per il divorzio e per l'incertezza del suo futuro. Per arrivare a questa difficile decisione ho fatto in modo di considerare tutti i fattori e di scegliere la soluzione migliore per lui - la migliore in una situazione in cui non c' una scelta ideale. Vogliamo ridurre il suo stress e rafforzare il pi possibile la sensazione di continuit.
La psicologa ci guarda alternativamente, poi espira forte e dice che Nic trascorrer l'anno scolastico con me a San Francisco e le vacanze estive e invernali con Vicki a Los Angeles.
Cerco di capire esattamente che cosa ha detto. Ho forse vinto? No, ho perso. E Vicki anche. Che Natale sar senza di lui? E l'estate? La psicologa ci porge due copie del documento in cui ha esposto la sua decisione. Le firmiamo. Il pennino che gratta sulla carta cancella in un istante met dell'infanzia di mio figlio.
Per Nic, questa soluzione  ancora pi dolorosa di quanto lo sia per Vicki e per me. Mette i suoi giocattoli e i vestiti in una valigia di Hello Kitty e lo accompagno all'aeroporto. Mi dice che ha un buco nello stomaco, non perch non vuole vedere la madre e il suo nuovo compagno, ma perch non vuole partire.
All'inizio uno di noi vola sempre con lui, ma a cinque anni inizia a viaggiare da solo. E la valigetta di Hello Kitty viene sostituita da uno zaino di tela stipato del suo corredo essenziale (libri e giornalini, Micro Machines, denti da vampiro di plastica, un lettore CD, un granchio di peluche). Una hostess lo accompagna a bordo. Ci abbracciamo sussurrandoci Tutte le cose, il nostro modo per dirci ti voglio bene e mi mancherai molto.
Il volo da San Francisco e Los Angeles  l'unico momento in cui un genitore non veglia su di lui, che ne approfitta per ordinare Coca-Cola, proibita a casa. Ma  un beneficio insignificante, che non attenua il suo terrore degli incidenti aerei.
A cinque anni Nic inizia a frequentare un asilo innovativo a San Francisco dove i genitori hanno libero accesso e all'ora della merenda cucinano quesadillas assieme ai bambini. La scuola ha la facciata rivestita di assi di sequoia, gradini di pietra e vecchie porte stile granaio che danno su un campo giochi costellato di vecchi pneumatici riciclati.
Ci sono tavoli da ping pong, una struttura di legno su cui arrampicarsi e un campo da basket. I metodi didattici mirano a sviluppare il bambino nella sua interezza, cos, accanto alle materie tradizionali, grande peso viene dato alla musica, al teatro, con la messinscena di testi scritti dai bambini (durante la prima delle molte recite annuali, Nic, nella parte di una zanzara, si addormenta sul palco), all'arte, agli sport non competitivi come l'hockey con le scope, e alla celebrazione di feste nazionali o religiose, che includono Natale, Hanukkah, il Capodanno cinese e la Kwanzaa africana.
Sembra la scuola ideale per Nic, che pu esprimere la propria creativit nella scultura con l'argilla, nella pittura con le dita e nel suo inimitabile guardaroba. Una delle sue mise preferite combina un enorme cappello sformato da cowboy che si cala fino agli occhi, una T-shirt di Keith Haring sotto una giacca di cuoio con le frange, collant blu indossati sotto le mutande e scarpe da ginnastica con le chiusure di velcro a forma di orecchie di elefante.
E quando gli altri bambini lo provocano dicendogli: Soltanto le ragazze portano i collant, lui risponde: E Superman, allora?
Sono fiero della sua originalit e della sua fiducia in se stesso.
Nic ha un eclettico gruppo di amici. Gioca regolarmente al parco con un ragazzino che aspira a diventare agente segreto. Lui e Nic restano per ore sdraiati sull'erba a spiare ignari genitori che spettegolano sulle panchine. Con un altro amico, un bambino con una cresta di capelli neri e penetranti occhi color smeraldo, Nic costruisce citt di Lego e piste di legno sulle quali fanno sfrecciare le loro macchinine.
Nic adora il cinema. Impressionato e divertito dalla sua competenza, un mio amico che collabora con una rivista locale gli chiede di scrivere un articolo intitolato Le scelte di Nic. A volte i bambini devono scegliere un cartone e non riescono a decidere quale vedere, ma devono farlo in fretta, perch dopo dieci minuti i grandi devono andare dal barbiere, esordisce Nic. Poi recensisce Lilli e il Vagabondo e Winnie the Pooh. Dumbo  grande, dice. Grandi canzoni, grandi personaggi. Della Storia infinita scrive: La storia finisce, in realt.
Un pomeriggio annuncia che per Natale la scuola ha organizzato una donazione di giocattoli ai bambini poveri. Vuole partecipare anche lui e sale in camera a prendere i suoi animali di peluche, i troll e altri giochi. Al posto dei libri illustrati, sugli scaffali si allineano adesso le saghe di Narnia e i romanzi di E.B. White. Nic sta cercando di crescere, anche se selettivamente. Conserva ancora i panda e Sebastian, il granchio di peluche della Sirenetta.
Sembra avere delle antenne che captano prima della maggior parte degli altri bambini le nuove tendenze della cultura popolare, da My Little Pony a Masters of the Universe. La carica dei 101 e Mary Poppins cedono il posto a Guerre stellari. Nic e i suoi amici scoprono il Nintendo e cominciano a parlare il suo impenetrabile (per gli adulti) linguaggio.
Alla fine dell'anno scolastico, redigendo il suo profilo comportamentale, un'insegnante sottolinea che a volte Nic sembra un po' depresso, un'osservazione che riferisco prontamente al suo nuovo terapeuta. Tuttavia, prosegue l'insegnante, il bambino  dotato di una grande forza di volont, partecipa con entusiasmo alle attivit di gruppo e in classe  un leader. Per poi concludere elogiando la sua creativit, il senso dell'umorismo e la sensibilit.
In una scatola conservo ancora tutti i suoi disegni e i suoi scritti. Alla domanda se si debba dare sempre il meglio di s, Nic risponde: Non penso che sia necessario dare sempre il meglio. Per esempio, se un drogato ti chiede della droga, non devi fare di tutto per trovargliela.
Ogni tanto Nic fa brutti sogni. In uno di questi, lui e i suoi compagni di scuola devono sottoporsi a una visita per controllare se sono stati morsi dai vampiri, come quando c' un'infestazione di pidocchi e gli insegnanti, con le mani protette da guanti di lattice, ispezionano i capelli di ogni alunno. Nel sogno, Nic e i suoi compagni si mettono in fila per la visita antivampiri. Gli insegnanti sollevano le labbra degli alunni per controllare se i denti sono cresciuti. I bambini-vampiri vengono prontamente soppressi conficcandogli un paletto nel cuore. La mattina, raccontandomi il suo sogno, Nic osserva che  ingiusto per i vampiri, perch loro non hanno nessuna colpa.
Ho notato che Nic e i suoi amici sembrano eccessivamente timorosi, ma non so se imputarlo alle storie raccapriccianti che vedono alla televisione, alla nostra eccessiva apprensione o alle fotografie dei bambini scomparsi sui cartoni del latte. Dietro la nostra casa c' un piccolo cortile, ma non ci vanno mai a giocare se non scendo anch'io con loro. Gli altri genitori mi dicono che i loro figli hanno paura del buio, piangono di notte, non vogliono dormire da soli n a casa di qualche amico. Anche Nic, quando finisco di raccontargli la storia della buonanotte, mi chiede di andarlo a trovare dopo dieci minuti.
E io gli canto:
Close your eyes
Have no fears
The monster's gone
He's on the run and your daddy's here.a
a. Chiudi gli occhi / non avere paure / il mostro se n' andato / sta scappando, e il tuo pap  qui.


2

SVEGLIATEVI! / Svegliatevi! Svegliatevi! Svegliatevi! / In piedi! In piedi! In piedi! / Che aspetti, fratello? In piedi, sveglia! / Qui  Mister Seor Love Daddy. / La voce della vostra coscienza / La vita dura solo 24 ore, qui a / WE LOVE radio, 108 FM. / L'ultima sulla lunghezza d'onda, / ma la prima nei vostri cuori. / And that's the truth, Ruth.
La fredda giornata autunnale inizia con Nic che recita il monologo della prima scena di Fa' la cosa giusta, uno dei suoi film preferiti. Ci vestiamo e andiamo a fare una passeggiata al Golden Gate Park. Guarda quanti arancioni, dice mentre passiamo accanto alle serre dei fiori. E i verdi, i rossi e i gialli oro!  come se ieri notte il mondo fosse stato dipinto con le mani dai giganti. Tornati a casa, mi aiuta a preparare l'impasto per i pancakes. L'unica cosa che si rifiuta di fare  rompere le uova - detesta sentire quel viscidume sulle mani.
A dispetto dei miei sforzi per circoscriverlo alla sua cameretta, l'influsso di Nic si  esteso a tutto l'appartamento. I suoi vestiti sono sparsi ovunque, insieme a grandi scatole di giochi da tavolo e custodie di videogame disseminate attorno a un multicolore mare di Lego al centro del soggiorno. In realt, i Lego sono dappertutto: nel cassetto delle posate, sotto i cuscini del divano e tra le radici delle piante in vaso. Una volta ho chiamato l'assistenza perch la stampante non funzionava e il tecnico ha scoperto che la causa era un mattoncino che si era infilato sotto il toner.
Aspettando i pancakes, Nic si siede a tavola, sotto i suoi disegni attaccati con lo scotch alla parete, e con una grossa matita rossa scrive su un foglio a righe. Ieri a scuola abbiamo fatto la pizza, dice. Potevamo scegliere tra cheddar e mozzarella. Ehi, sai come si scrive, quando i bambini fanno Uuuu? Dicono che Jake ha baciato Elena e tutti hanno fatto Uuuuuu. Lo sapevi che i gufi possono ruotare completamente la testa?
Gli metto davanti un pancake. Lui ci versa sopra lo sciroppo d'acero, con tanto di effetti sonori (Eeeiaaa! Lava bollente!), mentre gli preparo il sacchetto del pranzo con sandwich alla marmellata e burro d'arachidi, carote tagliate a bastoncini, una mela, un biscotto e succo di frutta.
Nic si veste per andare a scuola. Siamo in ritardo, lo aiuto ad allacciarsi le scarpe e ci precipitiamo verso la macchina. Appena entra, si mette a sputare sul suo peluche di Pap Orso.
Che cosa fai?
 caduto nel buco del fango, lo ripulisco. Mi fai il solletico al ginocchio?
Allungo una mano e appena premo con le dita ai lati del ginocchio, lui comincia a dimenarsi.
Ok, ok, basta. Volevo soltanto ricordarmi come ci si sente quando ti fanno il solletico.
Cambiando bruscamente argomento, mi chiede se a scuola pu studiare il klingon anzich lo spagnolo.
Perch il klingon?
Cos non dovr leggere i sottotitoli nei film di Star Trek.
Quando posteggio davanti alla scuola manca ancora qualche minuto alla campanella. La mia pi grande impresa quotidiana  portarlo a scuola in orario, ma oggi c' qualcosa di strano. Dove sono le altre auto, e i bambini? All'improvviso mi rendo conto che  sabato.
Non posso dire di credere nel karma, ma credo nell'esistenza dell'instant karma, come  stato definito da John Lennon nella sua canzone omonima. In sostanza, significa che raccogliamo quello che seminiamo nel corso della nostra vita - e questo spiega la meritata punizione che mi viene impartita quando la mia compagna mi fa quello che io ho fatto a mia moglie. (In realt, il suo tradimento  meno riprovevole, perch lei almeno scappa in Sudamerica con un estraneo.) Io naturalmente ci resto piuttosto male, e Nic deve affrontare non solo la mia disperazione, ma, quando mi riprendo, dopo molti, patetici mesi, anche le mie compagne successive, che per quanto amorevoli con lui non potranno mai sostituire sua madre.
E tu chi sei? chiede una mattina Nic entrando in cucina con il pigiama e le pantofole dei Muppet. L'oggetto della sua domanda  una donna con una voluminosa capigliatura rasta. Un'artista, la cui ultima mostra includeva fotocopie dipinte a mano delle sue parti intime.
La donna si presenta e dice: So chi sei. Tu sei Nic. Ho sentito molto parlare di te.
Io invece non ti ho mai sentita nominare, risponde lui.
Una sera io e Nic ceniamo in un ristorante italiano con un'altra donna, questa volta con riccioli biondi e occhi verdi.  la terza volta che ci vediamo; la prima volta abbiamo giocato a frisbee con Nic sul prato e la seconda, una domenica, siamo andati a vedere una partita di baseball. Tornati a casa, dopo cena guardiamo tutti e tre Le 5000 dita del Dr. T. Poi lei sfoglia una rivista in soggiorno mentre io leggo a Nic la storia della buonanotte finch non si addormenta.
Prima di andare a letto chiudo sempre a chiave la porta della mia camera, ma quella volta mi dimentico di farlo. La mattina dopo Nic si infila sotto le coperte. Quando si accorge della presenza della donna, che si sveglia e incrocia il suo sguardo, chiede: E tu che cosa ci fai qui?
Sono rimasta a dormire, risponde lei prontamente.
Oh, fa Nic.
Come quando tu resti la notte da un amico.
Oh, ripete Nic.
Pi tardi ho cercato di spiegarglielo, ma so di avere commesso un terribile errore.
Mi rendo presto conto che il mio stile di vita da padre single non  forse un buon modello per Nic e cos per un po' smetto di frequentare altre donne. Nell'intento di non ripetere gli imbarazzanti e dolorosi errori che mi hanno fatto divorziare e hanno guastato molte mie relazioni, mi prendo una pausa di solitudine, riflessione e terapia.
La vita  pi tranquilla.
I weekend camminiamo fino all'Embarcadero e saliamo sulla Telegraph Hill fino alla Coit Tower, andiamo in taxi a Chinatown a mangiare dim sum e a comprare petardi, oppure i vicini, che hanno assunto il ruolo di padrini di Nic, lo portano in un cinema dove prima delle proiezioni un organista suona Whistle While You Work e San Francisco su uno scintillante Wurlitzer.
La sera, dopo che Nic ha fatto i compiti, giochiamo insieme. Spesso cuciniamo anche insieme. E leggiamo. Nic adora i libri: Nelle pieghe del tempo, Roald Dahl, I ragazzi della 56a strada, Lo Hobbit. Una sera, durante una delle tante feste di non-compleanno - ispirateci dalla lettura di Alice nel paese delle meraviglie - apparecchiamo impeccabilmente la tavola e mettiamo su ogni sedia un animale di peluche. Poi ceniamo con i peluche, seduti come sultani su soffici cuscini.
Una sera dell'estate 1989, durante una cena a casa di un amico, sono seduto di fronte a una donna di Manhattan che  venuta a trovare i genitori. Karen, con i capelli scuri e un vestito nero,  una pittrice. Scrive e illustra anche libri per bambini. Mi dice che il giorno dopo torner a New York e le rispondo che anch'io la settimana dopo sar l per un'intervista. Segue un imbarazzante silenzio. Il mio amico, seduto accanto a me, mi passa un pezzetto di carta sussurrandomi: Fatti dare il numero di telefono.
Seguo il consiglio.
Il giorno dopo la chiamo a casa dei suoi. La sento sussurrare a sua madre di dirmi che non  in casa, ma lei la ignora e le passa il telefono.
Karen mi dice di chiamarla quando arrivo a New York.
Il nostro primo, timido appuntamento  a una festa a casa di un amico nell'Upper East Side. Sulle note dell'ultimo CD dei Fine Young Cannibals, i camerieri si aggirano con vassoi di champagne e canap, e poi, nonostante l'afa opprimente, attraverso a piedi con lei tutta Manhattan fino al suo appartamento. Una camminata di due ore, durante le quali non smettiamo mai di parlare. Ogni volta che passiamo davanti a un supermercato aperto, compriamo ghiaccioli. Quando ci salutiamo davanti alla sua porta, sta gi albeggiando.
Karen e io ci teniamo in contatto telefonandoci e scambiandoci lettere. Ci vediamo quando lei viene a trovare i genitori e quando io vado a New York per lavoro. Dopo circa sei mesi, in occasione di uno dei suoi viaggi a San Francisco, presento Karen a Nic. Lei gli fa vedere i suoi libri e si mettono a disegnare insieme un fumetto. Lavorano per giorni su lunghe strisce di carta, disegnando un'elaboratissima scena in un parco popolato da Mr Brontolone, un ometto rotondo che mangia un sandwich al tonno seduto su una panchina; l'ossuto Mr Fettuccina e il suo figlioletto; Mr Capellifinti; e Mr e Mrs Nessuno (letteralmente invisibili).
Dopo avere vissuto per sei anni al quinto piano di un palazzo all'ombra del World Trade Center, Karen viene a stare da noi a San Francisco. Karen abitava in un grande loft sopra un ristorante chiamato Ham Heaven. Era un gran bel posto, dove potevi sparare petardi sul tetto... Ha deciso di venire a San Francisco per stare insieme alla sua nuova famiglia, che siamo pap, io e lei, scrive Nic in un tema per la scuola.
Poco dopo decidiamo di cercare una casa con il giardino e ne affittiamo una al di l del ponte, a Sausalito.  considerata una delle case pi antiche della cittadina. Una scricchiolante dimora vittoriana, leggermente pi calda all'interno che all'esterno. Per riscaldarci, la sera accendiamo il fuoco nel caminetto e la notte dormiamo sotto soffici piumoni. La mattina ci infiliamo le giacche a vento e camminiamo lungo la spiaggia fino al pontile del traghetto per San Francisco. Ci organizziamo con un'altra famiglia il cui figlio frequenta la stessa scuola per accompagnarli a turno. Nic, che adesso  in quarta elementare, gioca nella squadra di baseball locale. Karen e io andiamo sempre a tifare per lui. Con la sua divisa verde e il cappellino  una perfetta seconda base. A differenza degli altri ragazzi, che ridono e scherzano, ha preso la cosa molto sul serio. L'allenatore ci dice che  un leader e che gli altri lo considerano la loro guida.
I genitori tendono a incensare i propri figli, ma chiunque abbia conosciuto Nic vi parler del suo senso dell'umorismo, della sua creativit e della sua contagiosa gioia di vivere. Un giorno un direttore del casting  andato nella sua scuola, ha guardato i bambini giocare in cortile e poi ne ha intervistati alcuni. La sera telefona a casa per chiedermi se autorizzo mio figlio a interpretare uno spot televisivo. Quando ne parlo con lui, Nic mi dice che gli sembra una cosa divertente, e cos acconsento. Potr tenersi in tasca dieci dollari, ma con il resto dei cento dollari del compenso apriremo un conto a suo nome per gli studi universitari.
Lo spot, per una casa automobilistica, inizia con un gruppo di bambini seduti per terra in semicerchio in una classe elementare. L'insegnante, su una seggiolina, legge loro un libro che poi chiude e posa in grembo.
Bene, ragazzi, dice, a che cosa vi ha fatto pensare la storia di Dick e Jane?
Una bimbetta con le trecce e grandi occhi azzurri dice: La casa  la madre.
Dopo una serie di commenti simili, un ragazzino con l'aria seria e i capelli scuri chiede: E Spot, che cosa sarebbe?
Nic alza la mano e il maestro lo interpella.
Nicolas?
Spot  l'Es, la forza animale che  dentro di noi.
Una ragazzina con grandi occhi scuri e la coda di cavallo alza gli occhi al soffitto e sospira. Lasciamo che Nic invochi il suo Freud, dice, reggendosi il mento con la mano.
La scena finale mostra i bambini all'uscita da scuola, che corrono fuori e salgono sulle macchine dei genitori allineate davanti al portone. Nic salta sul sedile posteriore di una Honda e sua madre gli chiede: Che cosa hai fatto oggi a scuola, Nic?
Oh, le solite cose, risponde lui.
Un paio di mesi dopo vediamo lo spot al cinema. Un uomo con giubbotto di cuoio e stivali da motociclista riconosce Nic. Oh mio Dio, si mette a urlare, indicandolo. Quello  Nicolas!
In maggio Karen e io ci sposiamo sotto le rose e le bouganville della terrazza dei suoi. Con le braccia ossute e il collo sottile che spuntano da una camicia oxford a maniche corte, Nic, che adesso ha nove anni,  nervoso, nonostante i nostri tentativi di rassicurarlo. La mattina dopo, tuttavia, sembra risollevato.  tutto come prima, dice, guardando alternativamente me e Karen.  cos strano!
Miss Amy era una vecchia megera. Tutte le matrigne lo erano, scrive Truman Capote riassumendo l'opinione popolare. Non  un sentimento nuovo. Euripide scrisse: Meglio una serva che una matrigna. Eppure Karen e Nic vanno perfettamente d'accordo.  perch vedo soltanto quello che voglio vedere? Spero di no. Non credo. Continuano a dipingere e disegnare. Fanno sempre disegni insieme, dove ognuno aggiunge a sua volta qualcosa. Sfogliano libri d'arte e parlano di pittura. Karen lo porta nei musei, dove Nic si siede per terra con in grembo il suo blocco degli appunti. Le sue pagine sono piene di note e schizzi ispirati da Picasso, Elmer Bischoff e Sigmar Polke.
Karen gli insegna il francese e intrattengono animate discussioni sui loro libri preferiti, i compagni di classe di Nic e i film che hanno visto, soprattutto quelli con Peter Sellers e Leslie Nielsen, la serie dell'Ispettore Clouseau, L'aereo pi pazzo del mondo, Una pallottola spuntata e i suoi sequel. Per quattro serate consecutive guardano Il segreto di Pollyanna cercando di arrivare alla fine, ma ogni volta il sonno ha la meglio e spengono il video. La quinta sera, per, ce la fanno. E da quel momento le battute del film entrano nel loro linguaggio di tutti i giorni.
Nic cerca di farmi giocare a un videogame chiamato Street Fighter 2, ma dopo un po' mi stufo di tirare pugni, mordere e dare testate. Karen, invece, non solo si diverte, ma  cos brava da batterlo. Le piace anche la musica di Nic e, a differenza di me, non gli dice mai di abbassare il volume.
Karen e Nic si stuzzicano in continuazione. A volte lei lo provoca troppo e lui esplode. Quando andiamo a mangiare fuori, loro due ordinano sempre milkshake. Lui lo assapora lentamente, Karen invece lo ingurgita subito e poi cerca di rubare il suo.
Nonostante sia molto impegnata al lavoro, qualche volta porta lei Nic a scuola, e una sera cucina un polpettone. Ha un aspetto orrendo e Nic si rifiuta di mangiarlo. Lei gli dice di mettersi il tovagliolo in grembo, e questo lo fa infuriare. Ogni tanto gli chiede qualche piccolo aiuto in casa, per esempio uccidere le lumache in giardino. Lo paga dieci centesimi a lumaca. Nic le mette su una pala e le lancia dall'altra parte del recinto, nei boschi.
Karen, che Nic adesso chiama Mama o Mamacita, ammette che per lei non  una relazione naturale. Una volta, mentre siamo in auto con Nancy, la madre di Karen, Nic si mette a piangere senza motivo. Karen, sorpresa, le chiede: Che cosa gli  preso? E lei risponde:  un ragazzino. Tutti i ragazzini piangono. Un'altra sera, a casa dei genitori di lei, Karen nota che mentre sono seduti davanti al televisore, Nancy si tira vicino Nic e gli accarezza la schiena. Lui sembra perfettamente a suo agio. Karen me ne parla come se fosse una rivelazione. Dice che all'inizio Nic le sembrava un estraneo, non aveva pi frequentato bambini da quando era piccola. Non me lo sarei aspettata, dice. Non ne avevo idea. Non sapevo che cosa mi stavo perdendo.
Non sempre per si sente cos. A volte dice che vorrebbe essere la vera madre di Nic. Ma lui ha gi una madre che adora e alla quale  fedele. Karen ha cos le responsabilit ma non l'autorit di un genitore. E se a volte sono d'accordo con lei quando rimprovera Nic perch mangia con i gomiti sul tavolo, spesso cerco di giustificarlo, minando ancora di pi il suo ruolo. Il rischio peggiore  che Nic si senta in colpa per una relazione stretta con una donna che non  sua madre, anche se questa, secondo i numerosi libri sull'argomento impilati sul suo comodino,  una reazione decisamente comune.
A volte sentiamo molto l'assenza di Vicki. Quando gli manca, Nic la chiama al telefono, anche se dopo avere sentito la sua voce pu diventare ancora pi triste. Noi lo incoraggiamo ad andarla a trovare e a telefonarle, e cerchiamo di farlo parlare di lei.
Mio figlio sta affrontando una difficile fase di transizione. Dorme abbracciato al suo granchio di peluche, ma sopra il letto ha appeso un poster dei Nirvana. E bench si ribelli ancora ai modi e ai gusti convenzionali,  diventato pi arrendevole. Sta assumendo i toni e le goffe maniere di un preadolescente e indossa felpe stropicciate e pantaloni a vita bassa. I capelli gli penzolano davanti agli occhi come Kurt Cobain. Gli ho permesso di tingerli con l'henn, ma non mi stanco di ripetergli che dovrebbe farseli tagliare. Talvolta  malinconico, ma non pi degli altri ragazzi che conosciamo. E anche se ha preso una nota per avere interrotto la lezione di spagnolo, a scuola continua ad andare bene. Nic  un ragazzo generoso e aperto, ha scritto un insegnante nel suo giudizio di fine anno. E sono certo che sapr mettere a frutto il suo grande talento.


3

A UN'ORA d'auto dal Golden Gate, sulla penisola di Point Reyes, che ogni anno avanza inesorabilmente di due centimetri verso nord, sorge la cittadina di Inverness. Tra un milione di anni Inverness, le valli, i pascoli e le spiagge che la circondano saranno un'isola al largo della costa dello Stato di Washington.
La citt  separata dal resto del continente da una baia i cui frastagliati contorni, che si estendono dall'oceano alla faglia di Sant'Andrea, conferiscono al paesaggio un senso di transitoria fragilit e una grazia eterea.
La cittadina di Point Reyes Station sorge sulla costa continentale della baia. Potrete trovarci un droghiere, un'officina meccanica, due librerie e ristoranti specializzati in cibi locali. Sull'altro lato della strada ci sono un barbiere, una pasticceria, un'agenzia immobiliare, una ferramenta e un ufficio postale.
La popolazione  estremamente mista. Ci sono molte famiglie di immigranti di prima e seconda generazione arrivati dall'America latina e dal Messico, ex star di Hollywood, artigiani, muratori, ebanisti, marmisti, pescatori, ostricai e vecchi hippie. Ci sono ex dirigenti di industrie high-tech, insegnanti, allevatori e contadini, vacanzieri e turisti, amanti dei cavalli, psicoterapeuti, ambientalisti e cliniche con posti letto sempre liberi. Da un lato c' una radicata coscienza sociale - donne che si spogliano per la pace - ma dall'altro molti residenti non esitano ad assalirvi verbalmente se calpestate un cespuglio di more che considerano di loro propriet. La generosit e la magnanimit sono tuttavia i sentimenti dominanti a Point Reyes.
Karen ha una casetta di legno con giardino a Inverness, non lontano dal centro. Ci andiamo ogni volta che possiamo e pi restiamo l, pi apprezziamo l'anacronistica sensazione di appartenere a una comunit. Trasciniamo la nostra vecchia canoa fino alla baia di Papermill, circondata da verdi pascoli, e con l'alta marea remiamo fino a un'insenatura isolata dove facciamo i picnic. Camminiamo lungo i sentieri che costeggiano la spiaggia e attraversano il parco nazionale, con le sue infinite variet di fiori. I campi sono dorati dal sole di mezza estate, quando maturano le more e fioriscono gli iris. D'inverno, tutti intabarrati, scendiamo in spiaggia, dove le onde del Pacifico sono alte pi di cinque metri, e guardiamo le balene che migrano.
La penisola  circondata da alcuni tra i pi selvaggi e spettacolari paesaggi marini del mondo. Fino a ora Nic non ha chiesto spesso di andare in spiaggia, ma presto finisce per trascorrere tutto il suo tempo libero in acqua. Andiamo in auto fino alla McClure's Beach, attraversando campi di fiori gialli di senape. Qui le onde sono meno impetuose. Camminiamo lungo la spiaggia e ci arrampichiamo sulle rocce scivolose, tra gli spruzzi, alla ricerca di pozze di marea in cui pescare molluschi, stelle marine, anemoni e polipi. Nic guarda Karen tuffarsi nel gelido oceano a met dicembre. Si butta anche lui. Si frustano a vicenda con ciuffi di alghe. Quando esce dall'acqua, non smette di tremare. Karen e Nic fanno un gioco in cui lei cerca di disarcionarlo dalle sue spalle. Sulle spiagge sabbiose, invece, Nic si dedica al surf, e pi impara pi si appassiona. Trascorriamo indimenticabili ore insieme nell'oceano. Seguiamo attentamente i bollettini nautici e le previsioni del tempo e partiamo per la spiaggia quando la marea  alta e il vento soffia forte. Nic, con la pelle abbronzata e il corpo snello, stende la cera sulla tavola. Ha una collana di perline arancioni attorno al collo, lunghe gambe affusolate, mani scure con le unghie sporche e piedi ossuti e abbronzati. Quando indossa la muta, sembra una foca.
* * *
Sedotti dalla zona, costruiamo una casa e un atelier nel giardino sulla collina di Inverness e ci trasferiamo entro l'autunno, quando Nic inizier la prima media.
Al suo ritorno a casa dopo il primo giorno di lezione, ci sediamo sulle sedie dagli alti schienali del tavolo da pranzo. Penso che quella scuola finir per piacermi, dice. E continua: L'insegnante ci ha chiesto quanti di noi odiano la matematica. Quasi tutti, io compreso, hanno alzato la mano. E lei ha detto: Anche io la odio'. E poi ha fatto un sorriso e ha aggiunto: Ma vi insegner a non odiarla'.
Ci racconta che la maggior parte dei suoi compagni gli sembrano simpatici. Quando l'abbiamo lasciato, mentre camminava lungo il corridoio ha sentito un ragazzo che lo chiamava: Nic!
Ero molto emozionato, ma poi ho pensato che forse stava chiamando qualcun altro e io mi stavo comportando come un idiota facendogli cenno con la mano. Ma invece ero proprio io. Si ricordava di me da quando ero venuto a visitare la scuola.
Dopo il secondo giorno Nic ci racconta che ha fatto un'altra amicizia. Un ragazzo con i capelli rossi mi ha passato una mazza da hockey nell'ora di educazione fisica. E quando un altro ha detto: Ehi, quella  la mia mazza. L'ho presa io per primo', Capelli rossi ha risposto:  per il mio amico Nic'.
Ultimamente Nic ha un'aria molto cool, con i pantaloni che gli scendono lungo i fianchi, T-shirt dei Nirvana e i capelli tinti con l'henn. La sua principale ambizione  tuttavia quella di tornare a casa e poter dire: Pap, oggi mi sono fatto due nuovi amici.
Un venerd Nic fa una festa con alcuni suoi compagni. Andiamo a Stinson Beach, dove giocano a palla e a rincorrersi sulla sabbia e Nic insegna loro i rudimenti del surf. La loro goffaggine preadolescenziale svanisce mentre giocano come bambini, ridendo, lottando e capitombolando nella sabbia. Prima di sera torniamo a casa dove giocano a Vero o Falso? con domande imbarazzanti tipo: Pensi che Skye sia carina? (Nic lo pensa:  la ragazza con gli occhioni e i capelli scuri il cui nome, quando lo menziona, lo fa arrossire. La sera le telefona, e a volte restano a parlare anche pi di un'ora.) Oppure: In un combattimento mortale tra Batman e Hulk, chi vincerebbe? Le sfide includono mordere un peperoncino piccante e baciare una Barbie. Mangiano pizza e popcorn, e i genitori vengono a prenderli alle dieci.
Karen e io andiamo alle mostre d'arte e alle recite della scuola. Nic  Viola nella Dodicesima notte e George Gibbs in Piccola citt. I genitori sono invitati anche ad ascoltare le loro relazioni sui Paesi stranieri. Nic, che ha scelto la Bolivia, dopo avere mostrato la nazione su una grande mappa disegnata da lui stesso, e avere descritto la sua storia, la topografia, l'agricoltura, il PIL, canta una canzone di cui  anche l'autore accompagnandosi con la chitarra: Olivia, oh, Olivia, / laggi a La Paz, in Bolivia / Oh, mia Olivia.
Nic disegna una serie di strisce a fumetti il cui protagonista  un personaggio di nome SuperMucca, la Vendicatrice, che impartisce lezioni sulla nutrizione. Per un compito di scienze misura la quantit d'acqua che esce dal rubinetto della vasca da bagno e da quello del box doccia (le docce sono molto pi ecocompatibili). Per un altro progetto scientifico testa i detersivi e i solventi di casa su alcune piume impregnate di olio per stabilire quale funzionerebbe meglio per pulire gli uccelli dal petrolio dopo una catastrofe naturale. Il vincitore  il detersivo per piatti Dove. Cuoce una mela nel forno e attraverso la finestrella assiste alla sua disintegrazione, registrandone le varie fasi in una relazione scritta dal punto di vista della mela. Comincio a disidratarmi. Sospiro: Ehi, l fuori! Nessuno mi sente? Comincia a fare caldo qui...'
Quando tocca a me accompagnarli o riportarli da scuola, faccio familiarizzare Nic e i suoi amici con l'opera di Van Morrison e dei Kinks e con gli assoli di chitarra di Jorma Kaukonen, Jimmy Page, Jeff Beck, Robin Trower, Duane Allman e Ronnie Van Zant. Nic e i suoi compagni giocano spesso al gioco delle rimostranze, un'invenzione di Karen. Lui  l'annunciatore, che spiega le regole. I concorrenti si aggiudicano da uno a dieci punti a seconda di quello di cui si lamentano. I ragazzi in genere si lagnano delle loro insopportabili sorelle, della severit degli insegnanti e dei genitori. Le rimostranze prosaiche ottengono punteggi medi. Ammettere che non hai mai smesso di avere incubi da quando hai visto un film horror in cui delle ragazze venivano pugnalate a morte e un uomo era sepolto vivo vale invece otto punti. Quando una ragazzina racconta di essere stata rapita dal padre viene applaudita e si aggiudica dieci punti. Anche un ragazzo ne prende dieci per una vibrante denuncia della madre che se l' trascinato dietro in otto citt diverse con quattro mariti successivi. Dopo avere sentito per mesi storie come queste, una ragazza decide che  arrivato il suo turno di lamentarsi e dice: Io sono troppo normale. I miei non hanno mai divorziato e sono sempre vissuta nella stessa casa. E i ragazzi, per simpatia, le assegnano dieci punti.
Cercando un cucciolo al canile, Karen si innamora di uno scheletrico bracchetto con gli occhi tristi che se ne sta seduto con le zampe incrociate nella sua cuccia. Insieme a lui, tempestivamente battezzato Moondog, Karen porta a casa anche una palla di pelo, un cucciolo di labrador color cioccolata che chiamiamo Brutus. Moondog, che prima di allora non era mai entrato in una casa, solleva la zampa per fare pip sul pavimento e rosicchia i mobili. Corre abbaiando in giro ogni volta che passa una macchina o che qualcuno suona il campanello e ulula all'aspirapolvere. Brutus zampetta sull'erba come un coniglio.
Ogni mercoled carichiamo in macchina i cani e andiamo a cena dai genitori di Karen. Nancy e Don vivono in una casa di vecchie assi di legno annidata sul fianco di un canyon a mezz'ora d'auto da Inverness. La stanza principale  una specie di caverna illuminata da una gigantesca porta scorrevole di vetro. Dal pavimento al soffitto, le pareti sono coperte di scaffali con libri sulle conchiglie, le rocce, gli alberi e gli uccelli. Ci sono anche ritratti di famiglia (a cinque anni o gi di l, Karen ha grandi occhi marroni e capelli neri raccolti sulla nuca) e stelle marine, piattini di peltro e un quadro raffigurante una marmotta.
Don  un medico in pensione. Karen  cresciuta aspettandolo in macchina mentre faceva visite a domicilio. Don coltiva pomodori e zucche in un giardino a terrazza, ma trascorre la maggior parte del tempo nello studio al secondo piano, dove svolge il suo attuale lavoro: valutare le ricerche condotte per determinare l'efficacia dei nuovi farmaci.
Nancy, sua moglie da pi di cinquant'anni, lavora ogni giorno in giardino. Ha occhi grigi e capelli bianchi a caschetto.  vivace, elegante, gentile e con una forte presenza.
Le cene del mercoled sono serate turbolente e memorabili, con Nancy, Don e i loro tre figli con le relative famiglie, oltre agli ospiti occasionali e l'irrequieto branco dei nostri cani che si installano sui divani e rubano il cibo dalla tavola.
A queste cene Nancy racconta tutte le storie che legge sui giornali o vede alla tv: materassi tossici, bambini molestati, suicidi di adolescenti, avvelenamenti, maniglie di carrelli del supermercato infestate di batteri, attacchi di squali, incidenti automobilistici e folgoramenti. Questa sera ci delizia con la storia di una nuotatrice che  morta perch ha trattenuto il respiro troppo a lungo. Dice che un uomo  stato ucciso da un albero che si  schiantato sulla sua macchina. Riferisce notizie secondo cui soltanto una minima percentuale di bambini non sarebbe affetta da depressione, disordini alimentari e abuso di droghe. Una ragazza  annegata perch i capelli le si sono impigliati nel tubo di scarico della vasca da bagno, dice un giorno. Voglio che lo sappiate, cos farete attenzione.
Questi ammonimenti mirano a farci essere pi vigili, ma  impossibile prepararsi a ogni possibile calamit. Il panico non serve a nulla, e troppe precauzioni possono risultare soffocanti.
A una di queste cene, nell'ottobre 1993, Karen, incinta di sette mesi, e io siamo seduti al tavolo di cucina con la sua famiglia. Nic sta giocando fuori con Brutus quando Nancy ci riferisce l'ultima terribile notizia. Il luogo  Petaluma, a mezz'ora da Inverness. Una ragazzina di dodici anni  stata rapita dal suo letto.  accaduto durante un pigiama party e quando  successo la madre era in casa.
Il giorno dopo su tutte le vetrine dei negozi e le cabine telefoniche ci sono fotografie di Polly Klaas con i lunghi capelli castani e lo sguardo dolce. Ben presto viene arrestato uno psicopatico che rivela alla polizia dove ha nascosto il corpo di Polly. Tutti i genitori che conosco hanno pianto per la morte di quella bambina, e da allora stiamo ancora pi vicini ai nostri figli.
I ragazzi che vanno a scuola in auto con Nic sono ossessionati da quella storia. Una ragazza dice che si sarebbe messa a correre urlando. Un'altra le risponde che non sarebbe comunque riuscita a cavarsela. Quell'uomo era un gigante, alto pi di due metri. Nic interviene nella discussione: Devi comunque correre e urlare. Devi mettercela tutta per scappare. Un ragazzo dice che c'era anche un complice. L'uomo che l'ha rapita l'ha fatto per conto di un'organizzazione di prostitute bambine. Poi nessuno apre pi bocca finch Nic non chiede se il killer era davvero alto pi di due metri. Due metri e dieci centimetri, risponde la ragazza.
Jasper  nato all'inizio di dicembre.
Nancy e Don portano Nic all'ospedale poche ore dopo il parto. Jasper ha gli occhi gonfi perch gli hanno messo delle gocce. Nic, seduto su una poltrona viola vicino al letto di Karen, regge il neonato, avvolto in un asciugamano come un burrito, e lo fissa a lungo.
Ci dimentichiamo facilmente come sono piccoli e delicati quando sono appena nati. Tornati a casa a Inverness, quando Jasper dorme ci alziamo a turno per controllare se respira.
Facciamo tutto il possibile per rendere pi facile per Nic la transizione. Ma nonostante le nostre rassicurazioni, sono certo che si sta chiedendo che posto occuper il nuovo venuto nelle nostre vite.
Karen e io siamo esausti. Jasper non vuole saperne di dormire, lo fa solo quando  in macchina, e cos lo scarrozziamo per ore nella speranza di farlo addormentare. Per il resto, la nostra vita non ha subto molti cambiamenti. Nic e io, spesso con i suoi amici, andiamo a fare surf ogni volta che possiamo. Suoniamo la chitarra e ascoltiamo musica insieme. L'ultimo dell'anno del 1993 riesco a procurarmi i biglietti per il concerto dei Nirvana al Coliseum di Oakland e prenoto il volo da Los Angeles per Nic.  una serata indimenticabile. La performance di Kurt Cobain  memorabile. Canta:
I'm not like them
But I can pretend
The sun is gone
But I have a light
The day is done
But I'm having fun
My heart is broke
But I have some glue
Help me inhale
And mend it with you
We'll float around
And hang out on clouds
Then we'll come down
And I'll have a hangover.a
Tre mesi dopo Nic, Karen e io siamo seduti in soggiorno. La stanza  scarsamente ammobiliata con divani gemelli coperti con drappi di seta rossa che Karen ha trovato in un negozio dell'usato e cuscini di tutti i colori gettati qua e l. Guardiamo Jasper, sdraiato sul fasciatoio. Rotola sulla schiena e cerca di arrampicarsi, ma non trova appigli. Allora torna a girarsi a quattro zampe, oscilla un po' in avanti e scoppia a piangere. Quando finalmente comincia a gattonare, lo fa di lato, come un granchio.
La mattina Nic esce per andare a scuola. Ma quando torna a casa sembra sconvolto. Lascia cadere a terra lo zaino, solleva lo sguardo e dice che Kurt Cobain si  sparato in testa. Dalla stanza di Nic sento la voce di Cobain:
I found it hard, it was hard to find
Oh well, whatever, nevermind.b
* * *
Dopo l'estate Nic inizia la seconda media. Nel suo libro Operating Instructions, Anne Lamott ha scritto: Per me e per ogni persona interessante che abbia conosciuto, la seconda e la terza media sono state quello cui alludevano gli autori della Bibbia quando parlavano di inferno. I nostri corpi diventavano tutt'a un tratto come quelli dei personaggi fotografati da Diane Arbus. Oggi i genitori devono preoccuparsi di cose ben peggiori della goffaggine e della crudelt preadolescenziali. Un preside di liceo che conosco mi ha detto che la situazione si  molto deteriorata. Non riesco a credere alle cose che fanno a se stessi e agli altri, mi ha confessato. In un documento redatto nel 1940 da un'associazione di insegnanti, le infrazioni disciplinari pi frequenti erano le assenze, il chewing-gum, la trasandatezza nell'abbigliamento e i rifiuti gettati per terra. Pi di cinquant'anni dopo, i problemi sono diventati l'abuso di droghe e alcol, le gravidanze, i suicidi, gli stupri e le rapine.
Quando Nic inizia la seconda media, si diverte ancora a giocare con Jasper. Ha inoltre scoperto un insospettato vantaggio derivante dalla presenza di un beb in casa. Le ragazze della sua classe vanno a trovarlo per giocare con Jasper, vestirlo e portarlo in giro. E lui  deliziato dal suo harem in continua espansione.
Ultimamente i ragazzi con cui va a scuola lo interessano meno e trascorre invece molto tempo con un gruppo di skaters con stravaganti capigliature che parlano sempre di ragazze e ascoltano Guns N' Roses, Metallica, Primus e Jimi Hendrix. Come sempre, i gusti di Nic sono eclettici e all'avanguardia. Non si stanca mai di fare nuove scoperte - Bjrk, Tom Waits, Bowie - ma ascolta anche la musica pi in voga, che per lo annoia subito. Quando un gruppo raggiunge il successo, dai Weezer ai Blind Melon, Offspring e Green Day, lui lo abbandona e passa ad ascoltare musica rtro, oscura, ultracontemporanea, da John Coltrane alle compilation di polke, dalla colonna sonora di Les parapluies de Cherbourg a John Zorn, M.C. Solar e Jacques Brel. Ha scoperto una canzone dei Pearl Jam intitolata Jeremy che parla di un ragazzo del Texas che si spara durante la lezione di inglese. Ma ascolta soprattutto i Nirvana, che rimbombano come colpi di mortaio nella sua camera.
I feel stupid and contagious
Here we are now, entertain us.c
All'inizio di maggio vado a prendere Nic all'uscita da scuola e andiamo a cena da Nancy e Don. Quando sale in macchina sento odore di sigaretta. Dapprima nega di avere fumato. Dice che  stato vicino a dei ragazzi che fumavano. Quando per lo metto alle strette, confessa di aver fatto qualche tiro insieme a un gruppo di compagni di scuola dietro la palestra. Lo avviso dei rischi cui va incontro e lui promette di non farlo pi.
Il venerd successivo, dopo scuola, Nic e un amico da cui trascorrer la notte giocano a calcio nel giardino di Inverness. Gli preparo la borsa per la notte e cerco un maglione nel suo zaino. Non trovo il maglione, trovo invece un sacchetto di marijuana.

a. Non sono come loro / Ma non posso fingere / Il sole  andato / Ma io ho una luce / Il giorno  fatto / Ma io mi sto divertendo / Il mio cuore  spezzato / Ma ho un po' di colla / Aiutami a inalare / E a guarirlo con te / Fluttueremo in giro / Appesi alle nuvole / Poi torneremo gi / E avremo la testa pesante.
b. L'ho trovato difficile, difficile da trovare / Oh, be' comunque, chissenefrega.
c. Mi sento stupido e contagioso / Ora siamo qui, fateci divertire.


4

QUANDO ero piccolo, la mia famiglia viveva nei pressi di Walden Pond, a Lexington, Massachusetts. La nostra casa sorgeva vicino a una fattoria con frutteti, campi di grano e pomodori e una fila di arnie. Mio padre era un ingegnere chimico. Guardava sempre uno spot tv che invitava a respirare l'aria pura dell'Arizona. Soffriva di raffreddore da fieno, e anch'io. Trov lavoro in un'azienda high-tech di Phoenix. Partimmo per l'Ovest a bordo della nostra Studebaker verde pisello, fermandoci a dormire la notte nei Motel 6 e mangiando nei fast food delle aree di servizio.
Ci insediammo a Scottsdale e vivemmo in un motel finch la nostra casa non fu terminata. Mio padre lavorava alla Motorola e mia madre scriveva articoli sulla nostra scuola e il vicinato per lo Scottsdale Daily Progress.
I miei amici e io rievochiamo spesso le nostre infanzie, quando il mondo era diverso, pi innocente e pi sicuro. Mia sorella, mio fratello e io, come tutti i ragazzi del quartiere, giocavamo in strada fino a sera, quando le mamme ci chiamavano per la cena. Giocavamo a prenderci e a mosca cieca, e i ragazzi inseguivano le ragazze. E la sera, ognuno con il suo vassoio - pollo fritto, patate, composta di mele -, cenavamo davanti al televisore, guardando Bonanza, L'uomo dell'U.N.C.L.E. o Il meraviglioso mondo di Disney. Facevamo barbecue, costruivamo go-kart, cucinavamo dolci nel forno per bambini di mia sorella e nuotavamo nel fiume.
Non sono tuttavia certo che i nostri idilliaci ricordi corrispondessero alla realt. Nel quartiere le notizie viaggiavano attraverso le bocche delle nostre madri. Charles Manson, i saldi e le diete dimagranti erano gli argomenti di conversazione pi frequenti nei negozi, ai Tupperware party e dal parrucchiere dove la mamma si faceva arricciare i capelli. Appresi cos che un ragazzino di dieci anni che abitava nella nostra strada si era impiccato. Che una ragazza due portoni pi avanti era morta in un incidente d'auto. L'autista, un ragazzo pi vecchio di lei, era sotto l'effetto della droga.
La vicinanza del Messico si traduceva in una massiccia offerta di droghe a prezzi economici. E alla met degli anni Sessanta, come nel resto dell'America, anche la nostra scuola e il nostro quartiere furono invasi da un ricco assortimento di nuove droghe.
La marijuana era la pi diffusa. Dopo la scuola i ragazzi si radunavano vicino alla pista ciclabile per vendere spinelli a cinquanta centesimi l'uno e sacchetti da venticinque grammi a dieci dollari. Offrivano tiri nei bagni e tornando da scuola. Uno dei miei amici ci aveva provato e mi aveva raccontato com'era. Mi disse che aveva chiesto una canna a un ragazzo che consumava abitualmente marijuana e se l'era fumata nel giardino della casa dei suoi. Aveva tossito molto e sentito quasi niente, e poi era rientrato in casa e si era mangiato una scatola di biscotti al cioccolato. Da allora aveva cominciato a fumare quasi tutti i giorni.
All'incirca un anno dopo un ragazzo del mio isolato mi chiese se volevo farmi una canna. Era il 1968 ed ero appena entrato al liceo. Non mi fece granch, non ebbi allucinazioni n cercai di spiccare il volo dal tetto di casa come sembrava avesse fatto la figlia di Art Linkletter quando aveva preso l'LSD. Sembrava una cosa innocua, e cos non ci pensai due volte prima di riprovarci quando il fratello maggiore di un amico me ne pass una gigantesca.
La marijuana, con il suo fascino proibito, era una sorta di rito iniziatico per accedere a un circolo esclusivo. Farne parte era un sollievo alla mia solitudine di neoliceale. Ridevo pi facilmente e mi trovavo pi divertente davanti a un interlocutore fumato. Un palliativo per la mia insicurezza. Sentivo tutto - la musica, la natura - in modo pi intenso ed ero meno timido con le ragazze, un vantaggio che non si pu sottostimare a quindici anni. Il mondo sembrava al tempo stesso pi oscuro e pi vivido. Ma forse questi non erano i motivi principali per cui continuai a fumare. C'erano anche le continue pressioni dei compagni, il senso di ribellione insito nell'accendersi una canna e il modo in cui la marijuana mi aiutava a vincere la mia goffaggine e la mia insicurezza... e oltre a tutto ci, mi aiutava a sentire qualcosa quando non sentivo quasi niente e mi aiutava ad arginare le sensazioni quando sentivo troppo. Sfumava i contorni e al tempo stesso li rendeva pi vibranti, facendomi sentire di pi e di meno.
Oggi la gente della mia et dice spesso che allora le droghe erano diverse - la marijuana era meno potente e gli allucinogeni pi puri.  la verit. Recenti analisi della marijuana in commercio hanno dimostrato che contiene una percentuale di THC, il principio attivo, doppia rispetto a dieci anni fa. Gli allucinogeni e l'ecstasy sono invece spesso tagliati o persino sostituiti da metadone e altre droghe. Numerose ricerche scientifiche hanno inequivocabilmente dimostrato i pericolosi effetti fisici e psichici delle droghe, inclusa la marijuana. Pensavamo non fossero dannose, ma ci sbagliavamo. Alcuni considerano ancora quel periodo come i bei vecchi tempi dell'uso ricreativo delle droghe. Ma se loro sono sopravvissuti indenni, non tutti se la sono cavata cos a buon mercato. Molti hanno perso la vita per incidenti, overdose e suicidi. Incontro ancora oggi molte vittime della droga degli anni Sessanta e Settanta che vagano con aria smarrita per le strade. Alcuni di loro delirano su fantomatiche cospirazioni. Apparentemente, si tratta di una caratteristica che i tossicodipendenti hanno in comune con gli alcolisti. Ogni volta che il suo liquore cominciava a fare effetto, si metteva a parlar male del governo, diceva Huckleberry Finn a proposito del padre alcolista.
Per tutta l'infanzia di Nic, fin da quando aveva sette, otto anni, gli ho parlato delle droghe. Gli ho raccontato della gente che ne  rimasta segnata o  morta. E gli ho parlato dei miei errori, cercando sempre di cogliere in lui eventuali segni premonitori dell'alcolismo o dell'abuso di sostanze psicotrope.
Quando ero bambino, i miei continuavano a ripetermi di stare lontano dalle droghe. Ma io non li ascoltavo, perch non sapevano di cosa parlavano. Erano, e sono ancora, astemi. Io invece conoscevo le droghe per esperienza personale, ed ero convinto che i miei ammonimenti fossero per questo pi credibili.
Molti psicologi consigliano ai genitori della mia generazione di mentire ai figli a proposito delle loro passate esperienze con le droghe.  lo stesso effetto negativo che pu prodursi quando un famoso atleta si presenta alle assemblee scolastiche o in televisione e dice ai ragazzi: Non usate quella porcheria, io ci ho quasi rimesso la vita, eppure  ancora l, con collane d'oro e diamanti, ingaggi stratosferici e fotografie su tutti i giornali. Lui dice: Ci ho quasi rimesso la vita. Ma il messaggio : Sono sopravvissuto, ho lottato e anche voi potete farcela. Allo stesso modo, i ragazzi vedono che i genitori non hanno subto alcun danno dalle droghe. Cos forse avrei dovuto mentire a Nic e non parlargli delle mie esperienze. Ma non l'avevo fatto, e lui sapeva la verit. Nel frattempo, la nostra vicinanza mi avrebbe permesso di capire immediatamente se ne avesse fatto uso. Ero ingenuamente convinto che, se fosse stato tentato dalle droghe, me l'avrebbe detto. Ma mi sbagliavo.
 un fresco e nebbioso pomeriggio di maggio, nell'aria c' odore di legna bruciata. In questo periodo dell'anno il sole cala prima dietro i crinali e i pioppi, e cos, nonostante siano soltanto le quattro, il giardino  gi immerso nell'ombra. La nebbia si leva tra le gambe dei ragazzi che calciano il pallone avanti e indietro. Giocano distrattamente, sembrano pi interessati alla loro conversazione, che forse verte su qualche ragazza, sui loro gruppi preferiti o sul proprietario di un ranch che ieri a Point Reyes Station ha ucciso un cane rabbioso.
L'amico di Nic  muscoloso, un sollevatore di pesi tutto fiero del suo petto e dei bicipiti rigonfi sotto la T-shirt attillata. Nic indossa un mio vecchio cardigan grigio extra-large. Con i capelli lunghi e secchi e quell'espressione languida e sognante, sembra si sia appena fatto una canna. Tuttavia, nonostante l'abbigliamento e gli umori variabili - la sua crescente noia e la sua scontrosit - e nonostante tra i nuovi amici ci siano i ragazzi pi tosti e flemmatici della scuola, quando guardo Nic vedo giovinezza e vitalit, giocosit e innocenza. Un bambino. Ecco perch sono cos sconcertato dalle verdi cime di marijuana che ho trovato nel suo zaino.
Karen  seduta sul divano del soggiorno, china sul suo taccuino, disegna con l'inchiostro di china. Jasper dorme accanto a lei sul divano, sdraiato sulla schiena con le manine chiuse a pugno.
Quando mi avvicino, Karen solleva lo sguardo.
Le mostro la marijuana. Che cos'? Dove l'hai trovata?
E poi: Come?  di Nic?  una falsa domanda, e lei lo sa.
Come al solito, controllo il mio panico cercando di arginare il suo. Andr tutto bene. Prima o poi doveva succedere. Ce la caveremo.
Esco a chiamare i ragazzi. Arrivano subito. Nic respira affannosamente.
Devo parlarvi.
Guardano le cime di marijuana nella mia mano.
Oh, fa Nic. Si irrigidisce un po' e resta in attesa, vigile. Moondog gli si avvicina e strofina il muso contro la sua gamba. Nic non  uno che nega di fronte all'evidenza. Solleva timidamente lo sguardo verso di me, con espressione spaventata, cercando di capire quanto  nei guai.
Venite dentro.
Karen e io siamo in piedi davanti ai due ragazzi. Anche lei non sa bene come cominciare. Non sono tanto scosso dalla scoperta che Nic fuma marijuana, quanto dal fatto che non me ne sono accorto.
Da quanto fumi questa roba?
Nic ci guarda alternativamente.  la prima volta che la compriamo, dice. E prima l'abbiamo fumata soltanto una volta.
Devo credergli? Non avevo mai dovuto chiedermelo prima d'ora. Certo che gli credo. A me non mentirebbe. Oppure s?
Dimmi esattamente che cosa  successo.
Guardo il suo amico, che non ha ancora detto nulla. Tiene lo sguardo basso. Nic risponde per tutti e due: Lo fanno tutti.
Tutti?
Quasi tutti.
Nic fissa le lunghe dita delle sue mani infantili posate sul tavolo. Poi mette le mani in tasca.
Dove l'hai presa?
Me l'ha data un ragazzo.
Chi?
Non  importante.
S che lo .
Ci dicono il nome del ragazzo. Volevamo soltanto vedere com'era, dice Nic.
E?
Niente di che.
L'amico di Nic mi chiede se lo dir ai suoi genitori. Quando gli rispondo di s, mi prega di non farlo. Mi dispiace, devono saperlo. Li chiamer e poi ti riporter a casa.
Ma dovevo andare a dormire da lui! protesta Nic.
Lo riporteremo a casa e poi tu e io parleremo, rispondo fissandolo.
Il suo sguardo  ancora basso.
Il padre del ragazzo, quando lo chiamo, mi ringrazia per averglielo detto. Abbiamo gi vissuto questa esperienza con i nostri primi due figli, dice, immagino che prima o poi succeda a tutti. Gli parleremo. E poi aggiunge sconsolato: Siamo cos impegnati. Non riusciamo a seguirlo abbastanza.
Chiamo quindi la madre del ragazzo che ha venduto loro la marijuana, la quale nega risolutamente che suo figlio possa aver fatto una cosa simile. Accusa Nic e il suo amico di volerlo mettere nei guai.
Quando Nic e io siamo soli, lui  contrito. Annuisce quando gli dico che Karen e io abbiamo deciso di proibirgli di uscire. S, capisco.
Non vogliamo dare alla cosa un peso eccessivo, ma neanche troppo poco. La punizione gli far capire quanto  stata grave la sua violazione delle regole della casa. Alcune azioni provocano conseguenze inevitabili, e ci auguriamo che siano adeguatamente pesanti. Sono inoltre preoccupato dai suoi nuovi amici. So che non posso essere io a sceglierli, e proibirgli di frequentarli pu solo renderli pi attraenti ai suoi occhi, ma posso almeno ridurre al minimo il tempo che trascorre con loro. Devo stare di pi con lui, seguirlo di pi. Cercare di capire che cosa gli sta succedendo.
Per quanto non potr uscire?
Vediamo come ti comporterai le prossime due settimane.
Ci sediamo di fronte sui due divani. Nic sembra sinceramente dispiaciuto. Gli chiedo: Che cosa ti ha fatto venire voglia di provare la marijuana? Fino a poco tempo fa l'idea di fumare anche solo una sigaretta ti repelleva.
Non lo so.
Con la penna rossa posata sul tavolino, Nic comincia a disegnare delle griglie sul giornale.
Immagino sia stata curiosit.
E poi aggiunge: In ogni caso non mi  piaciuta. Mi ha fatto sentire... non so... un po' strano. Non preoccuparti, non lo rifar mai pi.
Hai provato altre droghe?
La sua espressione incredula mi convince che sta dicendo la verit.
So di avere fatto una cosa stupida, dice, ma non sono cos stupido.
E l'alcol? Quanto ne bevi?
Esita un po' prima di rispondere. Mi sono ubriacato solo una volta, con Philip.  stato quando siamo andati a sciare.
Al lago Tahoe?
Annuisce.
Ricordo il lungo weekend prima che nascesse Jasper, quando avevamo affittato un bungalow ad Alpine Meadows. Nic aveva invitato il suo amico Philip, un ragazzino piccolo, con i capelli che gli penzolavano davanti agli occhi, figlio di nostri amici.
Eravamo arrivati in montagna di notte, poco prima che una tormenta bloccasse le strade. La mattina i pini erano spolverati di bianco. Nic era gi andato a sciare, ma quella volta lui e Philip decisero di provare lo snowboard. Pensava che per un surfer come lui sarebbe stato pi facile imparare.  come sull'acqua, solo che sotto i piedi hai la neve, aveva detto.  sempre una questione di equilibrio e gravit. Ma non fu cos facile, e prima di imparare continu a cadere per ore.
E l'alcol come te lo sei procurato? gli chiedo.
Nic oscilla avanti e indietro sul divano. Una notte tu e Karen siete andati a dormire presto, racconta. Philip e io eravamo seduti vicino al caminetto, a guardare la tv. A un certo punto ci siamo annoiati e abbiamo deciso di giocare a carte, ma non riuscivo a trovarle. Cercandole ho trovato il mobiletto dei liquori. Abbiamo preso dei bicchieri e ci siamo versati un po' di tutto - soltanto un po', cos nessuno se ne sarebbe accorto. Rum, bourbon, gin, sak, tequila, vermouth, scotch, uno strano intruglio verde, crme di qualcosa. Fa una pausa e continua: Abbiamo bevuto tutto. Era disgustoso, ma volevamo vedere che effetto faceva.
Ricordo quella notte. Karen e io eravamo stati svegliati da loro due che vomitavano. Simultaneamente, nei due bagni al piano di sotto. Eravamo scesi a controllare e avevamo pensato che avessero preso l'influenza.
La mattina avevamo chiamato la madre di Philip. S, c' un'autentica epidemia di influenza, aveva detto. I ragazzi erano stati male per tutto il viaggio di ritorno. Una volta non ero riuscito a fermarmi in tempo e Nic aveva vomitato dal finestrino.
Da allora non ho pi toccato alcol. Soltanto il pensiero mi fa stare male.
La sua ragionevolezza  disarmante e anche se il suo inganno  come un pugno nello stomaco, non posso non apprezzare il suo candore.
Se pu esserti di conforto, dice Nic, tutto questo lo odio. Non lo dico per scusarmi, ma...  difficile.
Che cosa  difficile?
 difficile. Non so. Tutti bevono. Tutti fumano.
Mi viene in mente il suo adorato Salinger, quando Franny dice: Sono stufa di non avere il coraggio di essere una nullit assoluta.
Luned mattina chiamo il suo insegnante e quando gli dico che cosa  successo, lui fissa un colloquio con Karen e me dopo la scuola. Lo incontriamo nella classe vuota, seduti tutti e tre sui banchi degli studenti.
L'insegnante mi mostra un raccoglitore con i compiti di Nic: matematica, geografia, letteratura. Le pagine sono coperte di disegni: una prosperosa ragazza con grandi occhi, uomini dagli occhi infossati e capilettera tridimensionali. Lo stile e i soggetti di questi disegni contrastano vivamente con la scena medievale sulla lavagna di fronte alla classe. Su un'altra parete sono affissi gli espressivi autoritratti degli studenti. Riconosco subito Nic: abbozzato a grandi linee, come un fumetto,  il ragazzo che sorride con gli occhi sbarrati.
Chinandosi in avanti sulla piccola sedia, l'insegnante sfoglia le pagine del folder di Nic. A scuola se la cava molto bene, dice.  un leader. Riesce a coinvolgere tutti nelle sue discussioni.
Ma che cosa ci dice della marijuana? chiede Karen.
L'insegnante, sempre pi scomodo sulla bassa sedia, si appoggia sui gomiti. Ho notato che Nic ultimamente frequenta un gruppo di studenti considerati molto cool, dice. Fumano sigarette e probabilmente anche marijuana. Ma non penso dobbiate preoccuparvene troppo.  normale. Lo fanno quasi tutti.
Ma Nic ha soltanto dodici anni, ribatto io.
S, sospira l'insegnante.  a quell'et che provano la prima volta.  inevitabile. Prima o poi incontrano qualcuno che gliela fa provare.
Quando gli chiediamo consiglio, dice: Parlategliene.  quello che farei io. Se volete possiamo parlarne anche in classe. Naturalmente senza fare nomi. Se la famiglia e la scuola lavorano insieme, le probabilit di successo sono maggiori.
Lei gli proibirebbe di frequentare...? Faccio i nomi dei ragazzi. Non sembrano avere un buon influsso su di lui.
Le foglie dell'albero davanti alla finestra stormiscono sotto il sole del pomeriggio mentre l'insegnante rimugina sulla mia domanda. Incoraggerei amicizie pi sane, certo, dice. Ma non so quanto riuscirete a ottenere con le proibizioni. Da quanto ho visto in passato, quando gli si proibisce qualcosa, cercano di ottenerlo lo stesso con l'inganno. Pi che mettere dei paletti, dovreste cercare di indirizzare le sue scelte.
Poi l'insegnante mi raccomanda di leggere un libro sugli adolescenti e mi promette che resteremo in contatto.
Fuori c' vento. Il cortile della scuola  deserto, c' soltanto Nic che ci sta aspettando.  seduto su un'altalena nel parchetto dei piccoli, con le gambe ripiegate all'indietro.
In camera, Karen e io continuiamo a parlarne, sviscerando le nostre paure. Che cosa mi preoccupa? So che l'erba pu diventare un'abitudine e che pu distrarre Nic dai suoi impegni scolastici. Ho paura che possa provare altre droghe. Lo metto in guardia contro la marijuana. Pu essere il primo passo verso l'assuefazione a droghe pi pesanti, gli dico. Probabilmente non mi crede, come io non credevo agli adulti che me lo dicevano quando ero giovane. Ma a dispetto del mito perpetuato dalla mia generazione, la prima a consumare droghe in massa, la marijuana  una droga di passaggio. Quasi tutti quelli che ai miei tempi fumavano erba al liceo hanno provato altre droghe. E non ho mai conosciuto un consumatore di droghe pesanti che non abbia iniziato con la marijuana.
Comincio a mettere in discussione tutte le mie scelte, inclusa quella di trasferirci in campagna. Non ho mai pensato che un sobborgo o un paesino sia cos remoto da essere immune dai pericoli spesso associati alle metropoli, ma ero convinto che una cittadina come Inverness dovesse essere pi sicura che un quartiere malfamato di San Francisco. Adesso non ne sono pi cos certo. Mi chiedo se non avremmo fatto meglio a restare a San Francisco. Ma forse il trasferimento  stato irrilevante, sarebbe potuto succedere ovunque.
Mi biasimo per la mia ipocrisia. Come posso dirgli di non usare droghe quando lui sa che io l'ho fatto? Gli parlo di amici le cui vite sono state rovinate dalle droghe. E intanto, come sempre, do la colpa al divorzio. Poi per mi dico che molti figli di divorziati non hanno problemi e molti figli di famiglie felici si ficcano invece nei guai. Ma nemmeno questo mi aiuta a scindere il problema da quello che considero l'evento pi traumatico della vita di Nic.
I giorni seguenti continuo a parlargli delle droghe e dei falsi miti che alimentano, dicendogli che: Anche se non pu sembrare,  molto pi cool impegnarsi, studiare e apprendere. Ripensando agli anni della mia giovinezza, credo davvero che i ragazzi pi cool siano stati quelli che si sono tenuti alla larga dalle droghe.
Cerco di convincerlo che so di che cosa sto parlando, che conosco l'ubiquit e la seduzione degli stupefacenti.
Nic sembra ascoltarmi con attenzione, anche se non so come recepisca le mie parole. Sento che il mio rapporto con lui  cambiato. Adesso sono il bersaglio occasionale della sua esasperazione. Ci scontriamo per la poca cura nei compiti e per le cose fatte a met. Ma tutto questo rientra nell'ambito di un'accettabile e prevedibile ribellione adolescenziale.
Tre settimane dopo sto portando Nic da un medico per una visita di controllo. Abbasso la musica dello stereo e ricomincio a metterlo in guardia. So che arringarlo non serve a nulla se non a farlo barricare nel silenzio, ma non voglio lasciare nulla di intentato. Il mio tono ha oscillato finora dall'ammonimento alla supplica. Oggi voglio allentare un po' la tensione. Lo informo che Karen e io abbiamo deciso di revocare il divieto di uscita. Lui annuisce e mi ringrazia.
Nelle settimane seguenti continuo a tenerlo sotto osservazione. Il suo umore sembra migliorato. Forse quella busta di marijuana  stata utile e gli ha dato una lezione importante.
Penso sia stato proprio cos. Nic  in terza media e le cose sembrano andare molto meglio.
Ormai esce raramente con il ragazzo che ha avuto una pessima influenza su di lui - quello che, stando a Nic, gli ha venduto la marijuana (e a questo proposito credo pi a lui che alla madre del ragazzo). Trascorre invece un sacco del tempo libero facendo surf con i suoi amici di West Marin. Facciamo anche surf insieme, e durante queste uscite abbiamo tempo per parlare, e mi sembra aperto e ottimista. Ed  anche motivato negli studi.
Continua a divorare libri. Ha letto e riletto Franny e Zooey e Il giovane Holden. Dopo Il buio oltre la siepe passa a Un tram chiamato desiderio e registra un'intervista radiofonica con Blanche DuBois. Per un compito basato su Morte di un commesso viaggiatore disegna un fumetto che denigra i valori della famiglia Loman. Segue un progetto sulle biografie di personaggi storici per il quale indossa una parrucca bianca, baffi posticci e un vestito bianco, e camminando avanti e indietro sul palco racconta con un marcato accento del Sud la vita di Samuel Clemens. Il mio nom de plume  Mark Twain. Sedetevi comodi e lasciate che vi racconti la mia storia. Non ci sono pi stati indizi che fumasse qualcosa, n marijuana n sigarette, e il suo impegno scolastico  un'ulteriore prova della sua guarigione.
 un weekend caldo, senza vento. Nic ha tredici anni. Dopo una tranquilla giornata in casa, con la promessa di forti onde da sud, attacchiamo le tavole da surf al tetto della station-wagon e prendiamo la tortuosa strada che porta alla spiaggia vicino a Point Reyes. Raggiungiamo il punto in cui le onde si rompono dopo un'ora di cammino lungo il sentiero erboso che attraversa le dune.
Con le tavole sottobraccio, Nic e io avanziamo fino alla bocca di un estuario che si dice popolato da grandi squali bianchi. Uno stormo di pellicani in formazione a V vola sopra le nostre teste. Il sole  basso sull'orizzonte, i suoi raggi sembrano dipinti con un acquerello arancione. Al tramonto, sulla baia scende la nebbia. Non abbiamo mai visto onde cos belle. Indossiamo prontamente le mute e corriamo verso l'acqua, sdraiandoci sopra i surf. Il sole ormai scomparso proietta sull'acqua gli ultimi raggi color porpora. Dal lato opposto fa capolino la luna, grassa e gialla. In acqua ci sono altri due surfisti, che per smettono subito. Nic e io restiamo soli a cavalcare i flutti.
L'unico rumore che sentiamo, a intervalli regolari,  quello delle onde che si frangono. Le cavalchiamo una dopo l'altra planando sulle creste spumeggianti. Sta diventando buio. La nebbia oscura la luna e ci avvolge. All'improvviso Nic e io ci troviamo sospinti da due correnti diverse, che ci spingono verso le due sponde opposte del canale. La distanza tra di noi aumenta e quando lo perdo di vista mi sento invadere dal panico.
Avanzo verso di lui remando alla cieca con le braccia finch non sono troppo esausto per lottare contro la corrente. Alla fine, dopo aver remato senza sosta per mezz'ora, una raffica di vento spazza la nebbia e lo vedo. Sta cavalcando uno spumeggiante muro d'acqua, con la schiuma che ribolle ai suoi piedi e il volto illuminato da uno scintillante sorriso. Quando mi vede, agita le braccia.
Esausti ma soddisfatti, fradici e con la pelle bruciata dal vento, ci togliamo le mute, riempiamo gli zaini e ci incamminiamo verso la macchina.
Sulla via del ritorno ci fermiamo in una taqueria. Mangiamo giganteschi burritos e beviamo soda al lime. Nic  pensieroso, parla del suo futuro. Non riesco a credere che sono stato ammesso a quel liceo, dice.
Non l'avevo mai visto cos felice come dopo la visita che aveva fatto alla nuova scuola. Sembrano tutti cos... aveva fatto una pausa per trovare la parola giusta ...entusiasti. Di tutto. Arte, musica, storia, scrittura, giornalismo, politica. E gli insegnanti... Un'altra pausa per prendere fiato. Gli insegnanti sono straordinari. Ho assistito a una lezione di poesia e alla fine non volevo alzarmi. Poi, in tono pi pacato, aveva detto: Non ce la far mai a essere ammesso.
E invece ce l'ha fatta, e adesso  al settimo cielo.
All'inizio di giugno si svolger la cerimonia della consegna dei diplomi di terza media. La scuola ha affittato l'auditorium di una chiesa, e i genitori si sono occupati delle decorazioni e del rinfresco. Arrivo in anticipo per dare una mano nei preparativi.
Un paio d'ore dopo giungono i genitori e gli insegnanti. Poi  la volta dei diplomati, visibilmente impacciati nei vestiti eleganti. Molte ragazze indossano abiti nuovi o presi a prestito e oscillano pericolosamente sui tacchi alti, come se fossero un po' sbronze. I ragazzi sembrano impediti dai colletti abbottonati e giocherellano nervosamente con i nodi delle cravatte, che allentano gradualmente.
Ma nonostante gli assurdi vestiti, gli studenti si dimostrano all'altezza della situazione. A uno a uno, i diplomati sono chiamati sul palco per ricevere il diploma dalle mani del preside. I compagni applaudono calorosamente. Quel giorno, e soltanto quel giorno, si incoraggiano a vicenda con generoso entusiasmo, applaudendo con lo stesso vigore amici e rivali.
Non avrei mai immaginato di commuovermi tanto a una cerimonia di consegna dei diplomi. Dopo tre anni che li accompagniamo a scuola e in gita, che li invitiamo alle feste di Nic, che li vediamo alle recite e alle gare sportive e che Nic ci racconta i loro successi, le loro gioie e i loro dolori, quei ragazzi li conosciamo ormai bene. Il ragazzo la cui madre ha negato che avesse venduto marijuana a Nic. La ragazza con la quale Nic parlava per ore al telefono. I ragazzi che accompagnavamo a scuola in macchina. Goffi e insicuri, con i diplomi in mano, scendono con passo incerto dal palco, diretti verso la fossa dei serpenti del liceo.
Il weekend dopo la consegna dei diplomi facciamo un picnic con alcuni amici sulla spiaggia di Heart's Desire. Nell'afoso pomeriggio di giugno la baia  immobile. Ognuno ha portato qualcosa da mangiare, patatine, insalate, un salmone intero al forno, hamburger e bibite. In acqua i ragazzi giocano a capovolgersi sulle canoe e i kayak. Sulla spiaggia, con addosso le felpe, i capelli ancora bagnati, gli amici di Nic parlano dei loro progetti per l'estate. Ma Nic non partecipa,  sempre taciturno quando si prepara a partire.
Sale la nebbia e ci trasferiamo a casa, dove ci sediamo attorno al fuoco e Nic legge le dediche che gli amici gli hanno scritto sul diario: Al liceo avrai un milione di ragazze, Goditi il surf, L'anno prossimo non vivr pi qui e forse ci rivedremo solo tra dieci anni. Teniamoci in contatto, Ti adoro. Ti ho adorato fin dal primo istante che ti ho visto, Buona fortuna al liceo, scorreggina, Non ti conosco poi cos bene, ma goditi l'estate, Divertiti pi che puoi quest'estate, stupida testolina di cazzo. Scherzavo, Spero che un giorno mi dedicherai un libro, ti ringrazier quando vincer l'Oscar. Il suo insegnante scrisse: Ovunque sarai, qualunque cosa farai cerca la verit, insegui la bellezza e lotta per il bene.
Sta iniziando un'altra estate senza Nic, che partir per Los Angeles subito dopo la nascita della nuova sorellina.
* * *
La mattina del 7 giugno Karen, Nic, Jasper e io saliamo in macchina. La bambina  podalica e sar pertanto necessario un parto cesareo. Karen ha scelto il giorno del compleanno di sua madre. L'appuntamento  alle sei. La sorella di Karen mette una musica rilassante di Enya, ma Karen vuole i Nirvana e spara Nevermind a tutto volume.
Gotta find a way
A better way
I'd better wait
I'd better wait.a
Attraversiamo il bosco e lasciamo Nic e Jasper a casa di Nancy e Don. Li chiameremo dall'ospedale, quando la bambina sar nata.
Nostra figlia nasce alle sette del mattino. Ha i capelli ricci e scuri, e i suoi occhi sono luminosi. La battezziamo Marguerite ma la chiamiamo Daisy.
Nancy arriva in ospedale con Nic e Jasper, che vengono scortati nella stanza fiocamente illuminata dove Karen allatta la piccola. Un'infermiera chiede a Nancy e a Nic se vogliono fare il primo bagnetto a Daisy. Jasper si siede vicino a Karen mentre Nancy e Nic, aiutati dall'infermiera, portano la bambina nella nursery, dove la pesano, la lavano e la vestono con una soffice camicetta da notte decorata con elefantini rosa. Pesa tre chili e seicento grammi ed  lunga cinquantadue centimetri. Nic la fissa e dice a Nancy: Non avrei mai immaginato di avere una famiglia come questa.
Il giorno dopo torniamo a casa. Accanto a Nic, sul sedile posteriore, adesso ci sono due seggiolini.
La mattina mi sveglio presto e trovo i due ragazzi, ancora in pigiama, seduti sul divano con due tazze di cioccolata. Nic legge Rana e rospo grandi amici. Jasper  rannicchiato contro di lui. Nel caminetto arde un piccolo fuoco. Nic chiude il libro e si alza per preparare la colazione per tutti, e mentre armeggia davanti ai fornelli canta con una voce roca alla Tom Waits: Ecco che le uova inseguono il bacon nella padella.
Mangiamo e poi io e i ragazzi andiamo a fare una passeggiata fino alla spiaggia, fermandoci di tanto in tanto a raccogliere more per una torta. Ci mettiamo pi del solito perch Nic e Jasper, con le labbra e le dita blu, mettono nel cestino una mora su dieci.
Tornati a casa, dopo la cena e la torta Nic e Jasper giocano nell'erba. Come un cucciolo di leone, Jasper si arrampica sulla testa di Nic. Karen tiene in braccio Daisy, che si guarda attorno con gli occhioni spalancati. Brutus, come un sonnolento orso bruno,  sdraiato accanto ai bambini. Con Jasper attaccato al collo, Nic si rotola sull'erba e guardando il cane negli occhi, canta: Dammi un bacio per trasformare un sogno in realt. Poi d un grande bacio sul naso a Brutus. Il cane sbadiglia, Nic lancia giocosamente in aria Jasper e Daisy si addormenta.
Li guardo e rivivo la sconcertante emozione che avevo provato quando era nato Nic. La gioia della paternit si accompagna sempre a un senso di vulnerabilit.  al tempo stesso sublime e terrificante.
Qualche giorno fa ho letto sul giornale dell'esplosione di uno scuolabus in Israele e un articolo su alcune famiglie dei bambini morti nell'attentato di un anno fa a Oklahoma City; dei proiettili vaganti che hanno ucciso alcuni bambini in un campo di rifugiati bosniaci; e, in un servizio dalla Cina, la storia di un rapinatore condannato a morte che sulla via del patibolo ha urlato al fratello: Abbi cura di mio figlio. Mi sono sentito prendere da un'angoscia che non avevo mai provato prima. Forse noi genitori siamo in pena per ogni bambino. Forse proviamo pi di quanto possiamo immaginare. Mentre guardo i miei tre figli nella luce dorata che filtra attraverso le foglie dei pioppi, il pensiero che per il momento sono sani e felici, che  in definitiva quello che tutti i genitori si augurano, mi riempie di gioia. Vorrei che potesse essere sempre cos, con i miei figli accanto a me, sani e felici.

a. Devo trovare una via / Una via migliore / Meglio aspettare / Meglio aspettare.


5

QUELLO psicopatico di tuo marito sta torturando il mio fratellino, dice Nic a Karen, che  appena entrata nella stanza e mi si piazza davanti con le mani sui fianchi.  una mattina piovosa, tra poche ore Nic partir per Los Angeles. Sto sciogliendo un intricato nodo nei capelli di Jasper e lui sta urlando come se gli stessi strappando le unghie con le tenaglie. Nic esce dalla doccia avvolto in un asciugamano blu e indossa un parka arancione, si infila un paio di lunghi stivali verdi e degli occhialini da motociclista, brandendo un cucchiaio di legno.
Gi le mani da quella canaglia, mi dice. E, rivolto a Jasper, esclama: Oh, che terribile dolore, fratellino caro. Che ingiustizia. Che crudelt.
Poi scrive sul cucchiaio: Buongiorno, miei valorosi compagni, distraendo Jasper, che mi lascia finire di spazzolargli i capelli.
Nic  pronto,  arrivato il momento dei saluti. Jasper e Nic fanno la loro stretta di mano segreta, un complicato rituale con le mani che si sfiorano e si stringono, i pugni che si scontrano e una stretta finale da cui le due mani si staccano lentamente per poi puntare gli indici l'uno contro l'altro dicendo all'unisono: Tu!
No, Nicky, non voglio che te ne vai, urla Jasper. Si abbracciano e poi Nic bacia sulla fronte la piccola Daisy. Lui e Karen si abbracciano di nuovo.
Sputnik, vecchio mio, goditi l'estate, dice lei.
Mi mancherai Mamacita.
Scrivimi.
E tu rispondimi.
Per andare all'aeroporto prendo la strada panoramica lungo Ocean Beach anzich attraversare la citt. Nic guarda le onde. Al terminal lascio la macchina nel parcheggio e accompagno Nic al check-in. Poi ci salutiamo.
Tutte le cose, dice lui.
Tutte le cose, rispondo io.
Questi addii all'aeroporto mi spezzano il cuore, ma non lo lascio trapelare, non voglio che lui si senta ancora peggio.
Anche se apparentemente  la soluzione migliore, detesto l'affido congiunto. I figli si sentono divisi tra due case, due genitori con i rispettivi nuovi partner, pi gli eventuali fratellastri e sorellastre, e un guazzabuglio di aspettative, valori e regole che spesso si contraddicono a vicenda. La casa  una cosa sacra, disse Emily Dickinson. Ma due case sono una contraddizione. Quanti adulti riuscirebbero a vivere in due case? Per i bambini la casa  ancora pi importante, la culla psicologica e fisica del loro sviluppo, l'incarnazione di tutto quello che i genitori rappresentano: stabilit, sicurezza e regole di vita.
Una settimana dopo la partenza di Nic intervisto Judith Wallerstein, una celebre psicologa infantile fondatrice del Judith Wallerstein Center for the Family in Transition a Marin County, non lontano da Inverness. La Wallerstein aveva raggiunto la fama raffreddando gli entusiasmi dei neodivorziati nei tardi anni Sessanta. Prima di allora in America i divorzi erano difficili e socialmente riprovevoli, ma il cambiamento dei costumi e le nuove leggi in materia li avevano resi pi facili e comuni. Per molti adulti era stata un'autentica liberazione: le convenzioni sociali non li avrebbero pi condannati a matrimoni infelici. Era opinione diffusa che i figli sarebbero stati pi felici se anche i genitori lo erano, ma la dottoressa Wallerstein scopr che in molti casi erano invece traumatizzati.
Intervistando soggetti da due a diciassette anni i cui genitori avevano divorziato all'inizio degli anni Settanta, scopr che per molti di loro era difficile accettare la separazione. Presumendo che il tempo avrebbe sanato le ferite, li intervist una seconda volta, a distanza di un anno. Non solo non erano guariti, erano addirittura peggiorati.
Nel corso dei successivi venticinque anni Judith Wallerstein continu a intervistarli a intervalli regolari e il risultato della sua ricerca fu che un terzo di loro soffriva di forme pi o meno gravi di depressione e molti avevano difficolt di apprendimento o relazionali.
Nessuno volle per ascoltare il suo messaggio, che fu aspramente criticato. Le femministe l'accusarono di volere in realt indurre le donne a tornare a casa, sopportare i mariti e occuparsi dei figli. Per contro, la nuova destra si appropri delle sue conclusioni, usandole come prove a sostegno della difesa dei valori tradizionali della famiglia e per attaccare i genitori separati e le famiglie non tradizionali. I padri separati la lodarono per avere sottolineato l'importanza dei padri nella vita dei figli e l'attaccarono quando dichiar che alcune forme di affido congiunto potevano essere traumatizzanti. Ma le sue scoperte lasciarono il segno, influenzando giudici, terapeuti e genitori. I suoi libri sono stati per anni in vetta alle classifiche e sono ancor oggi la bibbia di molti giudici e psicologi.
Ho incontrato Judith Wallerstein nel suo chalet con vista sulla baia di San Francisco.  una donna minuta ed elegante, con capelli d'argento e occhi azzurri. Le chiedo che cosa pensa degli affidi congiunti a lunga distanza come quello di Nic e lei mi dice che ha conosciuto molti ragazzi e ragazze che quando cambiano casa vagano da un mobile all'altro - tavolo, letto, divano -, toccandoli per sincerarsi che sono ancora l. E il genitore assente potrebbe essere persino pi elusivo dell'arredamento. Quando i figli crescono, possono considerare illusorie e precarie entrambe le case. Inoltre, mentre i figli piccoli possono soffrire quando l'affido congiunto li separa troppo a lungo da un genitore, i cambi troppo frequenti, soprattutto se i genitori vivono molto lontani, possono traumatizzare i pi grandi. Passare troppo spesso da un ambiente all'altro ostacola le amicizie... e gli adolescenti preferirebbero trascorrere l'estate con gli amici invece che con le famiglie, spiega Judith Wallerstein, per poi concludere: Pensare che questi bambini possano integrarsi in due case diverse, con genitori e fratellastri diversi, pu farci sentire meno in colpa, ma la maggior parte di loro non ha questa flessibilit. Anche per loro, come per la maggior parte delle persone,  semplicemente impossibile condurre due vite parallele.
Per molte famiglie le vacanze estive sono un'occasione per stare insieme. Io invece voglio che passino il pi in fretta possibile. Nic e io ci telefoniamo regolarmente. Mi parla dei film che ha visto, degli sport che pratica, dei nuovi amici e dei libri che ha letto. Quando lui  a Los Angeles la vita  pi tranquilla ma anche la gioiosa presenza della piccola Daisy  oscurata da un velo di malinconia. Non riusciamo ad abituarci alla sua assenza.
Cerchiamo di approfittare al massimo del tempo che trascorriamo insieme. Sta con me due settimane e ci dedichiamo al surf, al nuoto e al kayak. Poi andiamo da alcuni amici a San Francisco. La sera Nic ci intrattiene con le sue imitazioni cinematografiche, da De Niro in Taxi Driver a Jack Nicholson in Shining e Dustin Hoffman in Rain Man.
Andiamo anche a trovare Nic a Los Angeles nei weekend stabiliti per poi spostarci verso Santa Barbara o verso San Diego. Una volta noleggiamo delle biciclette e in una notte di luna piena, sulla spiaggia, siamo estasiati dallo spettacolo di decine di migliaia di pesci grunion, scaraventati sulla battigia da un'onda e impegnati nel loro bizzarro rituale di accoppiamento. Le femmine depongono le uova nella sabbia e i maschi si avvolgono attorno a esse fertilizzandole. Dopo circa mezz'ora, le onde li risospingono in mare.  come se non ci fossero mai stati, e li avessimo soltanto immaginati.
Dopo questi due weekend lo riportiamo da sua madre e dal patrigno.
* * *
L'estate  finita. Finalmente. Karen, Daisy, Jasper e io andiamo all'aeroporto, ad aspettare l'atterraggio dello shuttle dell'affido congiunto. Dopo la lunga fila dei pendolari, arrivano i minori senza accompagnatore, con il nome scritto su un adesivo appuntato al petto. Ed ecco Nic. Ha i capelli corti e un nuovo cardigan azzurro che indossa sopra una T-shirt. Ci abbracciamo, scambiandoci il rituale Tutte le cose, e poi ritiriamo le sue valigie.
Tornando a Inverness, Nic ci racconta della sua vicina di posto in questo volo, che quando aveva saputo che era solo, gli aveva messo gli occhi addosso. Si  infilata delle cuffie rosse stile paraorecchie, ha tirato fuori il walkman e ha cominciato a dondolarsi e a muovere languidamente la testa cantando: Ooo, baby. I lo-v-v-v-e you'.
Nic controlla se lo stiamo ascoltando e poi continua: Dopo, quando  arrivata a un certo punto della canzone, si  tolta le cuffie e me le ha infilate. Ascolta', ha detto. Devi sentire questo', alzando il volume al massimo. La canzone dice: I rock to Jesus. Whoa-o-o. Jesus rocks me. Yeah. Jesus - you blow my mind'. Il volume  cos alto da spaccarmi i timpani, ma io sorrido affabilmente e le porgo le cuffie dicendole che  proprio una bella canzone. Al che, con espressione gelida, lei ribatte: No, la migliore  quella dopo', e mi rimette le cuffie.  un rap: Oh, the devil wants to tempt me, yo, and I ain't gonna listen, no...' Sorrido anche questa volta, annuendo, poi mi tolgo le cuffie e gliele ripasso. Tieni, te la regalo', fa lei togliendo la cassetta dal walkman. No, grazie,  troppo gentile da parte sua', rispondo io, ma i suoi occhi adesso mi fanno paura, e cos le dico: Be', se proprio non le dispiace privarsene,  un gran bel regalo, grazie'.
Tira fuori la cassetta da una tasca dei pantaloni. Volete ascoltarla? chiede.
La infiliamo nell'autoradio e Nic stringe la mano di Jasper battendo il ritmo.
Con tre figli, la variopinta schiera degli amici di Nic, innumerevoli strumenti amplificati e a percussione e due cani, la nostra casa  diventata un'assordante cacofonia di canti, latrati, urla, strilli, uggiolii, risate, scalpitii, tonfi e scricchiolii. Un giorno, parlando con un amico, la mia agente dice di me: Non ho ancora capito se vive in un asilo o in un canile.
Abbiamo bisogno di una nuova auto. L'orda di animali e bambini ci induce a optare per un minivan. Visitiamo vari concessionari e alla fine scegliamo una Honda Odyssey, sulla quale montiamo subito i portasurf.
In un luminoso pomeriggio, il giorno prima del colloquio orientativo di Nic, andiamo tutti insieme al mare. Karen, Jasper e Daisy giocano sulla sabbia, raccolgono conchiglie e sguazzano tra le onde. Brutus e Moondog inseguono un branco di cani locali e Brutus ruba una baguette dal picnic di una famiglia.
Nic e io, sdraiati a pancia in gi sui surf, remiamo con le braccia fino al point break, aspettando le onde giuste. Nic mi racconta della sua estate, delle partite di baseball e dei film che ha visto. Quando cominciamo a parlare del suo colloquio orientativo, mi confessa che il pensiero del liceo lo preoccupa e lo eccita al tempo stesso.
Poi arrivano le onde giuste, e le cavalchiamo fino alla spiaggia, dove Nic aiuta Jasper a costruire un castello di sabbia e legnetti decorato con alghe e conchiglie.
Mentre lavorano, Jasper chiede a Nic: Com' Los Angeles?
 una grande citt, ma io sto in un sobborgo in periferia, risponde lui. Ci sono parchi e spiagge. Un po' come qui, ma senza te. Mi manchi sempre quando sono laggi.
Anche tu mi manchi, dice Jasper e poi chiede: Perch tua madre non viene qui e viviamo tutti nella stessa casa cos non dobbiamo pi separarci?
Buona idea, risponde Nic, ma difficile da realizzare.
Sulla via del ritorno continuiamo a parlare dell'incessante avanti e indietro da Los Angeles. Nic se ne lamenta. Anche se non vorrebbe mai essere costretto a scegliere tra uno dei due genitori, non sceglierebbe nemmeno l'affido congiunto.  questa la conclusione cui sono giunto. Vivere con entrambi i genitori ha contribuito a formare il suo carattere.  un ragazzo straordinario, pi responsabile, sensibile, introspettivo e sagace di quanto avrebbe potuto esserlo altrimenti. Ma il prezzo della distanza geografica ed emotiva prodotta dal divorzio  stato tale che non dovrebbe almeno essere stato costretto a viaggiare. Dovevamo essere noi ad andare da lui. Anche se le visite sarebbero state molto pi dispendiose, sono certo che l'infanzia di Nic sarebbe stata pi facile. E invece, l'unica magra consolazione del suo incessante pendolarismo da un genitore all'altro  che ha gi collezionato molte pi miglia gratis di un viaggiatore medio adulto.


6

MARK, la terza media  meglio della seconda? chiede Dawn al fratello maggiore in Fuga dalla scuola media di Todd Solondz.
Non proprio.
E la prima liceo?
I primi due anni del liceo sono una palla. I migliori sono gli ultimi tre. Sono un po' come al college. Parleranno male di te, ma non te lo diranno in faccia.
Odiavo il liceo, un laboratorio darwiniano di clich, crudelt e violenze gratuite. I miei voti erano pi che accettabili e non mi sono ficcato in nessun guaio, ma tranne un corso di scrittura, la scuola era una totale perdita di tempo. Non imparai nulla, e nessuno se ne accorse. La scuola di Nic sembra invece una facolt umanistica. I programmi sono molto stimolanti: arte, scienze, matematica, inglese, lingua straniera e giornalismo, oltre a corsi sulla giustizia in America, la religione e la politica, tutti con insegnanti preparati e impegnati. La retta  molto alta, Vicki e io dobbiamo tirare la cinghia per pagarla. Ma ci diciamo che nulla  pi importante dell'educazione dei figli. Tuttavia, non potevo impedirmi di chiedermi se ne valesse davvero la pena. I ragazzi della mia citt frequentavano quasi tutti scuole private. E da quanto avevo sentito non andavano n meglio n peggio di noi delle scuole pubbliche. Forse ci illudiamo di poter comprare ai figli una vita migliore, o almeno pi facile.
La scuola di Nic si trova nel campus di un'ex accademia militare. Le classi sono grandi e ariose. Ci sono una piscina all'aperto e verdi campi da gioco, laboratori scientifici ultramoderni, atelier d'arte e un teatro. Dopo due mesi Nic gioca gi nella squadra di basket e ha ottenuto una parte in una pice teatrale. Un venerd sera incontriamo i suoi nuovi amici al campus e andiamo tutti insieme a casa nostra. Sembrano bravi ragazzi, impegnati nella politica locale e dediti agli sport, alla pittura, alla recitazione e alla musica. Lui dice che adora i suoi insegnanti.  un inizio incoraggiante.
Nic continua a divorare film, un'autentica ossessione fin da quando ha imparato a premere il pulsante PLAY del videoregistratore. Oltre alla Pantera Rosa, L'uomo ombra e i Monty Python, adesso, grazie a Karen, guarda anche film di Godard, Bergman e Kurosawa.
Dopo la scuola e prima dei film, tra una partita, una recita e le uscite con gli amici, Nic trova anche tempo per Daisy e Jasper. Daisy, che stava cominciando a parlare correttamente, per qualche strana ragione ora si esprime solo con versi di animali: bela, raglia e grugnisce. Lei e Jasper, che chiamiamo Boppy, dalla cometa Hale-Bopp che sta passando sopra la Terra, sono innamorati di Nic, che li adora a sua volta.
L'anno scolastico procede senza intoppi. Nic svolge i suoi compiti coscienziosamente. Karen lo interroga sui nuovi vocaboli francesi che deve imparare ogni settimana. Io correggo l'ortografia dei suoi temi. Le valutazioni degli insegnanti sono molto positive.
Poi, un pomeriggio di maggio, Nic, Jasper e Daisy sono in giardino con Karen. Suona il telefono.  il preside della scuola di Nic. Ci convoca tutti e due per parlare della sospensione di Nic, che ha comprato marijuana al campus.
Sospensione?
Non lo sapevate?
Nic non ce l'aveva detto.
Anche se due anni prima avevo gi trovato della marijuana nel suo zaino, non riesco a crederci.
 sicuro che non si tratti di un errore?
Non  un errore.
Comincio subito a razionalizzare. Al pari di molti suoi coetanei, Nic sta sperimentando gli effetti delle sostanze psicotrope. Mi dico che lui non  il tipico drogato, come i ragazzi che ciondolano in centro, con una sigaretta in una mano e la lattina di birra nell'altra, e non  nemmeno come il figlio adolescente di un mio vecchio amico, che guidando strafatto di eroina ha provocato un grave incidente. Ho sentito di una ragazza dell'et di Nic che dopo un'iniezione di eroina si  tagliata i polsi ed  stata rinchiusa in un ospedale psichiatrico. Nic non  come loro, lui  un ragazzo aperto, gioioso e diligente.
I miei genitori non hanno mai saputo che assumevo droghe. Al liceo, l'erba la compravo con i soldi della paghetta e con quello che guadagnavo con la consegna a domicilio dei giornali. Tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta, il mercato offriva non solo copiose quantit di marijuana ma anche una vasta gamma di droghe sconosciute alle generazioni precedenti. Prima di noi i ragazzi rubavano liquori e gli unici drogati erano gli esotici fumatori d'oppio nei retrobottega delle lavanderie cinesi e i musicisti jazz eroinomani. Nel nostro quartiere, dove la televisione aveva solo tre canali e i telefoni erano ancora a rotella, un vicino coltivava marijuana nell'attico e un altro vendeva LSD. E a scuola tutti, anche i maniaci dello sport e le ragazzine secchione, sembravano avere sempre con s l'erba e una riserva di pillole di tutti i colori.
La sera, insieme agli amici, accomunati dalla marijuana e dal rock and roll, ci facevamo una canna per strada o a casa di qualcuno. Quando rientravamo ci infilavamo subito in camera mia, ma a volte venivamo intercettati ed eravamo costretti a cenare con i genitori. Una volta mia madre disse: Cosa avete voi due da ridere cos tanto?
Dopo cena andavamo in camera mia, con la luce soffusa e un poster dei Jefferson Airplane sopra il letto, e ascoltavamo musica: i Beatles, i Kinks, Bob Dylan. Although the masters make the rules for the wise men and the fools, I've nothing, Ma, to live up to.a
Brian Jones, Janis Joplin, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Keith Moon, tutte le rock star che adoravamo erano morte. Ma queste tragedie non frenarono il consumo di droghe. Il nostro destino non era quello, forse perch le loro morti, come le loro vite, erano esercizi di eccesso. Sembravano in qualche modo vivere la musica. Sono devastato, cantavano gli Who. Spero di morire prima di diventare vecchio. E Perch non sparite tutti?
Ignoravamo gli isterici ammonimenti delle campagne pubblicitarie contro la droga. I genitori, il governo stavano cercando di spaventarci. Perch con le droghe li vedevamo come realmente erano e non avevamo pi paura di loro. Ma non potevano controllarci.
I miei genitori erano relativamente moderni. Ascoltavano Herp Albert e la Tijuana Brass. Qualche volta, il sabato sera, invitavano gli amici, una variopinta compagnia di musicisti dilettanti che mangiavano fondue e facevano jam session. Mio padre suonava come Al Hirt con una tromba ammaccata mentre mia madre, che indossava minigonne e, per un breve periodo, alla fine degli anni Sessanta, vestiti con motivi cachemire, pigiava su un'ansimante fisarmonica le note di The Girl from Ipanema e il tema di Un uomo, una donna. Ma la modernit dei miei genitori non si spingeva fino all'uso di droghe. Ai loro party non offrivano nemmeno bevande alcoliche.
Le estati in Arizona erano cos calde che un reporter aveva fritto un uovo sul cofano della sua macchina. Ogni volta che aprivamo la porta, mio padre gridava: O dentro o fuori. Cosa state cercando di fare, rinfrescare il deserto?
La sera andavo in bici con un amico, un ragazzo con la pelle scura e i capelli corti. Superavamo file di case tutte uguali e per sfuggire alla claustrofobia delle nostre vite ci spingevamo fino alla riserva indiana e allo sconfinato deserto.
Una soffocante notte d'estate, arrivammo come sempre fino alla riserva e, ignorando i cartelli di ACCESSO VIETATO e PERICOLO, ci arrampicammo sul lato di uno dei canali di cemento che solcano il deserto. Mentre guardavamo le stelle, il mio amico prese da una tasca un pezzetto di stagnola, lo apr e mi porse un quadratino di carta con stampato sopra il muso di un leone.
 LSD, disse.
Posai con lieve apprensione il leone sulla lingua e lo sentii dissolversi.
Dopo un'iniziale sensazione di nausea e fissit, sentii pulsare dentro di me delle onde. Con un improvviso scatto di energia, mi alzai in piedi. La notte sembrava pi luminosa. Sul deserto c'era un nubifragio. Ero stupito dall'acuit della mia vista. Ma anche se con tre quarti di luna quella luce era normale, io la attribuivo alla droga. Una lepre si ferm a guardarci. L'ansia svan e mi sentii invadere da una sensazione di benessere, tutto era come doveva essere.
Dovevo rientrare a casa alle dieci, e cos saltai in sella e pedalai senza alcuno sforzo. Lasciai la bici in garage ed entrai in casa in punta di piedi.
Mi diressi subito verso la mia camera ma fui intercettato dai miei e li raggiunsi in cucina. Non avrebbero mai immaginato che mentre guardavo con loro Si vive solo due volte, il film della settimana, nella mia mente esplodevano le visioni.
In un soleggiato pomeriggio di maggio Karen e io andiamo all'appuntamento con il preside della scuola di Nic. Gli studenti all'ingresso, accanto all'asta della bandiera, ci indirizzano all'ufficio giusto, al piano terra dell'ala di scienze. Il preside, in T-shirt, pantaloni corti e scarpe da ginnastica, ci viene incontro. Ci invita a sederci indicando due sedie di plastica di fronte alla sua scrivania su cui sono impilate riviste di scienze. Si unisce a noi anche un altro uomo, con i capelli corti e scuri e una camicia senza colletto. Si presenta come lo psicologo scolastico.
Dall'altra parte della finestra i ragazzi, inclusi alcuni amici di Nick, si picchiano con le racchette da lacrosse sul verde campo d'atletica.
Il preside e lo psicologo ci chiedono come ci sentiamo.
Ci sono stati tempi migliori, rispondo.
Annuiscono. Senza menzionare l'infrazione di Nic, si preoccupano di rassicurarci, spiegando che molte scuole hanno adottato politiche di tolleranza zero, ma nel loro istituto vige un approccio pi progressista, che punta alla riduzione del danno, tenendo conto della realt delle vite di molti ragazzi di oggi.
Nic avr una seconda opportunit, dice il preside, puntellandosi con i gomiti sulla scrivania. Lo terremo sotto osservazione, e se ci cascher di nuovo sar espulso. Dovr inoltre fissare un colloquio con lo psicologo scolastico.
Che cosa  successo esattamente? chiedo.
Dopo pranzo, davanti alla mensa, un insegnante ha visto Nic comprare della marijuana. La politica della scuola  che chiunque sia sorpreso a vendere droghe viene espulso. E il ragazzo che ha venduto l'erba a Nic  gi stato cacciato.
Lo psicologo, con le mani intrecciate sul grembo, dice: Per come la vediamo noi, Nic ha fatto una scelta sbagliata. Vogliamo aiutarlo a fare in futuro scelte migliori. Consideriamo questo spiacevole episodio un errore e al tempo stesso un'opportunit.
Sembra ragionevole e ci infonde speranza. Karen e io siamo felici non soltanto perch Nic ha un'altra chance, ma anche perch non siamo soli nella nostra lotta per tirarlo fuori. Il preside, lo psicologo e altri insegnanti affrontano spesso questi problemi.
Nel corso della conversazione, che si protrae per un'ora, menziono la mia paura che quando va a fare surf, Nic sia pi esposto alle droghe.  uno strano paradosso, ma a molti ragazzi non basta l'ebbrezza di cavalcare le formidabili onde del Pacifico. Ho visto surfisti sulla spiaggia, con addosso le mute, che si passavano canne prima di entrare in acqua.
Il preside e lo psicologo si scambiano un'occhiata. Abbiamo la persona giusta per lui, dice il preside. E ci parla dell'insegnante di scienze, grande patito del surf.
Chiamiamo Don.
 un uomo straordinario. Potrebbe avere un ottimo influsso su Nic.
Poi ci danno i recapiti di un centro di disintossicazione.
Appena arrivati a casa, telefoniamo e fissiamo un appuntamento per il giorno dopo. Incontriamo tutti e tre uno psicologo, poi Karen e io lasciamo Nic da solo per una seduta di due ore. Quando andiamo a riprenderlo, ci dice che  stata soltanto una perdita di tempo.
Don, l'insegnante di scienze,  un uomo compatto con i capelli biondi e gli occhi azzurro mare. La sua faccia  al tempo stesso liscia e rugosa. Da quanto abbiamo sentito, non  prodigo di effusioni, ma guida i ragazzi con mano ferma e paziente, e un contagioso entusiasmo per gli argomenti che tratta.  uno di quegli insegnanti che possono passare tranquillamente da una vita all'altra. Oltre a insegnare scienze  anche l'istruttore di nuoto e pallanuoto. Inoltre, segue come tutor un ristretto gruppo di ragazzi di cui Nic  l'ultima entry, come apprendiamo pochi giorni dopo il colloquio, quando torna a scuola dopo la sospensione.
Che tipo, quell'insegnante! esclama Nic mentre si precipita in casa, getta a terra lo zaino e punta verso il frigorifero. Mette dei cereali in una tazza e ci taglia sopra una banana. A pranzo si  seduto vicino a me.  straordinario. Versa il latte sui cereali.  un ottimo surfer. L'ha fatto per tutta la vita. Prende una fetta di pane. Sono andato nel suo ufficio. Ha le pareti tappezzate di foto di onde di tutti i mari del mondo. Spalma il burro di arachidi sul pane, poi prende dal frigo la marmellata e ne mette un po' sopra. Mi ha chiesto se qualche volta vado a fare surf con lui.
Dopo qualche settimana vanno a fare surf insieme. Quando ritorna, Nic  entusiasta. Don lo va a trovare regolarmente a scuola e gli telefona a casa. Alla fine dell'anno scolastico fa di tutto per convincerlo a entrare nella squadra di nuoto, che ricomincer gli allenamenti in autunno. Nic  irremovibile. Niente da fare. Ma Don non desiste. Per tutta l'estate lo chiama a Los Angeles per sentire come sta. Continua ad assillarlo con la squadra di nuoto, e alla fine, dopo un pomeriggio di surf, gli propone un patto. In autunno, se Nic andr ad almeno un allenamento, la smetter di insistere.
E lui accetta.
* * *
Nic ha adesso quindici anni, e come promesso si presenta a un allenamento della squadra di nuoto, poi al successivo e poi a un altro ancora. Con il suo fisico asciutto e i bicipiti da surfista  gi un ottimo nuotatore, e migliora rapidamente sotto la guida di Don. Gli piace il cameratismo della squadra. E nutre una venerazione per Don. Voglio soltanto farmi apprezzare da lui, confessa a Karen dopo un allenamento.
Gli allenamenti finiscono a Natale, ma Don  riuscito ad arruolare Nic anche nella squadra di pallanuoto, dove  il secondo capitano. Karen, Jasper, Daisy e io andiamo sempre a vedere le partite - io e Karen seduti insieme agli altri genitori, Daisy e Jasper che corrono su e gi per la tribuna facendo il tifo per Nic.
Nic  anche un promettente attore. Una sera Karen, alcuni parenti e amici e io siamo sorpresi da un arrangiamento, interpretato e diretto dagli studenti, del Risveglio di primavera, una pice spesso bandita o censurata (ma non in questa versione) scritta nel 1891 da Frank Wedekind. La storia  incentrata sul risveglio sessuale di un gruppo di adolescenti incapaci di diventare adulti. Una ragazza muore dopo aver preso una pillola abortiva, un altro personaggio si suicida.
Don incoraggia l'interesse di Nic per la biologia marina. Alla fine dell'anno scolastico gli parla di un corso estivo dell'Universit della California a San Diego dedicato a questo argomento. E un giorno Nic torna a casa con il programma e il modulo d'iscrizione, chiedendoci se pu andare. Dopo un breve consulto, sua madre e io decidiamo di iscriverlo.
 una mattina di fine giugno e fuori dal finestrino del jet la vista  mozzafiato. Cielo rosa e oceano azzurro spumeggiante. Dopo essere atterrati a San Diego recuperiamo le valigie e noleggiamo un'auto. Ci dirigiamo a nord fino a La Jolla. Usciti dall'autostrada, accompagnamo Nic al campus dell'Universit della California.  un po' nervoso, ma i compagni lo accolgono calorosamente. Come lui, molti si sono portati la tavola da surf.
Ci salutiamo. Daisy stringe le sue braccine attorno al collo di Nic.
Non preoccuparti, cucciolotta, dice lui, ci rivedremo presto.
Nic ci telefona spesso. Forse da grande far il biologo marino, ci dice un giorno. Ci parla dei suoi compagni e di come lui e gli altri surfer si alzano presto, prima delle lezioni, per andare a Black's Beach. Dice che ha deciso di iscriversi anche al corso di immersione, e ci racconta che durante un'escursione notturna vicino all'isola di Santa Catalina ha nuotato con un branco di delfini.
Alla fine del corso Vicki lo va a prendere e Nic trascorre il resto dell'estate a Los Angeles. Il tempo sembra trascorrere pi in fretta del solito e presto torna a casa e si prepara per il nuovo anno scolastico.
Nic sembra perfettamente integrato nella sua scuola. Ha un gruppo di amici con i quali condivide l'impegno politico e per l'ambiente. Manifestano insieme contro le esecuzioni capitali a San Quintino. Un nostro amico, che  sceso in piazza anche lui, ha visto Nic seduto sul marciapiede, con le lacrime che gli rigavano le guance. Le lezioni gli piacciono molto. La scrittura  ancora una delle materie in cui va meglio. Oltre a seguire il corso di scrittura creativa di un insegnante che lo sprona a comporre poesie e brevi racconti, entra a far parte dello staff del giornale della scuola, dove svolge le mansioni di editor e tiene una rubrica. Partecipa anche alle riunioni di redazione e resta fino a tardi per dare una mano a leggere le bozze. I suoi articoli, dalla lotta per i diritti civili alla guerra in Kosovo, sono sempre pi feroci. In uno racconta di quando ha svenduto i suoi ideali pi alti. Parla di due nostri cari amici, che sono diventati il suo padrino e la sua madrina non ufficiali. Uno dei due  HIV positivo. Ha dato a Nic un braccialetto per la lotta contro l'AIDS, con sopra uno di quei nastri rossi che portano tutte quelle stupide celebrit e che vengono distribuiti all'ingresso della cerimonia degli Oscar, scrive Nic. Per molti di loro quel nastro forse non rappresenta altro che una moda, ma al polso del mio amico simboleggiava la speranza. Mi  stato detto che il ricavato dei braccialetti serviva a finanziare la ricerca di una cura.
Nic scrive che indossava il braccialetto tutti i giorni, ma poi sono cresciuto. Anche se i miei sentimenti per quei genitori adottivi non erano mutati, cominciai a preoccuparmi di quello che potevano pensare gli altri. Iniziai a sentire alcuni compagni di classe dire cose orribili sui gay... e il braccialetto cominci a farmi sentire a disagio. Cos alla fine non l'ho pi messo. Poi Nic racconta che l'ha perso. Mi dispiace aver perso quel braccialetto, conclude, ma forse la sua assenza ha un valore simbolico pi forte della sua presenza. Significa che non ho avuto la forza di battermi per il mio amico.
Incoraggiato dall'insegnante di giornalismo, Nic invia questo e altri articoli all'Ernest Hemingway Writing Award per il giornalismo studentesco. Vince il primo premio. Invia allora un articolo a Newsweek, che lo pubblica nel febbraio 1999.  un atto d'accusa sull'affido congiunto a grande distanza. Forse bisognerebbe aggiungere qualcosa ai voti del matrimonio, scrive. Prometti di amarlo/la e di onorarlo/la, in salute e in malattia, in ricchezza e in povert, finch morte non vi separi? E se mai avrete figli e finirete per divorziare, prometti di restare nella stessa area geografica dei vostri figli?' In verit, poich spesso la gente non rispetta queste promesse, dovrebbe esserci una legge: Se avete figli dovete restare vicino a loro. O perlomeno un po' di buonsenso: Se vi allontanate dai vostri figli, dovrete essere voi a viaggiare per andarli a trovare. E conclude descrivendo perfettamente l'effetto dei suoi anni di affido congiunto: Mi manca sempre qualcuno.
I gusti letterari e musicali di Nic continuano a evolversi. I suoi autori favoriti di un tempo, J.D. Salinger, Harper Lee, John Steinbeck e Mark Twain, sono stati sostituiti da una variopinta schiera di misantropi, drogati, etilisti, maniaci depressivi e suicidi: Rimbaud, Burroughs, Kerouac, Kafka, Capote, Miller, Nietzsche, Hemingway e Fitzgerald. Uno dei suoi scrittori preferiti, Charles Bukowski - che una volta ha definito i suoi lettori degli sconfitti, dementi e dannati - vanta il merito di essere l'autore pi rubato nelle librerie dei college. Gli adolescenti possono anche essere o sentirsi cos, ma mi preoccupa che questi scrittori, soprattutto quando esaltano le droghe e la dissolutezza, attraggano cos tanto Nic.
A Pasqua parto con lui per un tour dei college del Midwest e della costa orientale. Atterriamo a Chicago in una mattina nebbiosa. Abbiamo il pomeriggio libero e ne approfittiamo per visitare l'Art Institute e i musei, e la sera andiamo a teatro. Nic assiste a una lezione e resta a dormire nella Casa dello studente dell'Universit di Chicago. La mattina dopo voliamo a Boston, dove noleggiamo un'auto. Dopo due giorni di visite alle scuole della citt, andiamo ad Amherst, dove arriviamo dopo il tramonto. Ci fermiamo in centro e ceniamo in un ristorante indiano. Poi chiediamo la strada per il nostro albergo.
Andate dritti, urla l'uomo al quale abbiamo chiesto l'informazione. Arriverete a due lampioni. Ci fissa con aria grave. Girate a destra! Sempre a destra, mai a sinistra!
Nic e io seguiamo le istruzioni alla lettera, con lui che mi guida urlando come quell'uomo.
Stop! strilla. Destra! Destra! Destra! Devi girare sempre a destra, mai a sinistra!
L'ultima tappa  Manhattan, dove Nic visita la New York University e la Columbia.
Tornati a casa, compila le domande d'iscrizione e pianifichiamo la sua estate. Lui e Karen continuano a parlarsi in francese. Nic sembra portato per le lingue, ha una buona memoria e un buon orecchio per la pronuncia. Quello che gli manca in vocabolario lo compensa con un fluido accento parigino e, grazie all'aiuto di Karen, un arsenale di slang. Verso la fine dell'anno scolastico l'insegnante di francese lo incoraggia a fare un viaggio di studio a Parigi, nella sede locale dell'Universit Americana. Vicki e io approviamo l'idea.
Nic trascorre la maggior parte di giugno a Los Angeles e poi vola a Parigi, dove rester tre settimane. Quando telefona racconta che si sta divertendo un sacco, il suo francese sta migliorando e si  fatto nuovi amici. Ha anche avuto una parte in un film studentesco. Mi piace molto qui, ma mi mancate tutti, dice una volta prima di riappendere.
Finito il corso, Nic torna a casa e io vado a prenderlo all'aeroporto. Lo vedo arrivare da lontano, ha un aspetto orribile.  diventato ancora pi alto, ma la prima cosa che noto sono i capelli, sporchi e aggrovigliati. Gli occhi sono cerchiati di nero, la pelle  pi grigia. La sua espressione mi allarma, sembra che qualcosa lo roda. Alla fine gli chiedo che cosa gli  successo.
Niente. Sto bene, risponde lui.
Ti  successo qualcosa a Parigi?
No! risponde con una punta di stizza.
Lo guardo dritto negli occhi.
Stai male?
Sto bene.
Qualche giorno dopo, tuttavia, Nic lamenta forti dolori allo stomaco e gli fisso un appuntamento dal medico di famiglia. La visita dura un'ora. Poi Nic esce dall'ambulatorio e mi dice che il medico vuole parlarmi. Con le braccia incrociate sul petto, il dottore guarda Nic con aria preoccupata. Ho la sensazione che voglia dirmi qualcos'altro, ma si limita ad annunciarmi che mio figlio ha un'ulcera.
Come si pu avere un'ulcera a diciassette anni?

a. Bench i padroni facciano le regole per i saggi e per gli stolti, io non ho niente, mamma, per cui vivere.


7

DOPO il liceo mi ero iscritto all'Universit dell'Arizona, a Tucson, ancora pi vicino al confine con il Messico. Il mio compagno di stanza era di Manhattan. Charles aveva una borsa di studio. I suoi genitori erano morti. Non ho mai scoperto come, ma c'erano di mezzo l'alcol e le droghe. Forse suicidio. La perdita di un genitore, Mr. Worthing, pu essere considerata come un infortunio, diceva Charles citando la famosa battuta dell'Importanza di chiamarsi Ernesto, ma la perdita di entrambi mi sa di sbadataggine.
Charles aveva un fascino straordinario, un naso importante, riccioli bruni e occhi color caff. Era anche dotato di una prodigiosa energia. Impression me e altri che lo incontrarono con le sue storie dei Natali trascorsi con qualche amico dei Kennedy e delle estati a Montecarlo e sulla Costa Azzurra. Una volta invit a cena me e altri amici in un ristorante francese e ordin, in francese, escargot, foie gras e Dom Perignon. Delizi i suoi ospiti con racconti di baldorie che sembravano uscite (e forse lo erano) da un romanzo di Fitzgerald e avventure sessuali alla Henry Miller. Se gli dicevi che avevi bisogno di una camicia nuova, ti raccomandava un sarto di Hong Kong che per anni aveva vestito suo padre. Si vantava di conoscere il miglior orologiaio di Madison Avenue, il migliore barista del Carlyle e la migliore massaggiatrice di Pierre. E se gli dicevi di aver assaggiato un buon vino della California, lui iniziava a raccontarti dello Chteau Margaux che aveva bevuto con un rampollo dei Rothschild. Tutto in lui ispirava timore. Compreso il modo in cui beveva e assumeva droghe. Faceva entrambe le cose con impressionante determinazione.
Scoprii che a Tucson c'erano due universit parallele. Una era frequentata da studenti che avevano preso gli studi con un minimo di seriet. L'altra, quella che frequentavo io, era stata scelta da Playboy come una delle migliori party schools della nazione.
Rispetto a Charles, io ero un dilettante. Lui non lasciava mai che la scuola, o qualsiasi altra cosa, ostacolasse la sua dissipazione, anche se c'erano occasionali pentimenti, accompagnati da solenni promesse di cambiare e seguiti da brindisi con champagne o margarita per festeggiare il ritorno agli stravizi.
Charles aveva degli amici, anche loro di New York, che condividevano una casa rosa su Speedway Boulevard, all'estremit opposta di Tucson rispetto all'universit. Loro non avevano borse di studio ma si procuravano il denaro per le feste e le cene importando clandestinamente funghi magici dallo Yucatan.
All'epoca i libri di Carlos Castaneda erano molto popolari nei campus delle universit. Castaneda, che era un antropologo, racconta la ricerca della conoscenza di uno sciamano yaqui che gli ha insegnato una filosofia parareligiosa, reminescente di varie tradizioni mistiche orientali e occidentali. L'esplorazione spirituale di Castaneda includeva l'assunzione di droghe psicotrope, tra cui il peyote, la datura e i funghi psilocybe. I miei amici e io eravamo incuriositi, e i libri di Castaneda ci incoraggiarono a considerare i nostri viaggi con i funghi o altre droghe psichedeliche non come una perversione ma come una ricerca spirituale. In qualche modo giustificavamo anche la marijuana, il Quaalude, il Jack Daniel's, la cocaina e quant'altro.
Ricordo distintamente, nel deserto alle porte di Tucson, una margherita che si trasformava nel volto di un uomo. E tutte le altre margherite attorno a me diventavano volti radiosi di migliaia di angeli e poi l'intera assemblea iniziava a sussurrare la risposta alla domanda finale: qual  il senso della vita? Mi avvicinai per sentire meglio quello che stavano dicendo, ma le voci sussurranti si trasformarono in una risata sommessa e le facce tristi in un campo di sorridenti muffin.
La notte, dopo che all'orizzonte si era alzata la luna piena, decisi che se i personaggi del libro di Calvino che stavamo leggendo in classe potevano usare delle scale per arrampicarsi sulla luna, perch non avrei potuto farlo anch'io? Ma rinunciai all'idea quando Charles annunci che era ora di andare in qualche locale.
Per studiare, Charles comprava droghe che funzionavano per mezz'ora o gi di l. Alla fine eravamo troppo fatti per concentrarci su qualcosa di pi complicato che andare in un bar. Gli abusi di droghe e alcol non gli impedivano di guidare, e distrusse due Peugeot. Per puro miracolo non fece mai male a nessuno, almeno per quanto ne so io.
Sparava a tutto volume i Rolling Stones. Metteva incessantemente la sua canzone preferita, Shine a Light, cantando insieme a Mick Jagger:
Well, you're drunk in the alley, baby
With your clothes all torn
And your late night friends
Leave you in the cold grey dawn
Just seemed too many flies on you
I just can't brush them off.a
Una notte, strafatti di canne, Charles e io decidemmo di andare in auto in California per vedere sorgere il sole. E cos, dopo aver caricato la macchina di droghe e birra puntammo verso San Diego. Quando arrivammo alla spiaggia faceva ancora buio. Seduti sulla sabbia, con delle coperte sulle spalle, lo sguardo fisso all'orizzonte, aspettammo l'alba fumando e chiacchierando. Dopo un po' uno di noi not che c'era luce. Ci guardammo attorno. Dovevano essere le dieci o gi di l. Il sole era sorto da ore.
Oh, fece Charles colto da un'improvvisa illuminazione. Il sole sorge a Oriente.
Un'altra volta, mentre tornavamo a Tucson dopo una visita ai miei genitori a Scottsdale, offrimmo un passaggio a un autostoppista. Quando arrivammo a destinazione, una scuola di skydiving in mezzo al nulla, l'autostoppista ci convinse a provare il suo sport favorito. Le istruzioni preliminari ci furono impartite davanti a un muro su cui qualcuno aveva scritto: TUTTO CI CHE FAI SULLA TERRA  IRRILEVANTE. Arrivato alla fine del suo discorsetto, l'istruttore scoppi a ridere e disse: E adesso divertitevi. 'Fanculo tutto il resto. Voliamo!
Il mio paracadute non si apr. Fui salvato all'ultimo momento da quello di riserva. L'impatto non fu molto dolce, ma non mi ruppi nulla.
Le storie di droga sono sinistre. Come alcune storie di guerra, si incentrano sull'avventura e la fuga. Nei romanzi degli scrittori pi in voga in quegli anni, anche i collassi e i ricoveri al pronto soccorso diventavano imprese eroiche. Ma spesso i romanzieri dimenticavano la lenta degenerazione e i danni cerebrali.
Una notte, dopo che Charles era tornato da due giorni di bagordi, si chiuse in bagno. Dopo quasi un'ora, preoccupato perch non rispondeva alle mie chiamate, sfondai la porta. Era svenuto, e cadendo aveva battuto la testa contro le piastrelle del pavimento, che erano sporche di sangue. Chiamai un'ambulanza. All'ospedale il medico mise in guardia Charles contro gli eccessi alcolici e lui gli promise che avrebbe smesso. Cosa che naturalmente si guard bene dal fare.
Pi avanti, quello stesso anno, partimmo per un altro dei nostri viaggi ispirati da Hunter Thompson. Questa volta la meta era San Francisco, dove arrivammo in serata. Non ci ero mai stato prima. Fermammo la macchina sulla collina pi alta della citt. Il vento mi scompigliava i capelli. Dopo l'infanzia in Arizona mi sentivo come se respirassi per la prima volta nella mia vita.
Feci richiesta di essere trasferito a Berkeley e la mia domanda fu accettata. In autunno avrei iniziato a frequentare le lezioni. Anche a Berkeley l'offerta di droghe era copiosa. La cocaina e la marijuana erano il sostegno di molti dei nostri weekend. Il padre di un amico, che faceva il medico, gli prescriveva flaconi di Quaalude perch non voleva che suo figlio prendesse droghe di strada. Ho assunto molte sostanze, ma non pi di quante ne prendesse la maggior parte dei miei compagni. In qualche modo siamo evoluti e oggi per molti studenti l'educazione superiore, l'alcol e le droghe sono inestricabilmente collegati.
Restai in contatto con Charles, i cui incontenibili abusi, a distanza di tanti anni, mi preoccupavano in Nic. Il mio consumo di droghe era stato eccessivo, senza per mai arrivare ai livelli del mio amico. All'una o alle due di mattina, quando io andavo a letto perch il giorno dopo avevo lezione, lui cominciava appena a svegliarsi.
Dopo il corso a Parigi, Nic  tornato a scuola. L'ulcera  guarita, ma lui  diverso. A scuola va ancora bene in quasi tutte le materie, con una media sempre alta, e questo in qualche modo rende la sua caduta ancora pi tragica. Ha per lasciato la squadra di nuoto e quella di pallanuoto, e anche la redazione del giornale. Ha ridotto il numero dei corsi, sostenendo che sa esattamente quali sono i suoi limiti. Torna a casa tardi, spesso oltre l'ora concordata. Questi comportamenti ci preoccupano, e cos Karen e io chiediamo un colloquio con lo psicologo della scuola. Il candore di Nic, insolito soprattutto nei ragazzi,  un buon segno. Continuate a parlargli, lui vi ascolter, ci dice lo psicologo.
 come se Nic fosse sospinto da due forze contrarie. E gli insegnanti, gli psicologi e i genitori lottassero per salvarlo e impedirgli di soccombere a un'altra forza, che  dentro di lui.
Dopo venticinque anni in quel liceo, Don accetta un incarico in un'altra scuola. Nessuno ha mai avuto su Nic l'influsso che ha lui, ma nessuno sembra poter cambiare il corso della sua vita. Alcuni insegnanti sono ancora colpiti dall'acume di mio figlio e dal suo talento per la scrittura e la pittura. Ma gli altri sono preoccupati. Un insegnante di storia che Nic adorava dice: Sembra disinteressarsi di tutto.
Nic non  quasi mai in casa. Va in giro con una banda di ragazzi del posto dall'aria poco raccomandabile. Quando gli chiedo se usa droghe, lui nega risolutamente.  abbastanza furbo da giustificare i suoi modi spesso oltraggiosi con bugie convincenti ed  diventato pi bravo a nascondere le tracce. Quando lo smaschero, sono confuso, pensavo ancora di essere pi vicino a lui di quanto lo sia la maggior parte dei padri ai loro figli. Alla fine ammette che usa qualcosa, come tutti gli altri, soltanto marijuana e solo di tanto in tanto. Promette che non sale mai in una macchina con qualcuno che ha fumato e continua a rassicurarmi: Non  una droga pesante.  innocua. Non preoccuparti.
Non sempre  innocua, gli rispondo. Pu diventare un problema. Per alcune persone. Conosco gente che ha cominciato a fumare di tanto in tanto e non  mai riuscita a smettere...
Nic fa roteare gli occhi.
 vero, continuo io. Le loro ambizioni sono state bruciate dalla marijuana. Gli racconto di un altro ex amico, uno che non riusciva mai a conservare un posto di lavoro e non aveva mai avuto una relazione che fosse durata pi di un mese o due. Una volta mi disse: Vivo in una nuvola di fumo e televisione da quando avevo tredici anni, ed ecco il risultato'.
Tu hai fumato tonnellate di erba, dice Nic. Eppure non sembra che ti abbia fatto poi cos male.
Vorrei non averla fumata.
Rimpiangi troppe cose, conclude lui in tono lapidario.
Durante una visita ai miei in Arizona, in occasione di una festa di famiglia, Nic e io andiamo a fare una passeggiata nel quartiere. Da quando me ne sono andato le palme sono diventate pi sottili e assurdamente alte, come lunghi colli di giraffe. Alcune case sono state ampliate con l'aggiunta di un secondo piano. Per il resto, la strada non  cambiata. Ricordo com'era quando Nic aveva due o tre anni, al volante della sua macchinina di plastica che io trainavo con una corda. Andavamo al parco, dove lui tirava il freno a mano immaginario, apriva la portiera, la chiudeva con cura e correva verso la spiaggia del lago artificiale, dove lanciava pezzi di pane alle anatre e alle oche. Una vecchia oca isterica gli aveva morso un dito e Nic aveva frignato un po'.
So che sto perdendo mio figlio, ma questo non mi impedisce di continuare a razionalizzare. Mi dico che  tipico degli adolescenti allontanarsi dai genitori, essere scontrosi e distanti. Dovreste chiedervi come era Ges a diciassette anni, ha scritto Anne Lamott. Il fatto che nella Bibbia non se ne parli ci induce a credere che anche lui doveva essere difficile. Cerco tuttavia di aprire una breccia, di farlo parlare, anche se non ha molto da dire.
Tutt'a un tratto si volta verso di me e con grande naturalezza mi chiede se voglio fumare dell'erba. Lo fisso negli occhi. Sta mettendomi alla prova, vuole affermare la propria indipendenza oppure  un modo per comunicare con me. Forse sono tutte queste cose insieme.
Tira fuori dal taschino una canna e me la passa. Lo guardo con espressione esitante. Fumo ancora erba, di tanto in tanto. A certe feste o a casa di qualche amico la marijuana si fuma con la stessa naturalezza con cui si beve vino a cena, e in queste occasioni non disdegno un paio di tiri.
Ma quello che sta accadendo ora  diverso. Accetto tuttavia la canna, pensando - razionalizzando - che in fondo non sono molto diverso da un padre della generazione precedente che beveva una birra con il figlio diciassettenne, un'occasione per sentirsi pi vicini. Ci passiamo la canna passeggiando nel mio vecchio quartiere. Parliamo, ridiamo e la tensione tra di noi svanisce.
Ma poi, quella stessa sera, riaffiora di nuovo. Nic  litigioso, un adolescente irritato che mi rinfaccia di averlo trascinato in Arizona. Mi chiedo se ho fatto bene a fumare con lui. Non avrei dovuto, sono un pessimo padre. E sono disperato, troppo disperato per comunicare con mio figlio. O forse  soltanto una scusa troppo facile?
Nic accetta che fissi un appuntamento con un nuovo psicoterapeuta che ci  stato raccomandato come uno dei migliori esperti in problematiche adolescenziali. Quando arriviamo nel suo studio, Nic  visibilmente a disagio; dover affrontare un colloquio con un altro strizzacervelli non gli piace per nulla. Il medico  alto e leggermente curvo, di corporatura robusta e con intensi occhi azzurri. Lui e Nic si stringono la mano ed entrano nello studio.
Un'ora dopo riemerge con un sorriso radioso, le guance colorite e uno slancio che non vedevo da tempo.  fantastico, dice. Non  come gli altri.
Nic inizia la nuova terapia con una seduta alla settimana dopo la scuola. Anche Karen e io facciamo alcune sedute e in una di queste occasioni il medico ci dice che il college lo raddrizzer. Un'idea piuttosto insensata. Quando mai il college ha raddrizzato qualcuno? Eppure, posso soltanto sperare che abbia ragione.
Un luminoso pomeriggio di tarda primavera Vicki viene a trovarci per la festa di maturit di Nic. La cerimonia si svolge nel campo di atletica. Nic  di pessimo umore perch la sua classe ha deciso di indossare tocco e toga. Se lui non si presenter, Karen e io saremmo delusi ma non sorpresi. Ma eccolo sul palco, con i capelli appena fonati, la toga e il tocco. Nic avanza verso il centro del palco, il preside gli porge il diploma e lui gli stringe la mano. Sembra felice. E la sua gioia mi infonde nuova speranza. Forse ce la far, penso, alla fine tutto andr per il verso giusto.
Dopo la cerimonia invitiamo i suoi amici a casa nostra per un barbecue. A met cena, Nic e i suoi compagni cominciano ad agitarsi. Poi ci salutano e vanno a Sobrio e Sicuro, la festa della notte della maturit che si svolge in un centro ricreativo locale. Gli amici lo riportano a casa a notte fonda e quando gli chiedo com'era la festa, lui, barcollando verso la sua camera, borbotta: Sono esausto. Buonanotte.
Quell'estate Nic comincia a perdere il controllo. Il suo bizzarro comportamento e gli sbalzi di umore sono segni inequivocabili del crescente uso di marijuana e di altre droghe. I miei rimproveri, le punizioni e la minaccia di punizioni ancora pi severe non servono a nulla. Anche se occasionalmente i miei ammonimenti destano in lui un vago rimorso, la sua reazione pi frequente  l'indifferenza. Non posso fare altro che metterlo in guardia, rafforzare i coprifuoco, negargli l'uso della macchina e continuare a trascinarlo dallo psicoterapeuta, anche se sta diventando sempre pi polemico e sprezzante.
I mercoled sera andiamo ancora a cena da Nancy e Don. Gli adulti si ritrovano in cucina mentre i nipoti giocano a ping pong nella taverna stipata di vecchi mobili, con i kayak appesi al soffitto, o si dondolando sull'altalena in soggiorno. Quella di Nancy e Don  l'unica casa con un altalena che io abbia mai visto.  sostenuta da due grosse corde fissate al soffitto e ha il sedile di tela. A volte i nipoti la usano come catapulta per lanciare palle da bowling e colpire elaborate torri costruite con mattoni multicolori di cartone, oppure spingono Daisy fino a farle quasi toccare il soffitto con i piedi.
La gigantesca isola di legno con al centro sei potenti fornelli  l'attrazione principale della cucina di Nancy. Sopra c' sempre qualcosa che cuoce, e la stanza esala i deliziosi ed esotici odori della ricetta che ha letto quel giorno sul giornale. Una sera ci serve pollo al curry con riso jasmine, raita (a base di yogurt e cetriolo), salsa al mango e pane indiano al cardamomo. Un altro menu include una sfrigolante casseruola con chili e formaggio. Oppure maiale arrosto con limoni e prugne e cavoletti di Bruxelles saltati in padella con la pancetta. Quando  ora di mangiare, i ragazzi scelgono i loro piatti preferiti, ognuno con disegnato sopra un animale. Jasper sceglie sempre la balena. Daisy e il cugino si contendono il cane finch Daisy non cede e opta per l'asinello.
Nic sembra divertirsi ancora a queste cene. Ma oggi si sta comportando in modo strano. In piedi in cucina, sta arringando Nancy: Perch la gente non pu fare sesso con chi vuole e quando vuole? La monogamia  una convenzione arcaica, pontifica mentre lei mescola il contenuto di una pentola che ribolle sul fuoco. Dr Seuss  un genio, continua Nic, con il tono sentenzioso e le battute surreali e incoerenti che lo divertono cos tanto quando  fumato.
La mattina dopo gli chiedo se si era fatto una canna. Lui nega. Lo minaccio, ma le mie parole non lo scalfiscono. Gli proibisco di fare uso di droghe, ma anche questo non serve a nulla. Quando consulto il suo terapeuta, mi dissuade dal mettere in atto questa proibizione. Se gli proibisce di usarle, lo far di nascosto e lei lo perder, dice.
 una tranquilla sera di mezza estate, la vigilia del diciottesimo compleanno di Nic. Appena arrivo a casa scopro che lui se n' andato. Ha preso i soldi che tenevo in camera, ha svuotato il frigo e si  portato via anche una cassa di vino.  stato molto selettivo. Ha preso solo i vini migliori. Sono in preda al panico. Chiamo il suo terapeuta e lui mi assicura che torner, dice che sta soltanto esercitando la sua indipendenza. Se la sua ribellione  estrema,  perch gli ho reso difficile avere qualcosa contro cui ribellarsi.
Finalmente qualcuno l'ha detto:  colpa mia se Nic  diventato sempre pi assente e svogliato, devo biasimare soltanto me stesso se lui si droga, mente e ruba in casa. Sono stato troppo indulgente. Sono pronto ad accollarmi questa colpa, ma non posso non pensare che anche molti figli di genitori severi hanno gli stessi problemi.
Due giorni dopo la fuga, Nic telefona. Lui e i suoi amici sono nella Death Valley, tappa obbligata di un'odissea kerouachiana alimentata a droghe e alcol. Gli chiedo di tornare a casa. Quando ritorna, lo punisco proibendogli di uscire. Facciamo un patto in base al quale lui dovr lavorare per restituire i soldi che ha rubato.
Cerchi sempre di controllarmi! protesta Nic una sera quando gli dico che non pu uscire.
Ti ho concesso molta libert e tu ne hai abusato.
Fottiti! urla lui con rabbia. Fottiti! E va a rintanarsi in camera, sbattendo la porta.
Karen e io partecipiamo ad alcune sedute con Nic nello studio del suo analista, una stanza piccola e confortevole con due poltroncine. Nic  sprofondato sul divano di fronte a noi, con l'aria imbronciata. Il medico fa del suo meglio per avviare una conversazione civile, ma lui  irascibile e sulla difensiva, e minimizza le mie apprensioni accusandomi di essere iperprotettivo. Ancora una volta si scaglia contro di noi perch cerchiamo di controllarlo. Dopo la fine della seduta, concludo che Nic doveva essere sotto l'effetto di qualche droga. Quando chiamo il medico per chiedergli se ha avuto la stessa impressione, lui risponde: Pu essere, ma alla sua et l'ostilit  normale.  un bene che lei gli permetta di tirarla fuori.  una cosa salutare.
Decidiamo di rivederci tutti e quattro per un'altra seduta. Nic ci chiede scusa e dice che era arrabbiato. Ci assicura che si sta soltanto prendendo una pausa prima del duro lavoro che lo aspetter al college. Sento di meritarmela, dice, al liceo non mi sono certo risparmiato.
Non hai poi faticato cos tanto.
Al college mi impegner al massimo.  una grande opportunit che non voglio perdere.
Naturalmente voglio credere ancora in lui, anche se le implicazioni del suo comportamento mi sfuggono. Quando un cambiamento avviene in modo graduale,  difficile coglierne il significato.
Due settimane dopo, una domenica pomeriggio, Karen decide di portare i ragazzi in spiaggia. Io devo consegnare un articolo e resto a casa a scriverlo.
Si  alzata la nebbia. Esco per aiutarli a caricare la macchina. Arrivano gli amici che si sono uniti alla gita e subito dopo davanti alla casa si fermano due auto della polizia. Quando vedo scendere due agenti in borghese che vengono verso di me, immagino che vogliano chiedermi un'indicazione stradale, ma loro mi passano accanto ignorandomi e si dirigono verso Nic. Gli ammanettano le mani dietro la schiena, lo spingono sul sedile posteriore di una delle due auto e ripartono.
Jasper, che ha sei anni,  l'unico a reagire. Piange sconsolato per pi di un'ora.

a. Be', sei ubriaca nel vicolo, baby / Con i vestiti tutti strappati / E i tuoi amici della notte / Ti lasciano nella fredda alba grigia / Sembri avere addosso troppe mosche / Non riesco a scacciarle.


8

L'ARRESTO  la conseguenza della sua mancata comparizione al processo per detenzione illecita di marijuana, un reato di cui si era dimenticato di informarmi. Eppure sono io a pagare la cauzione che lo rimette in libert. Questa  l'ultima volta, gli dico. Sono convinto che l'arresto gli servir di lezione.
Nic riesce a trovare un lavoro come barista: fa caff e cappuccini in una caffetteria nella Mill Valley. Ogni tanto Karen, Daisy, Jasper e io andiamo a trovarlo. Lui, da dietro il banco, ci accoglie con un grande sorriso. Presenta ai colleghi il fratellino e la sorellina e poi prepara per loro due grandi tazze di cioccolata calda con la panna.
Nic ci fa sbellicare con le sue storie di lavoro. Oramai conosce molti clienti abituali, che ha suddiviso in varie categorie. Ci sono quelli che ordinano caff piccoli in tazze grandi, sapendo che il barista riempir comunque la tazza, e che in questo modo risparmiano un quarto di dollaro. Poi quelli che chiedono il cappuccino con caff decaffeinato e latte scremato, e i maniaci che vogliono espressi quadrupli. Gli avventori scortesi pagano cara la loro prepotenza. Nic e i suoi colleghi si vendicano scambiando intenzionalmente le ordinazioni, cos un cliente particolarmente molesto che ha chiesto un decaffeinato si ritrova a bere un espresso doppio, e quello che voleva il doppio deve accontentarsi di un decaffeinato.
Nic adora come sempre Jasper e Daisy. Una mattina fa alla sorella la sua imitazione di Agnes Moorehead in Il segreto di Pollyanna, facendola ridere a crepapelle.
Quante volte siamo stati arrabbiati con Nic per poi ritrovarci disarmati dalla sua gentilezza e dal suo umorismo? Come possono i due Nic, quello amorevole, generoso e rispettoso, e quello egocentrico e autodistruttivo, essere la stessa persona?
Daisy spunta da un cesto della biancheria,  furibonda. Come hai fatto a trovarmi, Nic? Non  giusto.
Come sempre,  lei la prima a essere scoperta quando giocano a nascondino. I due escono per cercare Jasper e i cugini, che sono ancora nascosti.  la fine dell'estate, le foglie dell'acero sono marroni e le rose sorprendentemente bianche e gialle. L'aria  fresca, e i bambini, rincorrendosi, esalano vapore.
Nic, imitando un altro personaggio del film, urla a Jasper: Ti troveremo, e quando sarai nostro ti appenderemo a testa in gi.
Proprio cos, interviene Daisy. E ti verseremo sciroppo di cioccolato sui capelli.
Nic gioca con i piccoli e sembriamo una famiglia felice. Dopo il suo arresto questo paradosso mi sconcerta.
Nic ha deciso di andare a Berkeley. Un caldo pomeriggio d'agosto carichiamo la macchina e lo accompagniamo tutti alla sua nuova universit. Ci fermiamo a mangiare una pizza e poi entriamo nel grande campus dove troviamo la Bowles Hall, l'antico dormitorio Tudor dove Nic trascorrer le sue notti.
Sembra un castello! esclama Jasper, sorpreso e invidioso. Vivrai in un castello!
Parcheggiamo di fronte all'edificio e lo aiutiamo a portare le valigie fino alla sua stanza, al secondo piano, dove incontriamo i suoi compagni che stanno disfando i bagagli. Sembrano seri, studiosi ed estremamente gentili. Uno di loro, con in testa un cespuglio di capelli rossi, sta assemblando un elaboratissimo computer fatto in casa. Un altro, con occhiali ovali di tartaruga e una T-shirt a righe, infila in un piccolo lettore CD un'eterogenea compilation che spazia da George Michael a Cline Dion, Barbra Streisand ed Elton John. Una selezione cos estranea agli intransigenti gusti musicali di Nic da rischiare di compromettere fin dall'inizio l'armonia in quella piccola stanza.
Nic ci accompagna alla macchina. Star bene, qui, dice.  uno splendido vecchio edificio.
Ci abbracciamo.
Faccio una battuta sulla compilation e Nic ride. Li educher. Non ci vorr molto per fargli apprezzare Marc Ribot. Ribot canta una delle sue canzoni preferite: Yo! I Killed Your God.
Quando chiama al telefono, qualche giorno dopo, sembra entusiasta dei corsi, soprattutto quello di pittura. In una delle chiamate successive ammette tuttavia di non avere ancora imparato a tendere le tele.
Qualche telefonata dopo si lamenta anche degli altri corsi. Gli insegnanti sono assistenti, non veri professori, dice.
In alcune delle conversazioni successive Nic sembra distratto, poi smette di chiamare. Non ho idea di che cosa stia succedendo, ma il suo silenzio mi suggerisce che c' qualcosa che non va. Quando alla fine telefona - Per un po' sono stato a casa di amici, La scuola  cool, ma in realt adesso sono molto preso dalla scena musicale underground locale. Lo incoraggio ad approfittare delle opportunit offertegli dall'universit.
Gli suggerisco un colloquio con uno psicologo o, se preferisce, gli propongo di fissare una seduta con il suo analista, che lo ha ripetutamente invitato a tenersi in contatto con lui. Molte matricole all'inizio fanno fatica, dico.  normale. Forse un po' di sostegno psicologico potr aiutarti.
Nic dice che  una buona idea. Una parte di me crede che seguir i miei consigli e cercher aiuto, ma so che non lo far. Una settimana dopo uno dei suoi compagni di stanza mi chiama.  preoccupato perch da qualche giorno Nic non si fa vedere.
Due giorni dopo, nel tardo pomeriggio, Nic finalmente chiama e ammette che al college non ce la fa.
Presumendo che il suo problema siano le droghe, gli propongo una visita a un centro di riabilitazione, ma lui dice che non ne sta usando. Non ero pronto per il college, spiega. Mi serviva ancora un po' di tempo. Devo chiarirmi ancora molte cose.  stata dura, qui. Sono molto depresso.
Il suo abbattimento mi colpisce.  risaputo che molti ragazzi usano la droga come una forma di automedicazione contro la depressione e altri disturbi mentali. Le droghe che assumono diventano, sia per i ragazzi sia per i genitori, il punto focale, ma esse possono mascherare problemi pi profondi. Come scoprirlo? Possiamo consultare diversi esperti, ma spesso nemmeno loro lo sanno. La diagnosi non  una scienza esatta, e nel caso degli adolescenti  resa ancora pi difficile dai loro incessanti sbalzi d'umore. Molti sintomi di questi disturbi sono simili a quelli dell'abuso di droghe. E quando gli esperti scoprono che c' un problema, la dipendenza dalla droga pu aver esacerbato il disturbo primario ed essersi confusa con esso.  impossibile sapere dove finisce l'una e dove inizia l'altro.
Considerato il livello di maturit dei giovani adolescenti, l'offerta di droghe e l'et in cui vengono usate la prima volta, non deve sorprenderci che un numero considerevole di loro sviluppi in seguito gravi forme di dipendenza, scrive il dottor Robert Schwebel in Saying no is not enough (Non basta dire no). Quando questo accade, gli effetti sono devastanti. Le droghe allontanano i ragazzi dalla realt, ostacolando lo svolgimento di mansioni fondamentali. Ci che li rende vulnerabili alle droghe  la carenza di alcune capacit il cui sviluppo sar irrimediabilmente compromesso dalle droghe stesse. La loro identit sar sempre precaria, avranno difficolt di apprendimento e di autocontrollo. L'adolescenza  il periodo che segna il passaggio dall'infanzia all'et adulta. Gli adolescenti con problemi di droga non saranno pronti a incarnare ruoli adulti... Matureranno fisicamente, ma emozionalmente resteranno degli adolescenti.
Uno specialista dell'et dello sviluppo mi spiega che le menti dei bambini sono molto malleabili nei primi due anni di vita e poi ancora nell'et dell'adolescenza. Gli effetti peggiori la droga li produce sugli adolescenti, spiega. Le droghe alterano radicalmente lo sviluppo del loro cervello. E la dipendenza da psicologica finisce per diventare biologica.
* * *
Quando Nic sta male, penso sempre che il problema sia un altro, forse la depressione. Non  possibile che l'insigne strizzacervelli che l'ha seguito abbia sbagliato una diagnosi cos ovvia: Se il terapeuta ha sbagliato, forse  perch Nic  molto bravo a nasconderlo, come lo era gi stato con il suo consumo di droga. La depressione  una spiegazione plausibile, pi facile da accettare che una dipendenza. Non voglio certo negare la gravit di una sindrome depressiva, ma a differenza delle droghe, essa non  autoinflitta.  rassicurante pensare che le droghe sono un sintomo e non la causa delle sue difficolt.
Nic mi dice anche che Berkeley  stato un errore e che se la caver meglio in un college pi piccolo. La sua teoria  che  stato inghiottito nell'impersonale burocrazia dell'Universit della California. Ho cercato di parlarne con qualcuno, spiega, come mi avevi suggerito tu. Ma ho dovuto fare una fila di un'ora per avere un appuntamento. E quando sono arrivato allo sportello, mi hanno detto che il primo posto libero era una settimana dopo.
Voglio andare in un altro college, continua. Nel frattempo, penso di prendermi un anno di vacanza dagli studi, trovarmi un lavoro e tornare in forma fisica e mentale.
Nic  di nuovo con noi. Promette di seguire le regole che abbiamo stabilito insieme: si sottoporr a una terapia, rispetter i coprifuoco, dar una mano in casa, lavorer e presenter domande di ammissione ad altri college. Dopo la prima seduta l'analista mi dice che sto lavorando nella direzione giusta. Nic sembra sentirsi un po' meglio, e questo rinfocola le mie speranze. Si documenta su alcune scuole d'arte della costa orientale. La sua prima scelta  l'Hampshire College nel Massachusetts. Quando l'avevamo visitato era rimasto colpito dall'atmosfera vivace e dallo scenario bucolico. Aveva seguito una lezione di inglese e una di scienze politiche e visitato i laboratori di musica e di teatro. Anch'io avevo pensato che quello sarebbe stato il college ideale per lui. E quando, qualche mese dopo, Nic riceve la lettera di accettazione, tiro un sospiro di sollievo. Mio figlio stava per rimettersi sulla strada giusta, quella che lo avrebbe riportato al college. Avevamo attraversato un brutto periodo, adesso ne saremo usciti. Anche se qualche volta emerge per giocare con Daisy e Jasper, o si materializza per la durata di un pasto, quando non lavora Nic trascorre la maggior parte del tempo a casa, nella sua camera.
Una sera in cui lui  al lavoro mi addormento presto e poi mi sveglio di soprassalto dopo la mezzanotte. Ho come un brutto presentimento. Forse  il sesto senso dei genitori. Forse una parte di me ha colto i primi, allarmanti segni di una tragedia imminente. Mi alzo piano dal letto. Karen si sveglia.
Tutto bene? mi chiede.
Tutto bene, sussurro. Dormi tranquilla.
Il pavimento  freddo e la stanza anche, ma non mi metto n le pantofole n la vestaglia, per non fare rumore. La luce dell'ingresso  spenta, soltanto la luna illumina il soggiorno. Accendo una luce in cucina e vado a bussare alla porta di Nic. Nessuna risposta. Apro la porta e sbircio dentro. Il letto  vuoto.
Sono in preda a uno stato d'animo che mi  ormai familiare: un misto di rabbia e preoccupazione domina i miei pensieri.
Nic non ha rispettato il coprifuoco. Tutto qui. Non devo farmi prendere dall'ansia. Mi preparo ad affrontarlo quando rientrer. Devo punirlo, anche se le punizioni non servono ad altro che a ricordarmi la mia impotenza.
Torno in camera in punta di piedi e cerco di dormire. Ovviamente non ci riesco, e resto sdraiato a letto con gli occhi spalancati, divorato dall'ansia.
Abitiamo sulla cima di una piccola collina, prima della curva dove inizia la salita, e tutte le macchine che passano davanti alla nostra casa rallentano prima di proseguire. Ogni volta che ne vedo passare una mi si ferma il cuore.  Nic! Ma poi sento il motore che arranca in salita.
Alle tre rinuncio a cercare di dormire. Mi alzo. Anche Karen si alza. Che cosa c'? mi chiede. Le dico che Nic non  tornato a casa. Andiamo a sederci in cucina.
Avr fatto tardi e sar rimasto a dormire da qualche amico, dice Karen.
Ci avrebbe avvisati.
Forse non voleva svegliarci.
Alzo lo sguardo su di lei e nei suoi occhi vedo sconforto e disperazione. Nemmeno Karen riesce a crederci.
Verso le sette inizio a chiamare i suoi amici, ma nessuno l'ha visto. Chiamo allora il suo analista, che anche questa volta mi rassicura - forse  proprio in questo che consiste il suo lavoro - dicendomi che Nic sta facendo grandi progressi, andr tutto bene. Il panico sale. Ogni volta che suona il telefono lo stomaco mi si contrae. Dove pu essere? Non riesco a immaginarlo, o meglio, preferisco non farlo. Scaccio i pensieri pi brutti. Poi, quando l'ansia diventa insopportabile, chiamo la polizia e gli ospedali per chiedere se  in prigione o se  stato coinvolto in un incidente. E ogni volta mi preparo al peggio, alla terribile eventualit che Nic sia morto.
Aspettare  una tortura, ma non posso fare altro.
Poco dopo Jasper, scalzo e in pigiama, entra in cucina e ci guarda con aria interrogativa. Si arrampica in grembo a Karen e prende un pezzo di toast. Poi arriva Daisy, che entra in cucina sbadigliando e con i capelli arruffati.
Non diciamo niente di Nic. Non vogliamo che si preoccupino. Ma loro hanno capito che c' qualcosa che non va.
Dov' Nic? chiede Jasper.
Non lo sappiamo, rispondo io senza riuscire a mascherare l'ansia.
Jasper comincia a piangere. Ma sta bene?
Non lo sappiamo, dico con aria afflitta. Lo speriamo.
Questa tortura dura quattro giorni.
Poi, una notte, Nic telefona.
La sua voce  tremante, sembra uscire da un tunnel.
Pap...
Nic?
Io... sono nei guai, sospira.
Dove ti trovi?
Mi dice che  in un vicolo dietro una libreria, a San Francisco. Salto in macchina, arrivo nel vicolo e posteggio accanto a un mucchio di barattoli, lattine, bottiglie rotte e scatoloni.
Pap...
La sua voce sembra venire da dietro uno scatolone. Mi faccio strada tra i barattoli e l'immondizia, giro l'angolo e vedo Nic che mi viene incontro barcollando.
Mio figlio, l'atletico nuotatore, il surfista con il sorriso sempre sulle labbra,  diventato uno zombie pelle e ossa, con due buchi neri al posto degli occhi. Quando lo raggiungo, mi si butta tra le braccia.
In macchina, prima che si addormenti, gli dico che deve andare in un centro di riabilitazione.
Al punto in cui sei arrivato, non hai altra scelta.
Lo so, pap.
Durante il viaggio di ritorno restiamo in silenzio. Nic si sveglia brevemente e borbotta qualcosa sul fatto che deve dei soldi a qualcuno e che se non li restituir lo uccideranno, poi perde di nuovo conoscenza.
I tre giorni successivi li trascorre a letto, tremando come se avesse la febbre, piangendo e lamentandosi.
Sono terrorizzato, ma la sua decisione di sottoporsi a una terapia mi rid speranza. Telefono al centro di riabilitazione che avevamo visitato quando era al liceo e fisso un appuntamento. Ma la mattina dell'appuntamento, quando gli ricordo che dobbiamo partire, lui mi guarda stizzito.
Non ci penso nemmeno.
Devi andarci, Nic. Mi hai detto che l'avresti fatto.
Non ho bisogno di nessuna riabilitazione.
Me l'hai promesso. Stavi per morire.
Ho solo esagerato un po'. Non preoccuparti, ho imparato la lezione.
No, Nic.
Far il bravo. Non user mai pi quella merda. Ho capito quant' pericolosa la metamfetamina. Non sono mica stupido.
Ho sentito bene? Cristalli di metamfetamina?
Nic annuisce.
La sua ammissione di avere usato quella droga mi sconvolge. Anch'io l'avevo provata.


PARTE SECONDA
La sua droga preferita

Oh, che gli uomini debbano mettersi in bocca un nemico, che toglie loro il senno a tradimento! Che noi si debba con gioia, nell'orgia e nel piacere e tra gli applausi, trasmutarci in bestie!
WILLIAM SHAKESPEARE, Otello


9

LA mia prima estate a Berkeley, Charles venne a trovarmi da Tucson, si iscrisse ai corsi estivi e affittammo un appartamento insieme. Una sera torn a casa, stacc lo specchio dal muro e lo pos sul tavolino. Apr un pacchettino stile origami e ne vers il contenuto sullo specchio: un mucchietto di polvere cristallina. Estrasse dal portafoglio una scheda di plastica con la quale frantum i cristalli riducendoli in polvere. Mentre disponeva la polvere in quattro righe parallele, mi spieg che Michael - Michael il meccanico, uno spacciatore - aveva finito la cocaina e gli aveva dato dei cristalli di metamfetamina.
Inalai le mie due righe con una banconota arrotolata. La polvere chimica mi fece bruciare le narici e mi lacrimarono gli occhi. Sniffata, fumata o iniettata, la droga viene rapidamente assorbita dall'organismo. Una volta entrata nel sangue, il passaggio al cervello  immediato. Quando raggiunse il mio, udii una musica cacofonica e mi sentii come se dei fuochi d'artificio mi esplodessero nel cranio. La metamfetamina stimola la liberazione dei neurotrasmettitori cerebrali, che raggiungono livelli da dieci a venti volte superiori al normale. I neurotrasmettitori interessati sono in primo luogo la dopamina, ma anche la serotonina e la norepinefrina, che schizzano come pallottole dal mitra di un gangster. Mi sentivo benissimo, euforico, sicuro di me stesso.
Dopo avere attivato la produzione dei neurotrasmettitori, la metamfetamina, come anche la cocaina e altri stimolanti, blocca il loro riassorbimento e lo stockaggio. A differenza della cocaina, per, che  quasi completamente metabolizzata dall'organismo (e ha un tempo di assimilazione di quarantacinque minuti), la metamfetamina resta relativamente attiva per dieci, dodici ore. Quando la luce del mattino cominci a filtrare dalle imposte, ero depresso, svuotato e agitato. Andai a letto e dormii tutto il giorno, saltando le lezioni.
Non ho mai pi toccato la metamfetamina. Charles, invece, intensific le sue visite a Michael il meccanico. La sua avventura con questa droga dur due settimane.
Charles poteva essere premuroso, accattivante e divertente, ma alle due, tre del mattino, strafatto di metamfetamina, diventava spregevole e meschino. Dopo, che se la fosse presa con un estraneo o con un amico, si scusava profusamente e la maggior parte della gente lo perdonava. Per troppo tempo anch'io l'ho fatto, finch lui non  tornato a Tucson e ci siamo persi di vista. Pi tardi appresi che dopo il college la sua vita era stata segnata dall'abuso di metamfetamina, cocaina e altre droghe. C'erano state terapie di disintossicazione volontarie o imposte per legge, incidenti d'auto, una casa che aveva preso fuoco dopo che lui si era addormentato con la sigaretta in bocca, corse in ambulanza dopo overdose e incidenti, e periodi di detenzione, sia in ospedale sia in carcere.
Charles era morto alla vigilia del suo quarantesimo compleanno.
Alcol ed eroina sono metabolizzati dal fegato, la metamfetamina dai reni. A quarant'anni, l'organismo di Charles non aveva pi retto.
Che il Signore getti un raggio di luce su di te, Charles. Caldo come il sole quando  sera.
Quando ascolto gli Stones penso sempre a lui.
E anche quando sento parlare della metamfetamina. Per questo il pensiero che Nic l'ha usata  cos doloroso per me.
Adesso che so cosa usa, cerco di saperne il pi possibile su questa droga. Sono convinto che la conoscenza dell'avversario aumenter il mio potere. Ma quanto pi ne apprendo, tanto pi mi sento scoraggiato. La metamfetamina sembra la droga pi malefica del mondo.
Il chimico tedesco che per primo sintetizz l'amfetamina, precursore della metamfetamina, scrisse nel 1887: Ho scoperto una droga miracolosa. Ispira l'immaginazione e d energia. L'amfetamina stimola la parte del sistema nervoso che controlla l'attivit involontaria: cuore e ghiandole, respiro, processi digestivi e riflessi. Uno degli effetti  la dilatazione degli alveoli bronchiali, che le valse, nel 1932, la prima utilizzazione medica come spray nasale per la terapia dell'asma. Studi successivi dimostrarono che la droga era efficace anche nel trattamento della narcolessia, per calmare bambini iperattivi, per sopprimere l'appetito o restare svegli per periodi prolungati.
Introducendo un semplice cambiamento nella struttura molecolare dell'amfetamina, un farmacologo giapponese sintetizz per la prima volta la metamfetamina nel 1919. Era pi potente dell'amfetamina e pi facile da produrre, oltre a essere solubile in acqua, e pertanto iniettabile. La metedrina, prodotta negli anni Trenta,  stata la prima incarnazione commerciale della metamfetamina. Sotto forma di inalatore era commercializzata come broncodilatatore, in pillole come stimolante e soppressore dell'appetito. Una pubblicit dell'epoca recitava: Non ti sentirai mai pi triste e malinconico.
La metedrina fu largamente usata durante la Seconda guerra mondiale dai soldati giapponesi, tedeschi e americani per aumentare la resistenza e la combattivit delle truppe. A partire dal 1941, concentrazioni relativamente blande di metamfetamina erano vendute liberamente sotto forma di due prodotti farmaceutici denominati Philopon e Sedrin. Vinci la sonnolenza e aumenta la tua vitalit, diceva lo slogan. Nel 1948 queste droghe erano usate in Giappone da circa il 5 percento degli abitanti tra i sedici e i venticinque anni. Circa 55.000 di questi soggetti manifestarono i sintomi di quella che i medici definirono psicosi indotta da metamfetamina. Deliravano, avevano allucinazioni e molti diventavano violenti.
Nel 1951 la Food and Drug Administration classific la metamfetamina come sostanza controllata, imponendo l'obbligo della prescrizione medica.
Il mercato illegale dell'amfetamina e dei suoi derivati esplose negli anni Sessanta. I laboratori illeciti nacquero a San Francisco nel 1962 e l'amfetamina inond Haight-Ashbury, anticipando la prima epidemia nazionale. La mia ricerca mi porta nell'ufficio del dottor David Smith, fondatore della Haight Ashbury Free Clinic, che rievoca l'arrivo della droga nel quartiere: Prima della metamfetamina avevamo solo casi di brutti trip con l'LSD, niente di grave; la metamfetamina invece ha devastato il quartiere, ha fatto finire un sacco di ragazzi al pronto soccorso o all'obitorio. Quella droga ha segnato la fine della Summer of Love' degli hippie.
Prima di fondare la clinica, il dottor Smith aveva studiato alla facolt di medicina dell'Universit della California. Quando al pronto soccorso dell'ospedale vide le prime overdose di questa nuova droga, avvi una ricerca clinica sui suoi effetti. Somministr piccole dosi ai ratti, che morirono tutti in preda alle convulsioni. I ratti rinchiusi in gabbia insieme morivano anche con dosaggi pi bassi, l'effetto era pi rapido e la causa del decesso diversa: si erano sentiti attaccati l'uno dall'altro e si erano sbranati a vicenda.
Nel 1967 il dottor Smith usc dall'ospedale e cominci a lavorare nella comunit. Quando arriv a Haight, ricorda, mi sembrava di essere in una gabbia di ratti... gente che si sparava amfetamina in vena tutta la notte, paranoici, squilibrati, violenti e pericolosi. Smith inizi la sua campagna L'amfetamina uccide nel 1968, quando al Crystal Palace non era raro veder circolare tra gli avventori siringhe cariche di metamfetamina. Mi chiamavano poi alle sette del mattino, in pieno delirio psicotico, ricorda Smith. L'uso collettivo delle siringhe provoc un'epidemia di epatite C. Quando li mettevo in guardia contro i pericoli dell'epatite, loro rispondevano: Non si preoccupi.  per questo che quello con la pelle gialla si fa sempre per ultimo'.
Dopo l'iniziale periodo d'oro, il consumo di metamfetamina in America  calato, cresciuto e calato di nuovo. Oggi gli esperti dicono che  ancora pi diffusa.
I consumatori di metamfetamina sono uomini e donne di ogni classe, razza e provenienza.
L'Organizzazione Mondiale della Sanit stima che in tutto il mondo ci siano trentacinque milioni di consumatori di metamfetamina contro quindici milioni di cocainomani e sette di eroinomani. Le varie forme di preparazione della droga hanno molti nomi, tra cui crank, crystal, meta, gak, LAP e speed. Una forma particolarmente devastante  l'ice, che viene fumato come la cocaina basata; finora diffuso solo a Honolulu, sta per invadere gli Stati Uniti. Un'altra variet, denominata ya ba - che in thailandese significa medicina pazza - viene prodotta a pieno ritmo in Myanmar ed esportata clandestinamente in Thailandia, da dove parte per la costa occidentale degli Stati Uniti e viene venduta nei locali e agli angoli delle strade sotto forma di pillole colorate che possono essere ingerite o fumate.
La forma pi diffusa negli Stati Uniti  il crystal, che viene spesso prodotto con ingredienti come decongestionanti nasali e pulitori per freni in laboratori casalinghi e garage. In numerosi Stati la polizia ha scoperto laboratori mobili su camper e van, e molte stanze di motel attrezzate per produrre droga.
I produttori casalinghi di metamfetamina si procurano l'ingrediente base, la pseudoefedrina, da pillole contro il raffreddore vendute liberamente nelle farmacie. Questo ha indotto molti Stati a introdurre restrizioni, limitando anche il numero di confezioni acquistabili di tali farmaci. I produttori hanno allora cambiato le formule affinch non possano pi essere usati per produrre metamfetamina.
Le restrizioni alla vendita delle pillole contro il raffreddore e di altre fonti di efedrina e pseudoefedrina hanno avuto pesanti ripercussioni sul mercato interno e molti piccoli laboratori hanno dovuto chiudere. Il controllo del traffico  cos passato ai messicani e ad altri cartelli internazionali della droga, che fanno arrivare la metamfetamina negli Stati Uniti attraverso gli stessi canali usati per la cocaina, l'eroina, la marijuana e altre droghe. Anche se la droga continua a essere fabbricata in garage, cantine e cucine attrezzate a laboratorio, la maggior parte della metamfetamina proviene da superlaboratori gestiti da questi cartelli.
Il governo sostiene che negli Stati Uniti il consumo di droghe  in calo, ma in molte comunit il numero dei tossicodipendenti e degli alcolisti  aumentato esponenzialmente. Secondo il Los Angeles Times, in California i morti per droga potranno presto superare le vittime degli incidenti stradali. Molti indicatori segnalano un forte aumento nel consumo di metamfetamina. Dal 1993 al 2005 il numero delle terapie di riabilitazione per dipendenza da metamfetamina  quasi quintuplicato, da 28.000 all'anno a circa 150.000, sostiene il dottor James Colliver del National Institute on Drug Abuse. Anche la criminalit cresce esponenzialmente nelle comunit infettate dalla metamfetamina. In alcune citt dall'80 al 100 percento dei crimini  associato a questa droga. In alcuni Stati anche l'aumento del tasso degli omicidi  correlato al suo consumo, come pure quello degli abusi sui bambini.
Circa met dei consumatori di metamfetamina, e una percentuale ancora maggiore di quelli che prediligono l'ice, sperimenta prima o poi la psicosi metamfetaminica descritta in Giappone alla fine degli anni Quaranta. Questa sindrome  caratterizzata da allucinazioni visive e uditive, paranoia, depressione e una variet di altri sintomi, alcuni dei quali indistinguibili da quelli della schizofrenia. Lo stato iperansioso prodotto dalla droga pu generare aggressivit e violenza. Lo sa bene anche la polizia, che in una comunicazione interna su come avvicinarsi a un consumatore di metamfetamina scrive: Lo stadio pi pericoloso della dipendenza da metamfetamina  denominato in gergo tweaking.  una forma acuta di psicosi paranoide che insorge dopo 3-15 notti insonni e si manifesta spesso con comportamenti violenti. Arrestare uno di questi soggetti da soli non  consigliabile, meglio chiedere aiuto via radio.
I consumatori di metamfetamina sono pi inclini a comportamenti asociali di quanto lo siano gli habitu di altre droghe (con l'unica possibile eccezione del crack). Un affermato operatore finanziario che ha iniziato ad assumere questa droga per migliorare il suo rendimento al lavoro,  diventato dipendente e ha ucciso un uomo che gli doveva soldi e droga. Un consumatore abituale di metamfetamina ha ucciso la moglie e un altro ha fatto fuori una coppia per settanta dollari. Un'altra coppia, entrambi dipendenti dalla stessa sostanza, ha picchiato a morte i figli. A Pontoon Beach, nell'Illinois, un uomo sotto l'effetto della metamfetamina ha ucciso la moglie e poi si  sparato in bocca. A Portland, una donna strafatta di crystal ha ucciso la figlia di diciotto mesi strangolandola con la sciarpa. Nel Texas, un uomo sotto metamfetamina ha ucciso con sei colpi di pistola alla testa un amico dopo una banale discussione. A Ventura County, in California, un altro uomo, sotto l'effetto della stessa droga, ha violentato e strangolato una donna. Sempre in California, una madre tossicodipendente  stata rinchiusa in carcere perch faceva dormire i figli in un garage senza riscaldamento e infestato dagli scarafaggi. A Omaha un uomo  stato recentemente condannato a quarant'anni per avere ucciso il figlio della sua compagna dopo essersi fatto un tiro di metamfetamina. E non si contano i processi a madri accusate di avere ucciso i figli allattati sotto l'effetto di questa micidiale droga. Una madre di Riverside ha dichiarato in aula: Mi sono svegliata con un cadaverino attaccato al seno.
Oltre a favorire la criminalit, la metamfetamina provoca ingenti danni ambientali nei luoghi in cui viene prodotta. La produzione di cinquecento grammi di questa sostanza richiede una quantit sei volte maggiore di liquidi corrosivi, vapori acidi, metalli pesanti, solventi e altre sostanze tossiche. Quando questi composti entrano in contatto con la pelle o vengono inalati possono causare gravi patologie. Gli effetti sono particolarmente evidenti nella Central Valley, in California, dove si produce la maggior parte della frutta, della verdura e della metamfetamina consumata negli Stati Uniti. All'inizio degli anni 2000 gli ospedali della valle avevano in cura molti bambini affetti da patologie ascrivibili ai prodotti di scarto della metamfetamina. Un agente dell'FBI in servizio sul posto mi ha raccontato che milioni di litri di sostanze tossiche finiscono nel cesto della frutta degli americani. E anche nelle falde idriche i livelli di inquinamento sono ormai preoccupanti.
Gli effetti della metamfetamina sull'organismo sono disastrosi.  responsabile della maggior parte degli interventi di pronto soccorso, pi dell'ecstasy, cocaina e ketamina messe insieme. In un'analisi di laboratorio condotta dall'Universit della California di Los Angeles, su dieci pastiglie di ecstasy vendute nelle discoteche otto contenevano metamfetamina. Di questa droga non si muore soltanto per overdose. La metamfetamina  la causa primaria o secondaria di molti suicidi e incidenti mortali. Una ricerca sulle tendenze suicide tra i consumatori di droghe condotta dal ricercatore dell'UCLA Tom Newton ha stabilito che la metamfetamina pu provocare una depressione tale da indurre il consumatore abituale a suicidarsi.
L'uso abituale di questa droga pu causare molti altri danni alla salute. Un medico che lavora in un pronto soccorso di San Francisco mi ha raccontato che le patologie pi frequenti tra i consumatori di metamfetamina interessano l'aorta e i polmoni. Molti consumatori abituali perdono i denti e accusano disfunzioni cognitive assimilabili al morbo di Parkinson, inclusi il deterioramento della memoria e dell'acuit mentale o, nei casi pi gravi, la paralisi. Anche l'assunzione occasionale di questa droga pu essere fatale. Pu causare un brusco innalzamento della temperatura corporea, provocando convulsioni, morte per ipertermia o aneurismi. Le patologie pi gravi sono la conseguenza di un uso prolungato della droga, che insieme alla mancanza di sonno e di cibo amplifica la paranoia e l'aggressivit. I danni fisici si sommano a quelli psicologici e sociali, complicati a loro volta da disturbi mentali particolarmente frequenti tra i consumatori di metamfetamina.
Nic ha fatto uso di metamfetamina. A dispetto delle sue promesse e delle sue proteste, insisto affinch si sottoponga a una terapia di disintossicazione. Scopro per che non posso pi oppormi alla sua volont: Nic  maggiorenne. Se lo avessi saputo prima, l'avrei costretto a entrare in un centro di riabilitazione quando ancora potevo esercitare su di lui l'autorit paterna. Adesso soltanto lui pu decidere se farlo o no.
Dopo essere rimasto a letto per tre giorni, a dormire dalla mattina alla sera, Nic si sveglia depresso e immusonito. Poi, senza alcun preavviso, un freddo pomeriggio di primavera, scompare di nuovo.


10

NIC  sparito, e con lui la nostra vecchia auto. Chiamo ancora una volta ospedali e polizia. Quando le racconto che mio figlio  scomparso, una centralinista della polizia, prima di passarmi il numero della prigione, mi dice che se Nic torna a casa devo mandarlo in un campo di rieducazione, dove si rimetter in forma con un ferreo allenamento militaresco. Ho sentito parlare di uno di questi campi in Arizona, vicino alla casa dei miei, dove l'estate scorsa  morto un ragazzo. In quel posto, in mezzo al deserto, i ragazzi venivano picchiati, incatenati, privati del cibo e dell'acqua.
Parlo con altri genitori che hanno avuto problemi come il mio e sono bombardato di consigli, molti dei quali mi sono familiari e molti familiarmente contraddittori. Anche questa volta c' chi dice che se Nic torna dovrei sbatterlo fuori. Ma so che sarebbe ancora peggio: finirebbe per dormire nelle case troppo libere dei suoi amici o negli squallidi covi dei suoi spacciatori. Lo perderei per sempre. Un'altra madre mi suggerisce un collegio dove ha mandato sua figlia per due anni.
Nic non si  fatto vivo per sei giorni. Non ho mai provato un dolore simile. Trascorro ore frenetiche su Internet leggendo raccapriccianti storie di ragazzi dipendenti dalla metamfetamina. Chiamo genitori che conoscono genitori che hanno dovuto affrontare il mio stesso calvario. Mi sforzo di capire che cosa significhino per Nic le droghe. Una volta mi ha detto: Tutti gli scrittori e gli artisti che amo sono alcolisti o drogati. So che fa uso di droghe perch si sente pi a suo agio e meno introverso e insicuro, ed  convinto che la grande arte pu nascere soltanto dagli eccessi, che si chiamino Hemingway, Hendrix o Basquiat.
Nel biglietto lasciato prima del suicidio, Kurt Cobain ha scritto: Meglio bruciare che svanire lentamente. Citava una canzone di Neil Young su Johnny Rotten dei Sex Pistols. Quando avevo ventiquattro anni, ho intervistato John Lennon. Gli ho chiesto di parlarmi della vena autodistruttiva che pervade il rock and roll. Ma lui ha preso le distanze da questo atteggiamento.  meglio spegnersi lentamente come un vecchio soldato che bruciare in un istante, ha ribattuto. A me piacciono le persone sane e robuste.
Sane e robuste.
Non so se mio figlio possa rientrare nella categoria.
Non lascio mai trapelare le mie ansie davanti a Jasper e Daisy. Non voglio che si preoccupino pi di quanto gi lo sono. Con loro Karen e io siamo sempre in bilico, non vogliamo spaventarli, ma non vogliamo nemmeno far finta che vada tutto bene quando sanno che non  cos. Ignorare questa crisi sarebbe per loro pi sviante e pericoloso che affrontare la realt.
Quando per sono da solo piango come non l'avevo mai pi fatto da quando ero ragazzo. Nic mi provocava sempre dicendo che non sono capace di piangere. Adesso le lacrime sgorgano nei momenti pi inaspettati e senza alcun motivo apparente. E mi spaventa a morte sentirmi cos perso e impotente, terrorizzato e fuori controllo.
Chiamo Vicki. L'acrimonia postdivorzio  stata vinta dalle comuni preoccupazioni per il destino di Nic.  con sollievo che la vedo non per quello che ci ha separati ma per quello che ci unisce. Amiamo entrambi Nic come solo i genitori sanno amare i figli. Non che Karen e il nuovo compagno di Vicki non siano preoccupati anche loro per lui, ma nelle nostre lunghe conversazioni telefoniche sua madre e io condividiamo un'apprensione particolarmente acuta e viscerale.
Quando crollo, lei mi conforta.
Nic sta sicuramente bene.
Come lo sai?
Lo so e basta.  un ragazzo intelligente. E ha un gran cuore.
Poi  Karen a disperarsi, e io la consolo.
Sta bene, dico. Ha solo avuto una delle sue crisi. Torner.
E Nic  tornato.
Una settimana dopo, in un grigio e freddo pomeriggio, si  ripresentato a casa. Come quando ero dovuto andare a recuperarlo in quel vicolo,  uno zombie pallido e tremante, a malapena riconoscibile.
Oh, Nic, dico quando apro la porta. Lo guardo e lo prendo per mano per portarlo nella sua camera, dove si sdraia sul letto e si rannicchia in posizione fetale. Sono contento che non ci sia in casa nessuno, cos, per il momento, non devo dare spiegazioni.
Se tutta quella psicoterapia non  servita a nulla, resta soltanto un centro di riabilitazione. Nic, questa volta andrai in un centro di riabilitazione.
Lui borbotta qualcosa e si addormenta.
So che devo fare tutto il possibile per farlo entrare in un centro di riabilitazione. Chiamo psicologi scolastici e altri specialisti per ottenere una raccomandazione. Il suo analista adesso sostiene che la riabilitazione  essenziale e contatta alcuni colleghi specializzati in alcolismo e tossicodipendenze. I miei amici chiamano i loro amici che hanno vissuto il mio stesso incubo.
Nic dorme.
Telefono a un centro per sapere la percentuale delle guarigioni nelle terapie di disintossicazione dalla metamfetamina. Dal 25 all'85 percento, mi rispondono. Una forbice troppo ampia per essere credibile. Un assistente sociale che si occupa di problemi di alcol e droga mi conferma che i dati sono comunque incerti, ma sostiene che circa il 17 percento dei pazienti che si sottopongono a questa terapia dopo un anno riesce a liberarsi dalla droga. Un'infermiera di un ospedale della California potrebbe essere la pi attendibile. Il vero numero di quelli che ne vengono fuori si conta sulle dita di una mano, dice. Chiunque le promette di pi sta mentendo.
Pi cose apprendo sui centri di riabilitazione, pi sono perplesso. Alcuni tra i programmi pi dispendiosi finanziati dallo Stato sono totalmente inefficaci. Privati o pubblici, secondo Richard Rawson, direttore dei programmi dell'UCLA contro l'abuso integrato di sostanze, questi centri non danno grandi risultati.
Il dottor Rawson ammette che molti programmi si fondano su buoni principi, ispirati a quelli degli Alcolisti Anonimi, che aiutano molti, se non tutti, gli etilisti e i tossicodipendenti a mantenersi puliti, qualunque sia la sostanza dalla quale dipendono. Ma a parte questo, offrono un'accozzaglia di terapie comportamentali, psicologiche e cognitive. Molti programmi includono conferenze, sedute individuali, terapie di gruppo, responsabilit e compiti quotidiani. Alcuni offrono corsi di scrittura creativa, sedute individuali o collettive con la famiglia e consultazioni con un medico o uno psichiatra che possono prescrivere una terapia farmacologica. Altri prevedono un sistema di gratificazioni per premiare l'astinenza. Ma in mancanza di linee guida e terapie comprovate, i pazienti sono spesso in balia dell'estro di un direttore clinico che in molti casi ha come unica qualifica la propria ex tossicodipendenza. Anche i centri diretti da professionisti affermati utilizzano un'ampia gamma di terapie la cui efficacia non  mai stata documentata. E soprattutto, molti programmi di riabilitazione non considerano la specificit della metamfetamina, che secondo gli esperti  la dipendenza pi difficile da curare. Ma non ho alternative.
Scelgo un centro molto quotato di Oakland, il Thunder Road, e fisso un appuntamento. Mi sforzo di fare leva sulla poca influenza che mi resta per convincere Nic a venire con me.
La mattina dopo, mentre Daisy e Jasper sono a scuola, entro nella sua camera. Dorme ancora profondamente, il suo viso  rilassato e sereno, come un bambino. Poi, quando si accorge della mia presenza, fa una smorfia e digrigna i denti. L'aiuto a sollevarsi e gli dico dove dobbiamo andare.
Non ci penso nemmeno, risponde.
Forza, Nic. Fallo e basta, lo esorto.
Lui si alza, si scosta i capelli dalla fronte con la mano tremante e si regge alla maniglia della porta.
Ho detto che non ci penso nemmeno, risponde barcollando.
Non hai altra scelta, Nic, ribatto in tono fermo. Muoviti!
Non puoi costringermi.
Se vuoi continuare a vivere qui, se vuoi che ti aiuti, che ti paghi il college, se vuoi ancora vederci... Lo fisso negli occhi e concludo: Vuoi morire?  questo che vuoi?
Nic tira un calcio contro il muro, batte i pugni sul tavolo e scoppia a piangere.
Andiamo, faccio io.
Lui protesta ancora un po' e poi mi segue fino alla macchina.


PARTE TERZA
E vabb!

Sei al sicuro, ricordavo di avere sussurrato a Quintana quando l'avevo vista per la prima volta al Centro neurologico dell'UCLA. Adesso ci sono qui io. Andr tutto bene. Le avevano rasato il cranio per l'intervento chirurgico. Potevo vedere la lunga incisione e le graffe metalliche che la chiudevano. Respirava attraverso un tubo infilato nella trachea. Sono qui. Andr tutto bene... Mi sarei presa cura di lei. Sarebbe andato tutto bene. Mi venne anche da pensare che quella era una promessa che non avrei potuto mantenere. Non potevo dedicarmi completamente a lei. Non potevo non lasciarla mai. Non era pi una bambina. Era un'adulta. Nella vita succedono cose che le madri non possono prevenire o aggiustare.
JOAN DIDION, L'anno del pensiero magico


11

STO guidando la vecchia Volvo blu, arrugginita dall'aria salmastra e ammaccata dalle disavventure di Nic. Dentro c' l'odore delle sue sigarette. Lui sobbalza come una bambola di pezza, appoggiato alla portiera, il pi lontano possibile da me.
Nessuno di noi due parla.
Sul sedile dietro ci sono la sua chitarra gialla e altre tracce della sua fuga: un bong con l'ampolla di vetro e la pipa di schiuma, una torcia elettrica, un tascabile di Rimbaud con la copertina sgualcita, jeans sporchi, una bottiglia mezza vuota di Gatorade, il Bay Guardian, il suo giubbotto di pelle, bottiglie vuote di birra, cassette e un panino ammuffito.
Cerca timidamente di parlarmi.
 un'idea stupida, implora sottovoce. Finir ancora peggio. Ho gi imparato la lezione.
Non gli rispondo.
Non voglio andare in quel posto, dice. Non ci andr.
Sento la sua rabbia che sale. Scapper, minaccia fissandomi negli occhi.  arrogante e violento. Che cazzo pensi di sapere di me? Tu non sai niente. Hai sempre cercato di controllarmi.
Urla fino a perdere la voce.
A met del suo delirio, quando lo sento farfugliare, mi rendo conto che  fatto. Ancora. Sempre.
Che droga hai preso, Nic? gli chiedo in tono conciliante.
Fottiti, risponde lui con rabbia.
Mi volto a guardarlo e scruto attentamente la sua faccia impassibile. Nic ha preso molto dalla madre. Come lei,  alto e magro, ha un bel naso e splendide labbra. Aveva anche i capelli chiari come lei, ma poi si sono scuriti con l'et. Eppure, a volte, guardando la sua faccia mi sembrava di vedermi allo specchio. Ma non erano soltanto somiglianze fisiche. Mi vedevo nei suoi occhi, nelle sue espressioni. Forse tutti i bambini crescendo finiscono per assumere i tratti e i modi dei genitori e diventano pi simili a loro. Oggi vedo mio padre in me come non mi era mai successo prima, quando ero giovane. In macchina, tuttavia, quello che vedo  un estraneo. Eppure  un estraneo che conosco intimamente. Ricordo i suoi grandi occhi quando erano felici e quando erano delusi, la sua faccia quando era pallida per la febbre o arrossata dal sole, la sua bocca durante le visite dal dentista e dall'ortodontista, le sue ginocchia quando se le sbucciava e gli mettevo i cerotti, le spalle quando gli spalmavo la crema solare, i piedi quando gli toglievo le spine... ricordo tutto di lui. Eppure, mentre ci avviciniamo a Oakland, guardo la sua espressione cupa e rabbiosa, la sua agitazione e la sua assenza, e penso: Chi sei?
Posteggio davanti al centro di riabilitazione di Oakland, attraversiamo le porte di vetro ed entriamo in un'austera sala d'attesa. Informo la receptionist che abbiamo un appuntamento. Nic  in piedi dietro di me, con le braccia incrociate sul petto e l'aria belligerante.
La receptionist ci invita ad accomodarci.
Poco dopo arriva una dottoressa con i capelli neri raccolti in una lunga coda di cavallo e si presenta prima a Nic e poi a me. Nic le stringe la mano con un grugnito e poi la segue in un'altra stanza. Cammina tutto ingobbito, strascicando i piedi.
Sfoglio un vecchio numero di People e poi, dopo quasi un'ora, la dottoressa riappare e mi dice che vuole parlarmi. Nic, visibilmente agitato, prende il mio posto nella sala d'attesa. Seguo la donna in un piccolo ufficio con la scrivania di metallo e due sedie.
Suo figlio sta molto male, mi dice. Ha bisogno di una terapia. Con tutte le droghe che usa, la sua vita  in pericolo.
Che cosa posso...
A diciott'anni sta usando e mescolando pi droghe che un vecchio tossico. E la cosa pi pericolosa  che non si rende conto di essere nei guai. Al contrario, la resistenza alle droghe  per lui un motivo d'orgoglio. Questo centro non fa per lui. Ha quasi superato i limiti di et e le terapie non sono adeguate alla gravit del suo caso. Ne vediamo molti come lui.  un atteggiamento tipico delle forme pi gravi di tossicodipendenza: negano ogni evidenza, sostengono che va tutto bene, che possono smettere quando vogliono, che i problemi li hanno gli altri, non loro, che invece stanno bene, anche se hanno perso tutto e dormono in strada, anche se finiranno in ospedale o in galera.
E allora che cosa...
Deve essere ricoverato al pi presto. Non qui, ma in un altro centro.
Mi consiglia altre terapie di riabilitazione. Il suo tono e la sua espressione mi fanno capire che non nutre molte speranze.
Tornando a casa, la tensione sale fino a esplodere.
Sono tutte stronzate, dice. Ho paura che salti fuori dalla macchina mentre viaggiamo in autostrada.
Se vuoi ucciderti, forse dovrei lasciartelo fare, rispondo.
 la mia vita, urla istericamente prendendo a pugni il cruscotto.
Mi fermo davanti a casa, ma non voglio che Jasper e Daisy lo vedano in quello stato. Restiamo seduti in macchina per un'altra mezz'ora, finch la sua rabbia non si placa. Stremato dalle droghe e dal calo della tensione, si addormenta. Io entro in casa e lo lascio l. Poco dopo entra anche lui e sale direttamente in camera sua. Jasper e Daisy lo vedono attraversare il soggiorno senza degnarli di uno sguardo.
Devo trovare al pi presto la terapia giusta. Prima di perderlo.
Mentre Nic dorme, spiego a Jasper e Daisy che il fratello  ancora malato perch ha preso delle droghe. Dico che sto cercando un ospedale o un centro di riabilitazione che possa aiutarlo. E che a volte i bambini con un fratello, una sorella o un genitore che ha un problema di droga pensano che sia colpa loro.
Non  colpa vostra. Giuro.
Mi guardano con un'espressione triste e perplessa.
Nic ha un problema grave, ma gli daremo l'aiuto di cui ha bisogno e ce la far.
Il sonno di Nic  agitato. Chiamo molti centri di riabilitazione. Uno di questi, l'Ohlhoff Recovery House di San Francisco, ha un posto letto libero.  un centro riconosciuto e raccomandato da molti specialisti. Un'amica di un amico mi ha detto che hanno cambiato la vita di suo figlio eroinomane. Adesso vive in Florida, ha detto. Ha una famiglia, un lavoro che gli piace e fa volontariato per aiutare i ragazzi con problemi di droga.
Quando Nic si sveglia, gli dico che ho trovato un centro di riabilitazione in citt e lui mi segue cupamente fino alla macchina.
L'Ohlhoff Recovery ha sede in un antico palazzo vittoriano di tre piani, con una cupola centrale e un'elegante sala d'attesa rivestita di pannelli di legno dove aspetto Nic durante il suo colloquio con la direttrice del programma primario di ventotto giorni, primo passo verso la riabilitazione e la guarigione.
Dopo il colloquio sono convocato nel suo spoglio ufficio e mi accomodo sull'altra sedia. Nic e io siamo di fronte alla direttrice, seduta dietro la sua scrivania. Dal suo tono e dall'espressione spossata dei suoi occhi intuisco che con lei Nic non  stato meno tenero che con la dottoressa del Thunder Road, ma non sembra turbata.
Nic non riconosce di avere una dipendenza, esordisce la dottoressa.
Perch non  vero.
Lei lo ignora e continua: E sostiene di essere venuto qui soltanto perch lei l'ha costretto.
Lo so, rispondo.
Molti non vengono qui per loro libera scelta, ma hanno le stesse probabilit di guarire di quelli che arrivano strisciando per implorare il ricovero.
Ok, dico.
Lo sottoporremo a qualche controllo per il nostro programma di ventotto giorni.
A cena Nic si chiude in camera. Diciamo a Jasper e a Daisy che la mattina dopo entrer in un centro di riabilitazione e che  un po' spaventato.
Mi siedo vicino a loro mentre Karen legge la storia della buonanotte. Mi dispiace molto che vediate Nic in questo stato, dico per l'ennesima volta.  triste per una famiglia avere un problema come il suo. Potete parlarne tranquillamente con i vostri insegnanti e i compagni a scuola, se pensate che possa farvi stare meglio. E se avete domande o dubbi potete sempre chiedere a me o a vostra madre.
Jasper annuisce con aria solenne. Daisy sembra assente. Incomincia a leggere un libro di Garfield che Jasper le strappa di mano. Lei lo graffia, lui la spinge e si mettono a piangere tutti e due.
La mattina dopo, mentre andiamo in citt, Nic  torvo e spossato. Ci scambiamo a malapena qualche parola. Si sente come un prigioniero in procinto di scontare la pena, rassegnato e pietrificato. Trattiene le lacrime.
Posteggio di fronte al vecchio palazzo ed entro con lui, che ha una sacca con i vestiti.
Saliamo le scale, facendoci strada tra un gruppetto di drogati di nicotina che si sono dati convegno sul pianerottolo. Tremo anch'io. Notando la sua sacca e i suoi sguardi apprensivi, alcuni fumatori gli rivolgono la parola: Tu!
Benvenuto nella casa dei matti.
Nic incontra brevemente la direttrice nella sala d'aspetto rivestita di legno e riceve dalle sue mani la domanda di ammissione: Io, sottoscritto, richiedo di essere ammesso al programma di riabilitazione alcolica e chimica eccetera.
Nic firma.
Nell'atrio la dottoressa mi dice: Potete salutarvi adesso. Durante la prima settimana le telefonate sono proibite.
Mi volto verso Nic.
Ci abbracciamo goffamente e mi allontano.
Tornando a casa, mi sento come se avessi tradito mio figlio e lo avessi abbandonato, anche se mi consola un po' sapere dov'. Per la prima volta da settimane, dormo tutta la notte.
La mattina dopo entro nella sua camera e spalanco le imposte e le finestre che danno sul giardino. La stanza  cosparsa di libri, tele dipinte a met, vestiti sudici, giganteschi altoparlanti e, sul letto, la sua chitarra gialla. Alle pareti sono attaccati i suoi disegni di donne e uomini dai corpi allungati e grottescamente contorti. La camera  impregnata dell'odore di Nic, non il dolce profumo dell'infanzia, ma un misto di incenso e marijuana, sigarette e dopobarba, con possibili tracce di ammoniaca e residui di metamfetamina bruciata.
Karen mi guarda mentre frugo nell'armadio e nei cassetti della scrivania portando alla luce il suo arsenale segreto - bong di vetro, pipette per metamfetamina fatte a mano, cartine per sigarette, frammenti di specchio, lamette da barba, accendini scarichi, bottiglie vuote - e metto tutto in un sacco nero della spazzatura.
Nei giorni successivi il fuoco di fila dei consigli di amici e amici di amici non mi d tregua. Quando sente che Nic  in riabilitazione, un'amica di Karen chiede: Per quanto?
Karen spiega che  una terapia di quattro settimane.
La sua amica scuote la testa. Non bastano.
Che cosa vuoi dire?
Ci racconta la storia di suo figlio che ha seguito due terapie di quattro settimane prima che lo ricoverassero per un trattamento della durata di un anno. Durante la riabilitazione continua gli studi. Ha diciassette anni e pertanto hanno potuto costringerlo a farsi ricoverare. Neanche un anno potrebbe bastare, conclude l'amica di Karen.
Un altro amico ci dice invece che la riabilitazione  l'approccio sbagliato. Alcuni credono nella terapia, altri l'aborrono. La mia sensazione  che gli psicologi e gli psichiatri che hanno seguito Nic nel corso degli anni mi hanno dato utili consigli e probabilmente hanno aiutato anche lui, ma a dispetto delle loro impeccabili credenziali e della devozione al loro lavoro, quasi tutti gli specialisti che abbiamo consultato non avevano esperienza nel campo delle droghe e hanno sbagliato la diagnosi. Ognuno ha la sua opinione, i consigli si moltiplicano. Karen e io ascoltiamo attentamente. Anche se ignoriamo quasi tutti i suggerimenti, siamo grati agli amici per il loro interessamento.
La madre di un bambino della scuola di Jasper e Daisy telefona per raccomandarci uno specialista locale in terapie di disintossicazione, sostenendo che ha aiutato un'amica come nessun altro era mai riuscito a fare. Non so per quale ragione, accettiamo questo consiglio e fisso un appuntamento per incontrarlo.
Il suo studio  in cima a una rampa di scale sopra un magazzino di prodotti per artisti.  modesto, condiviso con un altro medico, meno formale degli altri studi che abbiamo visto finora.
Lo psicanalista ci sorride pacatamente. Affetto da una calvizie incipiente, indossa una camicia con il colletto sbottonato sotto una giacca di tweed. Sembra solido, gentile, empatico; dalla sua espressione, i modi, il tono della voce e gli occhi capiamo che conosce la nostra disperazione perch l'ha vissuta anche lui.
Gli raccontiamo di Nic. Gli spieghiamo che  in riabilitazione all'Ohlhoff Recovery. Gli confessiamo che non siamo sicuri di avere fatto la scelta giusta e che non abbiamo alcuna idea di cosa fare quando uscir dall'Ohlhoff.
Con nostra grande sorpresa, non ha molti consigli da darci, o perlomeno non abbastanza da poter aiutare Nic, anche se  d'accordo con la nostra decisione di ricoverarlo. La maggior parte dei suoi consigli sono per noi.
Abbiate cura di voi, dice. E fate attenzione al vostro matrimonio. Un figlio drogato mette a dura prova un matrimonio. Dice che non possiamo e non dobbiamo decidere che cosa fare dopo la terapia, perch nel frattempo in Nic cambieranno molte cose. Fate un passo alla volta, suggerisce.
Pi tardi, nel corso del nostro incontro, si sporge verso di noi, e guardandoci negli occhi, dice: Uscite insieme pi spesso che potete.
Lo facciamo, replica seccamente Karen, siamo pure venuti da lei.
Ci scambiamo un'occhiata ironica.  vero che  da un sacco di tempo che noi due non usciamo da soli. Traumatizzati da Nic, preferivamo starcene rintanati in casa e non ci sentivamo tranquilli a lasciare i bambini. Quella sera li avevamo portati da Nancy e Don.
Lo psicologo mi chiede se ho provato con Al-Anon.
Gli rispondo di no. Credevo che Al-Anon fosse per... le parole mi muoiono sulle labbra.
Potrebbe valere la pena provare, risponde.
Il telefono potr anche essere proibito ma il terzo giorno Nic riesce a chiamare per supplicarci di andarlo a prendere. Quando mi rifiuto di farlo, sbatte gi il ricevitore. Preoccupato, chiamo il medico che lo segue.  un buon ascoltatore, che forse  quello di cui abbiamo pi bisogno adesso, ma non  soltanto questo. Ci aiuta a capire quello che possiamo e non possiamo fare per Nic. Ci dice che una delle cose peggiori quando si ha un figlio che dipende da una droga  che non possiamo controllarlo. Non possiamo salvare Nic. Potete aiutare la sua guarigione ma non guarire al posto suo, dice. Cerchiamo di salvarli. Anche i genitori cercano di farlo.  quello che fanno i genitori.
Ci spiega i tre principi base di Al-Anon: Non  colpa vostra, non potete controllarlo, non potete curarlo.
Ogni volta che lasciamo il suo studio ci raccomanda: Siate alleati. Ricordatevi di avere cura di voi. Non sarebbe un bene per nessuno - n per voi n per i vostri figli - se non lo faceste.
Adesso che Nic, per il momento,  al sicuro, lavoro di pi. Devo intervistare un tossicodipendente in riabilitazione e il padre di un altro. Gli dico che anche mio figlio  in riabilitazione. Lui risponde: Dio ti benedica. Ci sono passato.  un inferno. Ma  nelle mani di Dio. La sua risposta mi sorprende. Gli ricordo che nessuno nella nostra famiglia crede in Dio. Vorrei poterlo fare, dico. Vorrei potermi mettere nelle mani di qualcun altro. Qualcuno che sia potente e benevolo. Ma non ci credo.
Crederai in Dio prima che questa storia sia finita, sentenzia lui.
Chiamo la dottoressa che segue Nic all'Ohlhoff. Sta facendo del suo meglio, ma  scoraggiata. La metamfetamina  molto cattiva.  la droga del diavolo. Quello che fa a quei ragazzi  orribile.
Poi fa una pausa e aggiunge: Per fortuna ha iniziato da poco.
Non  la prima volta che mi sento dire che la metamfetamina  peggiore delle altre droghe. Per capire il perch continuo a fare ricerche, a viaggiare per incontrare altri ricercatori che studiano questa droga. Mi spiegano che spesso i consumatori aumentano i dosaggi nel tentativo di ricreare lo sballo iniziale, ma quando si  gi sfruttato il 90 percento delle scorte di dopamina questo non  pi possibile. Come per molte altre droghe, la carenza di dopamina provoca depressione e ansia, ma con la metamfetamina  molto pi grave. Questo induce il consumatore ad assumere altra droga, provocando ancora pi danni al sistema nervoso e aumentando la dipendenza. Molti ricercatori sostengono che l'altissima neurotossicit di questa droga implica che molti consumatori abituali non possano mai guarire completamente. Per me questa  ovviamente una conclusione drammatica, che mi stimola ad approfondire le mie ricerche.
L'amministrazione Clinton ha stanziato milioni di dollari per la ricerca sulla disintossicazione dalla metamfetamina quando l'epidemia stava cominciando a diffondersi. Uno degli obiettivi della ricerca era stabilire se i cervelli di questi tossicodipendenti fossero irrimediabilmente danneggiati. In tal caso, come per il morbo di Parkinson, la terapia migliore  quella di curare i sintomi o se possibile rallentare la degenerazione. La guarigione completa  impossibile.
Nel 1987 furono affissi i manifesti di una campagna antidroga con la fotografia di un piatto di uova fritte e sotto la scritta QUESTA  LA TUA MENTE CON LE DROGHE. Ma il cervello umano sotto metamfetamina non assomiglia a delle uova fritte. Sembra pi il cielo notturno di Baghdad nella prima settimana della guerra. O almeno  cos che appare sullo schermo del computer di Edythe London, farmacologa e professoressa di psichiatria e scienze biocomportamentali alla David Geffen School of Medicine dell'UCLA.
Quando era studentessa universitaria, Edythe London si sottopose a un test che le rivel di essere particolarmente dotata per le illustrazioni mediche. E in un certo modo, usando sofisticate tecniche virtuali, ha finito per fare proprio questo. Nel 2000 la dottoressa London ha elaborato le immagini dei cervelli di sedici consumatori abituali di metamfetamina. Come accade alla maggior parte dei consumatori di questa droga quando smettono di prenderla, dopo essere stati ricoverati i pazienti avevano dormito per due giorni. Alcuni giorni dopo il loro risveglio, la London li sottopose a una tomografia a emissione di positroni (PET) per scansionare e mappare il loro cervello. La PET registra l'attivit cerebrale misurando il flusso sanguigno e le reazioni biochimiche attraverso i movimenti e la concentrazione di un isotopo tracciante iniettato per via endovenosa. Il risultato sono immagini delle funzioni cerebrali, dove l'attivit registrata pu essere associata alle emozioni. A seconda dell'isotopo iniettato, il test pu mappare l'attivit generale del cervello o soltanto quella di uno specifico neurotrasmettitore. Sottoponendo a questo esame dei consumatori di metamfetamina, la London voleva scoprire che cosa succedeva nelle loro menti quando entravano in un centro di riabilitazione e smettevano di assumere la droga.
La dottoressa London  una signora gentile con i capelli lunghi fino alle spalle e la frangia. Mentre sono seduto di fronte a lei nel suo piccolo ufficio al centro medico, ruota il monitor ultrapiatto per farmi vedere l'immagine del cervello di un consumatore di metamfetamina. Mi spiega che l'immagine raffigura la media dei cervelli dei sedici soggetti ed  stata elaborata combinando le loro PET e sovrapponendovi l'immagine di un cervello normale. Il risultato  davanti ai miei occhi: una mappa che mette a nudo gli irreparabili danni causati dalla droga. Le macchie blu indicano le zone in cui l'attivit cerebrale dei sedici soggetti  notevolmente inferiore alla media. Le aree gialle e rosse sono calde, vale a dire che c' molta pi attivit nei consumatori di metamfetamina che nei soggetti normali.
La dottoressa continua a fissare lo schermo. Il mio pensiero va a Nic. Indicando una grande macchia gialla, delle dimensioni e della forma di un topo senza coda, nella regione del cingolo posteriore, chiedo alla dottoressa London che cosa sia.  esattamente quello che accade quando si prova dolore, mi spiega lei. Succede quando smettono di usare la metamfetamina.
I medici che lavorano con questi pazienti sanno che spesso sono depressi, ansiosi e che non vogliono sottoporsi a nessuna terapia - proprio come Nic - ma le immagini della dottoressa London rivelano che queste condizioni hanno un fondamento biologico e ci svelano un quadro molto pi grave di quanto sospettavamo. La sua ricerca l'ha indotta a concludere che nelle prime fasi della riabilitazione i dipendenti da metamfetamina non sono in grado di seguire le terapie adottate per le altre droghe. E questo non  imputabile a una mancanza di volont ma  il risultato dei danni cerebrali prodotti dalla droga.
Mi spiega che la compromissione delle capacit cognitive impedisce a questi pazienti di partecipare a terapie che richiedono concentrazione, logica e memoria.
Dopo un mese di astinenza i sintomi di depressione e i dolori sono meno forti, ma l'uscita dal tunnel  ancora lontana. Adesso capisco perch la maggior parte dei centri di riabilitazione non riescono a disintossicare i consumatori di metamfetamina. Alcuni di quelli che avevo chiamato offrono soltanto terapie di breve durata. Altri, come l'Ohlhoff, offrono trattamenti di ventotto giorni, ma sono pochi quelli con programmi a lungo termine finanziati dall'assistenza sanitaria, e poche sono anche le assicurazioni private che coprono le spese delle terapie intensive, il cui costo per la maggior parte dei cittadini  proibitivo. Ma se in quattro settimane un consumatore di metamfetamina pu capire che ha bisogno di una terapia, non  per ancora in grado di seguirla. Le ricerche della dottoressa London dimostrano che i programmi pi efficaci sono quelli che durano parecchi mesi.
Che cosa si deve fare con questi pazienti quando entrano in un centro di riabilitazione? Gli effetti fisici dell'astinenza da metamfetamina danno origine a sintomi psicologici ed emotivi che hanno radici fisiche. Oltre all'ansia e alla depressione, chi smette di usare la metamfetamina deve fare i conti anche con una grave riduzione delle capacit cognitive.
Continuo le mie ricerche e scopro uno studio portato a termine tre anni prima di quello della dottoressa London da un medico dell'Universit di Toronto, il dottor Kish, che aveva condotto una serie di esami autoptici su cervelli di consumatori di metamfetamina (morti per overdose, conflitti a fuoco o incidenti stradali). A differenza che negli alcolisti, nei consumatori di metamfetamina i danni cerebrali non sono visibili a occhio nudo. Ma a livello microscopico alcuni ricercatori hanno constatato lesioni delle terminazioni neuronali.
Le biopsie delle cellule cerebrali ci forniscono ulteriori informazioni. Con questa tecnica Kish ha misurato i livelli dei vari neurotrasmettitori nei consumatori di metamfetamina e nei soggetti normali.
La sua ricerca ha evidenziato modesti abbassamenti dei livelli di serotonina e di altri neurotrasmettitori ma un drastico calo - del 90-95 percento - dei livelli di dopamina. E anche i livelli dei trasmettitori della dopamina erano precipitati. Altri ricercatori hanno riscontrato lo stesso fenomeno dopo la somministrazione di metamfetamina a scimmie, babbuini, topi e ratti, giungendo alla conclusione che questa droga  neurotossica e modifica la biochimica del cervello molto pi di quanto facciano la cocaina e le altre droghe. Le sue parole ridestarono la mia paura primaria: anche se fosse riuscito a smettere, Nic sarebbe tornato normale?
 stato dimostrato che i livelli di dopamina si abbassano drasticamente, ma non  stata accertata una perdita fisiologica delle terminazioni della dopamina. Secondo il dottor Kish, se la droga distrugge irreversibilmente queste terminazioni, non c' alcuna possibilit di guarigione. Ricerc allora nei suoi campioni di cellule cerebrali un marker denominato V-MAT2. Nei pazienti affetti da morbo di Parkinson, dove c' una perdita permanente dei neuroni della dopamina, i livelli di V-MAT2 sono molto bassi. Se il marker  assente nelle cellule cerebrali dei consumatori di metamfetamina  molto probabile che il danno cerebrale sia irreversibile. Kish scopr per che i livelli di V-MAT2 erano normali. E questa scoperta riaccese le speranze. La sua ricerca e quelle che l'hanno seguita indicano che le terminazioni bruciate con molta probabilit si rigenerano, anche se il processo richiede fino a due anni.
Questo significa che la guarigione forse  possibile.
 una buona notizia per il padre di un tossicodipendente. Naturalmente voglio che Nic sopravviva, ma voglio anche che stia di nuovo bene. Anche se non hanno ancora trovato conferma, le teorie di alcuni ricercatori suggeriscono che questo potrebbe accadere. Se sta alla larga da quella droga.
Karen e io andiamo a cena fuori e poi saliamo la collina fino a quella che abbiamo finito per chiamare la casa del conte Ohlhoff, ispirandoci al conte Olaf, il cattivo di Una serie di sfortunati eventi, la saga di Lemony Snicket che leggevamo a Jasper e a Daisy.
Siamo venuti al centro di riabilitazione per una seduta famigliare di gruppo. Le riunioni si svolgono in una sala buia. Karen e io, insieme ad altri genitori, mogli o compagne e pazienti, siamo seduti su vecchi divani e sedie pieghevoli. Una psicologa con la voce roca d inizio alla riunione: Di' ai tuoi genitori che cosa significa per te che oggi siano qui, Nic, esordisce.
E vabb. D'accordo.
Queste riunioni mi spezzano il cuore. Conosciamo gli altri pazienti e le loro famiglie. Una delle pazienti  una ragazza di diciannove anni con la faccia da bambina e gli occhi spenti. Le hanno tolto l'affido del figlio, dipendente dalla metamfetamina fin dalla nascita. Gli altri pazienti sono eroinomani, fumatori irriducibili di marijuana e un alcolista. Ascoltiamo le loro storie. L'alcolista ha lasciato pi volte i figli e la moglie senza nemmeno salutarli. Poi tornava e chiedeva scusa. Dopo le prime quattro o cinque volte non hanno pi voluto accettare scuse, dice.  entrato in riabilitazione quando l'hanno lasciato. Un ragazzo poco pi grande di Nic, con i capelli e gli occhi spenti,  venuto da New York a San Francisco per studiare architettura, ma la metamfetamina gli ha fatto cambiare i suoi progetti.
Un gay sieropositivo che  in cura con Nic, un tossicodipendente che ha fatto uso di metamfetamina per sette anni, racconta con voce roca: Ho perso quasi tutti i denti e ho i polmoni bucati.
Poi si solleva la maglietta e mostra il ventre gonfio. Questa merda mi sta ammazzando. Sputo sangue. Sputo pezzi di stomaco.
Alla seduta famigliare della terza settimana, Nic, incoraggiato dalla dottoressa che lo segue, dice a Karen e a me che non andr al college. L'avevo fatto per te, mi dice. Voglio lavorare. Voglio starmene un po' da solo. Ho bisogno di essere indipendente.
Quando Karen e io usciamo dall'istituto, si  levato un forte vento. Abbottoniamo i cappotti e facciamo una lunga passeggiata fino al Civic Center. Karen  scioccata come me dalla decisione di Nic di abbandonare gli studi. In verit, io non ho ancora accettato l'idea che mio figlio sia un tossicodipendente. Sono convinto che quando uscir dalla riabilitazione andr tutto bene. Non riesco a vederlo come gli altri pazienti che hanno partecipato alla seduta. Lui ha soltanto perso un po' il controllo. Ignorando gli ammonimenti del nostro amico, ho pensato che in quattro settimane la riabilitazione l'avrebbe rimesso in sesto e spaventato abbastanza da fargli capire che  stato sul punto di distruggere la sua vita. E che poi, una volta disintossicato, sarebbe tornato al college per laurearsi e avere una vita normale.
Alla fine della passeggiata sono giunto a una nuova conclusione. Nic sta soltanto posponendo il college. In fondo ha appena diciotto anni, e sono molti i ragazzi che dopo il liceo si prendono un anno sabbatico.
* * *
Alla seduta di gruppo della quarta settimana Nic ci sorprende ancora. Questa volta dice che ha bisogno di prolungare la terapia e ci chiede di iscriverlo al centro di reinserimento dell'Ohlhoff.  una richiesta pi che ragionevole. Voglio che sia curato e devo anche ammettere che ho un po' paura di quello che potrebbe succedere se torna a casa.
Lo iscrivo quindi al centro di reinserimento, e tre giorni dopo, quando vado a trovarlo, scopro che  scappato.


12

CI sono genitori che alla fine si assuefanno alle pulsioni autodistruttive dei figli, ma per me non  stato cos. Nemmeno dopo tutto quello che mi ha fatto passare Nic. Chiamo i posti di polizia e gli ospedali. Niente. Nic non si fa vivo per tutto il giorno, nemmeno il giorno dopo e quello dopo ancora. Cerco di spiegare a Jasper e Daisy che  nei guai e che siamo molto preoccupati per lui.
L'hanno arrestato di nuovo? chiede Jasper.
Ho chiamato la prigione. Non c'.
Dove dorme?
Non lo so.
Forse  a casa di un amico.
Lo spero.
Cerco di immaginarmi che cosa pu essere successo - non solo a Nic, ma anche alle nostre vite, che non sono pi quelle di prima. Il mio rapporto con Karen  diventato molto teso. Lei il pi delle volte tollera le mie esplosioni di rabbia e frustrazione, ma comincia ad averne abbastanza di me e delle mie ansie. Non  che non capisca, ma le sembra che non ci sia via d'uscita. Non riesco a dormire molto. Lei si alza nel cuore della notte e mi trova in soggiorno, che guardo il fuoco nel caminetto. Le dico che non riesco a dormire perch continuo a immaginarmi Nic che vaga per le strade di San Francisco. Lo immagino ferito, nei guai. Lo vedo morire.
Lo so, mi risponde lei. Succede anche a me. Per la prima volta piangiamo insieme, disperati. Voglio scoprire a ogni costo dov' mio figlio, e cos, una fredda e nuvolosa mattina attraverso il Golden Gate per perlustrare Haight Street e Mission District, due quartieri dove potrebbe aver trovato rifugio. Percorro invano tutte le strade di Mission e poi parcheggio la macchina a Ashbury. Scendo a piedi lungo Haight Street, entro nel suo negozio di dischi preferito e sbircio dentro bar e librerie.
Nonostante la recente gentrification, qui si respira ancora l'atmosfera degli anni Sessanta. I ragazzi di strada si aggrappano ancora ai ricordi della mitica Haight Street, ma i tempi del Peace and Love' sono finiti da un pezzo, aveva osservato Nic. Adesso ci sono la musica punk, la noia e le droghe.
Chiedo ad alcuni di quei ragazzi se conoscono Nic. Mi ignorano o si allontanano ridacchiando. Entro in un parchetto frequentato da rollerblader e biker. Vicino a una giostra fermo un poliziotto e gli spiego che sto cercando mio figlio, che  dipendente dalla metamfetamina.
Mi dice che sa dove si ritrovano e mi accompagna lungo un sentiero. Provi laggi, dice, indicandomi una collinetta dove si  radunato un gruppetto di ragazzi.
Mi avvicino a una ragazza seduta su una panchina in disparte dal gruppo.  magra e pallida, avvolta in un sudicio maglione. Quando la raggiungo, riconosco sul suo volto i segni della metamfetamina, le mandibole serrate e il tremito delle mani. Mi presento e lei mi guarda con diffidenza.
Sei uno sbirro?
Le rispondo di no, ma le dico che  stato un poliziotto a segnalarmi la sua presenza. Le indico l'agente che si sta allontanando e lei sembra tranquillizzarsi.
 un tipo a posto, dice. Ti d fastidio soltanto se disturbi la gente o ti droghi vicino ai bambini nell'area giochi.
Lo conosco bene, quel parchetto.  l che da piccolo Nic giocava all'agente segreto.
Dopo una breve chiacchierata, le parlo di Nic e le chiedo se lo conosce. Lei mi chiede che aspetto ha. Poi scuote la testa.
Non mi sembra quello che conosco io, dice. Se lui non vuole farsi trovare, non lo trover mai.
Hai fame? Ho un'ora libera e ho pensato che magari possiamo mangiare qualcosa insieme, le propongo.
Lei annuisce. Certo. Entriamo in un McDonald's, dove lei divora un cheeseburger.
Sono stata a dieta di crystal, dice.
Voglio sapere com' arrivata fino a quel punto. Risponde alla mia domanda con voce pacata.
Non ero un tipo problematico, dice. Ero una ragazzina molto dolce.
Mi racconta che giocava con le bambole, che a scuola faceva la cheerleader, le piaceva la storia ed era molto brava in francese. Comment allez-vous? O est la bibliothque, s'il vous plat? Dice che era una lettrice vorace e nomina i suoi autori preferiti, contandoli con le sue dita sottili. Poteva essere la stessa lista di Nic, quando era pi giovane. Harper Lee, Tolkien, Dickens, E.B. White, Hemingway, Kafka, Lewis Carroll, Dostoevskij. Fdor era il mio dio e I fratelli Karamazov la mia bibbia.
Un ragazzo le aveva offerto le prima volta la metamfetamina quando aveva quattordici anni, cinque anni prima. Sorseggia la sua Coca-Cola e poi, dondolandosi sulla sedia, aggiunge: La meta... Anche se adesso so che razza di merda , se potessi ricominciare tutto daccapo, la userei ancora. Non posso vivere senza quella droga. Non pu immaginare come ci si sente bene quando  buona.
Toglie due cubetti di ghiaccio dal bicchiere della Coca, li posa sul tavolo e li fa scivolare sulla tovaglia di plastica. Mi racconta che suo padre  banchiere e la madre agente immobiliare. Vivono nell'Ohio, nella casa dove lei  cresciuta. I suoi avevano assunto un detective privato quando era scappata di casa la prima volta per andare a San Francisco con un amico. Il detective l'aveva trovata in un dormitorio per senzatetto e l'aveva convinta a ritornare con lui. Quando era rientrata a casa, i genitori l'avevano portata in un centro di disintossicazione. Era l'inferno. Volevo morire.
Aveva rubato una confezione di Valium e quando l'avevano dimessa era andata in overdose. I genitori l'avevano allora mandata all'Hazelden, un famoso centro di riabilitazione del Midwest, ma lei era scappata anche da l. I suoi l'avevano ritrovata e spedita in un altro centro. Era una specie di setta, mi dice, ci raccontavano un sacco di stronzate mistiche. Era scappata di nuovo per tornare a San Francisco in autostop. Aveva fatto quasi tutto il viaggio con un camionista che fumava anche lui metamfetamina. Arrivata in citt, aveva cominciato a spacciare e a spararsi il crystal direttamente in vena. Dormiva su un vecchio materasso in un garage senza riscaldamento n acqua corrente.
Mi racconta che usa crystal quasi tutti i giorni, fumandolo o iniettandoselo; resta in piedi anche per tre giorni di seguito, e quando dorme non si sveglia per due giorni, anche se i suoi sonni sono popolati da terribili incubi.  stata ricoverata tre volte al pronto soccorso perch sputava sangue ed era andata fuori di testa. Riesce a trovare i soldi per i caff e le sigarette chiedendo l'elemosina, mentre il vizio se lo mantiene spacciando a sua volta. Quando non ho soldi, pago con un pompino o un'altra prestazione sessuale. Appena lo dice sembra imbarazzata, come se in lei sopravvivesse ancora un barlume di pudore. Poi gira la testa di lato e abbassa lo sguardo. Di profilo, con i capelli sporchi che le pendono davanti al viso, sembra avere la met dei suoi anni. Se non mi faccio mi sento una merda, confessa. Quando invece sono fatta, sono in paradiso.
E i tuoi genitori?
I miei genitori cosa?
Ti mancano?
Non molto. O forse s, almeno un po'.
Dovresti contattarli.
Perch?
Sono di certo preoccupati per te. Forse possono aiutarti.
Mi manderebbero in un centro di riabilitazione.
Forse non  una cattiva idea.
L'ho gi fatto.
Potresti almeno chiamarli per informarli che sei viva.
Non risponde.
Chiamali.
* * *
Torno a casa. Senza Nic. Penso ai genitori di quella ragazza. Se sono come li immagino - cio come me - qualsiasi cosa stiano facendo in questo momento, la loro mente sar altrove: continueranno a chiedersi se la figlia  ancora viva e se  colpa loro.
Mi tormento con le eterne domande alle quali non so dare risposta.
L'ho viziato?
Sono stato troppo permissivo?
Non gli ho dedicato abbastanza attenzioni?
O forse gliene ho date troppe?
Se soltanto non ci fossimo trasferiti in campagna.
Se soltanto non avessi mai fatto uso di droghe.
Se soltanto sua madre e io non ci fossimo separati.
Se soltanto se soltanto se soltanto...
Il senso di colpa  una reazione tipica dei genitori dei tossicodipendenti. In Addict in the Family Beverly Conyers ha scritto: La maggior parte dei genitori, quando pensano a come hanno educato i figli, hanno sempre qualche rimpianto. Vorrebbero essere stati pi o meno severi, aver nutrito maggiori o minori aspettative nei confronti dei figli, avere trascorso pi tempo con loro ed essere stati meno protettivi. Oppure pensano a come certi eventi drammatici, come un divorzio o un lutto, hanno influito sulla salute mentale dei figli. Per alcuni, come per quelli che con la loro infedelt hanno fatto fallire un matrimonio, il fardello della colpa pu essere molto pesante. Ma quali che siano state le colpe dei genitori, i figli tossicodipendenti riconoscono facilmente i punti vulnerabili e se ne servono per i loro fini...
Le preoccupazioni, i sensi di colpa e i rimpianti possono stimolare le coscienze, ma quando il loro peso  troppo gravoso, l'effetto  paralizzante. Eppure, non riesco a metterli a tacere.
Dopo non essersi fatto sentire per giorni, Nic telefona dalla casa di un'ex fidanzata. Parla a raffica e sta evidentemente mentendo. Dice che  scappato dal centro da solo ed  rimasto pulito per cinque giorni. Frenando l'impulso di precipitarmi da lui e abbracciarlo, rispondo che gli restano solo due scelte: un altro centro di riabilitazione o la strada.
Nic sostiene che la riabilitazione  inutile, se vuole smettere lo far da solo. Ma io gli rispondo che la mia decisione non  negoziabile. Lui alla fine acconsente a malincuore. E vabb! dice.
Vado a casa della sua ex fidanzata e lo aspetto fuori. Nic esce e sale in macchina. Noto una cicatrice nera sulla sua guancia e una ferita sulla fronte. Gli chiedo che cosa  successo. Lui alza lo sguardo al cielo e chiude gli occhi. Niente di grave, risponde. Un idiota mi ha picchiato per derubarmi.
Sembra esausto, lo sguardo  assente. Non ha nessun bagaglio.
Dove sono finite le tue cose?
Mi hanno rubato tutto.
Il ragazzo seduto in auto accanto a me non sembra nemmeno Nic, non ha pi nulla del figlio che ho tanto amato. Come per confermare i miei pensieri, lui dice: Che cosa ci sto facendo qui? Sono tutte stronzate. Non ho bisogno di nessuna riabilitazione. Me ne vado.
Te ne vai? Dove?
A Parigi.
Parigi?
Ne ho abbastanza di questo fottuto Paese.
E che cosa farai a Parigi?
Suoner nella metro insieme a Tom e David, come i vecchi suonatori di organetto con le loro scimmiette.
Nelle ventiquattro ore successive l'umore di Nic oscilla dall'agitato al comatoso. Oltre a Parigi, ha altri fantasiosi progetti come andare in Messico in autostop, entrare nei Corpi di pace o fare il contadino in Sudamerica, ma finisce per rassegnarsi a tornare in un centro di riabilitazione. Poi per sostiene che non ne ha bisogno, ma dopo cambia di nuovo idea e dice che non pu vivere senza droghe. La vita  una grande rottura,  per questo che mi faccio.
Non sono sicuro che altre quattro settimane di riabilitazione possano servire a qualcosa, ma vale comunque la pena provarci. Questa volta opto per l'ospedale di Sant'Elena, nella regione vinicola della Napa Valley.
Molte famiglie si fanno pignorare la casa, impegnano i risparmi e i fondi pensione per sottoporre i figli a tutte le possibili terapie di disintossicazione. L'assicurazione di Vicki e la mia coprono la maggior parte delle spese mediche che dobbiamo sostenere per Nic. Senza questa copertura nemmeno noi ce la faremmo.
La mattina dopo Nic, Karen e io partiamo per il Sant'Elena.
Quando lasciamo l'auto nel posteggio, vedo Nic guardarsi furtivamente alle spalle.
Non penserai mica di scappare ancora? gli chiedo.
Ho paura, risponde lui. Sar un incubo?
Peggio che farsi picchiare e rapinare per strada?
S.
Entriamo nell'atrio e seguiamo le indicazioni per il centro di disintossicazione. Saliamo in ascensore al secondo piano e ci incamminiamo lungo il corridoio. A differenza dell'Ohlhoff Recovery, questo  un vero ospedale, con luci al neon, pareti bianche e infermiere con il camice immacolato. Compiliamo i moduli di accettazione e aspettiamo nella sala d'attesa.
Un'infermiera con un'acconciatura alla Harpo Marx e grandi occhiali con la montatura rosa viene a prendere Nic. Ci spiega che prima di essere ricoverato verr sottoposto a una visita medica. Ci rivediamo qui tra un'ora, dice allontanandosi con lui.
Karen e io scendiamo al negozio dell'ospedale e gli compriamo qualche articolo da toilette. Quando torniamo, Nic ci dice che deve andare nella sua camera. Lo accompagniamo lungo il corridoio. Lui mi stringe il braccio.
Ci abbracciamo goffamente. Buona fortuna, gli dico. Abbi cura di te.
Grazie pap. Grazie Karen.
Ti voglio tanto bene, esclama Karen.
Anch'io.
Poi si volta verso di me e con le lacrime agli occhi dice: Tutte le cose.
* * *
Il programma terapeutico del Sant'Elena  simile a quello dell'Ohlhoff, anche se include pi attivit, come yoga e nuoto, oltre a frequenti colloqui con medici e psichiatri. Molto peso  dato anche all'educazione, con conferenze e proiezioni di documentari sugli effetti della droga e della dipendenza, e i weekend ci sono incontri con i genitori. Anche se finora non c' stato alcun risultato, questa volta mi concedo un briciolo di speranza. Come nella canzone di Springsteen: Alla fine di ogni dura giornata di lavoro, la gente trova sempre qualche ragione per vivere. La mia  un misto di speranza e di sollievo, perch adesso almeno so dov' Nic.
A casa riesco finalmente a dormire, anche se i miei sonni sono molto agitati. Sogno che Nic si droga e io piango e lo imploro di non farlo. Ma lui sembra non sentirmi,  freddo e assente, con la droga che gli circola nelle vene.
Molta gente visita la Napa Valley per degustare i suoi vini pregiati, fare bagni di fango e mangiare le prelibatezze della cucina locale. Karen e io ci andiamo invece ogni weekend per gli incontri famigliari al Sant'Elena. Uno psicologo dell'ospedale mi spiega che la prognosi di un tossicodipendente  molto migliore quando la famiglia partecipa alla terapia. I casi pi gravi sono quelli senza famiglia, dice. Sotto questo profilo, Nic  uno dei pi fortunati.
Lo troverete molto cambiato, ci avverte mentre avanziamo lungo il corridoio bianco. Ma  ancora piuttosto depresso. Succede a tutti all'inizio della terapia, e la metamfetamina  la droga peggiore.
Le sedute famigliari qui si svolgono diversamente che all'Ohlhoff. Prendiamo posto in una grande sala su file di sedie disposte davanti a un leggio e a un grande monitor. Il ciclo delle sedute prevede quattro forum. Il primo  sulla tossicodipendenza come malattia. Un concetto che mi  alieno. Quale altra malattia implica infatti la partecipazione attiva della vittima? Ogni volta che usa la droga, Nic fa una scelta. I fumatori possono ammalarsi di tumore ai polmoni, ma gli altri ammalati di cancro, a differenza dei tossicodipendenti, non sono responsabili della loro condizione.
Il relatore spiega che la tossicodipendenza, o perlomeno la predisposizione alla tossicodipendenza, ha radici genetiche. Questo significa che i geni di Nic sono parzialmente responsabili, che la colpa  anche dei miei antenati ebrei russi e di quelli metodisti di sua madre. Il padre di Vicki  morto alcolizzato, non c' quindi bisogno di andare troppo indietro nell'albero genealogico, anche se nessuno sa come si trasmetta questa predisposizione. Il relatore dice che  presente nel 10 percento dei soggetti. L'uso di alcol o droga non fa altro che attivare la malattia.  come premere un pulsante, spiega. Una volta attivato, non lo si pu pi disattivare, come non si pu chiudere il vaso di Pandora.
Un uomo lo interrompe. Cos non si fa altro che dargli un alibi, dice. Nessuno ha costretto mio figlio ad andare dallo spacciatore, a fumare metamfetamina o iniettarsi eroina, a rubare soldi a noi e ai suoi nonni.
No, risponde il relatore. Nessuno l'ha fatto.  lui solo a deciderlo. Ma ci nondimeno,  malato. Ed  una malattia molto subdola. I pazienti possono scegliere che cosa fare,  la stessa cosa che accade con i malati di diabete. Un diabetico pu scegliere di monitorare i suoi livelli di insulina e di prendere i farmaci che gli sono stati prescritti, cos come un tossicodipendente pu scegliere di farsi curare in un centro di riabilitazione. In entrambi i casi, se non si curano le loro condizioni peggiorano e possono morire.
Ma, interviene ancora l'uomo, un diabetico non mente e non ruba. Un diabetico non si spara l'eroina in vena.
 stato dimostrato che una volta che si  cominciato a fare uso di certe droghe  molto difficile smettere, spiega il relatore.  quasi come respirare. Non dipende dalla forza di volont. Non riescono a smettere da soli. Nessuno vuole essere tossicodipendente. La droga assume il controllo delle loro menti,  lei, non la mente del drogato, a decidere le sue azioni. L'unica possibilit di salvezza  una terapia di riabilitazione. Chi sostiene di non aver perso il controllo non capisce la vera natura di questa malattia.
Nic non ha perso il controllo.
No, Nic  fuori controllo.
Dopo la conferenza, il relatore risponde alle domande del pubblico e ci trasferiamo tutti in un'altra sala, dove ci sediamo in cerchio. Uno alla volta, ci presentiamo e raccontiamo le nostre storie. Ognuno  un caso a s, ma siamo tutti accomunati dalla stessa disperazione e dalle stesse paure.
A pranzo, i genitori mangiano con il parente in terapia. Nic ci viene incontro lungo il corridoio.  pallido e avanza lentamente, come se ogni passo gli provocasse una fitta di dolore. Sembra felice di vederci. Ci abbraccia calorosamente e a lungo, la sua guancia contro la mia.
Prendiamo dei panini avvolti nel cellophane, ci versiamo del caff nelle tazze di plastica e andiamo a sederci su una panchina in terrazza. Nic d un morso al suo panino e poi lo mette da parte. Ci spiega che non ha appetito perch gli stanno dando dei sedativi. Il farmaco gli viene somministrato due volte al giorno dall'infermiera Rachel e, imitando Louise Fletcher in Qualcuno vol sul nido del cuculo, dice: Se Mr McMurphy non vuole prendere la sua medicina per via orale, gliela faremo assumere per un'altra via.
Ridacchia, ma la sua verve  compromessa dai sedativi.
Dopo pranzo ci mostra la sua camera, con due letti gemelli e un tavolino rotondo con due sedie. Sembra confortevole, quasi come una stanza d'albergo. Indicando l'altro letto, ci parla del suo compagno di stanza.  un tipo molto simpatico, dice. Era uno chef. Ha avuto problemi di alcol.  sposato e ha una bambina. Guardate...
Prende dal comodino una fotografia con la cornice di bamb. Un'angelica creatura di circa due anni e la madre con i riccioli biondi e un sorriso radioso. Lei gli ha detto che questa  la sua ultima possibilit, dice Nic. Se non riesce a guarire, lo lascer.
Sul comodino di Nic ci sono il Grande Libro degli Alcolisti Anonimi e altri libri sulle droghe. Ci fa strada fino al balcone che si affaccia sui vigneti.
Mi spiace tanto, balbetta.
Guardo Karen. Non sappiamo che cosa dire.


13

UN altro weekend nella Napa Valley. La conferenza della mattina  sulla famiglia tossicodipendente, cio noi.
Probabilmente non c' bisogno che vi dica che questa  una malattia che colpisce anche le famiglie, esordisce il relatore. Non dormono, non mangiano, si ammalano. Si sentono in colpa, hanno crisi di rabbia, ansia e vergogna. Molte persone non rendono partecipi gli altri delle loro sofferenze. Se vostro figlio avesse un tumore, potreste contare sul sostegno degli amici e della famiglia. Con la tossicodipendenza, invece,  diverso. Amici e famigliari possono esprimervi la loro solidariet, ma possono anche esprimere giudizi pi o meno sferzanti.
Apparentemente, le dinamiche famigliari sono prevedibili, come nello schema appeso a un lato del palco. Indicandolo, il relatore spiega i nostri ruoli con irritante accuratezza.
Al centro dello schema c' una figura che rappresenta il tossicodipendente. I personaggi ai suoi lati raffigurano Karen e il fratello e la sorella di Nic, inestricabilmente legati agli umori, ai capricci e agli abusi della figura centrale. Un'altra figura, in equilibrio precario tra loro, rappresenta me, che puntello Nic, mi scuso a nome suo, mi preoccupo per lui, cerco di proteggere Karen, Jasper e Daisy e cerco di farli comunicare tra di loro.
Non  colpa vostra, dice il relatore.  la prima cosa che dovete capire. Ci sono tossicodipendenti che sono stati abusati da piccoli e tossicodipendenti che hanno avuto un'infanzia felice. Eppure molti famigliari non riescono a non sentirsi responsabili. Oppure cercano di risolvere a modo loro il problema nascondendo alcolici e farmaci o perquisendo le camere dei figli per requisire le droghe. Cercano di controllare i figli tossicodipendenti pedinandoli per scoprire chi frequentano e che cosa fanno.  un atteggiamento comprensibile, ma assolutamente inutile. Non si pu controllare un tossicodipendente.
Un tossicodipendente pu assumere il controllo della famiglia e monopolizzare l'attenzione dei genitori, anche a spese degli altri figli o del coniuge. E cos gli umori degli altri membri della famiglia finiscono per dipendere dai suoi. La paura genera allora il bisogno di controllo e i famigliari finiscono per perdere la loro identit, perch l'unica cosa di cui si preoccupano sono le condizioni di salute della madre, del padre o del figlio tossicodipendente e nella loro vita non c' pi alcuna gioia.
Quando incontriamo Nic alla pausa pranzo, la sua faccia  pi colorita e nei suoi occhi c' pi vita. Anche i suoi movimenti sono pi liberi, non pi impediti dal dolore. La sua espressione, per,  ancora triste.
Chiacchieriamo un po' sul balcone della sua stanza. Non penso che i risultati saranno migliori dell'ultima volta, dice Nic. Tutti quei discorsi su Dio mi danno sui nervi.
Parlano di potere supremo', non di Dio. Sono due cose diverse, rispondo.
Potere supremo  un altro modo per dire Dio. Devi crederci, e io non ci credo. E se non ci credi,  tutto inutile.
Nic cerca di spiegarsi meglio. Non ho alcun problema con il primo dei dodici punti del programma, dice. Be', a volte s, ma immagino che per uno come me sia normale avere qualche difficolt a smettere di punto in bianco. Ma tutto il resto sono stronzate.
Leggo i punti due e tre del programma di disintossicazione.
Due: soltanto un potere pi grande del vostro potr ridarvi la salute. Tre: rimettete la vostra volont e la vostra vita nelle mani di Dio come noi lo intendiamo.
C' comunque molta libert di interpretazione in quel come noi lo intendiamo', sottolineo.
Ma per me Dio non significa nulla.
Per alcune persone il suo ateismo - un lascito dei suoi genitori, e soprattutto mio -  sufficiente a spiegare il problema di Nic. Io non credo che un unico fattore abbia cambiato il suo destino, ma non posso esserne certo. Se la fede in Dio o un'educazione religiosa bastano a precludere la tossicodipendenza, come si spiega l'uso delle droghe da parte di tante persone che credono in un essere supremo? Anche i fedeli non sono risparmiati.
Cerco allora di suggerirgli l'esistenza di un potere superiore. Anche se non gli ho dato un'educazione religiosa, gli ho comunque instillato dei valori morali. In un recente articolo sul New York Times il Dalai Lama ha spiegato tutto questo in un modo che rispecchia il mio pensiero: Principi etici fondamentali che tutti noi condividiamo in quanto esseri umani, come la compassione, la tolleranza, la solidariet, la considerazione per gli altri e l'uso responsabile della conoscenza e del potere - principi che trascendono le barriere tra credenti e non, seguaci di questa o quella religione. Per me questi principi costituiscono un potere superiore, accessibile a ognuno di noi. Una volta mio padre mi ha spiegato che per lui Dio era la voce delle nostre coscienze. Io non lo chiamo Dio, ma credo nelle nostre coscienze. Quando ascoltiamo quella voce, non possiamo sbagliarci. Quando non lo facciamo, rischiamo di cadere in inganno. Nella mia vita non ho prestato abbastanza attenzione a quella voce, ma adesso sto cercando di farlo. Quando l'ascolto e agisco di conseguenza, sono pi compassionevole e meno centrato su me stesso.  questo il mio potere superiore.
Nic non sembra colpito dalle mie parole. Razionalizzazioni, dice, sono soltanto stronzate.
Gli psichiatri dell'Ohlhoff, le persone che abbiamo incontrato alle riunioni famigliari e adesso lo staff del Sant'Elena hanno cercato di convincerlo che il potere superiore  una sorta di guida che viene da fuori di noi quando diventa pericoloso fare affidamento sulla nostra mente alterata e obnubilata dalla droga. Per alcuni  necessario uno sforzo di fede, gli ha detto uno psicologo. Devi credere nell'esistenza di qualcosa che  pi grande di te, qualcosa che ti indicher il cammino per salvarti la vita. Il primo passo  l'onest: la mia vita  fuori controllo. Quali scelte mi restano? Continuare cos o sottomettermi a una forza superiore? Devi rischiare, essere abbastanza coraggioso da fare uno sforzo di fede e credere che c' qualcosa di pi grande di te che pu aiutarti.
Anche questa volta mangiamo sulla terrazza della mensa, dove Nic ci presenta due nuovi amici.  come se li conoscessimo gi, abbiamo partecipato a sedute di gruppo con le loro mogli. James  un amabile uomo d'affari, di bell'aspetto, con capelli rossi, lentiggini e i modi rassicuranti di un personaggio interpretato sullo schermo da James Stewart.  dipendente dal Vicodin. La droga gli era stata prescritta dopo un intervento chirurgico. Prima di farsi ricoverare al Sant'Elena ne prendeva fino a quaranta pillole al giorno. L'altro amico di Nic  il suo compagno di stanza, lo chef, Stephen, che ha fatto il suo apprendistato in uno dei pi rinomati ristoranti della baia di San Francisco. Secondo Nic, il suo atletico e biondissimo amico ha abusato di una vasta gamma di droghe, ma la sua dipendenza primaria  quella dall'alcol, che ha quasi distrutto il suo matrimonio e l'ha quasi ucciso almeno due volte. A trent'anni si era gi dovuto sottoporre a un intervento chirurgico per i danni che l'alcol gli aveva causato al pancreas e al fegato.  scioccante scoprire la sua et. Ne dimostra cinquanta.
Sediamo a tavola con loro e le loro mogli, che ci sembrano entrambe gentili, amorevoli e molto stanche. Nic, James e Stephen condividono lo stesso senso dell'umorismo e anche qualcos'altro: quell'intimit e quell'affetto che in genere richiedono mesi o anni di amicizia, ma che in un centro di riabilitazione, dove le anime sono messe a nudo, nascono in pochi giorni. Pi tardi Nic ci dice quanto gli  stato di aiuto fare amicizia con James e Stephen. La notte, quando tutti dormono, entriamo nella cucina dell'ospedale, dice.
Ma  permesso? chiede Karen.
Nessuno ci fa caso, risponde Nic parlando in tono pacato. La notte scorsa Stephen ha fatto un souffl di carciofi e zuppa di porri. Due notti fa abbiamo mangiato cordon bleu. Io ero aiuto-chef.
Parliamo a Nic della conferenza di quella mattina e degli incontri precedenti e gli chiedo se anche secondo lui la dipendenza  una malattia... la sua malattia.
Lui si stringe nelle spalle. A volte lo penso, altre no.
Quando  cominciata, la tua malattia? gli chiedo. A Berkeley?
Molto prima, risponde.
Quanto prima? Quando ti sei ubriacato al lago Tahoe? Quando hai fumato la prima volta marijuana?
Forse a Parigi, risponde dopo una pausa.
Annuisco, ricordando l'ulcera. Che cosa  successo a Parigi? domando.
Nic ammette che i corsi di francese all'universit non potevano competere con le altre attrazioni della citt, inclusa l'abbondanza di alcol facilmente accessibile anche a un sedicenne. Il risultato fu che Nic aveva trascorso la maggior parte del suo tempo nella citt emulando i suoi eroi alcolisti. Una notte, dice, ero cos ubriaco che mi sono trascinato su una chiatta ormeggiata sulla Senna e sono svenuto. Ho dormito l tutta la notte e mi sono svegliato la mattina dopo.
Avrebbero potuto ucciderti.
Mi guarda negli occhi. Lo so, dice mestamente. Quando sono scappato di casa, ho infilato qualche bottiglia di vino nella borsa, ma mi sono bastate solo per qualche giorno. Ero finito. A Parigi andavo tutte le notti nei bar e nei club e bevevo a volont, ma quando sono tornato a casa, per uno studente minorenne come me era impossibile procurarsi alcol. Cos ho cominciato a fumare tutti i giorni marijuana. Non era la stessa cosa, ma mi aiutava a sopportare la mancanza di alcol.
E le droghe pesanti? chiedo, anche se non sono sicuro di voler sentire la risposta. Quando hai cominciato?
Ricordi quando la notte del barbecue della maturit me ne sono andato con alcuni amici?  seduto con i gomiti sulla tavola. Al party dove siamo andati c'era dell'ecstasy. Ho preso un paio di pasticche. Era come volare, mi sentivo cos vicino a tutti. Poi ho preso tutto quello che riuscivo a trovare, LSD, funghi, e poi... solleva lo sguardo. Poi il crystal. Quando l'ho provato mi sono sentito bene come non mi ero mai sentito prima.
Ancora una volta, i pazienti e i loro famigliari si riuniscono nella grande sala conferenze per le sedute di gruppo del pomeriggio. Vengono aggiunte altre sedie per far accomodare i circa cinquanta partecipanti e il cerchio si allunga in un ovale che tocca le pareti. Uno psicologo coordina la seduta, che inizia come al solito con le presentazioni.
Non riesco a pensare ad altro che a mia figlia. Non riesco a staccare la mente da lei. La sogno tutte le notti. Che cosa posso fare? Le amiche dicono che dovrei lasciarla andare, ma come si pu abbandonare la propria figlia? La donna scoppia in lacrime. La figlia  seduta accanto a lei, con lo sguardo assente.
Quando arriva il suo turno, Nic dice: Mi chiamo Nic, sono un tossicodipendente e un alcolista.
Gliel'ho gi sentito dire in altre sedute, qui e a San Francisco, e anche alle riunioni degli AA a cui abbiamo partecipato insieme, eppure, ogni volta, queste parole mi fanno uno strano effetto. Mio figlio tossicodipendente e alcolista. Provo quasi orgoglio nel sentirlo ammettere qualcosa che deve essere estremamente difficile riconoscere. Ma lui lo crede davvero? Non ne sono cos convinto.
Rispetto a quelli dell'Ohlhoff, i parenti del Sant'Elena sono pi eleganti, con l'eccezione di una donna anziana che sembra una mendicante. La terapia di gruppo inizia con i pazienti e le famiglie che raccontano le loro storie, commentando i progressi compiuti. La donna anziana mi lascia di stucco. Con voce grave, dice: Ho un master. Sono un'insegnante. E una buona insegnante, credo. Fa una pausa e per un istante fissa lo sguardo davanti a s. O perlomeno lo ero. Prima dell'amfetamina.
Come me, i genitori sembrano al tempo stesso disperati e fiduciosi.
A volte il dolore  quasi insopportabile. Siamo testimoni della pena e delle sofferenze di altri come noi, i cui figli sono diventati dipendenti dalla metamfetamina, anche se la droga d'elezione non conta molto. Metamfetamina, eroina, morfina, Klonopin, cocaina, crack, Valium, Vicodin, alcol o, per molti, una combinazione di tutte queste sostanze. Le persone sedute in cerchio sono diverse, eppure siamo tutti uguali.
Prende la parola Stephen, l'amico di Nic. Descrive la sua pericolosa relazione con l'alcol, durata tutta la vita. Aveva dieci anni quando si era ubriacato la prima volta. Sua moglie piange ininterrottamente.
Ti amiamo cos tanto, dice a Stephen quando  il suo turno, ma ho gi sentito i tuoi rimorsi e le tue promesse. Non posso pi vivere cos.
La moglie di James racconta come suo marito si  trasformato dalla persona che rispettavo di pi al mondo, il compagno della mia vita in una persona consumata dalle pillole, che venivano prima di tutto il resto. Era l'uomo pi gentile e premuroso, e adesso...
Lo psicologo la interrompe con tono pacato: Cerchi di rivolgersi direttamente a lui, le dice. Parli a suo marito.
Guardando negli occhi James, tremando, lei continua: Eri l'uomo pi gentile e premuroso che avessi mai conosciuto in vita mia, e adesso sei diventato un estraneo, irritabile, depresso, incapace di condividere qualsiasi emozione o intimit. Continuo a chiedermi...
La donna scoppia in lacrime.
Le testimonianze si susseguono. Ognuno racconta la sua storia, si indirizza al figlio o al marito in terapia, gli esprime la sua vicinanza, inveisce contro di lui, piange. Le nostre affinit sono profonde. Per anni abbiamo cercato di accettare e razionalizzare comportamenti che non avremmo tollerato in nessun altro. Li abbiamo protetti e abbiamo nascosto la loro dipendenza. Li abbiamo disapprovati e ci siamo sentiti colpevoli per questo. Abbiamo giurato di non sopportare pi la loro crudelt, l'egoismo e l'irresponsabilit e poi li abbiamo perdonati di nuovo. Ci siamo assunti colpe che non avevamo. Ci siamo incessantemente preoccupati per loro, nel timore che finissero per uccidersi.
Le storie di tutti i pazienti hanno dei punti in comune: rimorso, furia incontrollata, diretta il pi delle volte contro se stessi, e un'avvilente sensazione d'impotenza. Pensi che voglia essere cos? urla un uomo alla moglie. IO MI ODIO! E poi si mettono a piangere tutti e due.
Sono fiera che lui sia qui, dice una donna il cui marito  eroinomane. Ma poi che cosa succeder? Sono terrorizzata. Una signora anziana la cui figlia, avvocato,  dipendente dalla metamfetamina, dice: Non le do pi denaro. Le compro io il cibo, la porto dal medico e pago le medicine.  incapace di andare da sola fino al frigorifero. Il terapeuta la provoca gentilmente: Riesce a procurarsi la droga ma non  capace di camminare dal letto al frigo?
Interviene un altro genitore: Mi sentivo cos con mio figlio finch non mi sono resa conto che non riusciva ad andare a scuola e in terapia, ma era perfettamente in grado di andare al banco dei pegni e vendere quello che rubava in casa per procurarsi qualunque droga volesse, alcol, aghi e tutto l'occorrente per farsi. Preparare la metamfetamina  un procedimento piuttosto complicato, ma io mi sentivo male per lui, pensavo che era depresso, fragile, incapace. E cos dovevo pagare i suoi conti dell'ospedale, l'affitto del suo appartamento per non farlo finire in strada.
Una donna elegante con i capelli castani tagliati corti, camicia di seta, cardigan e pantaloni di lana, dice di essere un medico e confessa che per oltre un anno ha operato i suoi pazienti sotto l'effetto della metamfetamina. L'aveva provata la prima volta a una festa. Mi sono sentita meglio di quanto mi fossi mai sentita prima, dice. Era come se potessi fare qualsiasi cosa. Una sensazione a cui non ho pi potuto rinunciare.
La donna scuote la testa. Il resto della storia lo sapete. Sniffavo per lavorare tutta la notte. Sniffavo quando non lavoravo. Sapevo di avere un problema, continua, ma sono qui soltanto perch un collega ha minacciato di denunciarmi se non mi sottoponevo volontariamente a una terapia.
Interviene un'altra paziente: Operava sotto metamfetamina? Dovrebbe essere radiata dall'ordine dei medici. Avrebbe potuto uccidere qualcuno.
Il coordinatore si volta verso di lei e, senza alzare il tono della voce, dice: Non mi ha detto che faceva la conducente d'autobus e si era addormentata al volante? Anche lei avrebbe potuto uccidere qualcuno.
Alcune storie sono al di l della mia comprensione. Una donnina nervosa, che quasi scompare dentro una tuta da ginnastica troppo larga, rievoca l'ultimo compleanno di suo figlio. Ero sotto crack, racconta, e ho lasciato la casa, mio figlio e mio marito per procurarmi quella roba.
Un'altra, con la faccia pallida, i capelli biondi e lo sguardo annebbiato dice che il giudice ha condannato suo marito alla riabilitazione in alternativa al carcere. Suo marito, un militare con i capelli rasati e una camicia a maniche corte abbottonata fino al colletto,  seduto rigidamente alla sua destra, lo sguardo fisso davanti a s. La donna dice che, sotto l'effetto della metamfetamina, lui l'aveva aggredita e le aveva sbattuto la testa contro il pavimento. Era riuscita a chiamare il pronto intervento prima di svenire. Quando arriva il suo turno, il marito ringrazia Dio perch la corte gli ha concesso la riabilitazione anzich condannarlo a una pena detentiva. Non riesco ancora a credere che ho aggredito mia moglie, che amo pi della mia vita, dice. Ma adesso capisco qual  il mio problema. La prossima settimana uscir di qui e non vedo l'ora di tornare a casa e cominciare una nuova vita.
La moglie evita di incrociare il suo sguardo. Sembra terrorizzata.
Durante la pausa caff, nel bar dell'ospedale, Nic, indicando il marito della donna, ci dice che la moglie sar pi al sicuro finch lui rester qui.  un soggetto molto pericoloso, spiega.
Ci ritroviamo tutti nella grande sala. Altre storie toccanti, altre lacrime.
Alla fine di ogni sessione, il coordinatore chiede se qualcuno ha qualcosa da dire prima della seduta successiva. I famigliari dichiarano spesso di essere orgogliosi dei loro cari e di apprezzare i miglioramenti che hanno fatto.
Rivolgendosi al soldato che ha aggredito la moglie, Nic dice: Mi dispiace, Kevin, ma poich, come ci hai ricordato, dovresti uscire di qui la prossima settimana, devo dirti qualcosa. Ho partecipato a sedute di gruppo con te fin da quando sono entrato qui, e mentre tutti gli altri sembrano sinceri e aperti, seriamente impegnati a lottare contro la loro dipendenza, lo stesso non si pu dire di te. La terapia richiede umilt, tu invece sei arrogante. Non sembri riconoscere la tua impotenza di fronte alla droga. Interrompi sempre gli altri. Parli un sacco, ma non ascolti mai.
Poi Nic guarda sua moglie, che ha le guance rigate dalle lacrime e trema come un animale impaurito.
Dico questo per lei. Penso che Kevin non sia ancora pronto per tornare a casa. Non voglio che le succeda qualcosa.
Nessuno, nemmeno il coordinatore apre bocca. Il soldato guarda Nic come se volesse saltargli al collo. Poi volge lo sguardo sulla moglie, che singhiozza disperata. La donna si riprende e, trattenendo le lacrime, dice a Nic: Grazie. Lo so. Non mi fido di lui. Una donna accanto a lei le cinge le spalle con un braccio.
La moglie si rivolge al marito e, guardandolo fisso negli occhi, dice con voce ferma: Se oserai toccare ancora una volta me o i bambini...
Non riesce a finire la frase e ricomincia a singhiozzare.
Il soldato guarda la moglie. Sul suo viso non c' alcuna traccia di amore o rimorso. Imbarazzato e fuori di s dalla rabbia, siede tutto impettito guardandosi attorno con aria truce.
Alla fine prende la parola il coordinatore. Ringrazia tutti i partecipanti e ci d appuntamento al weekend successivo. La moglie di Kevin attraversa la sala e, ancora in lacrime, abbraccia Nic e lo ringrazia.
Suo marito, immobile sulla sedia, le scocca un'occhiata omicida.
Mentre ce ne andiamo, Karen sussurra a Nic: Guardati alle spalle.


14

LA terapia prevede che i pazienti tengano dei diari. Nic ci fa leggere una pagina del suo: Come diavolo sono finito qui? E pensare che fino a poco tempo fa ero nella squadra di pallanuoto, facevo il direttore del giornalino della scuola, recitavo nelle pice messe in scena dagli studenti e disquisivo di Marx e Dostoevskij con gli insegnanti. Adesso i miei vecchi compagni di scuola sono al college. Pi che triste, tutto questo  frustrante. Tutte le mie speranze e le mie aspettative sembrano svanite.
 il terzo weekend di Nic all'ospedale, e sono qui per un'altra seduta famigliare. Dopo la terapia di gruppo della mattina, Nic, che ha un permesso di un giorno, verr a trovarci nella pensione dove soggiorniamo.
 aperto, espansivo e ci esprime la sua gratitudine per avergli offerto l'opportunit di seguire questa terapia. Sembra sincero. Poi affronta un altro argomento. Vuole sapere se pu ancora iscriversi a un college. Sa di avere commesso molti errori, ma farebbe di tutto per andare all'Hampshire. Sostiene di avere ormai capito il suo problema e promette di seguire regolarmente le riunioni degli AA e di lavorare con uno sponsor. Gli  stato detto che in molti college non circolano droghe e vuole iscriversi a uno di questi. E ha anche capito che se ricadr nel suo vizio io non finanzier pi i suoi studi e dovr cavarsela da solo.
In macchina, mentre stiamo andando alla pensione, da Karen, Jasper e Daisy, Nic mi dice che cosa gli ha fatto cambiare idea. Alcuni ragazzi in terapia con lui hanno sentito che i suoi genitori vogliono mandarlo al college e gli hanno aperto gli occhi. Uno di loro, i cui abusi di droghe e alcol l'hanno allontanato da genitori e parenti, gli ha detto: Sei uscito di senno? Hai dei genitori? Ti vogliono bene? Vogliono ancora mandarti al college? Vai al college. Non fare l'idiota. Io farei di tutto per avere l'opportunit di andarci.
Penso alla richiesta di Nic. Karen e io ne parleremo, gli rispondo. Dobbiamo siglare un accordo. Se lo vuoi davvero, sono convinto che ce la farai. Immagino gi i termini del nostro patto. Nic rester pulito. Ha capito il suo problema e grazie a Dio non ha ulteriormente danneggiato la sua vita, il suo corpo, la sua mente e il suo futuro. Potr ancora andare al college, laurearsi, avere un buon lavoro e sposare una donna che lo ama... Andr tutto per il meglio.
Posteggio davanti alla pensione, un edificio in rovina, con un pergolato di vite, una piscina decrepita, campi da tennis in abbandono e vecchi cavalli che vagano nel prato. Nic  nervoso,  la prima volta che vede Jasper e Daisy da quando  entrato all'Ohlhoff, quasi tre mesi fa.
Dopo un'iniziale riluttanza, gli saltano al collo e lo abbracciano. Mi siedo su una panchina e li guardo giocare nell'acqua gelata della piscina. Karen si unisce a loro e giocano tutti e quattro a croquet. Mentre lanciano le palle, Nic chiede ai fratellini come vanno a scuola e gli parla di un gatto che vive nel giardino dell'ospedale. Quando  ora di riportarlo al Sant'Elena, Daisy e Jasper sembrano perplessi. Facciamo del nostro meglio per spiegargli che Nic ha ancora bisogno di cure, ma a loro sembra ormai guarito. Non capiscono perch non pu tornare a casa con noi.
Sulla via del ritorno Nic mi racconta le due notizie della settimana. La prima  scoraggiante. Un pomeriggio Stephen  scappato dall'ospedale. L'hanno ritrovato poche ore dopo in un bar, privo di sensi. Nic  rattristato, ma la cosa non l'ha sorpreso. Sembrava fermamente deciso a restare sobrio, commenta. Sapeva che altrimenti rischiava di perdere la moglie e la figlia. Ma non ha mai ammesso la propria dipendenza. Attribuiva alla moglie la colpa dei suoi problemi. Accusava i genitori. Accusava tutti tranne se stesso.
L'altra notizia  ancora pi difficile da credere. Quando un paziente arriva al termine della terapia di ventotto giorni, i compagni organizzano sempre una festa di addio per incoraggiarlo ad affrontare la sua nuova vita.
La mattina che doveva essere dimesso, Kevin, il soldato, si era avvicinato a Nic. Sei un tipo coraggioso, gli aveva detto, chiedendogli di fare il discorso di commiato per lui. Ho un grande rispetto per te, aveva aggiunto. Ti ho osservato a lungo, e se c' qualcuno tra noi che ce la far a venirne fuori, quello sei tu. Sei abbastanza giovane per non esserti rovinato irrimediabilmente la vita, hai una famiglia che ti vuole bene e sei dannatamente simpatico.  per questo che voglio dimostrarti che ti sei sbagliato, che anch'io ce la far.
Nic aveva annuito. Cos ho fatto il discorso per lui, dice. Ho detto che pregher affinch ci riesca, per il bene suo, della moglie e della figlia. Poi lui e la moglie mi hanno abbracciato e si sono allontanati tenendosi per mano.
Una settimana dopo  la volta di Nic. Vado a prenderlo all'ospedale per riportarlo a casa. I finestrini dell'auto sono abbassati. L'aria  calda. Nic parla con grande lucidit del suo futuro. Il suo ottimismo non traspare soltanto dalle parole ma anche dalla naturalezza dei suoi movimenti e dalla luce nei suoi occhi. Dichiara che  fermamente deciso a restare alla larga dalle droghe. Pur rendendomi conto che rimanere lontani dalla droga  pi facile da conservare in un ambiente chiuso e protetto come quello dell'ospedale, non posso non condividere la sua fiducia. Ho bisogno di credere che andr tutto bene e allo stesso tempo non riesco a convincermi che sar cos.
A casa, tranne qualche tensione di tanto in tanto, le cose vanno meglio. Mi preoccupo quando Nic va alle riunioni degli AA, o quando sembra distratto o depresso. E mi preoccupo quando, in agosto, parte per il college.
L'Hampshire College sorge sul sito di una vecchia fattoria e conserva ancora un certo fascino agreste. Il college offre una vastissima gamma di corsi molto stimolanti tenuti da insigni professori. Inoltre, l'Hampshire fa parte di un consorzio di cinque college che include l'Universit del Massachusetts, Amherst College, Smith e Mount Holyoke. Nic potr cos scegliere di frequentare anche corsi che si svolgono negli altri campus, collegati tra loro da una navetta.
Karen e io lo accompagniamo per aiutarlo a installarsi. Pranziamo al ristorante indiano che Nic e io avevamo scoperto pi di un anno prima, durante il nostro tour dei college.
Gira a destra al semaforo, urla Nic. A destra, a destra, a destra!
La mattina dopo andiamo al campus.  una calda giornata di sole. Sul piazzale  tutto un via vai di station-wagon e SUV delle famiglie che sono venute ad accompagnare i figli. La camera di Nic  piccola ma confortevole. Dopo aver scaricato i suoi bagagli, seguiamo i cartelli per il barbecue d'accoglienza, al centro del campus.
Alla fine del pasto assistiamo al benvenuto ai nuovi iscritti. Dopodich, vado alla segreteria studenti per informarmi sulla diffusione delle droghe nel campus e spiegare che mio figlio  appena uscito da due terapie di riabilitazione. Le droghe sono ormai diffuse in tutti i campus e in tutte le citt d'America, spetta ai ragazzi imparare a evitarle.
Mi accompagnano quindi dalla responsabile dei servizi sanitari del college, la quale mi d il suo biglietto da visita, invitandomi a chiamarla in caso di necessit e assicurandomi che far del suo meglio per aiutare Nic. Non  l'unico studente ad avere seguito una terapia di riabilitazione, dice. Qui trover tutto il sostegno che vuole.
Ehi, pap, esordisce Nic quando ci telefona la prima volta dall'Hampshire College, sono io, Nic.
Sta chiamando dal dormitorio. Lo immagino con addosso una T-shirt sbiadita, un paio di jeans sporchi che gli penzolano sui fianchi e una cintura con borchie di metallo. Ai piedi un paio di All Star e i capelli lunghi e sudici che gli scendono davanti agli occhi. Sembra contento della nuova scuola. Me lo immagino che si avvia verso la sua aula con lo zaino in spalla. Lo sento discutere con i professori di Nietzsche, Kant e Proust.
Un mese dopo sembra stare ancora bene, ma il suo respiro  leggermente affannoso. Prima che riappenda, lo sento sospirare.
Oltre a seguire i corsi di studio,  seguito da uno psicologo raccomandato dalla scuola. Come d'accordo, frequenta anche le riunioni degli AA, dove ha trovato uno sponsor, un laureando dell'Universit del Massachusetts che ogni domenica mattina invita a casa propria un gruppo di studenti.
Nic ci chiama regolarmente, raccontandoci degli insegnanti e delle nuove amicizie, e io comincio a pensare che forse le nostre pene sono finite.
Poi, un mese dopo, smette improvvisamente di telefonare. Comincio a temere una ricaduta. A dispetto delle sue proteste e delle buone intenzioni, ancora una volta non ce l'ha fatta.
Mandarlo al college subito dopo la riabilitazione  stata una scommessa rischiosa, anche se tutti, compresi gli psicologi del Sant'Elena, avevano approvato la nostra decisione.
Chiedo a un amico, in visita ad Amherst, di andarlo a trovare. Lo trova barricato nella sua camera, sotto l'effetto di qualche droga.
Mi preparo a mettere in atto la mia minaccia e a tagliargli i fondi, ma prima chiamo la responsabile dei servizi sanitari dell'Hampshire per discuterne con lei. Quando la informo della ricaduta di Nic, lei mi consiglia di avere pazienza, sostenendo che spesso le ricadute fanno parte del processo di guarigione.
 un concetto che mi  difficile accettare. Come dire che un incidente aereo  un buon addestramento per un pilota. All'Ohlhoff e al Sant'Elena avevo sentito che per un tossicodipendente  pi difficile guarire dopo una ricaduta a causa della natura progressiva della malattia. Tuttavia, spesso ci vuole tempo, e anche gli errori possono aiutare a capire il terribile potere della dipendenza e quanto  facile ricaderci.
Mentre per alcuni grandi consumatori una terapia pu essere sufficiente a liberarli per sempre dalla schiavit della droga, la maggior parte di loro dovr sottoporsi a pi trattamenti, esattamente come accade ad alcuni fumatori, sostiene il dottor Rawson. Per gli eroinomani che hanno alle spalle cinque anni di dipendenza, ci possono volere dieci o quindici anni prima che si liberino definitivamente dalla droga, ma se la terapia inizia quando hanno venticinque anni, a quaranta la maggior parte di loro sar riabilitata. E quelli che non ce l'avranno fatta non sopravviveranno a lungo, dichiara Douglas Anglin, codirettore del Drug Abuse Research Center dell'UCLA in un'intervista al New York Times Magazine.
Non  una notizia consolante. Tuttavia, se la terapia  concepita come un processo in fieri anzich come una cura, le possibilit di successo saranno considerevolmente maggiori. Un recente studio ha evidenziato che, anche se i tossicodipendenti possono avere ricadute, un anno dopo la terapia il loro consumo di droghe cala del 50 percento e i reati minori dell'80 percento. Oltre a questo si riducono anche i comportamenti sessuali altamente rischiosi e si registra un netto miglioramento della loro salute mentale.
Tuttavia, ogni ricaduta  potenzialmente letale.
Sollecitato dal mio amico, Nic telefona. Ammette la ricaduta ma promette che non lo far pi.
Nic... Il tono della mia voce  quello del padre deluso e lui si mette subito sulla difensiva.
Non dirlo, lo so gi, mi interrompe. Dovevo passarci attraverso... per capire.
Mi rendo conto che se riuscir a tirarsene fuori da solo, senza che lo trascini in un altro centro di riabilitazione, per lui sar un grande passo avanti.
Ci teniamo in stretto contatto e Nic torna a casa per le vacanze invernali. Sembra che stia molto meglio, forse la ricaduta faceva davvero parte del processo di guarigione.
In primavera ritorna all'Hampshire per il secondo semestre, e una sera, quando ci telefona, ci racconta che  entusiasta dei corsi di scrittura creativa svolti da un famoso scrittore. Per le matricole  quasi impossibile iscriversi a quel corso, ma far di tutto per essere ammesso, dice. Ho scritto un racconto - restando sveglio la notte - e l'ho sottoposto all'insegnante. Venerd sapr se sono stato ammesso.
Venerd pomeriggio Nic telefona per dirci che  stato ammesso al corso di scrittura creativa.
Prima dell'inizio delle lezioni deve per sostenere un colloquio con l'insegnante. Quando entra nel suo ufficio, il professore gli chiede se ha mai avuto problemi di droga. Ha deciso di fargli questa domanda dopo aver letto il suo racconto in cui descrive alcuni memorabili personaggi incontrati all'Ohlhoff e al Sant'Elena.
Nic risponde che  stato tossicodipendente e si  sottoposto a due terapie di riabilitazione.
Se resterai pulito, ti aiuter a migliorare la tua scrittura, dice il professore. Se invece non lo farai, non potrai seguire il mio corso. La decisione spetta soltanto a te.
Il luned successivo Nic si presenta al corso e stringe la mano all'insegnante.
Stando a quello che ci racconta al telefono, Nic segue con entusiasmo questo e altri corsi. Partecipa anche regolarmente alle riunioni degli AA e sembra avere un debole per una ragazza che lo accompagna alle riunioni.
Alla fine dell'inverno vado a Boston per lavoro e una sera Nic e Julia, la sua nuova ragazza, mi raggiungono per cenare insieme. Quando arrivano al mio albergo, a Cambridge, ha appena cominciato a nevicare.
Attraversiamo Harvard Square, diretti verso un sushi bar. Dopo cena facciamo una passeggiata. Nic e Julia camminano abbracciati e parlano di libri - Hegel, Marx, Thomas Mann -, di cinema e di politica.
Sono venuto a Boston con un amico di famiglia che vive e lavora a Shanghai e sul quale sto scrivendo un libro. Lo incontriamo in un bar. Lui resta molto colpito da Nic e Julia, e prima che rientrino ad Amherst chiede loro se vogliono trascorrere l'estate in Cina. Dice che pu aiutarli a trovare lavoro come insegnanti di inglese e che possono fare volontariato con i bambini. Pu anche offrirgli ospitalit. Loro sembrano entusiasti dell'idea. Anch'io sono felice, la vita di Nic sembra essere arrivata a una svolta, la droga  ormai soltanto un triste ricordo.
L'anno scolastico si avvicina alla fine e cominciamo a programmare il viaggio in Cina. Dopo sei settimane di lavoro a Shanghai, Nic e Julia visiteranno il Tibet. Ma prima, alla fine di maggio, Nic torner a casa e lavorer un po' per pagarsi il viaggio. Poi arriver Julia e partiranno insieme per la Cina. Nic sembra entusiasta di questo progetto, ed  anche molto contento di tornare a casa e di vedere Jasper e Daisy. Anche loro sono felicissimi. Il suo ritorno a casa  accompagnato da una certa trepidazione, ma anche da molte aspettative, ed  per questo che la sua confessione  cos devastante: ha fatto uso di metamfetamina per tutto il semestre.
Nic se ne va sbattendosi la porta alle spalle. Sono annichilito. No, penso. No, no, no. Quando ritornano dalla scuola, Jasper e Daisy non trovano il fratello e mi chiedono: Dov' Nic?
Non lo so, rispondo senza riuscire a trattenere le lacrime.
L'ennesima fuga di Nic mi fa precipitare in uno stato d'animo che mi  ormai familiare, in cui la depressione e la nausea si alternano a debilitanti accessi di panico.
La mattina dopo, mentre sto rileggendo un paragrafo di un articolo, Jasper, in pigiama e con i capelli arruffati, entra in soggiorno con in mano la scatola di satin in cui tiene i suoi risparmi. Penso che Nic si sia preso i miei soldi, dice con aria perplessa.
Guardo Jasper, il suo robusto corpicino da piccolo uomo, i suoi occhi sgranati, e lo abbraccio forte. Come spiegare a un bambino di otto anni che il suo amato fratello maggiore gli ha rubato i risparmi?


PARTE QUARTA
Se soltanto

L'ebbrezza, quella folle e feroce frenesia per il lento e sicuro veleno che vince ogni altra considerazione; che getta da parte moglie, figli, felicit e rango; e trascina le sue vittime nella degradazione e nella morte.
CHARLES DICKENS, Sketches by Boz

Adesso va meglio, la morte  pi vicina,
non devo pi cercarla,
n sfidarla, schernirla o giocare con lei.
 qui davanti a me
Come il gatto di casa o il calendario alla parete.
CHARLES BUKOWSKI, thoughts on being 71


15

UN mercoled sera, alla fine di maggio, Karen e io chiamiamo una babysitter. Dobbiamo uscire. Un'altra serata dedicata alla dipendenza di Nic.
La meta questa volta  Novato, una cittadina rurale all'estremit settentrionale di Marin, dove  stata convocata una riunione famigliare di Al-Anon. Queste adunate notturne sono l'ultimo posto in cui mi sarei mai aspettato di trovarmi. Come le riunioni degli AA, si svolgono nei seminterrati delle chiese, nelle biblioteche e nei centri comunitari di tutto il Paese. Quando posso, evito i convegni ai cui partecipanti si chiede di condividere gli stessi sentimenti. Eppure, adesso sono qui.
Ho tenuto a lungo segreto il nostro problema famigliare. Non che me ne vergognassi, volevo soltanto proteggere Nic, preservare l'opinione che gli altri avevano di lui. Ma ho imparato che l'adagio degli AA  vero: Sei malato come i tuoi segreti. Ho imparato quanto pu essere d'aiuto parlare della dipendenza di mio figlio e ascoltare o leggere le storie degli altri. Molti psicologi ci avevano raccomandato Al-Anon, ma ci  voluto un po' prima che Karen e io decidessimo di andarci.
La riunione si svolge in una stanza spoglia, con una decina di persone sedute in cerchio su sedie di plastica. Un altro cerchio. Sopra le nostre teste le lampade al neon sibilano e sfarfallano, in un angolo ronza un vecchio ventilatore. Si d inizio alla riunione. Una sequela ininterrotta di luoghi comuni, pi o meno ovvi. Al-Anon, come gli AA, sembra dipendere da queste banalit. Non  colpa vostra, non potete controllarlo e non potete curarlo, ripetono. Una parte di me continua per a credere che sia colpa mia. Per me  stato facile smettere di assumere droghe, ma Nic non poteva farlo. Forse l'ho iniziato io, dandogli, oltre ai miei ipocriti ammonimenti, il mio tacito permesso a usarle. Il ricordo delle volte in cui ho fumato con lui mi riempie di orrore. I tossicodipendenti vogliono un capro espiatorio, e molti di loro possono contare su un gran numero di persone pronte ad assumersene la colpa. Qualunque cosa abbia fatto, l'ho fatta ingenuamente, a causa della mia immaturit, ma ormai non ha pi alcuna importanza. Mi assumo le mie responsabilit.
Il mio primo impulso, alla riunione,  la condiscendenza. Mi guardo attorno e mi chiedo: Che cosa ci sto facendo in mezzo a queste donne con i capelli tinti e a questi uomini panciuti con le camicie a maniche corte? Quando per esco dalla sala, sento un'affinit con quei genitori, figli, mariti, mogli, amanti, fratelli e sorelle di tossicodipendenti. Sono anch'io uno di loro.
Non ho alcuna intenzione di parlare, ma poi finisco per farlo: Mio figlio se n' andato, dico. Non so dov'. Scoppio in lacrime, la voce mi si spezza in gola. Sono mortificato dalla mia esternazione, ma mi sento anche notevolmente risollevato.
Mentre il meeting si avvia verso la conclusione, i partecipanti ripetono la Preghiera della Serenit: Dio mi conceda la serenit di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso cambiare, e la saggezza per distinguere le une dalle altre.
Poi, finalmente, una storia mi strappa un sorriso. Un uomo con una giacca a vento color pesca racconta che per tenere i suoi farmaci - Zoloft, beta-bloccanti, sonniferi, Viagra - fuori dalla portata del figlio, li aveva nascosti tutti in una bottiglia. Gli ascoltatori annuiscono con aria di approvazione: tutti noi abbiamo dovuto prima o poi nascondere farmaci (e alcolici). L'uomo racconta che un giorno era dovuto uscire di corsa prima di una presentazione e aveva preso un beta-bloccante dalla bottiglia. O perlomeno pensava di aver preso un beta-bloccante. In realt aveva ingollato una pillola di Viagra, che aveva cominciato a fare effetto quando si era trovato davanti al gruppo a cui doveva fare la presentazione. E non c'era nemmeno un podio dietro cui nascondersi.
L'allegria svanisce quando una donna molto timida, che potrebbe essere un medico o un avvocato, racconta con voce rotta dall'emozione che pochi giorni prima ha tentato di suicidarsi. Ha la pelle pallida, un colorito quasi verdastro, niente trucco sul volto, i capelli ispidi e gli occhi cerchiati dalla mancanza di sonno. Racconta che aveva parcheggiato l'auto vicino al Golden Gate e si era incamminata lungo il ponte. Il vento mi sferzava la faccia, le lacrime mi rigavano le guance e io fissavo l'acqua scura, dice. Dovevo scavalcare il parapetto e la rete di protezione sotto il ponte. Decisi che sarebbe stato pi facile con una pistola. Mio padre ne ha una. La tiene nel cassetto del comodino e io ho la chiave. Con la pistola sarebbe stato pi rapido. E meno freddo.
Era tornata indietro fino al punto in cui aveva posteggiato l'auto, ma non era riuscita a trovarla. Aveva pensato che doveva essersi dimenticata dove l'aveva parcheggiata. Poi si era accorta che l'aveva lasciata in un'area vietata. La macchina era stata rimossa dai vigili.
La situazione era cos assurda che sono scoppiata a ridere, dice. Ridevo e piangevo allo stesso tempo. E ho pensato che non potevo togliermi la vita finch riuscivo ancora a ridere.
Le lacrime le inondano gli occhi e tutti noi, commossi, piangiamo con lei.
Sono tornato a Novato per un'altra riunione. Ormai riconosco molti dei partecipanti. Ci abbracciamo. In qualsiasi altro posto tutti mi chiederebbero come sto. Qui lo sanno.
Una madre si dondola lentamente avanti e indietro mentre parla. Seduto su una sedia di metallo grigio, con le mani sulle ginocchia, fisso le mattonelle bianche del pavimento. La donna, che indossa un tailleur, sorseggia un caff dal bicchierino di plastica. Ha lunghi capelli raccolti in trecce e gli occhi truccati con un ombretto color pesca. Con voce tremante ci dice che suo figlio  stato condannato a due anni di prigione per detenzione di sostanze stupefacenti e poi scoppia a piangere.
Ovunque vado ci sono lacrime.
La donna dice: Adesso sono felice perch so dov'. So che  vivo. L'hanno scorso eravamo contenti perch era stato ammesso ad Harvard. Adesso sono contenta che sia in prigione.
Una donna con i capelli bianchi dice che sa come ci si sente. Ogni giorno ringrazio Dio che mia figlia sia in galera.  stata condannata sei mesi fa per spaccio e prostituzione. Riprende fiato e dice, a se stessa e agli astanti: Adesso  finalmente al sicuro.
Il fatto che per alcuni di noi l'arresto dei figli sia una buona notizia mi riempie di amarezza.
Non posso controllarlo, non posso curarlo, eppure continuo a pensare che dev'esserci qualcosa che posso fare. Per un istante vedo accendersi un barlume di speranza, ma poi, l'istante dopo, sprofondo di nuovo nella disperazione e nel dolore, scrisse Tolstoj.
Nic non si  ancora fatto vivo, e ogni ora, ogni giorno e ogni settimana  come una tortura. La sofferenza pu forgiare il carattere, ma lo danneggia anche. Le persone alle riunioni di Al-Anon sono tutte provate fisicamente dal loro dolore. Al tempo stesso, per, sono alcune tra le persone pi aperte, vitali e altruiste che abbia mai incontrato.
Come ci consigliano ad Al-Anon, cerco di distaccarmi. Ma come ci si pu distaccare dal proprio figlio?
Come ho potuto non accorgermi che Nic ha fatto uso di droga per tutti questi mesi? Sono stato cos traumatizzato dalla sua dipendenza che il reale e il surreale hanno finito per confondersi. Sono cos intento a razionalizzare e negare che non riesco pi a capire dove finisce l'uno e dove inizia l'altro. O forse  soltanto perch, con la pratica, i tossicodipendenti diventano abilissimi mentitori. Credevo a Nic perch volevo credergli, perch avevo un disperato bisogno di credergli.
Che cosa  successo a mio figlio? Che cosa ho sbagliato? Secondo Al-Anon, la colpa non  mia. Ma io mi sento l'unico responsabile. Mi ripeto la litania: se soltanto fossi stato pi severo con lui; se soltanto fossi stato pi coerente; se soltanto l'avessi protetto di pi dalla mia vita adulta; se soltanto non avessi fatto uso di droghe; se soltanto sua madre e io fossimo rimasti insieme; se soltanto avessimo vissuto nella stessa citt dopo il divorzio.
So che il divorzio e l'affido sono state le esperienze pi difficili della sua infanzia. I figli dei divorziati cominciano a usare alcol e droghe prima dei figli delle famiglie che restano unite. Secondo un recente studio l'85 percento dei figli di divorziati fa uso di droghe al liceo, mentre per i figli delle altre famiglie la percentuale  soltanto del 24 percento. Le ragazze i cui genitori hanno divorziato sono sessualmente pi precoci e i figli di entrambi i sessi soffrono pi spesso di depressione. Giacch pi della met dei primi matrimoni e il 65 percento dei secondi matrimoni finiscono con un divorzio, pochi di noi sono disposti ad ammettere che per i figli il divorzio  spesso un disastro e pu portare all'abuso di droghe e ad altri gravi problemi. Ma non  sempre cos, e molti tossicodipendenti sono figli di genitori non divorziati.
A volte penso che i bambini privilegiati sono le prime vittime, ma che dire allora delle schiere di consumatori di droghe cresciuti in famiglie deprivate? Sarebbe troppo facile dare la colpa alla loro povert, se alle riunioni degli AA e nei centri di riabilitazione non avessi incontrato ragazzi di tutte le classi sociali. Oppure potrei dare la colpa alle scuole private, se anche gli alunni degli istituti pubblici non avessero problemi. La dipendenza  una malattia che colpisce tutti, a prescindere dalla classe sociale, dall'educazione, dalla razza, dal QI o da qualsiasi altro fattore. Con ogni probabilit, la dipendenza nasce da una combinazione di questi fattori, naturali e ambientali.
A volte penso che niente e nessuno pu essere ritenuto colpevole, altre volte, invece, mi sento l'unico responsabile. Ma poi concludo che l'unica cosa certa  che Nic soffre di una terribile malattia.
Mi  ancora difficile accettarlo. I malati di tumore, enfisema o disfunzioni cardiache non mentono e non rubano, e farebbero di tutto per guarire. I tossicodipendenti non sono invece capaci di prendere quella che, a un osservatore esterno, pu sembrare una semplice decisione: smettere di bere, smettere di assumere droghe. In cambio di quel piccolo sacrificio riceverebbero un dono per il quale gli altri malati terminali darebbero tutto: la vita.
Ma, come dice il dottor Rawson, un sintomo di questa malattia  l'uso delle droghe. Un sintomo  essere fuori controllo. Un sintomo  il bisogno di alimentare il desiderio.  un bisogno cos forte che una tossicodipendente l'ha paragonato a quello di un neonato per il latte materno.
C' una ragione pratica che ci aiuta a capire come la dipendenza sia una malattia: le compagnie di assicurazione coprono le malattie e pagano le spese mediche.  un bene che lo facciano, perch se si aspetta finch la malattia progredisce, si dovranno affrontare le spese per un trapianto di fegato, cuore o rene, ma nessuno sembra preoccuparsi delle malattie mentali dei tossicodipendenti che sprofondano nella psicosi e nella demenza, n dei costi sociali delle famiglie distrutte o della criminalit associata al consumo di droghe.
Alcuni, tuttavia, si rifiutano di considerare la dipendenza una malattia. Per loro  soltanto un fallimento morale. I tossicodipendenti vogliono soltanto sballare, e nessuno li costringe a farlo. Non voglio negare che alcune aree del cervello si accendano quando un consumatore abituale assume la cocaina, spiega Sally Satel, psichiatra all'Oasis Drug Treatment Clinic di Washington, ma questo implicherebbe che la dipendenza  una condizione biologica come la sclerosi multipla. Le vere malattie cerebrali sono indipendenti dalla volont dei pazienti che ne sono affetti.
Ma Nic non  pi lui quando  sotto l'effetto della droga. A volte mi chiedo se la sua recidiva sia un fallimento morale o un difetto di carattere. Altre volte attribuisco la colpa alle terapie di disintossicazione. Ma poi torno a incolpare me stesso e giungo sempre alle stesse conclusioni:
Se Nic non fosse malato non mentirebbe.
Se Nic non fosse malato non ruberebbe.
Se Nic non fosse malato non terrorizzerebbe la sua famiglia.
Non abbandonerebbe i suoi amici, Karen, Jasper e Daisy, e non abbandonerebbe me.  malato della pi sconcertante di tutte le malattie, una malattia umiliante e disdicevole.
Non  colpa sua se ha questa malattia, ma  colpa sua se ci  ricaduto. Mi tornano in mente le sue parole a una riunione al Sant'Elena, quando aveva detto che avrebbe voluto essere affetto da una qualsiasi altra malattia di cui nessuno poteva incolparlo. Un'affermazione che avrebbe fatto indignare un malato di tumore. L'unica cosa che un tossicodipendente o un alcolista deve fare  smettere di drogarsi o di bere. Un'opzione che nessun malato di tumore pu avere.
I genitori dei tossicodipendenti hanno lo stesso problema dei loro figli: dobbiamo confrontarci con l'irrazionalit della malattia. Chi non l'ha fatto non pu capire i paradossi di questa condizione. E poich la maggior parte della gente non lo fa, non c' un'autentica comprensione, ma solo piet velata di condiscendenza. Tranne alle riunioni di Al-Anon, e con i genitori che sanno quello che abbiamo dovuto passare, non riesco a pensare ad altro che a Nic. Van Morrison canta: Non c' perch perch perch.  cos e basta.
It just is.  cos e basta.
Eppure mi  di sollievo pensare che la dipendenza  una malattia. La dottoressa Nora Volkow, direttrice del National Institute on Drug Abuse, ha dichiarato: Ho studiato l'alcol, la cocaina, la metamfetamina, l'eroina, la marijuana e pi recentemente l'obesit, e ho scoperto che il pattern comune  la compulsione. Non ho mai conosciuto un tossicodipendente che voleva essere tossicodipendente. Al loro cervello  accaduto qualcosa che li ha portati alla dipendenza.
Una volta, quando Vicki e io vivevamo a Los Angeles, il nonno di Nic era venuto a trovarci. Mentre andavamo in macchina dall'aeroporto a casa nostra ci ha chiesto di fermarci da un tabaccaio per comprare le sigarette. Anche se aveva cercato di nasconderla, ci eravamo accorti che aveva una bottiglia di whisky in un sacchetto di carta. Alla fine della cena la bottiglia era vuota. Due anni dopo il nonno di Nic era morto. Era stato un uomo gentile e amorevole, e un grande lavoratore, un contadino la cui vita si era tragicamente deteriorata. Ma poich il suo problema era l'alcol, anzich l'amfetamina o l'eroina, la sua debilitazione si  protratta per molti anni. Ne aveva pi di sessanta, quando  morto. L'alcol provoca gli stessi danni, ma in tempi pi lunghi, ha detto qualcuno a una riunione. La droga ti uccide prima.  questa l'unica differenza.
A parte la diversa potenza e tossicit delle loro droghe d'elezione, le differenze tra alcolisti e tossicodipendenti sono minime e la loro debilitazione  molto simile.
Sto leggendo Ritorno a Brideshead e sono colpito da quello che Evelyn Waugh ha scritto pi di sessant'anni fa: Con Sebastian  diverso. Julia sta parlando del fratello. Se qualcuno non lo fermer in tempo, finir per diventare un ubriacone... Ce l'ha nel sangue... Lo vedo da come beve.
Brideshead: Non puoi impedire di bere a chi vuole ubriacarsi. Mia madre non ci  mai riuscita con mio padre.
Basta cambiare qualche parola e sembrer che stiano parlando di mio figlio: Con Nic  diverso. Se qualcuno non lo fermer in tempo finir per diventare un tossicodipendente... Ce l'ha nel sangue... Lo vedo da come la usa.
Non puoi impedire di drogarsi a chi vuole farlo.
Dopo essere stato in un centro di riabilitazione non guarderai pi come prima un ubriacone o un drogato, sia alle feste sia nei libri o nei film. I resoconti di Hunter Thompson sulle sue mitiche bevute e i suoi eccessi con le droghe non mi divertono pi. Sono patetici. E non c' nulla di divertente nelle abbondanti libagioni di Nick Charles, che ingollava Martini a colazione, a pranzo, a cena, prima, dopo e durante ogni pasto nei film dell'Uomo ombra. In uno di questi Nora scherza sulla dipsomania del marito. Molti spettatori hanno accolto con entusiasmo la commedia enologico-sentimentale del 2005 Sideways, io invece non l'ho apprezzata per nulla. Per me  soltanto la squallida storia di un alcolista.
Ci sono alcolisti e tossicodipendenti che riescono a condurre ancora una vita normale. Forse l'unica differenza tra loro e i disperati che dormono sui marciapiedi  che hanno abbastanza soldi per affittare un appartamento, pagarsi un pasto o un altro drink.
Alcuni sostengono che considerare la dipendenza una malattia anzich un disturbo del comportamento pu costituire un alibi per i tossicodipendenti, quale che sia la loro droga d'elezione. Alan I. Leshner, direttore dell'American Association for the Advancement of Science, concorda che i tossicodipendenti non devono essere assolti. Il rischio di considerare la tossicodipendenza una malattia mentale  che i malati possono finire per considerarsi delle vittime innocenti, ha scritto in Issues in Science and Technology. Ma in realt non  cos, perch all'inizio la tossicodipendenza  una scelta consapevole.
La dottoressa Volkow non  d'accordo: Se diagnostichiamo a qualcuno un disturbo cardiaco non escludiamo la sua responsabilit. Lo invitiamo a mangiare meno e a smettere di fumare. Il fatto che abbiano una malattia comporta che ci siano delle modifiche nelle loro menti. Come per ogni altra sindrome, il paziente deve assumere un ruolo attivo nella terapia e nella guarigione. Che dire allora dei pazienti con un elevato tasso di colesterolo che continuano a mangiare patatine fritte? Forse una malattia non  biologica quando  influenzata dal comportamento? Nessuno inizia a fare uso di droghe sperando di diventare un tossicodipendente. Inizia semplicemente perch gli piacciono le droghe. Nessuno mangia patatine fritte sperando di avere un infarto; lo fa soltanto perch gli piacciono. Dobbiamo smettere di pensare che lo facciano per punirsi.
Cerco di non colpevolizzare Nic.
Ma a volte non riesco a non farlo.


16

 UNA radiosa mattina di giugno e, nonostante l'abbia promesso, Nic non  venuto alla festa di fine anno scolastico di Jasper e Daisy.
Il preside, in giacca sportiva cammello e con una sgargiante cravatta, si dedica con grande passione al suo lavoro. In piedi dietro il microfono, chiama sul palco le classi una dopo l'altra. Jasper, con la camicia bianca e i capelli pettinati all'indietro, ride e scherza con i compagni.  gi in terza.
Il preside dice: Gli alunni delle prime si alzino in piedi.
I ragazzi si schierano davanti al palco.
E poi: Le seconde sono invitate a salire sul palco.
Arriva quindi il turno di Daisy: Tocca adesso agli alunni della materna che il prossimo anno passeranno in prima elementare.
Daisy, con il vestitino azzurro che sua nonna Nancy indossava da bambina, sale sul palco insieme ai compagni.
Nella sala esplode un fragoroso applauso e, secondo la tradizione della scuola, tutti si mettono a battere i piedi.
Dentro di me sento un grande vuoto. La contraddizione tra l'innocenza di quei bambini e l'assenza di Nic  troppo dolorosa.
Non sono l'unico genitore in lacrime, ma non posso impedirmi di pensare che la mia commozione non ha nulla in comune con quella degli altri. Mi ritorna alla mente la festa di fine anno di Nic, quando sembrava ancora che il suo futuro fosse gravido di promesse. Dov' Nic adesso?
* * *
Fuori il cielo  di nuovo azzurro, ma l'estate ormai alle porte non basta a risollevarmi il morale. Sono in cucina, sto facendo bollire l'acqua per il t. Squilla il telefono. Sento un tuffo al cuore. Chi pu chiamare a quest'ora della mattina? Dev'essere Nic. Quando per sollevo il ricevitore, per prevenire la delusione, mi dico: No, non pu essere lui.
E infatti non  lui.
Sono Sylvia Robertson, dice una garrula voce femminile. Sono la madre di Jonathan, un compagno di Jasper. Volevo sapere se il prossimo weekend siete disposti a darci una mano alla festa della squadra di nuoto della scuola.
Con grande piacere, le rispondo.
La cucina  silenziosa.
Sullo scaffale sopra il lavandino, tra le tazze di porcellana e i bicchieri, c' una fotografia. Mio padre, con gli occhiali da sole e un cappello da pescatore, sorride guardando l'obiettivo. Daisy, tra le braccia di Karen,  ancora una neonata. La sua faccia  nascosta dalla larga tesa del cappello di paglia della madre. I ragazzi, in primo piano, sorridono anche loro all'obiettivo. I miei ragazzi. Sul retro, un timbro con la data: 10/12/1996. Nic aveva quattordici anni.
Dov' finito?
Nel frattempo, in cima alla collina, a casa dei genitori di Karen, Don  appena emerso dal suo rifugio e, con le sue vecchie scarpe da barca, una logora maglietta e un paio di shorts, si siede sulla sedia di paglia del soggiorno e si appresta a leggere una biografia dell'ammiraglio Nelson. Nancy, che sta lavorando in giardino, si ricorda che la lavatrice deve avere finito e rientra in casa. Si toglie i guanti da giardinaggio e scende nel seminterrato che odora di bucato. Accanto alla lavatrice e all'asciugatrice, dopo un piccolo locale adibito a stireria, c' la cameretta dove dormiva suo figlio. Alle pareti sono appesi degli archi donati ai genitori dagli amici della trib indiana dei Piedi Neri. Oggi la stanza  riservata agli ospiti ed  qui che i nipotini dormono quando trascorrono la notte dai nonni.
Prima di mettere le lenzuola e le federe nell'asciugatrice, Nancy piega i vestiti puliti e li posa sul letto.
All'improvviso caccia un urlo. Sotto una pila di coperte ha visto un corpo. Nancy si fa coraggio e si avvicina. Il corpo scheletrico che continua a dormire indisturbato dal suo urlo  quello di Nic.
Nic, esclama, che cosa stai...
Nic, con gli occhi cerchiati di nero, in jeans e camicia a maniche lunghe, si mette a sedere e la guarda.
Che cosa c'? Nan...
Sono entrambi attoniti.
Che cosa stai facendo l?
Nancy, fa lui, io...
Ti senti bene?
Nic si alza in piedi, afferra la sua borsa, barcolla un po' e si scusa.
No, non andartene, dice Nancy, va tutto bene. Mi hai spaventata, tutto qui.
Mi... mi dispiace.
Hai preso qualche droga?
Nic non risponde.
Puoi restare qui per tutto il tempo che vuoi. Basta che me lo dici. Per poco non mi facevi venire un colpo.
Nic si avvia verso le scale.
Lei lo segue.
Hai mangiato? Vuoi che ti cucini qualcosa?
No, grazie. Magari una banana, se ne hai.
Posso fare qualcosa per aiutarti, Nic? gli chiede Nancy con le lacrime agli occhi.
Nic balbetta qualcosa, le chiede di nuovo scusa e prende una banana dal cestino della frutta in cucina. Poi esce bruscamente di casa e si avvia per il sentiero che scende lungo la collina.
Nic! lo chiama Nancy, rincorrendolo. Lui per non si ferma. E quando lei raggiunge il sentiero,  gi sparito.
Nancy mi chiama per raccontarmi che cosa  successo.  fuori di s, ma continua a chiedermi scusa. Mi dispiace, dice. Non sapevo che cosa fare.
Le spiego che non c'era nulla da fare.
Mi dispiace che ti abbia spaventata, le dico. Mi dispiace che tu l'abbia visto in quello stato.
Nancy non mi ascolta. Ho cercato di convincerlo a restare, dice. Sembrava.... Si interrompe, la voce le si strozza in gola. Mi sembra di impazzire!
Un freddo pomeriggio, pochi giorni dopo la cerimonia della fine dell'anno scolastico, sono in un parco dove i compagni di Daisy hanno organizzato una festa. Un amico - un insegnante, padre di un suo amico - sta facendo divertire i bambini con un gioco di sua invenzione ispirato a Harry Potter.
Sono presente, ma sono assente. Secondo un vecchio detto, i genitori possono soltanto essere felici come il pi infelice dei loro figli. Temo sia proprio cos.
Daisy mi corre incontro ansimando. Abbiamo bisogno di te nella nostra squadra, dice. Forza, vieni, fa, afferrandomi la mano e trascinandomi dai suoi compagni.
Per un'altra settimana non abbiamo notizie, poi Nic chiama il suo padrino, che lo invita nella sua casa vicino a Twin Peaks. Impressionato dal suo aspetto -  cos scheletrico che una raffica di vento potrebbe portarselo via - gli cucina un arrosto che Nic divora.
Quando poi gli suggerisce di farsi vedere da un medico, Nic gli risponde che va tutto bene e che ha smesso di fare uso di droghe. Ho soltanto bisogno di starmene un po' per conto mio, dice.
Dopo che se n' andato, il suo padrino mi telefona per raccontarmi della visita. Almeno sono riuscito a fargli mangiare qualcosa, sospira.
Poi, per altri quindici giorni, nessuna notizia, soltanto l'ansia che continua ad attanagliarmi.
Chiamo di nuovo le prigioni per sapere se  stato arrestato. Chiamo gli ospedali e i posti di pronto soccorso. Poi il fratello di Karen lo vede, o crede di averlo visto, a un angolo di Haight Street.
Sono terrorizzato. Me lo immagino nelle strade di San Francisco, come un animale selvatico, ferito e disperato. Come un anestesista che presieda a un intervento chirurgico sul suo stesso cervello, Nic sta cercando di distillare un cocktail di droghe che gli consenta di ritrovare l'euforia perduta e gli risparmi l'inferno dell'astinenza.
Nel cassetto della sua vecchia scrivania trovo un foglietto su cui ha annotato un menu tipico:
1 grammo e 1/2 di amfetamina
5 grammi di funghi
2 Klonopin
3 codeina
2 Valium
2 ecstasy.
Ritornato nel mio studio, cerco di scrivere, ma sono in uno stato catatonico. Entra Karen, con in mano una pezzetto di carta.
Guarda, dice porgendomi un assegno annullato. Nic ha cercato di falsificare la tua firma.
Povero Nic, rispondo. Se non fosse stato fuori di s, non si sarebbe mai sognato di farlo.
Povero Nic?
Karen  furente. Mi volta le spalle ed esce dallo studio. Ma questo non  Nic, le rispondo.
Lei mi guarda e scuote la testa. Non  pi disposta a scusare il comportamento di mio figlio.
Trascorro ancora parecchie notti in preda all'ansia e al terrore.
Poi, una notte, dopo che i bambini si sono addormentati, mentre Karen legge il giornale a letto e io sto lavorando nel mio studio, sento qualcosa.
La porta?
Con il cuore che mi martella nel petto, mi avvio verso l'ingresso e in corridoio vado a sbattere contro Nic.
Ehi, esclama lui, salendo le scale.
Dove sei stato? gli chiedo.
Qual  il problema? grugnisce di rimando.
Ti ho fatto una domanda. Dove sei stato?
Da nessuna parte, risponde indignato, dirigendosi verso la sua camera.
Nic! Lo seguo nella caverna rossa impregnata di fumo, dove sta aprendo i cassetti dell'armadio. Indossa una T-shirt rossa scolorita e un paio di jeans strappati. Scarpe da basket rosse slacciate e senza calze. I suoi movimenti sono frenetici. Sta cercando qualcosa, soldi o droga.
Che cosa stai facendo?
Mi fissa con aria interrogativa.
Non preoccuparti, dice.  da cinque giorni che sono pulito.
Afferro la sua borsa, che ha posato sul letto, apro la cerniera e frugo nelle tasche dei jeans, srotolo le calze, scuoto il sacco a pelo e apro la torcia elettrica per controllare se ha nascosto qualcosa nello scomparto delle batterie. Mentre perquisisco la borsa, Nic se ne sta appoggiato allo stipite della porta, con espressione assente, le braccia incrociate sul petto. Alla fine, con un sorriso ironico, dice: Sei soddisfatto, adesso? Prende una pila di vestiti e li caccia nella borsa. Me ne vado.
Gli chiedo di sedersi e parlare.
Se vuoi parlarmi di riabilitazione, non c' niente da dire.
Nic...
Niente da dire.
Nic, devi provare ancora. Guardami.
Ma lui non alza lo sguardo.
Stai buttando via tutto quello che hai fatto finora.
 una decisione che spetta soltanto a me.
Non farlo, Nic.
Non c' nulla da buttare via.
Nic!
Mi passa accanto e senza nemmeno guardarmi dice: Mi dispiace. Poi scende di corsa le scale.
Ehi, mamma, esclama quando incrocia Karen. Lei lo guarda, perplessa.
Con il giornale ancora in mano, Karen mi si avvicina e lo guardiamo allontanarsi lungo la strada deserta.
Anche se vorrei aggrapparmi a lui e se sono terrorizzato dal vuoto che lascer, non riesco a fare nulla per trattenerlo.
Mi sveglio alle quattro del mattino.  un'altra interminabile notte di luna piena. All'improvviso mi ricordo che  il compleanno di Nic. Oggi mio figlio compie vent'anni.
Non avrei dovuto lasciarlo andare. Devo ritrovarlo.
Ci hanno ripetuto centinaia di volte che la dipendenza dalle droghe  una malattia progressiva, ma me ne rendo conto soltanto la mattina dopo, quando squilla il telefono.  Julia, la ragazza di Nic, che ho incontrato l'inverno precedente a Boston. Telefona dalla casa dei suoi genitori, in Virginia, e la sua voce  rotta dall'emozione. L'ultima volta che  venuto a trovarmi, il mese scorso, Nic ha rubato delle siringhe ipodermiche dall'armadietto dei medicinali di mia madre, dice Julia.
Siringhe?
Le servivano per i suoi farmaci antitumorali. E ha rubato anche della morfina, aggiunge singhiozzando.
Sono senza parole.
Anch'io.
Dopo una pausa, Julia continua: Non aiutatelo. Non dategli soldi. Far di tutto per chiederveli. Se lo aiuterete non farete altro che accelerare la sua fine.  una delle poche lezioni che abbiamo imparato dalla dipendenza di mia sorella.
Sono davvero un idiota. Pensavo che ne stesse uscendo. Ero convinto che non facesse pi uso di nessuna sostanza.
Anch'io gli ho creduto.
Julia sta per riappendere.
Dopo quello che abbiamo passato con mia sorella, il miglior consiglio che posso darvi  quello di avere cura di voi stessi.
Anche tu, cerca di stare bene, Julia.
Sono sbigottito. Nic si inietta droghe, se le inietta in quelle braccia che fino a poco tempo fa giocavano a basket e costruivano castelli di Lego, in quelle braccia che mi stringeva attorno al collo quando lo portavo a letto.
Abbiamo promesso a Jasper e Daisy di portarli all'acquario di Monterey. La disparit tra i nostri due mondi continua a opprimermi. A volte mi sembra impossibile che possano coesistere.
Non ha senso restare a casa per aspettare una telefonata che non arriva.
Andiamo a Monterey e lungo la strada ci fermiamo a Santa Cruz per scendere lungo la scogliera fino a una grotta sopra le spumeggianti acque del Pacifico, dove i ragazzi fanno il bagno.
All'acquario guardiamo un film sui cormorani. Gli uccelli si tuffano in acqua per prendere i pesci e poi, come spuntato dal nulla, dalle onde emerge un gigantesco squalo bianco che inghiotte un cormorano in un solo boccone. Lo squalo sbatte la coda sull'acqua, come una frusta, e scompare di nuovo.
Mi sento come quel cormorano. Uno squalo  emerso dagli abissi e io lo vedo avvicinarsi, impotente come lo sono dinanzi alla precariet della vita di Nic.
Dopo l'acquario scendiamo a Carmel, dove i ragazzi giocano sulla spiaggia e poi, in un parco, si arrampicano su un vecchio albero. Guardandoli, mi rilasso un po', ma presto l'ansia torna a invadermi.
Durante il viaggio di ritorno non parliamo di Nic. Lui per  sempre in cima ai nostri pensieri, la sua dipendenza e lo spettro della sua morte permeano l'aria che respiriamo. Karen e io cerchiamo di prepararci al peggio, alla telefonata che potrebbe annunciarci la peggiore di tutte le notizie.
* * *
Nic non  tornato. La vita continua.
Karen lavora fino a tardi nel suo studio e io porto Jasper e Daisy al ristorante. Dopo camminiamo fino al centro commerciale, che a quell'ora  deserto. Spingo il carrello lungo le corsie. Jasper e Daisy continuano a metterci dentro merendine e bibite che io ogni volta rimetto al loro posto, per poi spedirli in direzioni opposte, a prendere quello di cui abbiamo realmente bisogno, latte, burro e pane. Mentre sto scegliendo una marca di pasta, dagli altoparlanti sento Eric Clapton che canta: Would you know my name if I saw you in heaven? (Saprai il mio nome quando ti vedr in paradiso?)  la canzone che ha scritto per la morte del figlio.
Scoppio a piangere in mezzo al supermercato. Jasper e Daisy, con le braccia cariche di scatole e barattoli, svoltano l'angolo e mi vedono in lacrime. Sono sgomenti e spaventati.
La canzone di Clapton mi suggerisce un ammonimento per i genitori dei tossicodipendenti: scegliete attentamente la vostra musica. Evitate What a Wonderful World di Louis Armstrong, Turn Around e Sunrise, Sunset. Evitate anche Time After Time di Cyndi Lauper, la canzone di Clapton sul figlio morto e Hallelujah di Leonard Cohen. La musica non deve essere sentimentale. Springsteen pu essere pericoloso. John e Yoko. Bjrk, Dylan. Quando ascolto i Nirvana mi sento sopraffare. Voglio urlare come Kurt Cobain. Voglio urlargli contro. Ma non  soltanto la musica a farmi sentire cos. Ci sono molti altri momenti in cui le emozioni mi invadono. Per esempio quando guido lungo l'autostrada, o quando vedo una stella cadente in cima alla Olema Hill. Oppure quando sento una barzelletta che avrebbe fatto ridere Nic, o quando i bambini fanno qualcosa di divertente. Un maglione sdrucito. Un film. O quando vado in bicicletta. Ci sono milioni di momenti in cui il pensiero di Nic mi fa venire le lacrime agli occhi.
Non abbiamo notizie di lui per altri quindici giorni. Poi arriva un'e-mail. La mia prima reazione  di sollievo:  ancora vivo,  ancora in grado di spostarsi, di entrare in un Internet caf e usare un computer. Mi chiede aiuto, soldi per non dormire in strada. Gli rispondo che lo aiuter soltanto se accetter di sottoporsi a un'altra terapia di riabilitazione.
Ma lui declina la mia offerta.
Quando viene a sapere della ricaduta di Nic, il suo insegnante di scrittura creativa all'Hampshire mi scrive: Quand' pulito, Nic  uno studente modello. Nel corso degli ultimi anni ho sepolto troppi ragazzi per non essere sconvolto da questa notizia.
Dopo un'altra settimana, Nic telefona, a carico del destinatario: Ehi, papi, sono io!
Nic.
Come va?
E tu?
Sto bene.
Dove sei?
In citt?
Dove dormi?
Va tutto bene, non preoccuparti.
Vuoi che ci vediamo?
Non penso sia una buona idea.
 solo per pranzare insieme. Nessuna predica, promesso.
Magari.
Ti prego.
D'accordo.
Perch voglio vederlo? Anche se mi rendo conto che non servir a nulla, spero ancora di convincerlo a tornare a casa.
Per il nostro incontro, Nic sceglie Steps of Rome, un caff sulla Columbus Avenue, a North Beach, il quartiere dove  cresciuto. Da piccolo giocava sempre a Washington Square, di fronte alla Chiesa dei santi Pietro e Paolo. Andavamo alla libreria City Lights e al pontile, dove ci sedevamo sul muretto e restavamo a guardare il juke- box Umano che suonava la tromba e poi mangiavamo una banana split alla Ghirardelli Chocolate Factory. Attraversavamo Broadway per pranzare in un ristorante di Chinatown e sulla via del ritorno ci fermavamo a bere un caff o una cioccolata calda. Qualche volta cenavamo insieme in un sushi bar, dove lui ordinava sempre tempura e carote. Oppure andavamo in un ristorante italiano dove i camerieri con gilet bord e pantaloni neri con le pince sollevavano Nic e lo facevano sedere su un alto sgabello vicino al banco. I cuochi conoscevano i suoi gusti: ravioli alla ricotta e poi zabaglione. Tornando a casa, passavamo davanti alle ragazze che stazionavano all'ingresso degli strip club di Broadway, che lui riconosceva sempre dai loro costumi: Wonder Woman, Cat Woman, She-Ra... Nic era convinto che fossero delle super-eroine che pattugliavano la zona. E quando cominciava ad avere sonno, lo portavo a casa, le sue braccia sottili strette attorno al mio collo.
Allo Steps of Rome mi siedo a un tavolo in un angolo della sala. Il locale  deserto, ci sono soltanto due camerieri che piegano tovaglioli vicino al banco. Ordino un caff e aspetto. Dopo quarantacinque minuti comincio a temere che non verr. Esco dal bar e faccio un giro dell'isolato. Ripasso davanti alla vetrina del caff e sbircio dentro. Lui ancora non c'. Dopo un'altra mezz'ora decido di tornare a casa quando all'improvviso lo vedo. Con le braccia scheletriche che gli pendono lungo i fianchi e gli occhi infossati, assomiglia pi che mai a un autoritratto di Egon Schiele.
Nic mi vede e si ferma. Poi si avvicina cautamente. Ci abbracciamo e lo bacio sul collo. Il suo viso  di un pallore spettrale. Ci sediamo a un tavolino vicino alla finestra. Evita di incrociare il mio sguardo. Non si scusa per il ritardo. Si dondola avanti e indietro sulla sedia, gli tremano le mani e digrigna i denti. Ordiniamo. Anticipa le mie domande dicendo: Me la cavo benissimo. Per la prima volta in vita mia mi sento responsabile di me stesso.
Sono molto preoccupato per te.
Silenzio. Poi chiede: Come stanno Karen e i bambini?
Stanno bene. Ma anche loro sono preoccupati per te.
Ah!
Nic, sei pronto a smettere? A ritornare a casa?
Non ricominciare, ti prego.
Jasper e Daisy sentono molto la tua mancanza. Loro non...
Nic mi interrompe. Non cercare di farmi sentire in colpa.
Pulisce il piatto con la forchetta e beve il caff. Quando si scosta la frangia dagli occhi noto una piaga sul dorso della mano, ma non gli chiedo come se l' procurata.
Ci salutiamo e lo guardo alzarsi e uscire con passo incerto dal locale. La dipendenza di Nic mi ha insegnato che i genitori possono sopportare quasi tutto. Ogni volta che raggiungiamo un limite, scopriamo che al peggio non c' fine. Sono scioccato dalla mia capacit di razionalizzare e tollerare cose un tempo inconcepibili. Sta solo sperimentando,  una fase passeggera, mi dicevo.  soltanto marijuana. Fuma soltanto durante i weekend. Almeno non fa uso di droghe pesanti. Almeno non  eroina. Non user mai siringhe. Almeno  vivo. Ho anche imparato che i sogni e le speranze che i genitori nutrono sui loro figli sono pi flessibili di quanto avessi mai immaginato. Guardavo crescere Nic e mi dicevo che sarei stato felice, qualunque scelta avesse fatto. Ma in realt mi aspettavo che sarebbe andato al college. Non avevo alcuna ragione di dubitare che avrebbe proseguito gli studi. Me lo immaginavo con un lavoro soddisfacente, una moglie adorabile e tanti bei figli. La sua crescente dipendenza dalle droghe mi aveva tuttavia indotto a ridimensionare le mie aspettative. Quando il college era sembrato improbabile, mi ero consolato con l'idea che avrebbe comunque trovato un lavoro soddisfacente. Ma quando anche quella prospettiva era svanita, ero giunto alla conclusione che mi sarebbe bastato che avesse ritrovato la pace. Ora vivo con la triste consapevolezza che mio figlio potrebbe non arrivare al suo ventunesimo compleanno.
L'estate finisce.
Ogni volta che sento suonare il telefono mi si contrae lo stomaco. Quando la metamfetamina non d pi l'euforia dei primi tempi - il clic di cui parla Tennessee Williams a proposito dell'alcol in La gatta sul tetto che scotta - i tossicodipendenti sono agitati e confusi, la maggior parte di loro non riesce pi a mangiare n a dormire. E anche i loro genitori non riescono a dormire.


17

IN alcune citt il mezzogiorno  segnalato dalle campane della chiesa o dai rintocchi della torre dell'orologio. A Point Reyes  annunciato dal canto di un gallo seguito da un coro di muggiti diffusi da un altoparlante davanti al Western Saloon.
Quando li sento, mi fermo per un istante.
Sono al mercato agricolo con Jasper e Daisy, ed  come una scena di Oklahoma. I nostri vicini e gli amici stanno comprando pomodori, insalata, cocomeri e formaggi.
Incontriamo mio cognato e mia cognata al banco delle erbe aromatiche. Ormai quasi tutti in paese sanno di Nic e ci chiedono se abbiamo notizie di lui. Laurel, una madre la cui figlia eroinomane ha quasi perso la vita in un incidente automobilistico, mi abbraccia e scoppia a piangere. Per fortuna Jasper e Daisy si sono allontanati con i cuginetti e non assistono alla scena.
Sento vibrare il cellulare e so che  Nic. Cerco un angolo tranquillo, lontano dalla folla, e rispondo. La linea  caduta.
Controllo i messaggi. Ce n' uno di Nic. La sua voce  confusa, lontana.
Ok, Ok... scusa. Cristo,  davvero dura. Scusa. La smetto. Devo rimettermi in sesto... ho dovuto dormire un sacco, il mio corpo non  contento di tutto quello che gli ho fatto subire. Ho dormito un giorno intero, dal venerd al sabato. Sono molto confuso.
Il messaggio finisce qui.
Jasper, in T-shirt e pantaloncini corti color kaki, mi corre incontro. Possiamo comprare dei biscotti allo zenzero?
Nota i miei occhi lucidi e si ferma di botto.
Che cosa c'?
Vede che ho in mano il cellulare e chiede:  Nic?
Una settimana dopo Nic contatta sua madre per chiederle aiuto.
La mia vita ti farebbe di certo inorridire, ho fatto un sacco di stronzate, ultimamente, le scrive in un'e-mail. Sono nei guai. Gli ultimi due mesi ho toccato davvero il fondo. Non ho pi soldi e nemmeno un tetto sotto cui dormire. Pap mi ha sbattuto fuori di casa. Potr tornare solo se prima vado in un centro per disintossicarmi. Non  un'opzione. Ma quelle terapie con me non funzionano, mi lasciano un'orribile sensazione di vuoto...
Il testo finisce qui.
In un'altra mail a Vicki scrive: Perdonami se ti sembro sconnesso, ma sono a pezzi, sia fisicamente sia mentalmente. Racconta che ha rubato degli assegni alla madre di un amico. Potrebbe denunciarmi, devo ridarle i soldi al pi presto, altrimenti dovr continuare a nascondermi.
Vicki e io non siamo d'accordo su come reagire. Capisco le paure di sua madre, ma sono letteralmente sconcertato quando lei lo aiuta a pagare il suo debito.  un istinto naturale e persino lodevole, ma temo che il suo sostegno economico non far altro che posticipare l'inevitabile, incoraggiandolo a continuare su quella china pericolosa. Almeno si  limitata a pagare il debito e non gli ha dato soldi. Dare soldi a un tossicodipendente  come porgere una pistola carica a un aspirante suicida.
Quando racconto a Karen delle mail e della reazione della madre di Nic, lei ha uno scatto d'ira.
Sono stufa marcia.
Secondo te, che cosa dovrei fare?
Sono stufa e basta, ripete lei, uscendo.
Nic scompare e riappare ancora, mantenendo sporadici contatti con la madre, ma non con me.
Quando alcuni vecchi amici di famiglia di New York vengono a San Francisco, Vicki organizza un incontro con Nic e gli chiede di andarli a trovare al loro albergo.
Lui si presenta alla reception, ma  cos fatto che non lo lasciano salire finch non convince la centralinista a chiamare i nostri amici.
Quando entra barcollando nella loro stanza, terreo e scheletrico, i nostri amici sono impressionati dalla sua debilitazione e dai segni degli aghi sulle braccia. Lo invitano ad andare a New York, dove potr stare da loro e disintossicarsi.
Lui acconsente, ma non prima di aver fatto un'ultima visita al suo spacciatore, il quale gli regala un'ultima dose di metamfetamina che Nic sniffa prima di imbarcarsi sul volo per New York.
Quando arriva a Manhattan, i nostri amici lo convincono a farsi visitare da uno psichiatra specializzato in tossicodipendenze. Il medico gli prescrive dei sonniferi che lo fanno dormire per la maggior parte della settimana successiva. Poi arrivano le crisi di astinenza, accompagnate da accessi d'ansia - rimorso, vergogna, voglia di farsi e voglia di morire, come dice quando mi telefona.
Non posso fare altro che dirgli che gli voglio bene e che mi dispiace che sia cos difficile.
Una settimana dopo squilla il telefono.  il direttore di una banca dove avevo un conto corrente. Qualcuno ha firmato un assegno di cinquecento dollari sul mio vecchio conto.
Ogni nuovo tradimento scatena una ridda di emozioni contrastanti. Essere derubati  sempre un'esperienza traumatica, ma quando a farlo  tuo figlio... Prima Karen, adesso io.
Dopo circa un mese, quando ci chiama, Nic sembra stare meglio. Vicki lo aiuta a trasferirsi in un appartamento a Brooklyn e trova un lavoro. Dopo avere deciso che il college era una perdita di tempo, Nic decide che lavorare per un salario da fame  ancora pi stupido e ci comunica che vuole riprendere gli studi. Questa volta far tutto da solo, dichiara. Ho gi sprecato una volta le mie opportunit, non sbaglier di nuovo.
Mi dice che non fumer pi crystal ma che il dottore gli ha detto che all'inizio un po' di marijuana o un bicchiere di vino possono aiutarlo a tenersi pulito. La notizia mi preoccupa e ancora una volta mi preparo al peggio. Uno studio dell'UCLA ha dimostrato che per un dipendente da metamfetamina le possibilit di ricaduta sono dieci volte maggiori se fuma marijuana o beve alcol.
Una domenica mattina alle cinque squilla il telefono. Mi alzo dal letto con il cuore in gola. Karen solleva la testa e mi guarda. Chi sar?
Rispondo.
 il patrigno di Nic. Il patrigno di Nic? Negli ultimi vent'anni l'ho sentito soltanto due volte. Mi dice che l'ha appena chiamato un medico di Brooklyn. Nic  ricoverato al pronto soccorso, in overdose. Le sue condizioni sono critiche.  in rianimazione.
Era da anni che mi aspettavo questa telefonata, ma averla prevista non mi  di alcun aiuto.
Riappendo e racconto a Karen che cosa  successo.
Se la caver?
Non lo so.
Mi metto a pregare, a implorare un dio al quale non ho mai creduto.
Dio, non lasciarlo morire. Ti prego, non lasciarlo morire!
Chiamo il medico e lui mi dice che qualcuno - uno dei ragazzi che erano con Nic la notte prima - aveva chiamato il pronto intervento perch Nic aveva perso conoscenza. Un'ambulanza era partita immediatamente e quando il padrone di casa l'aveva vista arrivare aveva chiamato Vicki. Il medico mi spiega che se i soccorsi fossero arrivati soltanto qualche minuto dopo Nic non ce l'avrebbe fatta. Adesso pu ancora cavarsela.
Ho imparato a convivere con laceranti contraddizioni, come la consapevolezza che un tossicodipendente pu non essere responsabile della sua condizione, eppure Nic  l'unico responsabile. So che devo tracciare una linea di confine tra quello che posso accettare e quello che non posso pi accettare, e tuttavia devo essere anche abbastanza flessibile da cancellarla e stabilire nuovi limiti. E adesso che Nic  in ospedale, scopro di amarlo pi che mai.
Prenoto un volo per New York e preparo in tutta fretta una borsa con lo stretto indispensabile per il viaggio.
Il telefono suona di nuovo.  ancora il medico. La sua voce ha un tono grave ma partecipe. Mi dice che le condizioni di Nic sono migliorate.
 un ragazzo molto fortunato, dice il medico. Per questa volta ce l'ha fatta.
Jasper e Daisy si sono svegliati. Si accorgono subito della mia agitazione e Karen spiega loro che cosa  successo.
Chiamo l'ospedale e chiedo se posso parlare con Nic. Il dottore mi dice che non  ancora possibile. Sta dormendo. Mi suggerisce di richiamare tra qualche ora. Vicki e io ci teniamo costantemente in contatto. Nostro figlio  scampato miracolosamente alla morte.
Dopo un paio d'ore richiamo l'ospedale e passano la telefonata alla camera di Nic. Riesce a malapena a parlare, sembra disperato. Chiede di essere sottoposto a un'altra terapia di riabilitazione, sostiene che  la sua ultima possibilit. Gli dico che tra poco sar a New York.
Un'ora dopo parto per l'aeroporto. Mentre guido, chiamo ancora l'ospedale per sapere come sta.
L'infermiera di turno mi dice che se n' andato.
Che cosa intende dire?
Si  tolto la flebo e il catetere e se n' andato, contravvenendo agli ordini dei medici.
Esco dall'autostrada e torno indietro. Se questa overdose non  bastata a fermarlo, nulla potr farlo.
Torno a casa.
La notte, a letto, sento il profumo del gelsomino che entra dalla finestra aperta e fisso il buio.
Sei sveglia, Karen?
E tu?
Non riusciamo a chiudere occhio.
Non capisco che cosa sia successo, ma la spiegazione pi probabile  che Nic non sia riuscito a sopportare la crisi d'astinenza o l'idea di un lungo ricovero in ospedale. Un nuovo pensiero mi terrorizza: sopraffatto dagli ultimi eventi, devastato fisicamente e mentalmente, Nic  andato a procurarsi una dose letale.
Provo a chiamarlo a casa. Nessuna risposta.
Telefona la mattina dopo. Sembra intontito e profondamente depresso.
Nic...
S?
Dove sei?
Mi dice che  nel suo appartamento.
Che cosa  successo? Perch sei scappato dall'ospedale?
Ero fuori di me. Dovevo assolutamente andarmene.
Lo immagino nell'appartamento di Brooklyn dove sono andato a trovarlo, con un materasso gettato sul pavimento e una cassettiera che ha trovato in strada. Sdraiato con ancora i vestiti addosso e al braccio il cerotto della flebo che si  strappato.
Mi chiede se sto venendo a trovarlo. A questo punto non lo so neanche io.
Che cosa hai intenzione di fare?
Ha deciso spontaneamente di sottoporsi a un'altra terapia.
Volo a New York per accompagnarlo al centro di riabilitazione Hazelden, a Manhattan. Salto su un taxi e cerco di anticipare come mi sentir quando lo vedr. Felice di vederlo ancora vivo. Furioso per come ha rischiato di buttare via la sua vita.
Lo aspetto nell'atrio del mio albergo, dove abbiamo deciso di incontrarci.
Ehi, papi! esclama materializzandosi improvvisamente davanti ai miei occhi.
Le sue apparizioni sono sempre momenti drammatici.
Nonostante la sua maschera sorridente, sembra il sopravvissuto a una carestia. La sua faccia  terrea, gli occhi cerchiati di nero. Indossa un lurido giubbotto sopra una T-shirt, jeans strappati e scarpe da basket senza legacci. Ci abbracciamo goffamente. Il mio affetto per lui  mitigato dalla paura che mi ispira.
Quella notte resta a dormire nella mia camera d'albergo. Per ammazzare il tempo andiamo al cinema e mangiamo un piatto di pasta in un ristorante italiano. Cerca di spiegarmi che cosa gli  successo e ribadisce che questa volta vuole davvero farla finita con la droga.
Dopo cena guardiamo insieme uno stupido spettacolo alla tv.
Ci infiliamo nei due letti gemelli, sotto soffici trapunte bianche, e prima di addormentarci guardiamo ancora un po' la televisione. A met del David Letterman Show Nic mi dice che prima di andare al centro di riabilitazione ha qualche affare da sbrigare.
Che genere di affari? gli chiedo.
Non preoccuparti, non ci metter molto, risponde.
No, dico. Non posso permettere che ti ficchi di nuovo nei guai.
Devo assolutamente occuparmi di un paio di cose, risponde lui infilandosi le scarpe da basket.
Allora ti accompagno, faccio io.
Metto anch'io le scarpe e usciamo nella gelida notte. Prendiamo la metro per l'East Village e lo accompagno fino a un edificio fatiscente dove lui suona alcuni campanelli. Nessuna risposta. Ci introduciamo allora nel palazzo seguendo una donna indiana che sta rientrando a casa con le buste della spesa. Saliamo cinque piani di scale e Nic bussa a una porta dicendo che deve recuperare del denaro.
Nessuno gli apre e alla fine, con mio grande sollievo, ci rinuncia. Sono le due del mattino quando finalmente un taxi ci riporta all'albergo.
La mattina dopo passeggiamo per Manhattan fino all'ora del suo appuntamento all'Hazelden, che ha sede in un palazzo di arenaria di fronte a Stuyvesant Square Park. Mentre Nic sostiene il colloquio di ammissione, lo aspetto nel parco. Seduto su una panchina, osservo un gruppo di ragazzi che acquistano droga da uno spacciatore.
L'Hazelden  forse il pi famoso centro di riabilitazione degli Stati Uniti. La sede centrale  nel Minnesota ma ci sono succursali anche a New York, nell'Oregon e a Chicago. Nic seguir un programma di sei mesi, che potrebbe per protrarsi anche pi a lungo. A differenza degli altri centri, qui i pazienti possono continuare a lavorare o a studiare durante la terapia. Ci sono incontri regolari con lo staff medico e sedute di gruppo. I pazienti devono rispettare una lunga lista di regole, ma a differenza che negli altri centri possono entrare o uscire quando vogliono, a condizione che si presentino a cena e agli appuntamenti d'obbligo, e rientrino agli orari stabiliti.
Dopo un paio d'ore Nic si affaccia alla porta d'ingresso e mi fa segno di seguirlo. Salgo le scale e ci sediamo nella sala d'attesa tappezzata di libri. Non abbiamo molto da dirci. Quando un infermiere lo chiama, ci alziamo e ci abbracciamo. Il suo corpo  cos fragile che ho paura di spezzarlo se lo stringo troppo.


18

MENTRE Nic  in riabilitazione, continuo la mia ricerca sulla metamfetamina chiedendo ai maggiori esperti che cosa farebbero se un membro della loro famiglia ne fosse dipendente.
Sono tutti concordi nell'affermare che il primo passo  la prognosi. Se il soggetto manifesta i sintomi della psicosi da metamfetamina  necessario somministrargli sedativi e altri farmaci. (La psicosi pu assumere forme molto gravi che richiedono un ricovero forzato, dichiara il dottor Ling dell'UCLA.) Anche se tra i dipendenti da questa droga la presenza di complicazioni psichiatriche  da tre a quattro volte pi frequente che tra i consumatori di altre sostanze, i sintomi sono difficilmente distinguibili da quelli di una sindrome d'astinenza. Molti medici prescrivono una semplice terapia antidepressiva e alcuni ricercatori suggeriscono che le complicazioni psichiatriche possono essere diagnosticate e curate soltanto dopo un mese dall'ultima assunzione di metamfetamina.
Gli esperti non sono concordi sull'utilit o meno del ricovero. La degenza in una struttura specializzata  costosa, ma consente un pi attento monitoraggio del paziente in un ambiente sicuro e controllato. Tuttavia, quando questi pazienti vengono dimessi il loro reinserimento nella societ pu essere pi difficile e le ricadute sono pi frequenti. Per contro, se da un lato le terapie ambulatoriali integrano la riabilitazione nella vita del paziente, dall'altro lo lasciano pi esposto alla tentazione di una ricaduta. La maggior parte degli esperti opterebbe per una degenza pi lunga possibile seguita da un graduale passaggio a una terapia ambulatoriale che dovrebbe protrarsi per almeno un anno. Quest'ultima dovrebbe iniziare con quattro o cinque sedute settimanali per poi ridursi a una.
Tutti gli esperti concordano tuttavia sul fatto che in entrambi i casi le terapie comportamentali e quelle cognitive non producono risultati apprezzabili nel periodo iniziale. I palliativi quali i massaggi, l'agopuntura e gli esercizi fisici, insieme alla somministrazione di sedativi, possono essere di grande aiuto per superare le crisi d'astinenza. I test ematici, con severe punizioni in caso di ricaduta, sono fondamentali. Le terapie comportamentali e cognitive dovrebbero essere introdotte gradualmente, sottoponendo i pazienti a regolari monitoraggi per valutare la loro partecipazione. Alcuni medici raccomandano una terapia psichiatrica, mentre altri sono estremamente scettici sulla sua efficacia. I risultati sono spesso deludenti, sostiene il dottor Rawson dell'UCLA. La comprensione dei suoi problemi non basta a cambiare lo stile di vita di un tossicodipendente, afferma il dottor Ling. I medici in genere prescrivono una psicoterapia o la somministrazione di psicofarmaci in caso di sindrome bipolare, depressione o nelle forme pi acute di ansia.
Il primo obiettivo  quello di protrarre la cura abbastanza a lungo da indurre i pazienti a partecipare attivamente alle terapie cognitive e comportamentali. Queste terapie sono state implementate e testate nei centri di riabilitazione Matrix fondati da Rawson e dai suoi colleghi dell'UCLA. Il programma Matrix, concepito per i dipendenti da cocaina  stato adattato alla metamfetamina. I soggetti imparano a modificare le loro reazioni alla paura, alla delusione e ad altre emozioni che precedentemente li inducevano a fare uso della droga. Imparano anche a riconoscere alcune dinamiche tipiche della dipendenza, come l'innesco, che spesso facilitano le ricadute. L'innesco (come quello di una bomba)  un meccanismo che trasforma l'uso occasionale di una droga in una dipendenza. Poich in certi stadi della riabilitazione i pazienti possono ricadere nella dipendenza, il programma terapeutico ridesta le loro prime esperienze affinch la disintossicazione sia vissuta come una libera scelta. Il cueing  un altro processo che induce il soggetto a fare uso della droga in presenza di determinati stimoli (cues). Ho capito il suo funzionamento quando ho visto il modo in cui io e Nic abbiamo reagito a Requiem for a Dream. Nic  rimasto molto colpito da questo film di Darren Aronofsky che racconta la storia di un ragazzo e della madre eroinomane. Tutte le persone che conosco sono rimaste agghiacciate dal suo cinismo, mentre Nic mi ha confessato che gli ha fatto solo venire voglia di farsi.
Alcuni studi hanno dimostrato che le cues possono modificare drammaticamente i segni vitali di un tossicodipendente. Una cue non deve essere necessariamente ovvia come l'immagine di una siringa, ma pu essere qualsiasi cosa, dall'odore di una sostanza chimica che ricorda quello della metamfetamina bruciata in una pipa a persone, luoghi e cose associati alla droga, a una canzone o a un suono che solo il soggetto pu udire. Molti dipendenti dalla metamfetamina associano la droga al sesso. Anche se la maggior parte dei consumatori abituali non sono in grado di avere rapporti sessuali completi, l'eccitazione resta un potente stimolo. Smettere di assumere la droga in questa fase  come cercare di fermare un treno in corsa, ha detto il dottor Rawson. Tuttavia, il dottor Shoptaw dell'UCLA ha elaborato alcune terapie specifiche per aiutare i tossicodipendenti gay, che associano la metamfetamina al sesso, a rielaborare le loro risposte all'eccitazione sessuale. L'idea  che ogni comportamento, inclusi quelli che sembrano automatici o compulsivi, pu diventare consapevole ed essere abbandonato. Un consumatore di metamfetamina pu imparare a fermare il treno in corsa e chiamare uno sponsor degli AA o un consulente psichiatrico, partecipare a una seduta di riabilitazione, fare esercizio in palestra o fare altre scelte costruttive. Ancora una volta, i cambiamenti richiedono tempo. Nel processo di riabilitazione la mente del paziente si rigenera e i livelli di dopamina possono tornare nella norma. Un ciclo di astinenza sostituisce un ciclo di dipendenza.
Recenti ricerche cliniche hanno dimostrato che i dipendenti da metamfetamina rispondono positivamente alle ricompense quando le analisi delle urine sono negative alla droga. Tali ricompense possono includere piccole somme di denaro o premi simbolici, come buoni acquisto. Secondo gli studi dell'UCLA, queste strategie, associate a terapie cognitive o comportamentali, producono risultati da due a tre volte migliori delle terapie classiche.
Anche i farmaci possono essere d'aiuto. Il metadone non viene pi prescritto ai consumatori di metamfetamina. Non esistono sostanze che neutralizzino gli effetti di un'overdose da questa droga, contrastino la sua neurotossicit, i sintomi della dipendenza o ne annullino l'effetto. Ci  in parte dovuto al fatto che la metamfetamina non  stata studiata a fondo come l'eroina e la cocaina perch la sua diffusione  molto pi recente e il governo non ha ancora stanziato fondi per la ricerca. Un altro fattore pu essere la differenza tra la struttura molecolare dell'eroina e quella della metamfetamina. La metamfetamina  la droga pi sporca tra quelle attualmente in commercio, ha dichiarato un ricercatore. Quale che sia la ragione, la gravit dei danni provocati da questa droga, anche rispetto alla cocaina e all'eroina, e la scarsit dei risultati finora conseguiti con le terapie tradizionali rendono sempre pi urgente la scoperta di nuovi farmaci che ricostituiscano le riserve di dopamina, curino i danni neuronali e riducano i sintomi. Ma i ricercatori non nutrono molte speranze. I risultati sono finora modesti e interessano una percentuale molto limitata dei pazienti, ha spiegato un medico specializzato nella terapia delle crisi di astinenza.
Poich il sintomo dominante nelle fasi iniziali dell'astinenza  la depressione, alcuni ricercatori hanno concentrato i loro sforzi nella somministrazione di antidepressivi. I test con Prozac, Zoloft e altri SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) suggeriscono che gli effetti siano estremamente limitati. I ricercatori stanno quindi investendo su altri antidepressivi, come il bupropione, che interferiscono con sottosistemi specifici di trasmettitori e recettori di serotonina e dopamina, e sull'ondansetron, che ha un effetto analogo. Numerosi altri esperimenti sono attualmente in corso. Molti ricercatori americani mi hanno parlato di alcuni farmaci che potrebbero avere effetti positivi. Uno di questi  la levodopa (L-dopa), gi utilizzata per contrastare i processi degenerativi del morbo di Parkinson. Questa sostanza ricostituisce le riserve di dopamina, anche se la sua efficacia sembra diminuire nel corso del tempo. La somministrazione di levodopa ai cocainomani non ha prodotto risultati apprezzabili. Tuttavia, i ricercatori sostengono che questo farmaco potrebbe avere effetti pi consistenti sui dipendenti da metamfetamina i cui livelli di dopamina sono molto pi bassi di quelli dei cocainomani.
Anche se questi farmaci potrebbero produrre benefici nelle crisi di astinenza o nei primi stadi della terapia, Gantt Galloway  molto scettico. Nessun farmaco pu indurti a guardare nello spioncino prima di aprire la porta e a non rispondere quando bussa lo spacciatore, ha dichiarato. E anche se la disintossicazione e la terapia farmacologica hanno funzionato, riportando il cervello del paziente alle condizioni precedenti all'assunzione della droga, non si potr vincere la tentazione di una ricaduta. Soltanto le terapie comportamentali e cognitive possono modificare lo stile di vita dei consumatori di metamfetamina.
Di tanto in tanto Nic riprende il dialogo con me. Ogni sera va alle riunioni degli AA insieme agli altri pazienti dell'Hazelden. Mi descrive le loro uscite con il suo tipico umorismo. Dovresti vederci quando attraversiamo la citt, dice, sembriamo una banda di allegri dementi.
Torno a frequentare le riunioni di Al-Anon, dalle quali traggo grande conforto, anche se  sempre triste sentire le storie degli altri. Dopo una riunione all'ora di pranzo, tocca a me prendere la parola. Mio figlio  di nuovo in riabilitazione, esordisco con voce tremante. Una donna mi si avvicina timidamente e mi porge un opuscolo intitolato La filosofia di Al-Anon. Mi  stato di grande aiuto, dice.
Quando torno a casa, sfoglio il libretto e leggo la Lettera di un tossicodipendente. Non credete alle mie promesse. Prometterei qualunque cosa pur di liberarmi dalla dipendenza. Ma la natura della mia malattia mi impedisce di mantenere le promesse, anche se sono convinto di poterlo fare... Non credete a tutto quello che dico, potrebbero essere soltanto bugie. Il rifiuto della realt  un sintomo della mia malattia. E poi, tendo a non rispettare chi si lascia ingannare dalle mie parole. Non permettete che abusi della vostra credulit. Non pu esserci amore senza giustizia.
Con Nic di nuovo in terapia, Karen e io prendiamo in biblioteca dei libri sulla dipendenza e li leggiamo a Jasper e Daisy. Facciamo del nostro meglio per incoraggiarli a parlare dei loro sentimenti. Fissiamo colloqui con i loro insegnanti per sapere se hanno problemi, ma loro ci assicurano che sono studenti modello.
In dicembre il centro Hazelden di New York  costretto a chiudere per mancanza di fondi. Nic decide allora di trasferirsi a Los Angeles per vivere vicino alla madre.
Herbert House, un centro di riabilitazione di Culver City,  un villaggio di bungalow coperti di bouganville e rose che si affacciano su un cortile centrale con palme, tavolini da picnic e mobili da giardino: una sorta di Melrose Place per tossicodipendenti.
Nic sembra entusiasta. Fa amicizia con altri pazienti e va molto d'accordo con il direttore dei programmi di riabilitazione, Jace, che ha dedicato la sua vita ad aiutare i drogati e gli alcolisti. A Herbert House vigono regole molto severe e i pazienti devono partecipare a riunioni notturne. Nic segue anche una terapia ambulatoriale con uno psicoterapeuta, e lavora con un altro sponsor degli AA, Randy, con il quale fa lunghe escursioni in bicicletta sulla costa. Randy ha intensi occhi azzurri e Nic dice che gli ha fatto capire come pu essere bella la vita.
Al telefono sembra di nuovo il vecchio Nic, prima che la droga lo trasformasse in un estraneo. Attraverso gli errori e la perseveranza, grazie ai mesi trascorsi al centro Hazelden e al sostegno del personale di Herbert House, alle terapie ambulatoriali e alle riunioni degli AA, a Randy e agli amici che si  fatto tra gli altri pazienti, Nic ha elaborato un programma che, secondo quanto ho appreso dai ricercatori, potr farlo uscire dal tunnel della metamfetamina.
Grazie ai suoi amici degli AA, trova anche un lavoro a Promises, un famoso centro di riabilitazione di Malib. Accompagna i pazienti alle riunioni e agli appuntamenti dai medici, somministra farmaci e assiste i terapeuti in molte delle loro attivit.  un lavoro molto soddisfacente. Pu aiutare gli altri aiutando se stesso.
In luglio Nic compie ventun anni. Per festeggiarlo decido di andare a trovarlo a Los Angeles. In un caldo pomeriggio d'estate vado a prenderlo alla Herbert House. Nic salta in macchina e ci abbracciamo. Ventun anni sono un'et importante, sia per i figli sia per i genitori. Per me  come un miracolo.
Non gli abbiamo ancora permesso di vedere Jasper e Daisy. Vogliamo risparmiare loro altre sofferenze. Siamo ancora combattuti tra la paura e l'amore. Sentiamo di dover proteggere i nostri figli pi piccoli anche se loro lo amano e lui ricambia i sentimenti dei fratelli. Ancora una volta, ci chiediamo se possiamo fidarci di lui.
Alla fine dell'estate Karen e i bambini vengono con me a Los Angeles. La famiglia si riunisce sulla spiaggia, dove Nic, Jasper e Daisy costruiscono castelli di sabbia e cavalcano le onde con la tavola da surf. Il weekend dopo andiamo a trovarlo al lavoro e lui ci presenta i colleghi, che lo adorano e che lui adora a sua volta. Ci porta in un'altra spiaggia, vicino a Malib, alla quale si pu accedere scendendo lungo una ripida duna. Un'altra volta facciamo un'escursione in un canyon con sua madre e i cani del patrigno, Payson e Andrew, ai quali Nic fa dog-sitting. Risaliamo un erto sentiero da cui si gode una vista mozzafiato su Hollywood e l'oceano. I weekend successivi visitiamo musei e gallerie d'arte e ceniamo sempre negli stessi ristoranti, un barbecue coreano e un piccolo sushi bar con musica reggae a tutto volume. Trascorriamo la maggior parte del tempo in spiaggia, ma andiamo anche al cinema. Nic ha visto Appuntamento a Belleville, ma torna a vederlo per fare piacere a Jasper e Daisy. E dopo il film, lui e Jasper cantano a squarciagola una canzone della colonna sonora.
Nic telefona spesso. A volte parliamo del pi e del meno, ma spesso l'argomento delle nostre conversazioni  la sua guarigione. E poi parliamo sempre di film e libri. Ma soprattutto dei film dei nostri registi favoriti, come Spike Jonze, David O. Russell, Todd Solondz, i fratelli Coen, P.T. Anderson, Wes Anderson, Pedro Almodvar, Robert Altman o le sceneggiature di Charlie Kaufman. Io gli consiglio di noleggiare Rivers and Tides, e lui a sua volta ci consiglia Otto donne di Franois Ozon e Le lacrime amare di Petra von Kant di Fassbinder.
A volte mi parla dei suoi progressi, che se a un estraneo possono apparire insignificanti, per me sono fondamentali. Piccole cose, come il suo nuovo conto bancario e la sua prima carta di credito. Sta mettendo soldi da parte. Si  comprato una Mazda di quinta mano per quattrocento dollari e una bicicletta nuova. Si trasferisce in un appartamento dove ha affittato una stanza dallo sponsor di Randy, un distinto signore con i capelli bianchi e il bastone da passeggio che ha lavorato per trent'anni nei centri di riabilitazione.
Eppure i giorni difficili non sono finiti. Lo capisco dalla sua voce. Si sente solo. Ha Randy e molti buoni amici, ma vorrebbe qualcuno di speciale.  preoccupato per il futuro. Il suo umore ha alti e bassi, e mi descrive questi sbalzi a volte con stoica determinazione e altre volte trattenendo a stento le lacrime. Ci sono giorni in cui vorrei prendere ancora quella droga, mi confessa. A volte  molto difficile e ho paura di non farcela. E allora chiamo Randy, e le sue parole mi ridanno la forza per resistere.
In settembre Nic festeggia un anno lontano dalla droga. Una ricorrenza che per me  ancora pi importante del suo ventunesimo compleanno.
Un giorno Nic ci racconta della sua nuova storia d'amore con Z., ma poi il giorno dopo mi richiama in lacrime. Lei l'ha lasciato. Un tempo avrebbe telefonato a uno spacciatore o uno dei suoi amici drogati, si sarebbe fumato una canna o scolato una birra, adesso invece chiama Randy.
Vieni a trovarmi, gli dice lui. Andiamo a farci un giro in bici.
Pedalano per tre ore fino a Temescal Canyon, e quando mi richiama si sente meglio. Andr tutto bene, dice.
* * *
Un mese dopo Nic smette di chiamarmi. C' qualcosa che non va.
Nell'ultima telefonata mi aveva confessato che non riusciva a smettere di pensare a quella ragazza.
Da allora sono passati tre giorni. Finita la colazione, Jasper e Daisy giocano nella loro stanza e poi, nonostante faccia molto freddo, escono in giardino. Quando vado a chiamarli, siamo gi in ritardo. Dopo la doccia dico loro di lavarsi i denti. Daisy mi chiede se pu usare uno spazzolino acustico.
Uno spazzolino acustico?
S, uno spazzolino normale, non quello elettrico, fa lei.
Da quando non usa pi l'apparecchio, Daisy si preoccupa molto dell'igiene dentale.
Con lo spazzolino elettrico non riesco a non stuzzicarmi la lingua, dice.
Cerca di non farlo.
 una tentazione troppo forte.
Usciti dal bagno, Jasper e Daisy raccolgono libri e quaderni e li ficcano nello zaino. Poi Karen li accompagna a scuola. Quando se ne sono andati, solo in casa, sento che la testa sta per esplodermi.
Ho come il presentimento che qualcosa non stia andando per il verso giusto. Non  solo perch  da qualche giorno che Nic non telefona.  l'istinto paterno, oppure ci sono stati dei segni premonitori? O forse sono state solo le pause laconiche tra le sue parole?
Dov' Nic? Mi rifiuto di accettare la risposta pi logica: ha avuto una ricaduta.
Finora era andato tutto bene.  circondato da amici che gli vogliono bene, ha un buon lavoro, scrive e va in bicicletta, frequenta le riunioni degli AA e all'Herbert House, dove vede Jace e i suoi amici. Nel complesso, sembra entusiasta della sua nuova vita. So che qualche volta si sente solo, ma chi non lo ?
Eppure, ci  ricaduto. Come spiegare altrimenti il suo silenzio? Sono forse paranoico? Ho tutti i motivi per essere vigile, ma devo avere fiducia in lui. Forse ha una nuova ragazza. Forse  soltanto un po' gi e ha bisogno di restarsene un po' per conto suo. Anch'io, da ragazzo, avevo questo bisogno.
Chiamo Vicki e lei mi rassicura. L'ha visto un paio di giorni prima e stava bene.
Le chiedo tuttavia di andare a casa di Nic e controllare come sta.
Dopo un'ora Vicki mi richiama e mi dice che il suo compagno di stanza non lo vede da qualche giorno. Telefoniamo dove lavora e un suo collega ci informa che  da due giorni che non si presenta. Chiamiamo allora i suoi amici, ma neanche loro l'hanno visto. Il giorno prima uno di loro aveva un appuntamento con Nic per andare insieme in bici ma lui non si  fatto vedere. Chiamo la polizia per sapere se ha avuto un incidente. Ancora una volta chiamo ospedali e pronto soccorso. Sua madre va alla centrale di polizia di Santa Monica e controlla la lista delle persone scomparse.
Nic :
Maschio.
Caucasico.
Et ventun anni.
Ha gli occhi verde-marrone e la pelle olivastra.  alto un metro e ottantaquattro, magro, con le braccia muscolose, il torso da nuotatore e polpacci da ciclista. Quando non indossa pantaloni e maglietta da ciclista, porta jeans, T-shirt e All Star. Ha una voglia di fragola sulla spalla destra.
Cerco di non tradire la mia emozione di fronte a Jasper e Daisy.
Karen e io vogliamo risparmiarli: hanno soltanto sette e nove anni. Che cosa potremmo dirgli?
Ma prima o poi dovremo dire loro qualcosa. Non sar possibile nascondere a lungo l'angoscia che ci divora. Richiamo in continuazione il suo cellulare, ma entra sempre la segreteria. E continuo a chiamare sua madre, nella speranza che si sia fatto vivo almeno con lei. Chiamo anche la sua compagnia telefonica per sapere se ci sono state telefonate da o per il suo numero, ma l'operatore dice che si tratta di un'informazione riservata. Pu per dirmi se il suo cellulare  attualmente connesso. Anche se  contro le regole, dichiara.
Ma  un'emergenza, e io sono suo padre, lo imploro. Dopo alcuni istanti, l'operatore dice: S,  collegato. Si trova a Sacramento.
Sacramento?
Chiamo di nuovo sua madre e i suoi amici. Nessuno sa perch  a Sacramento. Non ha amici, l.
Due ore dopo l'operatore mi richiama. Ho controllato di nuovo, dice. Il telefono  ancora connesso.  a Reno.
Reno?
Un agente di polizia mi dice che Reno  la capitale della metamfetamina.
Mi rifiuto di credere che ci sia ricaduto. Ha appena festeggiato il suo diciassettesimo mese senza droga.
Cerco di lavorare ma non ci riesco. Per tutto il giorno Nic non si fa vivo. Dopo la scuola io e Karen accompagniamo Jasper e Daisy in piscina. Poi, dopo i compiti, la cena e il bagno, i bambini vanno a letto.
Richiamo l'operatore, che mi ha dato il numero del suo cellulare. Mi dice che mi chiamer la mattina dopo, dal lavoro, e cos aspetto un'altra, interminabile notte. Il giorno dopo l'operatore mi dice che Nic  a Billings, nel Montana.
Mi sforzo di trovare una spiegazione plausibile.  stato rapito?  nel bagagliaio della macchina di uno psicopatico in fuga attraverso il Paese? Chiamo la polizia di Billings e l'FBI.


19

STA piovendo. I bambini sono ancora a scuola. Karen e io siamo seduti sul pavimento della cucina con Moondog. Accanto a noi c' il veterinario. La testa del cane  posata sul grembo di Karen, che gli accarezza le orecchie.
Il tumore sta divorando Moondog, che non riesce pi a reggersi sulle zampe. Trema tutto e si lamenta.  arrivato il momento di mettere fine alle sue sofferenze. Le guance di Karen sono rigate dalle lacrime. Il veterinario gli fa un'iniezione e Moondog si addormenta. Anch'io scoppio a piangere. Il respiro del cane diventa affannoso. Una seconda iniezione e il cuore smette di battere. Il veterinario resta un po' con noi e poi se ne va. Karen e io avvolgiamo il corpo di Moondog in un lenzuolo e lo seppelliamo in giardino, sotto una sequoia.
Quando Daisy e Jasper tornano a casa da scuola, costruiscono una lapide. Piangiamo per lui e per tutto il dolore che affligge la nostra famiglia. Prima di andare a letto leggiamo ai bambini un libro illustrato che si intitola Il paradiso dei cani: A volte un angelo riaccompagna il cane sulla terra per fare visita ai suoi padroni. E lui annusa il suo vecchio cortile e segue i bambini fino a scuola...
Dov' Nic? Sono ormai quattro giorni che  scomparso. Continuo a chiamare il suo cellulare. Alla fine qualcuno risponde. Una voce maschile che non  quella di mio figlio.
Pronto?
Nic? Sei tu?
Nic non c'.
Chi parla?
E tu chi sei?
Sono il padre di Nic. Dov' Nic?
Mi ha lasciato il suo cellulare.
E lui dov'?
Come cazzo faccio a saperlo?
Dov'era quando ti ha lasciato il telefono?
Non lo conosco nemmeno. Era alla stazione dei bus di Los Angeles. Mi ha lasciato il suo telefono e da allora non l'ho pi visto.
Ti ha lasciato il suo telefono? E perch l'ha fatto?
Silenzio. Il misterioso interlocutore riattacca.
Richiamo l'operatore della compagnia telefonica e gli chiedo di disconnettere il telefono, dicendogli che con ogni probabilit  stato rubato e ringraziandolo per il suo aiuto e la sua compassione.
Vicki e io siamo nel panico. Dopo avere riprovato con gli ospedali e le centrali di polizia, Vicki chiama Z. Scopriamo cos che lei l'ha appena sentito. Nic l'ha chiamata da San Francisco. Dice che quando l'ha chiamata era piuttosto alterato.
Non ce la faccio pi. Vorrei mettere fine a tutta questa sofferenza, vorrei estirpare Nic dalla mia mente. Ma poi allo scoraggiamento subentra di nuovo l'impulso di fare qualcosa, qualsiasi cosa. Voglio ritrovarlo a tutti i costi. Quando le espongo il mio piano, Karen scuote la testa. Non servir a nulla se lui non vuole farsi trovare, obietta.
Lo so, rispondo. Ma Nic potrebbe morire, e allora sarebbe troppo tardi. L'attesa  estenuante. Alla fine, Karen si arrende. Fa' come vuoi, mi dice. Cercalo pure. Non vuole giudicarmi, ma mi accorgo che questa situazione per lei  molto frustrante e teme l'impatto che pu avere su Daisy e Jasper. Su di noi e su di me. Continua a cercarlo. Forse cos ti sentirai meglio, conclude.
Ritorno in citt, percorro avanti e indietro Mission Street sbirciando dentro bar e negozi. Scruto tutte le facce e mi sembra di riconoscere Nic in ogni ragazzo che avanza barcollando sul marciapiede. Parcheggio ad Ashbury e risalgo lentamente Haight Street, perlustrando bar, pizzerie e librerie. Ritorno anche al Golden Gate Park e salgo sulla collinetta dove avevo incontrato la ragazza dell'Ohio.
Rientrato a casa, chiamo Randy. Mi ascolta pazientemente e poi cerca di tranquillizzarmi: Torner presto. La vita di strada non  pi fatta per lui. Spero abbia ragione, ma continuo a temere un'altra overdose.
 ormai trascorsa una settimana da quando Nic  scomparso. Giorni e notti interminabili. Cerco di tenermi occupato. Cerco di lavorare. Facciamo progetti con i nostri amici, gli stessi con cui andavamo in spiaggia insieme a Karen quando erano venuti ad arrestarlo. Una domenica mattina ci incontriamo nella Bear Valley per fare un'escursione in bicicletta.
La valle  verde e il cielo azzurro. Pedaliamo lungo un sentiero in terra battuta fino a un prato e da l scendiamo tra le rocce fino all'Arch Rock. Il sentiero nella foresta segue un torrente fiancheggiato da pini e querce secolari. Arrivati alla fine del sentiero ci arrampichiamo sulle rocce, dalle quali si gode una vista mozzafiato sull'oceano.
Riprendiamo il cammino lungo un altro sentiero i cui bordi sono segnati da cespugli di mirtillo e iris. Muschio color ruggine ricopre i massi di granito in una foresta che Jasper paragona a quella del Signore degli Anelli. In fondo alla valle passiamo sotto l'Arch Rock e raggiungiamo una lingua di sabbia sulla quale si frangono le onde dell'oceano.
Riprendiamo quindi il sentiero e rimontiamo in bici fino a un verde prato dove ci sdraiamo sotto una gigantesca quercia e ascoltiamo il canto degli uccelli e lo stormire delle foglie al vento. Tutt'a un tratto ho la sensazione di essere gi stato qui, sotto lo stesso albero, con mio figlio. Rivedo Nic che si arrampica sull'albero e mi chiama: Guarda, pap! Sono quass! e sento le lacrime colarmi lungo le guance.
Nic si arrampica ancora pi in alto e comincia a saltellare su un grosso ramo sopra la mia testa.
Guardami, pap! Guardami!
Ti vedo, Nic.
Sono in cielo. Pi in alto delle nuvole.
Nic si sporge ancora di pi e si mette a cantare: Siamo fatti di sogni e di ossa.
Una raffica di vento scuote l'albero, facendo oscillare il ramo.
Voglio scendere, dice Nic.
Va tutto bene. Non preoccuparti. Scendi con calma.
Non ce la faccio, risponde lui. Sono bloccato.
Puoi farcela. Di! lo incoraggio.
Non riesco a scendere, dice mettendosi a piangere.
Prendila con calma, gli rispondo. Cerca un appiglio alla volta. Non avere fretta.
Non ci riesco.
Di, coraggio!
Nic stringe le braccia ossute attorno al ramo.
Sto per cadere.
No, non cadrai.
S, la presa mi sta sfuggendo.
Mi piazzo sotto il ramo e continuo a incoraggiarlo. Continua cos! Di che ce la fai! gli dico. Se cadi ti prendo io.
Rievocando quella scena mentre sono seduto sotto la quercia insieme a Jasper, mi spuntano le lacrime agli occhi. Jasper se ne accorge subito. Stai pensando a Nic? mi chiede.
Annuisco. Mi sono appena ricordato che quando aveva la tua et eravamo stati qui insieme.
Jasper annuisce. Anch'io penso spesso a lui. Restiamo seduti in silenzio sotto il vecchio albero finch Karen, Daisy e i nostri amici non ci chiamano.
La settimana dopo Karen nota che in casa c' qualcosa che non va. Alcune cose sono fuori posto. Una spazzola per capelli sul pavimento. Libri e riviste sul divano. Un maglione scomparso.
Esco dal mio studio e la raggiungo, convinto che stia esagerando e che voglia incolpare come sempre Nic.
Qualcuno... dice lei, interrompendosi subito. Vieni a vedere.
La seguo, e dinanzi all'evidenza non posso non darle ragione. Nic si  introdotto in casa. Esaminiamo tutte le porte e le serrature e ci accorgiamo che la finestra della nostra camera  stata forzata e che qualcuno ha rovistato nei cassetti della mia scrivania.
Ogni volta che Karen e io scopriamo un'altra violazione siamo sopraffatti da un misto di tristezza e rabbia. Come ha potuto farlo? Abbiamo chiuso i nostri conti bancari quando ha falsificato le firme sugli assegni e annullato le carte di credito quando ce le ha rubate. Questa volta decido di chiamare un fabbro per cambiare le serrature e faccio installare un sistema antifurto.
Chiamo anche lo sceriffo per denunciare l'effrazione. Se prima di conoscere gli effetti della metamfetamina qualcuno mi avesse detto che avrei denunciato mio figlio, avrei pensato che il drogato era lui. Non voglio che Nic venga arrestato. Il solo pensiero che possa finire in cella mi riempie di amarezza. Ma adesso capisco i sentimenti dei genitori di Al-Anon i cui figli erano in prigione e che dicevano: Almeno adesso so dov'. L  finalmente al sicuro. Per quanto possa essere umiliante, per Nic la prigione  forse pi sicura delle strade.
Il fabbro  un uomo corpulento in jeans e camicia da lavoro. Gli faccio vedere le serrature che vogliamo cambiare.  soltanto una precauzione o avete avuto dei problemi? mi chiede lui.
 per mio figlio, gli rispondo con voce tremante.
Il giorno dopo ci telefonano degli amici che vivono a Inverness. Un operaio ha visto due ragazzi forzare una finestra del loro bungalow e fuggire su una vecchia Mazda rossa. I ragazzi erano scappati di gran fretta, ma l'uomo aveva fatto in tempo a riconoscere Nic. Mi precipito a Inverness e scopro le tracce del suo passaggio: batuffoli di cotone, pezzetti di carta stagnola, siringhe e una bottiglia di cui si sono serviti per fumare la metamfetamina.
Quale sar la prossima casa in cui si introdurr? Non  sempre facile prevedere le mosse di un tossicodipendente, ma Nic sembra essere attratto dai luoghi dove ha trovato affetto: la nostra casa, quella dei nostri amici e quella dei nonni. Forse  per mera convenienza, ma potrebbe anche essere un desiderio inconscio di tornare a casa. Quale che sia la ragione, il suo atteggiamento mi rende pi difficile provare compassione per lui. Cominciamo ad avere paura di Nic.
La mattina dopo, mentre Karen  in giardino vede Nic passare davanti a casa al volante della Mazda rossa. I loro sguardi si incrociano, poi lui accelera e l'auto si allontana lungo la strada che sale sulla collina.
Karen mi chiama e io salto in macchina e lo inseguo a tutta velocit. Dieci anni fa qui c'era stato un violento incendio che aveva bruciato quarantacinque case e dodicimila ettari di bosco. Avanzo per chilometri lungo il canyon senza riuscire a raggiungerlo. Alla fine ridiscendo la collina e torno a casa. La macchina di Karen non c'. Mi precipito in casa e Jasper e Daisy mi dicono che la mamma ha visto Nic tornare indietro ed  saltata sulla sua vecchia Volvo per inseguirlo.
Provo a chiamarla al cellulare, ma lo sento suonare in camera da letto. Si  dimenticata di portarlo con s. I bambini sono preoccupati, cerco di tranquillizzarli. Hanno capito che Nic ha avuto una ricaduta, ma non capiscono perch la loro madre  saltata in macchina e li ha lasciati soli per inseguirlo.
L'aspetto per oltre un'ora, cercando di non far trapelare la mia preoccupazione per non inquietarli. Quando sentiamo il motore della Volvo, ci precipitiamo fuori. Karen ci racconta che ha inseguito Nic lungo la superstrada e sulla ripida strada costiera. Poi si  chiesta che cosa avrebbe fatto se l'avesse raggiunto e ha abbandonato l'inseguimento.
Che cosa avresti fatto se l'avessi raggiunto? le chiede Jasper.
Non lo so, risponde lei. Ha ancora gli occhi lucidi.
Pi tardi, quando siamo soli, mi confida: Volevo dirgli di chiedere aiuto, ma poi mi sono resa conto che stavo solo cercando di allontanarlo dalla nostra casa... da Jasper e Daisy.
Quell'assurdo inseguimento ci fa capire che le nostre vite sono ormai fuori controllo.  stato stupido da parte mia cercare di inseguirlo, ma ci siamo fatti contagiare dall'irrazionalit della sua dipendenza.
* * *
Tre giorni dopo, una domenica mattina, squilla il telefono. Quando rispondo, sento riagganciare. Sul display c' un numero che non riconosco.
Cerco in Internet e scopro che  il numero dei genitori di una ragazza che Nic frequentava al liceo. Digito il numero e risponde la segreteria telefonica. Lascio un messaggio: Sto cercando di mettermi in contatto con mio figlio, Nic Sheff. Mi ha telefonato da questo numero.
La madre della ragazza mi richiama. Le sue parole mi lasciano di stucco. Lei  il padre di Nic? Sono cos contenta di sentirla, dice.  un vero piacere averlo qui con noi. Eravamo molto preoccupati per April, e lui ha un'ottima influenza su nostra figlia.
Un'ottima influenza?
Sospiro e le racconto della ricaduta di Nic e della sua fuga. La donna  sorpresa. Mi spiega che sua figlia  entrata e uscita da molti centri di riabilitazione e che Nic l'ha aiutata a liberarsi dalla droga.
Quello stesso pomeriggio Nic ci chiama. Mi dice che ha avuto una ricaduta, ha ricominciato ad assumere eroina e metamfetamina. Gli rispondo che non posso fare nulla per lui. La sua vita  soltanto nelle sue mani. Gli dico che la polizia lo sta cercando, che Vicki ha segnalato la sua scomparsa alla polizia di Santa Monica e che lo sceriffo sta sorvegliando la nostra casa e quella dei nostri amici di Inverness, dove  stata segnalata la sua presenza. Vuoi finire in prigione?  questo che vuoi? gli chiedo.
Ti prego, aiutami. Che cosa devo fare? risponde lui.
Chiama il tuo sponsor. Chiama Randy.  l'unico consiglio che posso darti.
Nic scoppia in lacrime. Io resto in silenzio. Il mio primo impulso  quello di precipitarmi da lui, ma so che sarebbe sbagliato. Chiama Randy, ripeto. Poi riattacco.
Dopo circa mezz'ora mi chiama Randy. Dice che ha sentito Nic e che gli ha suggerito di tornare a Los Angeles. Gli ho detto che mi manca e lui ha promesso che ritorner. Lo sto aspettando da un momento all'altro.
Quando lo ringrazio, Randy risponde: Non c' bisogno di ringraziarmi. Farei di tutto per aiutarlo.
Telefono a Vicki. Siamo entrambi sollevati dalla notizia che Nic ha deciso di tornare a Los Angeles e riprendere la terapia. Ma non nutriamo pi molte speranze, la sua situazione  troppo precaria.
La sera Vicki mi richiama. Nic  rientrato a Los Angeles.  andata a prenderlo all'aeroporto e l'ha accompagnato al suo appartamento, dove il suo compagno di stanza l'ha accolto con un'affettuosa pacca sulla schiena.
Nic si  ritirato subito in camera e si  addormentato. Quando telefono, il suo compagno mi dice che sta ancora dormendo. La disintossicazione non  divertente, ma deve rassegnarsi, dice. Lei non pu fare pi nulla per lui. Pu soltanto pregare.
Nic telefona la mattina dopo. La sua voce  roca. Quando gli chiedo come sta, risponde: Come vuoi che stia? Poi mi parla della sua fuga da Los Angeles. Ho fatto quello che Randy mi ha detto di fare, dice. Ho pregato. Ho continuato a ripetere: Per favore, aiutatemi'. Quando stavo per partire, April ha dato fuori di matto. Mi ha afferrato per una gamba urlando che non potevo lasciarla. Ma se restavo saremmo morti tutti e due.
I giorni seguenti cerco di essere ottimista, ma l'ansia mi divora. Cerco di non farlo vedere a Jasper e Daisy, ma con Karen non riesco a trattenermi.
Vado a una riunione di Al-Anon in una chiesa a Corte Madera. Non riesco a nascondere la mia disperazione e quando arriva il mio turno cerco di ricostruire confusamente le ultime due settimane. Mentre parlo, con voce rotta dall'emozione, mi sembra di sentire un estraneo. Questa non  la mia vita, penso. Non so come voi riusciate a sopportare tutto questo, dico, per poi scoppiare di nuovo in lacrime.
Dopo la riunione, mentre sto dando una mano a impilare le sedie pieghevoli, una donna che non ho mai incontrato prima mi si avvicina e mi abbraccia.
A volte mi chiedo come la vita possa continuare. Una mattina Jasper entra nel mio studio con il pigiama di flanella e le pantofole. Poco dopo arriva anche Daisy, con i capelli arruffati, la camicia da notte a righe e il suo unicorno di peluche. Dopo colazione Jasper e Daisy giocano a nascondino. Daisy corre a nascondersi e Jasper la trova rannicchiata come un gattino dentro il solito cesto della biancheria. Lei schizza subito fuori e, inseguita dal fratello, si butta sul letto di Nic. Poi si vestono e vanno a giocare a palla in giardino. Dopo qualche minuto, come al solito, perdono la palla. La cercano sotto i cespugli e nelle aiuole, ma la palla sembra essere finita nel buco nero del giardino, che ha gi inghiottito innumerevoli palle da calcio, da baseball e da basket. Persa ogni speranza di ritrovarla, si siedono sulla ghiaia del vialetto. Secondo te Nic assomiglia a Bob Dylan? le chiede Jasper. La notte prima avevamo visto un vecchio video di Bob Dylan quando aveva vent'anni.
Daisy gli risponde con un'altra domanda: Lo sai perch si droga?
Perch pensa che le droghe lo facciano stare meglio, risponde Jasper.
Non  vero. Lo fanno solo stare peggio e lo rendono pi triste.
Non credo che voglia davvero prenderle, risponde Jasper. Non ne pu fare a meno.  come nei cartoni, quando un personaggio ha un diavoletto su una spalla e un angioletto sull'altra. Il diavoletto gli sussurra all'orecchio e qualche volta gli parla cos forte che Nic non pu fare a meno di sentirlo. L'angelo invece parla cos piano che lui non riesce a sentirlo, conclude Jasper.
Quella sera Nic mi racconta che Randy ha dovuto trascinarlo fuori dal letto per farlo salire sulla bicicletta. Mi sentivo come se volessi morire, dice. Ma Randy non si  dato per vinto e mi ha fatto montare in sella. All'inizio ero convinto che non sarei riuscito nemmeno a fare il giro dell'isolato, ma poi ho sentito il vento, i miei muscoli hanno ritrovato la memoria e abbiamo fatto un bel giro. La sua voce ha riacquistato vita. Lo immagino pedalare sulla spiaggia e quella visione riaccende la speranza.
* * *
Il weekend successivo, quando Nic mi chiama, sembra aver ritrovato il buonumore. Non riesce a capacitarsi della sua ricaduta. Sono rimasto pulito per diciotto mesi e ho pensato che ormai ce l'avevo fatta, dice.  questo che ti frega. Pensi:  tutto sotto controllo, sono forte, non ci ricascher pi.  mortificato e dice che raddoppier i suoi sforzi. Adesso dovr ricominciare tutto daccapo, dichiara. Ancora una volta, le sue parole mi confortano e sento rinascere la speranza. Ma non riesco a impedirmi di chiedermi perch questa volta dovrebbe essere diversa dalle altre. In realt, sta facendo molti progressi. Randy lo aiuta a trovare un nuovo lavoro e ogni giorno fanno lunghe corse in bicicletta.
Karen e io continuiamo a partecipare alle riunioni di Al-Anon e andiamo una volta alla settimana da un analista. Il mio benessere dipende ormai da quello di Nic. Quando lui assume droghe, sono inquieto, quando invece non lo fa, mi sento meglio, anche se il sollievo  modesto. L'analista sostiene che i genitori di figli tossicodipendenti sono spesso affetti da una forma di stress post-traumatico che  aggravata dalle ricadute. Cos come i soldati che rientrano dal fronte continuano a sognare cecchini e granate, i genitori dei tossicodipendenti sono ossessionati dal pericolo delle ricadute. Cerchiamo di essere sempre vigili, di convincerci che tutto sta andando per il meglio, ma viviamo con una bomba a orologeria.  molto debilitante dipendere dagli umori, dalle decisioni e dalle azioni di un altro. Come dicono i manuali, sono diventato co-dipendente da Nic, il mio benessere co-dipende dal suo. Come pu un genitore non essere co-dipendente dalla salute di suo figlio? Deve pur esserci un'alternativa, non riesco pi a vivere cos. Ho comunque imparato che le mie preoccupazioni non solo non aiutano Nic, ma danneggiano Jasper, Daisy, Karen e me.
Passa un mese. Due mesi. In giugno devo andare a Los Angeles per un'intervista e chiedo a Nic se vuole cenare insieme a me.
Lo vado a prendere davanti al suo appartamento. Appena lo vedo, dal suo aspetto cerco di capire come sta. Ormai so cogliere perfettamente i segni della debilitazione fisica e mentale prodotta dalla metamfetamina, che nel caso di un uso reiterato pu diventare permanente. Ma lo sguardo di Nic  limpido e il suo corpo sembra di nuovo forte.  abbastanza giovane per riprendersi, anche se ho gi visto questa trasformazione.
Facciamo una passeggiata e parliamo del pi e del meno, dalle prossime elezioni agli ultimi film che abbiamo visto. Voglio chiederti scusa, dice Nic, ma poi la voce gli si strozza in gola, come se fossero troppe le cose per cui deve scusarsi.
Ci rivediamo la sera dopo e lo accompagno a una riunione degli AA. Dopo aver bevuto un tiepido caff da un bicchierino di plastica, ci presentiamo. Io sono Nic, un drogato e un alcolista, esordisce lui. Quando arriva il mio turno, dico: Io sono David, padre di un drogato e alcolista.
Il coordinatore della riunione dice che  stato in riabilitazione per un anno e ci racconta l'impatto che questo ha avuto sulla sua vita. La settimana precedente si era ritrovato da solo con la ragazza di un amico dalla quale si era sempre sentito attratto. Lei gli si era avvicinata pericolosamente. In qualsiasi altro momento della sua vita non ci avrebbe pensato due volte, ma dopo averla baciata si era subito fermato. Non posso fare questo al mio amico, le aveva detto, e si era precipitato fuori della stanza. Tornando a casa, con le lacrime agli occhi, aveva capito di avere ritrovato la rettitudine. Nic e io ci guardiamo. Per la prima volta, dopo tanti anni, abbiamo ritrovato la tenerezza.
Niente  facile per Nic. Vorrei fare qualcosa per aiutarlo, ma non c' nulla che io possa fare. Voglio che si liberi dai traumi del passato, che non ripeta pi gli stessi errori. Ma non  facile. Quando ne parliamo, mi rendo conto che sta vivendo la fase pi difficile della sua riabilitazione. La terapia gli sta facendo rivivere lo stesso dolore al quale cercava di sottrarsi con le droghe. Dice che a volte  ottimista, ma altre volte precipita nello sconforto e nella depressione. Ci sono momenti in cui penso che non ce la far mai, dice. Come posso essermi ridotto cos? si domanda. Non riesco a crederci. Ho perso quasi tutto. Non so se riuscir a ricominciare daccapo.
Nic ammette che certe volte la tentazione di prendere di nuovo la droga  troppo forte. I suoi sogni sono vividi e terrificanti. Il rifiuto e la seduzione della metamfetamina sembrano convivere in lui. Sente il sapore e l'odore del crystal, sente l'ago che si infila sotto la pelle, la droga che gli circola nelle vene e i suoi sogni si trasformano in incubi perch non riesce a smettere. Si sveglia ansimante e fradicio di sudore.
So che per lui restare pulito  pi difficile di quanto riesca a immaginare, e sono fiero di Nic. Quando sento montare dentro di me la rabbia per le sue bugie e i suoi tradimenti, cerco di trattenermi, di dimenticare il passato. A New York avevamo visto insieme I Tenenbaum. Nico, con la sua voce sofferta canta These Days di Jackson Browne. Le parole della canzone riecheggiano nella mia mente: Non rinfacciarmi i miei sbagli. Non li ho dimenticati. E mi dico che se le ricadute di Nic mi terrorizzano, per lui  ancora peggio. Io soffro, Vichi soffre, Karen soffre, Jasper e Daisy soffrono, i miei genitori soffrono, tutti coloro che amano Nic soffrono, ma lui soffre di pi.
Oggi  stata una giornata particolare, dice Nic al telefono. Sembra svuotato. La sua macchina l'ha lasciato a piedi mentre stava andando a un colloquio per un lavoro a cui teneva molto. Ho sempre paura che queste piccole frustrazioni quotidiane possano farlo ricadere nella droga, ma lui e Randy sono andati a fare una gita in bici. Hanno pedalato per ore e hanno parlato della sua terapia, delle riunioni degli AA e di come  difficile aprirsi agli altri e di quanto ci sia da guadagnare se si riesce a farlo. Essere finalmente puliti dalla droga  soltanto l'inizio, ed  l'unico inizio possibile.
Karen, Jasper e Daisy non l'hanno ancora visto dopo l'ultima ricaduta. Continuiamo a cercare di spiegare ai fratelli che Nic  malato. Ma questo non basta, si sentono confusi. Per loro, i sintomi di una malattia sono cose come la tosse, la febbre o il mal di gola. La spiegazione pi plausibile sembra essere quella di Jasper, quando ha detto che un diavolo e un angelo si contendono l'anima di Nic. Ma nonostante i fratelli sentano la sua mancanza, Karen e io non vogliamo che lui venga a trovarci a Inverness.  ancora troppo presto, e Nic sembra capirlo. Non siamo ancora pronti a ospitarlo nella nostra casa, non dopo la sua ultima visita. Non dopo il furto degli assegni, l'inseguimento in macchina, l'intrusione dai nostri amici, le fughe rocambolesche. Alla fine dell'estate abbiamo programmato una breve vacanza a Molokai, nelle Hawaii, dove abbiamo prenotato due bungalow sulla spiaggia, e Karen suggerisce di invitare Nic a raggiungerci. Ci sembra pi sicuro incontrarlo in un terreno neutro, e una vacanza ci pare l'occasione ideale per ritrovarci tutti insieme.
Il giorno del suo arrivo andiamo a prenderlo al piccolo aeroporto di Molokai. Come sempre, l'incontro ci riempie di gioia e paura al tempo stesso.
Appena sceso dall'aereo, Nic abbraccia Daisy e la fa volteggiare vorticosamente. Come mi sei mancata, cucciolotta, le dice.
E anche tu, ometto, aggiunge accoccolandosi vicino a Jasper e fissandolo negli occhi. Mi siete mancati pi di quanto il sole manca alla luna quando cala la notte.
Durante il viaggio verso la spiaggia tra di noi c' un lieve imbarazzo, ma poi Jasper chiede a Nic di raccontargli una storia del detective Fumblebumble.
PJ Fumblebumble, il pi grande detective di Londra, si sveglia, inizia Nic con un buffo accento britannico. Come tutti sanno, PJ Fumblebumble  il pi astuto detective di Londra. Tuttavia, quelli di voi che hanno trascorso tutta la vita in una caverna o in una capanna sepolta sotto la neve, forse non sanno che, se vi  stato sottratto qualcosa, o se qualcosa nella vostra vita non quadra - un parrocchetto scomparso, un ladro in camera da letto, un pancake senza sciroppo d'acero - c' soltanto una persona che potr aiutarvi: l'ispettore PJ Fumblebumble. I bambini vogliono essere lui, gli uomini sono ferocemente gelosi di lui e le donne svengono quando sentono il suo nome.
Nic ha raccontato per anni queste storie su PJ e i bambini le adorano. PJ  alto e magro, continua Nic, snello e allampanato come un ghiacciolo con le gambe, e sfoggia un paio di baffi a manubrio accuratamente arricciati. Il suo naso  enorme e adunco. Pu seguire una pista come un segugio. E, grazie alle enormi orecchie, anche il suo udito  infallibile come quello di un cane da caccia. I suoi capelli stanno incanutendosi e diradandosi sulle tempie, e gli occhi necessitano dell'ausilio di un paio di occhiali rotondi con la montatura di ferro. Le sue mani sono forti come tenaglie e il pomo d'Adamo protrude elegantemente dal lungo collo.
La storia di PJ intrattiene Jasper e Daisy per quasi tutto il viaggio. Dopo la conclusione - PJ arresta il vile professor Julian Pipsqueak - i fratellini aggiornano Nic sui loro progressi scolastici e le nuove amicizie.
Tasha  diventata cattiva e mi copia sempre, dice Daisy. Tratta malissimo Richard, che la segue dappertutto, e lo fa piangere.
Una piccola snob con la puzza sotto al naso, commenta Nic con l'accento britannico di PJ.
Mentre costeggiamo la spiaggia, Jasper gli chiede: Prenderai ancora droghe, Nic?
Nemmeno per sogno, risponde lui. Non devi preoccuparti, ho chiuso per sempre con quella roba.
Al campeggio noleggiamo cinque biciclette, giochiamo con la sabbia e nuotiamo insieme tra le onde. Karen legge ad alta voce L'isola del tesoro all'ombra di una palma.
Un pomeriggio andiamo tutti insieme in paese per prendere un gelato. I gusti sono tipicamente hawaiani: patate dolci, t verde e noci macadamia.
Per la prima volta dopo tanti anni, gli incubi del passato si dissolvono nella gioia della famiglia finalmente riunita e nella bellezza del paesaggio che ci circonda.  come se tutto il dolore e la sofferenza fossero stati lavati dalle acque dell'oceano e dalle calde brezze tropicali. Un tramonto, l'acqua verde e cristallina, la poesia della musica sullo stereo dell'auto - John Lennon che canta Julia, Astral Weeks di Van Morrison - scacciano le ombre della dipendenza di Nic e allontanano il male dalle nostre vite.
Di notte ci addormentiamo al canto dei grilli, e dal bungalow vicino, con tre letti singoli, sentiamo la voce di Nic che legge a Jasper e Daisy Le streghe di Roald Dahl, ripartendo dal punto in cui si era fermato due anni prima.
Dopo i saluti all'aeroporto, ci imbarchiamo su due aerei diversi, Nic per Los Angeles, noi per San Francisco.
Una settimana dopo vado a prendere la posta con Jasper a Point Reyes. Ci sono bollette e fatture, lettere dalla scuola con i programmi per il nuovo anno e una lettera per Jasper da Nic. Jasper apre la busta e legge ad alta voce. Con la sua calligrafia ordinata, su un foglio strappato da un blocnotes, Nic scrive: Vorrei trovare delle parole meno banali per chiederti scusa per quello che ho fatto. So che questi soldi non potranno mai restituirti quello che ho sottratto alla tua giovane vita, la paura e le preoccupazioni che ti ho causato. La verit  che non so come dirti che mi dispiace. Ti amo, come ti ho sempre amato, e sono fiero di te, anche se so che questo non baster a farti stare meglio. Tutto quello che posso offrirti  essere sempre al tuo fianco ogni volta che avrai bisogno del mio sostegno e della mia amicizia.  una promessa che non avrei mai potuto fare prima. Mi costruir una nuova vita e potrai sempre contare su di me. Spero che per te significhi qualcosa di pi di questo stupido biglietto e di queste otto banconote da un dollaro.


PARTE QUINTA
Non si sa mai

JOEL
Come funzioner esattamente?
(Mentre Mierzwiak parla, i colori della stanza iniziano a dissolversi. La sua voce diventa pi asciutta e monotona.)
MIERZWIAK
Inizieremo con i ricordi pi recenti e poi torneremo indietro.
C' un nocciolo di emozioni in tutti i nostri ricordi. Quando sradichiamo questo nocciolo, inizia il suo processo degenerativo. E la mattina, quando ti svegli, tutti i ricordi si saranno dissolti. Come un sogno.
JOEL
Non c' nessun rischio di danni cerebrali?
MIERZWIAK
Be', tecnicamente, la procedura stessa  un danno cerebrale, ma non pi di quanto lo sia una notte di eccessi alcolici. Non avrai nulla da rimpiangere.
CHARLIE KAUFMAN, Se mi lasci ti cancello


20

IL mio articolo Mio figlio tossicodipendente viene pubblicato sul numero di febbraio del New York Times Magazine. Nic e io ne sentiamo parlare da amici e da estranei. Le reazioni dei lettori ci incoraggiano perch sembra che la storia della nostra famiglia abbia destato l'interesse di molte persone, alcune delle quali sono rimaste profondamente colpite, soprattutto coloro che hanno vissuto o stanno vivendo esperienze analoghe alla nostra.
Quando a Nic viene chiesto di scrivere la sua autobiografia, lui accetta con entusiasmo. E questo induce anche me a scrivere di pi e andare pi a fondo. Mi impegno cos nel progetto di questo libro. Scrivere  molto doloroso, e scrivere questa storia a volte  straziante perch mi fa rivivere tutte le emozioni di questi ultimi anni. Rivivo l'inferno, ma rivivo anche i momenti di speranza, il miracolo e l'amore.
In febbraio decidiamo di trascorrere un weekend sulla neve al lago Tahoe. Nic si prende qualche giorno di vacanza per raggiungerci. I tre ragazzi sciano insieme e la sera, davanti al caminetto, Nic racconta loro le avventure del detective PJ.
Nic sembra guarito. Negli ultimi anni ho imparato a moderare il mio ottimismo, ma non riesco a trattenere la gioia quando lo sento parlare della sua nuova vita a Los Angeles. Oltre all'autobiografia, sta scrivendo racconti e recensioni cinematografiche per una rivista online. Ogni giorno, nel tempo libero, fa escursioni in bicicletta con Randy, nuota o corre.
Quando lo accompagno all'aeroporto, alla fine del weekend sulla neve, mi dice che  molto contento della sua nuova vita.
Le corse in bici con Randy gli infondono una nuova energia. Sono molto meglio della droga. Mi fanno sentire vivo come non mi ero mai sentito prima, spiega.
Eppure, non riesco a smettere di preoccuparmi.
 il 2 giugno. Mancano pochi giorni alla cerimonia della fine dell'anno scolastico di Daisy e Jasper. L'anno prossimo lei andr in quarta elementare e lui in prima media. Karen e io siamo a casa, a Inverness, quando tutt'a un tratto mi sento come se mi stesse scoppiando la testa.
Karen, chiama il pronto soccorso.
Lei mi guarda con aria interrogativa, sembra non capire. Stai... Poi prende il telefono e digita il numero.
Dopo una decina di minuti arriva l'ambulanza e scendono tre uomini con una lettiga e le apparecchiature per la rianimazione. Si siedono accanto a me in soggiorno, mi fanno qualche domanda, mi misurano la pressione e la frequenza cardiaca e mi chiedono in quale ospedale voglio essere ricoverato.
Sono sull'ambulanza, con due infermieri. Mi parlano ma io non capisco che cosa dicono. Sto male, vomito in un sacchetto di plastica.
Quando l'ambulanza arriva all'ospedale, Karen mi sta aspettando al pronto soccorso insieme con suo padre. Mentre il medico di turno e un'infermiera discutono del mio caso, sento Don che dice: Potrebbe essere un'emorragia subaracnoidea. Forse  il caso di fargli una TAC.
Il medico lo guarda, perplesso, e poi dice: D'accordo. Facciamogli una TAC.
Mi portano in lettiga fino all'ascensore. Non ho paura di morire, sono troppo confuso per prendere in considerazione questa possibilit. Mi sento stranamente sereno.
Dopo la TAC mi riportano al pronto soccorso. Le mie condizioni stanno peggiorando. Sento le parole emorragia cerebrale.
Pi tardi, quella notte, Karen va dai suoi genitori, dove ha lasciato Jasper e Daisy. La mattina dopo, all'alba, suona il telefono. Karen, che non ha chiuso occhio, risponde prontamente.  l'infermiera. Suo marito ha perso l'uso della parola, le dice.
All'ospedale, un neurochirurgo prende da parte Karen e le dice che vuole farmi un buco nel cranio e inserire uno shunt per ridurre la pressione. Lei d il suo consenso.
La sorella di Karen  infermiera al Centro medico dell'Universit della California e il suo migliore amico  un neuro-oncologo. Dopo avermi visitato, si consulta con il chirurgo e decidono di trasferirmi al Centro neurologico dell'Universit della California, a San Francisco. Mi caricano su un'altra ambulanza e attraversiamo il Golden Gate.
Al Centro neurologico mi imbottiscono di farmaci: antiemetici, anticoagulanti, antidolorifici. Tubi e aghi entrano ed escono dal mio corpo, dalle braccia, dal cranio e dal pene, come Neo in Matrix. La morfina mi provoca un prurito intollerabile, ma non posso grattarmi.
All'improvviso mi viene in mente Nic.
Dov'? Devo chiamarlo.
Non riesco a ricordare il suo numero di telefono.
Tre uno zero.
E poi?
Tre uno zero. Il prefisso di Los Angeles.
Se soltanto potessi far tacere l'incessante sibilo dei sonar. Se potessi spegnere l'accecante bagliore dei neon. Se potessi ricordare il numero di telefono di Nic.
L'infermiera mi intima di smettere di giocherellare con lo shunt che sporge dalla sommit del mio cranio.
Quando se ne va, con la mano libera seguo il percorso del tubicino che mi spunta dalla testa come il picciolo di una pera, e che dopo aver descritto un ampio arco sbocca in un sacchetto di plastica alla mia destra.
Giro la testa a destra e vedo il tubicino al cui interno scorre un fluido chiaro tinto di rosso.  il liquido spinale e cerebrale che defluisce goccia a goccia nel sacchetto. Il rosso  sangue emorragico. Un'infermiera mi spiega che ho avuto un'emorragia subaracnoidea.  stata provocata da un aneurisma, una lesione di un'arteria che ha provocato la perdita di sangue. Sospetto che l'emorragia possa essere letale e causi danni cerebrali temporanei o permanenti.
Arriva un'altra infermiera. Preme dei bottoni su un monitor. Per favore, pu aiutarmi a chiamare mio figlio? Non ricordo il suo numero di telefono. Devo assolutamente parlargli.
Sua moglie arriver a momenti, dice l'infermiera. Lei sapr sicuramente il numero.
Devo chiamarlo adesso.
Cerchi di dormire. Adesso  troppo tardi per chiamarlo.
Sento delle voci nella sala delle infermiere.
Tre uno zero.
Il numero inizia con tre uno zero, il prefisso dell'area vicino alla spiaggia di Los Angeles.
La spiaggia.
Sabbia dorata.
Nic sta correndo vicino a una baia deserta sopra Malib.
Indossa scarpe da ginnastica, pantaloncini corti e una T-shirt che gli fascia i muscoli del petto.
Immagino di sentire la sua voce al telefono.
Ehi, pap, sono io. Che cosa ti  successo? Va tutto bene?
Sono sicuro che sta bene. Non sono mai sicuro che stia bene.
Tre uno zero e...
A volte, quando Nic non stava bene, volevo cancellare ogni traccia di lui dalla mia mente, per non preoccuparmi pi, per non essere pi deluso e ferito da lui, per non doverlo biasimare, per non dover biasimare me stesso, per non doverlo pi immaginare sotto l'effetto della droga.
Mi sarei sottoposto a una lobotomia per non immaginare pi quelle scene agghiaccianti.
Volevo che qualcuno estirpasse dal mio cervello tutti i resti di Nic, e non soltanto la mia angoscia ma anche la sua, come si tolgono i semi dalla polpa di un melone troppo maturo.
Soltanto una lobotomia avrebbe potuto alleviare la mia pena.
E adesso sono al Centro neurologico dell'Universit della California dopo avere avuto un'emorragia cerebrale. Non una lobotomia, ma quasi.
Sono in una camera bianca d'ospedale, circondato da monitor e da infermiere gentili che mi chiedono se riesco a ricordare il mio nome e in che anno siamo (2015?).
Ho subto una sorta di raschiamento mentale, potenzialmente letale, e non riesco a ricordare n il mio nome n in che anno siamo, eppure non mi sono state risparmiate le ansie e le preoccupazioni che soltanto i genitori di un figlio tossicodipendente possono capire.
Nic  in pericolo di morte? La sua bella mente avvelenata e posseduta dalla metamfetamina. Volevo cancellarlo dai miei ricordi, ma  di nuovo qui, anche dopo questa emorragia. Siamo sempre connessi ai nostri figli, che sono intrecciati in ogni cellula e inseparabili da ogni nostro neurone. Vivono nella nostra coscienza, abitano in ogni nostra cavit e recesso, insieme ai nostri istinti pi primitivi, radicati nelle nostre identit.
Mio figlio. Soltanto la morte potr cancellarlo dalla mia mente. Forse nemmeno la morte.
Qual  il suo numero di telefono?
Nic.
Un monitor mi ronza in testa.
Cerchi di dormire, dice un'infermiera.
Nic?
Si calmi. Va tutto bene. La pressione sta risalendo.
Altre pillole e un bicchiere d'acqua per mandarle gi.
Nic...
Cerchi di dormire. Vedr che poi si sentir meglio.
Per favore, mi aiuti a telefonare...
Cerchi di dormire.
Sono agitato, continuo ad armeggiare con lo shunt. L'infermiera, stanca e scoraggiata, mi somministra un altro antidolorifico.
La droga non lenisce il mio terrore. Voglio chiamare Nic, essere sicuro che stia bene. Devo chiamarlo. Ma non ricordo il suo numero. Inizia con tre uno zero.
Per favore, cerchi di dormire.
La mattina arriva Karen. Entra un medico. Ricorda il suo nome?
Ancora una volta, scuoto tristemente la testa.
Sa dove si trova?
Ci penso un po' e poi chiedo:  una domanda metafisica?
Il medico esita un attimo prima di rispondere. Poi mi dice di no, gli basta una semplice risposta.
Karen  in lacrime.
Chi  il presidente degli Stati Uniti?
Lo guardo con espressione assente.
Pu dire al mio editor che la mia valigia  rotta? rispondo. Il lucchetto non si chiude.
La valigia?
S, il lucchetto si  rotto. Non si chiude.
D'accordo. Glielo dir.
La valigia rotta  il mio cervello. Pieno di tutto quello che sono. Non riesco a ricordare il mio nome, non so dove mi trovo e non ricordo il suo numero di telefono, i numeri sono usciti dalla valigia con il rumore di un secchiello di Lego rovesciato, o della collezione delle conchiglie di China Beach di Nic quando aveva... quattro anni? Sono usciti perch il lucchetto si  rotto.
Mio figlio  in pericolo. Non posso dimenticarlo nemmeno ora, con la mente imbottita di farmaci.
Nic.
Come si chiama, mi chiede ancora l'infermiera.
Pu chiamare mio figlio?
Qual  il numero?
Tre uno.
S?
Non riesco.
L'infermiera mi inietta un sedativo e un antidolorifico e sento una vampata di calore diffondersi nelle gambe e nel torace, riempirmi lo stomaco e risalire lungo le braccia fino alla base del collo e al mio cervello dolente. Sprofondo in un sonno mortale, come un uomo che cade in un lago senza fondo con un blocco di cemento legato ai piedi e affonda sempre pi gi, sempre pi gi. Che numero c' dopo tre uno zero?
Ho una stanza tutta per me, ma non c' privacy. La porta  aperta e la luce sempre accesa. Di tanto in tanto chiedo a Karen o a un'infermiera di aprire una finestra per cambiare l'aria, ma poi ho subito freddo. La sorella di Karen viene a trovarmi ogni volta che pu, tra un turno e quello successivo, e quando c' lei mi sento sempre meglio.
E mi sento meglio anche quando c' Karen. Si siede sul mio letto, sotto i tubi al neon e il soffitto a pannelli bianchi. Si riposa accanto a me e mi legge qualcosa finch non mi addormento. Quando lei  qui con me, tutto il resto passa in secondo piano, le preoccupazioni e le paure. Sdraiata accanto a me, mi stringe la mano e guardiamo l'unico canale tv che riesco a sopportare, l'unica trama che riesco a seguire, una trasmissione con immagini fisse di una montagna.
Perdo la festa di fine anno scolastico, il compleanno di Daisy.
I medici continuano a entrare nella mia camera e a chiedermi: Come si chiama? Che giorno  oggi? Dove si trova? Chi  il presidente degli Stati Uniti? Mi chiedono di tendere le mani con i palmi in alto. Quante dita ho?
Test dopo test, stabiliscono che non c' aneurisma. Il 10 percento delle persone con un'emorragia subaracnoidea non presenta un aneurisma.
Altri esami.
Oggi riesco a rispondere alle domande del medico.
Il mio nome  David Sheff.
 l'11 giugno 2005.
Mi trovo nel Centro neurologico di San Francisco.
Mi dicono allora che sono pronto per cominciare a muovermi un po'. Sorretto da un'infermiera, mi sollevo dal letto e avanzo barcollando lungo il corridoio illuminato dai neon gialli. Sbircio dentro le camere degli altri pazienti. Uno di loro ha il cranio rasato solcato da cicatrici come le cuciture di un pallone da baseball. Un altro vaneggia seduto sul letto. Una donna  priva di conoscenza e un uomo ha due buchi neri al posto degli occhi.
Passeggiando lungo quel corridoio li vedo lottare per restare in vita. Dalla finestra vedo San Francisco, il tetto di rame del nuovo De Young Museum nel Golden Gate Park, le file ordinate di case vittoriane e i palazzi pi moderni. Guardo il panorama e poi le facce che incrocio nel corridoio, un fantasma raggrinzito e tremolante che avanza attaccato al braccio dell'infermiera, una donna avvizzita con gli occhi pietrificati seduta su una carrozzella.
Jasper e Daisy vengono a trovarmi. Li tranquillizzo dicendo che torner presto a casa e loro si arrampicano sul letto e mi abbracciano.
E poi mi chiama Nic.
Nic.
Sta bene. Lui e Karen si sono sentiti al telefono ogni giorno da quando sono entrato in ospedale. Scherza a proposito del buco nel mio cranio e dice che presto verr a trovarmi.
Nic sta bene.
Dopo due settimane Karen mi riporta a casa. Dal letto vedo il giardino attraverso la portafinestra. Sono sbalordito dalla vividezza dei colori, il verde delle foglie, il rosso delle rose, il viola della lavanda e delle violette che spuntano tra le rocce. Guardo un uccellino con le piume scarlatte che sbatte le sue piccole ali e scende a bere in una pozzanghera.
Mangio pesche. Sono l'unica cosa che voglio mangiare.
Dormo la maggior parte del tempo, e quando mi sveglio gioco con Jasper o ascolto le storie che mi legge Daisy. Nic e io ci parliamo ogni giorno al telefono. Karen si sdraia sul letto accanto a me e legge il Times, mentre io sfoglio qualche rivista, e quando alla fine riesco a leggere una breve recensione del New Yorker  come se avessi superato un esame all'universit.
Karen e io ci teniamo per mano e camminiamo insieme in giardino.
Ha telefonato Nic. Arriver presto. Sei contento?
Non vedo l'ora di vederlo.
Appena entra in casa, Nic viene accolto dai guaiti di Brutus e dalle urla di gioia di Daisy e Jasper. Riesco a sentirli dalla mia camera.
Ehi, Nic.
Nic.
Piccola mia.
Nicky!
Dais!
Ehi!
Wow!
Nicky.
Brutus abbaia.
Cucciolone!
Poi  la volta di Karen.
Ehi, Mamacita!
Sputnik!
Che bello vederti!
Sono cos contento!
Come stai!
Tutto bene.
Hai fatto un buon viaggio!
Hai una palla da football?
Football?
Vuoi giocare?
S, ma... dov' il vecchio cowboy?
Guidato dai ragazzi e da Karen, Nic entra nella mia stanza. Mi tiro su dal letto, tremando per l'emozione, e ci abbracciamo.
Ehi, papi!
Ehi, Nic.
 cos bello vederti.
Anche per me.
Continuo a dormire per la maggior parte del giorno. Quando sono sveglio, Nic si siede sul letto e ci teniamo per mano. Quando dormo, va a fare escursioni in bicicletta. Si  portato con s la sua bici, nel bagagliaio della macchina che ha comprato da un amico degli AA. Scende gi dalla collina e va fino alla Tomales Bay. Lo immagino pedalare lungo la baia dove giocava da piccolo, dove andava in kayak e nuotava, dove si drogava con gli amici sulle spiagge della penisola e dove cavalcavamo insieme le onde dell'oceano.
Quando ritorna dalle sue gite, sbircia dentro la mia stanza e si siede sul letto vicino a me. Ho avuto paura di perderti, dice.
 stato un brutto colpo, rispondo, fissandolo negli occhi.
Quando mi riaddormento, va a giocare con Jasper e Daisy nella loro stanza. Poi, due giorni dopo, deve tornare al lavoro, a Los Angeles.
Ogni giorno mi sembra di stare un po' meglio. Molti pazienti affetti da emorragia subaracnoidea non sopravvivono abbastanza a lungo da raggiungere l'ospedale, dice il sito web che ho consultato. Tra quelli che sopravvivono al ricovero, il 59 percento muore entro il primo mese di terapia.
La mattina e prima del tramonto Karen mi incoraggia a camminare con lei in giardino. Il pi delle volte riesco a camminare fino al suo studio prima di tornare a letto esausto.
Cerco di trovare un senso in quello che  successo e in quello che accadr. Vorrei tornare a condurre una vita normale, ma al tempo stesso vorrei non farlo. Non voglio che le cose ritornino alla normalit, non voglio tornare a preoccuparmi per Nic.
A volte il futuro mi terrorizza. Altre volte il passato mi fa soffrire. Ma per il momento Jasper e Daisy stanno bene. Lui sta trascorrendo una settimana in campeggio. Lei va in spiaggia la mattina e il pomeriggio resta in casa. Mi legge un libro intitolato Love, Ruby Lavender. Nic si  trasferito di nuovo, questa volta in un appartamento a Hollywood.  molto felice di vivere insieme ai suoi amici. Mi ha telefonato questa mattina prima di raggiungere Randy per fare una gita in bici lungo la costa.
Continuo a rievocare i giorni trascorsi in ospedale. Ripenso a quando non ricordavo il suo numero e sono ancora sorpreso dal fatto che nemmeno un'emorragia cerebrale sia riuscita a cancellare le mie preoccupazioni per lui. Ricordo anche tutte le volte che era scappato di casa, per andare chiss dove, e quando fantasticavo di estirparlo dalla mia mente con una lobotomia. Adesso invece sono felice di non aver cancellato nulla dalla mia memoria, nemmeno il dolore e le preoccupazioni. Non voglio pi farmi lobotomizzare, non voglio pi rimuovere Nic.
Per alcuni genitori i figli possono diventare impossibili da tollerare, vuoi per le loro scelte religiose o sessuali, vuoi per la dipendenza dalle droghe. E cos sbattono loro la porta in faccia. Come nei film sulla mafia: Non ho pi un figlio. Per me  morto e sepolto. Per me, invece, Nic ci sar sempre.
Sono ormai abituato all'ansia incessante e agli attacchi di depressione provocati dalla dipendenza di Nic. Non ricordo pi nemmeno com'ero prima. E mi sono anche abituato ai fugaci sprazzi di gioia e alle ricadute in un pozzo nero senza fondo. Tuttavia, dopo tanti anni, adesso riesco a risalire dal pozzo e a sollevare il velo che lo copre per intravedere, con straordinaria acutezza visiva, tattile e uditiva, un mondo leggermente diverso, pi luminoso, pi ricco e pi vivido. E gli occhi mi si riempiono di lacrime per tutto questo. Da un lato, per l'incertezza del futuro. Per la possibilit di un'altra emorragia o che mio figlio resti ucciso in un incidente stradale o ricada nell'inferno della droga. Dall'altro, per la compassione e l'amore. Per i miei genitori e la mia famiglia. Per i miei amici. Per Karen. Per i miei figli. Sono forse pi fragile e vulnerabile, ma sono anche molto pi consapevole.
Le persone che come me sfuggono alla morte acquistano una straordinaria lucidit che le induce a riconsiderare le priorit della loro vita. Solitamente dichiarano di stimare pi che mai i loro cari e i loro amici. Questi sopravvissuti sostengono anche di avere imparato a eliminare il superfluo e di saper cogliere le gioie dell'attimo. Io non mi sento come se tutto fosse pi chiaro, anzi, per certi versi, la maggiore consapevolezza della mortalit ha reso la mia vita meno chiara. Non sono pi certo di prima che i miei cari e i miei amici siano pi importanti di qualsiasi altra cosa, perch lo pensavo gi prima. N sono pi convinto di quanto gi non lo fossi di dover cogliere l'attimo e apprezzare quello che ho. Colgo la grandezza e il miracolo della vita anche se sono pi consapevole dell'inesorabile scorrere del tempo.
Adesso esco di pi. Faccio lunghe camminate nella foresta misteriosa e silente e vedo pi intensamente i colori: le infinite sfumature delle foglie e dei boccioli che si stanno schiudendo sui rami. Vedo sfrecciare una lepre tra gli arbusti e i falchi volteggiare nel cielo. Che si creda o meno all'esistenza di un dio, questa complessit e questa bellezza hanno in s qualcosa di miracoloso. La mia stessa consapevolezza  un miracolo, come lo  anche la costellazione di impulsi che chiamiamo amore. I miracoli non cancellano il male, ma l'accettazione del male ci consente di essere parte di questo miracolo. Adesso anche tu sei consapevole del tuo potere superiore, Nic?
 da un anno e mezzo che Nic  pulito.
Questa mattina, mentre stava raggiungendo Randy per una gita in bici lungo la costa, mi ha telefonato. Jasper e Daisy stanno giocando in giardino con i loro cugini. Li sento ridere e gridare fin dalla mia camera. Ho ancora un buco in testa. Il medico ha detto che si chiuder. E ho ancora speranza nel futuro di Nic. Mi ritornano in mente le immagini virtuali della dottoressa London. Adesso che  trascorso un anno e mezzo da quando Nic ha preso per l'ultima volta la metamfetamina, mi chiedo se le reazioni chimiche e le fluttuazioni dei suoi neurotrasmettitori siano di nuovo normali.


21

DAISY  seduta accanto a me su un masso lungo il fiume Big Sur.  una fresca serata di fine estate, attorno a noi svettano gigantesche sequoie i cui rami si protendono verso il cielo come le volte di una cattedrale gotica. Dalla terra si leva una nebbiolina grigia. Jasper e io siamo appena riusciti a montare la tenda, un'impresa non da poco per due campeggiatori improvvisati come noi.
Dopo il ricovero in ospedale e la lunga convalescenza a casa, voglio approfittare al massimo di questo ultimo squarcio d'estate.  finalmente arrivato il momento di godermi di nuovo la vita. Tra una settimana i ragazzi torneranno a scuola. La mia testa, dicono i medici, si  aggiustata. Il lucchetto della valigia  riparato. E cos, Karen, Jasper, Daisy e io ci siamo presi qualche giorno di vacanza lungo le sponde del Big Sur.
Decidiamo di fare un'escursione e ci fermiamo a comprare dei panini in un supermercato. Risaliamo in auto e iniziamo un gioco che prevede fino a oltre settanta quesiti.
Inizia Jasper. Dice che  una cosa che comincia con la b.
Sei commestibile?
Sei pi grande di Brutus?
Sei fatto dall'uomo?
Sei un buco? chiede Daisy.
Che cosa?
Un buco.
Come hai fatto a indovinare?
Ho sbirciato.
Hai sbirciato nel mio cervello?
Mettiamo i panini negli zaini e ci incamminiamo lungo un sentiero che attraversa un boschetto di cipressi. Dopo una curva, su un masso sopra il sentiero, vediamo un condor della California. Nel 1982 esistevano meno di venticinque esemplari di queste splendide creature, ma oggi, grazie agli sforzi degli ambientalisti, se ne contano oltre duecento. Ed eccone uno qui davanti a noi: un sopravvissuto, speranza della sua specie, che drizza la testa, ci fissa con aria sprezzante e poi dispiega le sue enormi ali per librarsi sopra l'oceano.
Appena torniamo all'auto, sento suonare il mio cellulare.
Ehi, come te la spassi?  Nic.
Parliamo un po' e poi mi chiede di salutare gli altri. Nic racconta a Karen e ai ragazzi dei suoi compagni di lavoro e loro gli raccontano le nostre avventure lungo il Big Sur.
Il sole sta calando.  ora di tornare a casa. Le vacanze sono finite.
In auto, Daisy se ne esce tutt'a un tratto con una singolare riflessione. Stavo pensando, dice, che l'ultimo giorno della mia vita vorrei mangiare chili di caramelle, perch tanto non me ne importerebbe pi nulla delle carie o del mal di pancia.
In effetti, continua dopo una breve pausa, diventare vecchia sarebbe molto triste, perch voi sarete morti, dice indicando Karen e me. Anche Jasper, perch io sono la pi giovane. Ma sapete, non credo che morire mi farebbe poi cos tanta paura. Penso sia come oggi, quando si torna a casa alla fine delle vacanze.
Marted mattina Jasper e Daisy ricominciano la scuola. Il pomeriggio ci parlano dei loro insegnanti e dei compagni. Sono entusiasti. Jasper adesso  in prima media. Daisy adora la sua nuova insegnante, che ha chiesto agli alunni di scrivere il proprio profilo personale, per conoscerli meglio.
Cara Laura, scrive Daisy, non vedo l'ora di cominciare le lezioni. Voglio migliorare in matematica. Lo spagnolo non  il mio forte, ma il seor Leon  molto divertente. Mi piacciono le scienze e la lettura  il mio passatempo preferito...
E poi continua elencando i suoi cibi prediletti e parlando dei suoi cani. Jasper chiamava sempre Moondog Moongoggy, continua. Moondog  morto di tumore. Il suo profilo si conclude cos: Mio fratello fumava le canne, ma adesso ha smesso e va tutto bene. Non sto parlando di Jasper, ma di Nic. Vive a Los Angeles. Mio padre, David, ha avuto un'emorragia cerebrale, ma ora sta meglio. Jasper  caduto dalla bici. Ma non voglio parlarti solo delle cose brutte. Adesso sta meglio. Adesso va tutto bene. Con affetto, Daisy.
Dopo le pigre mattinate d'estate  difficile alzarsi in tempo per portare i ragazzi a scuola, ma ce l'abbiamo fatta.
Ho ripreso a scrivere dopo che per mesi non sono riuscito a buttar gi nemmeno una parola.
Questo pomeriggio Jasper gioca a calcio e Daisy e io andiamo a fare una passeggiata. Passiamo a prendere Jasper e poi andiamo a cena da Nancy e Don.
I ragazzi giocano sull'altalena in soggiorno. Mettiti le scarpe, dice Nancy, cos rischi di prenderti una scheggia nel piede.
Dopo una ricca cena, decidiamo di restare a dormire da loro per non dover tornare a Inverness. I ragazzi fanno i compiti - Daisy ripete le tabelline e fa esercizi di spelling, Jasper scrive il riassunto di un libro - e leggono. Poi ci ritroviamo tutti nella camera al piano di sotto dove Karen legge ad alta voce l'ultimo Harry Potter.
Albus Silente dice a Harry: Soffocare il dolore per un po' non far altro che peggiorarlo quando alla fine lo sentirai.
E poi arriva a questo brano: La tentazione di bere un altro sorso di Felix Felicis stava diventando sempre pi forte, poich, come diceva Hermione, avrebbe aiutato a migliorare le circostanze'.
Alla fine Harry prende la droga.
Come ti senti adesso?' sussurr Hermione.
Harry rest per un istante in silenzio. Poi, lentamente ma inesorabilmente, si fece strada in lui una sensazione di onnipotenza; si sent come se avesse potuto fare qualsiasi cosa...
Si alz in piedi sorridendo, traboccante di fiducia.
Eccellente', disse. Davvero eccellente...'
I ragazzi si sono addormentati.
Karen e io saliamo le strette scale fino alla fredda camera del terzo piano che si affaccia sugli alberi scossi dal vento. Prima di andare a letto controllo se ci sono messaggi sulla segreteria telefonica. Sento la voce di Nic. Sta piangendo.
Per favore, chiamami, dice.
Controllo l'ora. Ha chiamato tre ore fa.
Nic risponde al secondo squillo.
La sua voce  impastata, come se la lingua fosse incollata al palato.
Voglio raccontarti che cosa mi  successo, dice. Voglio dirti la verit. Tre giorni fa sono stato a una festa. Z. si  fatta una riga e ne ha offerta una anche a me. E io l'ho presa. Non volevo che si facesse da sola.
Z.  la ragazza che gli ha spezzato il cuore dopo la loro breve relazione, prima della sua ultima ricaduta. Stanno di nuovo insieme e Nic si  trasferito nel suo appartamento.
No, Nic.
Da allora l'abbiamo fatto tutti i giorni. Speedball e metamfetamina. Lo speedball  una miscela di eroina e cocaina.
Adesso sto prendendo dei sonniferi. Lo so che ho fatto una stronzata, ma sto smettendo.
Dico a Nic l'unica cosa che posso dirgli, e so che non gli piace sentirla.
Sai che cosa devi fare. Devi farti aiutare prima che sia troppo tardi. Tu e Z. avete bisogno di aiuto. Non potete stare insieme finch non vi liberate di quella roba.
Nic interrompe la comunicazione.
No. No. No. No. No. No. No. No. No. No.
Perch ci  ricaduto ancora? Dopo quasi due anni? I ricercatori sostengono che ci possono volere due anni prima che un consumatore di metamfetamina recuperi le sue funzioni cerebrali. Nic non aveva mai resistito cos a lungo da quando aveva cominciato.
Sento riaffiorare le vecchie preoccupazioni, ma poi la stanchezza ha la meglio e mi addormento, le preoccupazioni vengono relegate in un recesso della mia mente rimodellata. Forse questo riflette un altro mutamento che si  verificato durante la mia degenza in ospedale, un mutamento del mio carattere, o nell'incidenza delle preoccupazioni. Nel mio letto al Centro neurologico mi ero reso conto che non soltanto Nic, ma anche Jasper e Daisy sarebbero sopravvissuti alla mia morte. Ne avrebbero sofferto, certamente, ma sarebbero sopravvissuti. Forse perch c' un periodo nelle loro vite in cui i figli dipendono dai genitori, tendiamo a dimenticare che sopravviveranno senza di noi. Adesso, per, attraverso la dipendenza di Nic, ho imparato che la sua sopravvivenza non dipende da me. Ho dovuto vedere in faccia la morte per capire che il suo destino - e quello di Jasper e di Daisy -  separato dal mio. Posso cercare di proteggerli, aiutarli e guidarli, e posso amarli, ma non salvarli. Nic, Jasper e Daisy vivranno, e un giorno moriranno, con o senza di me.
La mattina dopo mi chiedo se parlare ai ragazzi della ricaduta di Nic. Nel suo profilo personale, Daisy aveva scritto: Mio fratello si faceva le canne, ma adesso ha smesso e va tutto bene. Voglio che tutto continui ad andare bene per lei, almeno ancora per un po'.
Avrei voluto concludere il mio libro con la lettera di Nic a Jasper. Sarebbe stato un perfetto happy ending della nostra storia famigliare. Avrei voluto che fosse l'inizio di una nuova fase delle nostre vite. Ma non  andata cos.  cos facile dimenticare che questa dipendenza non  curabile.  una malattia che dura tutta la vita, che pu avere delle remissioni e pu essere trattata se chi ne  affetto si impegna a fondo, ma  una malattia incurabile.
L'ultima ricaduta di Nic  un sintomo innegabile di questo. Non  una nuova rivelazione, ma un'altra iterazione. Ultimamente gli andava tutto bene. Aveva una ragazza e non possiamo quindi imputarlo alla sua solitudine. N possiamo attribuirlo a un lavoro noioso giacch sembrava entusiasta della sua nuova occupazione e andava molto d'accordo con i colleghi, che considerava buoni amici. Ha inoltre un contratto per un libro e collabora a una rivista online. Le sue recensioni cinematografiche gli sono valse alcune interviste e un articolo su Wired. E, come se non bastasse, ha una compagnia di amici molto affiatati.
Ma tutto questo  diventato irrilevante.
Nonostante io sappia perfettamente che la dipendenza sfugge a ogni logica, non potevo impedirmi di pensare che la ragazza, il lavoro e le amicizie l'avrebbero preservato. Ma non  stato cos.
Quando ero in ospedale molti amici mi hanno detto che pregavano per me e sono molto grato a loro per questo. Io non ho mai pregato. Forse non posso pregare perch non riesco a concepire un dio cui rivolgere le mie preghiere. Ma come disse John Lennon: Dio  un concetto in base al quale misuriamo il nostro dolore. Adesso che Nic ha ricominciato ad assumere metamfetamina e che so di non poter fare nulla per lui e che la prossima telefonata potrebbe annunciarmi quello che ho temuto negli ultimi sei anni, ho cominciato a pregare.
Ti prego, Dio, guarisci Nic. Ti prego, Dio, guarisci Nic.
Continuo a ripetere queste parole nella mia mente senza nemmeno accorgermi di dirle: Ti prego, Dio, guarisci Nic.
Prego anche quando le ultime notizie sui giornali fanno apparire la mia preghiera insignificante ed egoista. C' un uragano dagli effetti disastrosi, ci sono inondazioni, attacchi terroristici, tsunami, carestie, terremoti e Dio deve essere assordato da tutte le preghiere che gli vengono rivolte.
Ti prego, Dio, guarisci Nic. Ti prego, Dio, guarisci Nic.
La caduta  rapida. Nic si presenta strafatto al lavoro e viene licenziato. Gli staccano il telefono perch non ha pagato le bollette e abbandona i suoi amici, compreso Randy.
In un messaggio mi dice che lui e la sua ragazza hanno venduto i vestiti per comprarsi da mangiare. Non so come siano riusciti a pagare l'affitto, n come lo pagheranno il mese prossimo, ma presto, a meno che non trovino un benefattore o non si diano allo spaccio, resteranno anche senza casa.
Vicki decide di andarlo a trovare a Hollywood, vuole vedere con i suoi occhi, vuole vedere se  ancora vivo.
Parcheggia l'auto e sale le scale fino all'appartamento di Nic. Bussa alla porta. Nessuno risponde. Le persiane sono abbassate. Bussa ancora e la porta si apre cigolando. L'appartamento  pieno di immondizia. Sul pavimento c' una pozza d'acqua scura. Nic, con le mani davanti agli occhi per proteggerli dalla luce, avanza barcollando verso la porta. Dietro di lui, la sua ragazza. Una scena a me tristemente familiare, ma nuova per sua madre. Vicki non l'ha mai visto in questo stato: la faccia pallida, quasi gialla, gli occhi cerchiati di nero.
I piedi di Z. sanguinano. Quando si accorge che Vicki li sta guardando, balbetta: Una lampadina  caduta per terra e ci ho camminato sopra. Stavo per spazzare i vetri quando sei entrata.
Nic racconta la solita bugia: Siamo dovuti passare attraverso tutto questo per decidere di smettere. Non lo faremo pi.
Poi chiede a sua madre di andarsene e di non tornare.
Vicki mi telefona e mi racconta quello che ha visto.  furibonda e terrorizzata come non l'avevo mai sentita prima. Cos sconvolta che non riesce nemmeno a piangere.
Trascorre una settimana.
 domenica e sto portando Daisy in citt, dove ha appuntamento con un'amica e la madre a Washington Square. Ci incontriamo con loro e passeggiamo nel parco in cui si sta svolgendo la Columbus Day Parade. Su un carro c' una decina di ragazze vestite come la regina Isabella. Tutt'a un tratto rivedo Nic. Ha sei anni. Corre verso la struttura per arrampicarsi, sale in cima per guardare la sfilata dall'alto e saluta con le mani le regine.
Accompagno Daisy e la sua amica a una festa di compleanno che si svolge in un laboratorio di ceramica. Le ragazze, sul sedile posteriore, fanno un gioco ispirato al libro illustrato Fortunately, di Remy Charlip.
Il libro dice:
Fortunatamente Ned  stato invitato a un surprise party
Sfortunatamente  a mille chilometri da casa sua
Fortunatamente un amico ha prestato a Ned un aeroplano
Sfortunatamente il motore  esploso
Fortunatamente c'era un paracadute sull'aereo
Sfortunatamente c'era un buco nel paracadute.
Fortunatamente lei aveva un delizioso panino, dice l'amica di Daisy nella loro versione del gioco.
E Daisy prosegue: Sfortunatamente l'ha fatto cadere per terra e un cane bavoso se l' mangiato.
Fortunatamente il cane l'ha vomitato ed era ancora buono.
Le due ragazze ridacchiano.
Sfortunatamente un criceto l'ha afferrato e l'ha portato nella sua tana.
La mia versione dice invece:
Fortunatamente ho un figlio, il mio bel ragazzo
Sfortunatamente  un tossico
Fortunatamente  in riabilitazione
Sfortunatamente ci  ricaduto
Fortunatamente  di nuovo in riabilitazione
Sfortunatamente ha avuto un'altra ricaduta
Fortunatamente  tornato in riabilitazione
Sfortunatamente ci  ricaduto ancora
Fortunatamente non  morto.


22

UN'ALTRA settimana.
Vicki, che sento al telefono tutti i giorni, dice che  frastornata.
Anch'io lo sono. Penso sempre a lui, eppure la mia vita continua.
 questo il destino di noi genitori?
Ogni volta che incrocio un ragazzo solo e derelitto, sui marciapiedi di San Rafael, penso a lui. Dove sono i genitori di quei ragazzi? Che cosa fanno per salvarli? Sto diventando anch'io come loro, un padre che ha accettato la sconfitta? La mia angoscia e le mie preoccupazioni non gli sono state di alcun aiuto.
Non posso fare altro che aspettare.
Una spirale che si avvolge inesorabilmente su se stessa, precipitando sempre pi in basso.  cos che immagino la sua malattia degenerativa.
No, non sono frastornato. Vorrei poterlo essere. A volte mi sento semplicemente sopraffatto.
Cerco di tenermi forte.
Randy continua a chiamare Nic e a lasciare messaggi sul suo cellulare spento. Randy era la sua ancora di salvezza.
Poi, dopo qualche giorno, Nic chiama dal telefono di Z., che funziona ancora, e mi lascia un messaggio: Volevo soltanto farti sapere che stiamo bene. Siamo di nuovo in terapia.
Dice che l'ultima ricaduta  stata un episodio isolato e adesso si sta rimettendo. Ma la sua voce  impastata.
Aspetto.
 come guardare da lontano, attraverso le lenti offuscate di un binocolo, i momenti che precedono lo schianto di un treno. A tutti noi che lo amiamo ispira una grande piet. Karen e io. Vicki e io. Randy. Sappiamo che cosa sta attraversando. E tuttavia non possiamo fare nulla per lui. Lo chiamo al telefono di Z. Ti prego, Nic, non abbandonare la terapia, gli dico. Non ascoltare la logica perversa della tua mente quando sei sotto l'effetto di quella droga.
Era stato proprio lui, quando si faceva seguire da Randy, a spiegarmi quanto erano insidiosi quei pensieri. Quando sei sotto metamfetamina non puoi fidarti della tua mente. Sei sempre pronto a trovarti degli alibi. Dici a te stesso: Mi far soltanto un bicchiere, una canna, una riga e poi smetter del tutto. Non ho pi bisogno di una terapia cos rigida, una bottarella mi aiuter a superare l'astinenza, a rendere meno traumatico il distacco. Ormai non corro pi il rischio di ricaderci. Un'altra volta e poi basta'. Randy, la terapia, le sedute di gruppo e la preghiera l'avevano aiutato a smascherare queste trappole. Ma poi ci  caduto ancora.
Due giorni dopo, un mercoled, Nic mi richiama per chiedermi un prestito. Ti voglio tanto bene, pap, farfuglia. Adesso sono pulito. Ho fatto una grande cazzata, ma pensavo che cos sarebbe stato pi facile. E quando gli nego il prestito, dice che sapeva che la mia risposta sarebbe stata negativa.
Anche Vicki  d'accordo con me.
Per tre giorni Nic non si fa pi vivo, poi arriva un'e-mail.
Ehi, papi, siamo nel deserto, nel Joshua Tree National Park. Z. sta lavorando per uno spot... si occupa dei costumi di scena. Il telefono qui non ha ricezione, ti scrivo dal computer di un tecnico della troupe... ti chiamo appena trovo un telefono che funziona... qui fa un caldo bestiale e ci si annoia... tu non preoccuparti... potrebbero esserci grandi novit in vista... baci... Nic.
Il Joshua Tree National Park.
Una tregua in una oasi naturale. Forse Nic ce la far da solo.
Per altri due giorni nessuna notizia. Dal deserto  difficile comunicare. Ma nel deserto ci sono anche droghe.
La sera Karen e io non abbiamo pi la forza per leggere ai ragazzi. Manca ormai poco alla fine di Harry Potter. Il professor Albus Silente, il protettore di Harry,  morto. Il male sta trionfando e io sono stremato da questa lotta incessante.
Gioved, dopo la scuola, accompagno Daisy al corso di nuoto mentre Karen porta Jasper all'allenamento della squadra di calcio.
Ho trovato un angolino tranquillo, vicino alla piscina, dove posso scrivere. Sollevo gli occhi dal mio taccuino e vedo Daisy seguire in acqua l'istruttore, un ex campione di nuoto, abbronzato e atletico, che ha insegnato a nuotare a tutti e tre i miei figli. Per un attimo perdo di vista Daisy, ma poi la vedo spuntare tra i costumini azzurri dei compagni di corso e superarli con le sue poderose bracciate. Rivedo suo fratello Nic fendere l'acqua come un delfino in quella stessa piscina.
Ancora nessuna notizia.
Il panico non mi opprime pi come un tempo, ma questo distacco mi inquieta.
 cos che deve sentirsi un soldato in trincea durante un bombardamento. Ho soppresso tutte le emozioni superflue e concentro ogni neurone del mio cervello sull'attimo presente, per restare vivo.
Sto combattendo una guerra silenziosa contro un nemico spietato e onnipresente come il male. Il male? Non credo nel male pi di quanto non creda in Dio. Ma al tempo stesso so che soltanto Satana in persona pu avere ideato una malattia il cui sintomo  l'autoinganno, facendo s che le sue vittime neghino di esserne affette e rifiutino di sottoporsi a una terapia.
Dopo cena Jasper mi chiede di interrogarlo in matematica e quindi leggiamo insieme una rivista. Poi vado a letto e prendo un libro dalla pila sul comodino. Non riuscir mai a leggerli tutti. La sera sono cos stanco che dopo un paio di pagine mi addormento. Karen mi raggiunge.
Anche questa sera arrivo alla terza pagina e poi mi si chiudono gli occhi.
Suona il telefono. Lo ignoro. Nel dormiveglia, immagino che sia l'idraulico al quale abbiamo chiesto il preventivo per una riparazione. Sentir il messaggio domani, mi dico.
Il telefono suona ancora.
Perch non vai a sentire chi era? mi chiede Karen.
Il primo messaggio  del padrino di Nic. Nic l'ha appena chiamato.  a Oakland. La voce del mio amico  allarmata. Dice che  nei guai e ha bisogno di aiuto. Non so che cosa fare.
Sento una fitta allo stomaco.
Il messaggio successivo  di Vicki. Nic ha chiamato anche lei e le ha lasciato un messaggio simile. Vi ho mentito perch non volevo che vi preoccupaste. Non sono a Joshua Tree, sono a Oakland.  successo un casino. Abbiamo bisogno di un biglietto aereo per tornare a Los Angeles. Dice che lui e Z. sono finiti non si sa come a casa di un fumatore di crack di Oakland che sta dando fuori di matto e che vogliono tornare a casa.
Nic  a Oakland!
Brutus mi segue scodinzolando in cucina, dove preparo un t. Poi chiamo Vicki. Non sa nemmeno lei che cosa fare. Propongo di aiutarlo solo se accetta di farsi ricoverare in un centro di riabilitazione. Chiamo quindi il suo padrino. Non  pi agitato come quando mi ha telefonato prima e mi fa ascoltare il messaggio di Nic. Sento la voce impastata di mio figlio che dice: Ho bisogno di aiuto. Non posso chiamare mio padre. Non so che cosa fare. Chiamami, ti prego. E poi lascia il numero del cellulare di Z.
 cos triste, dice il mio amico. Da un lato vorrei andare a Oakland e riportarlo a casa, dall'altro vorrei torcergli il collo.
Una strana calma mi pervade mentre mi chiedo che cosa farei se Nic fosse qui. Lo riaccoglierei in casa? E se lo facessi, come mi comporterei? E se invece andasse a cercare rifugio dai genitori di Karen, come quella volta che Nancy l'aveva trovato nella lavanderia?
Karen emerge dalla nostra stanza e mi chiede: Pensi che potrebbe tornare da Nancy e Don?
Questa eventualit preoccupa anche lei. Ci chiediamo se  il caso di chiamarli. La cosa li metterebbe di certo in agitazione, ma non sarebbe forse peggio vederselo piombare in casa all'improvviso? Decidiamo di avvisarli.
Il giorno dopo Nic lascia un altro messaggio al padrino e uno alla madre. Questa volta dice che la ragazza del fumatore di crack gli ha dato i soldi per tornare a casa.
Sto lavorando alla biblioteca di Corte Madera. Ho con me il portatile e sto scrivendo per tenere sotto controllo l'ansia. Tutt'a un tratto il mio cellulare, che ho posato sul tavolo accanto al computer, si mette a sobbalzare come se fosse posseduto da un demone. Sul display c' il numero della ragazza di Nic.
Non voglio sentire altre menzogne. Lo spengo.
Pi tardi, mentre sto andando a prendere i ragazzi a scuola, ascolto il messaggio. Nic dice che lui e Z. stanno rientrando dal Joshua Tree e che i loro telefoni adesso funzionano.
Sono colpito non tanto dalla bugia, ma dalla sua macchinosit. Avrebbe potuto dire semplicemente: Ciao, pap. Sono tornato a Los Angeles. Invece, per non svelare la bugia originaria, ha dovuto arricchirla con altri dettagli. I tossicodipendenti sono affetti dalla Malattia del Bugiardo: mentono su tutto, e lo fanno con straordinaria abilit, ha scritto Stephen King. Una volta Nic mi ha raccontato un aneddoto che ha sentito a una riunione degli AA: Un alcolista ti ruba il portafoglio e nega di averlo fatto. Un tossicodipendente te lo ruba e poi ti aiuta a cercarlo.
Ascolto pi volte il suo messaggio. Non voglio dimenticarlo.
Si  forse scordato di avere chiamato la madre e il padrino per dire che era nei guai a Oakland? Che cosa pu indurlo a pensare che il mio amico non me l'abbia raccontato? E come pu credere che sua madre, con la quale ho condiviso questo calvario, non si sia consultata con me dopo avere ricevuto la sua telefonata?
Questa volta, almeno, la voce di Nic  limpida, non farfuglia pi, e conclude il messaggio dicendo che gli manco e che mi vuole bene.


23

EHI, pap, sono io, Nic. Ho appena scoperto che sai cosa mi  successo a Oakland.
Nic mi ha richiamato. La sua voce  leggermente impastata. Ha parlato con Vicki, sa che io so che non era al Joshua Tree e cerca di farsi perdonare la bugia. Non volevo che ti preoccupassi, dice. E non volevo che ti sentissi tradito perch non sono venuto a trovarti mentre ero a Oakland. Non immaginavo che quel tipo fosse pericoloso. Per fortuna sia io sia Z. ne siamo usciti indenni... Adesso sono al sicuro... Comunque, mi dispiace averti mentito.
Sono seduto sul divano del soggiorno. Il mio sguardo  attirato da una pila di giornali sul pavimento. Alcune vecchie riviste e un catalogo di Amoeba Records, il suo negozio di dischi favorito.
Chiedo a Karen se  stata lei a metterli l.
Mi risponde di no.
Nic  tornato. Ne sono sicuro.
Anche Karen lo pensa.
Ci guardiamo in giro, alla ricerca di altre tracce del suo passaggio.
Poi Karen si ferma e mi chiede se quei giornali possono essere di un nostro amico di New York che  venuto a trovarci il weekend precedente.
Lo chiamo per chiederglielo. S, sono suoi.
Nic non  l'unico a essere malato, anche noi siamo diventati paranoici.
* * *
Non ho richiamato Nic dopo le sue ultime telefonate perch in questo momento non riesco a parlargli, non potr farlo finch non sar di nuovo pulito. Libero dalle droghe. E non mi dir: Sto prendendo soltanto Klonopin per disassuefarmi dalla metamfetamina, oppure: Solo un Valium di tanto in tanto per controllare l'ansia.
Lo amo e lo amer sempre. Ma non posso affrontare una persona che mi mente. So che senza droghe nel sangue, con la mente lucida, Nic non mi mentirebbe. In un certo senso, gli sono grato per la spudoratezza con cui lo fa. Ha strappato un velo alla mia incertezza. Vivo ormai in un infernale purgatorio, senza mai sapere che cosa  vero e che cosa non lo , se lui  fatto oppure no, ma adesso lo so.
Sopra la mia scrivania, appoggiate ai libri su uno scaffale, ci sono delle fotografie. C' un ritratto recente di Karen e un altro di lei da bambina, una ragazzina accigliata con la carnagione scura, i capelli corti e una maglietta a righe da pescatore su una spiaggia. Assomiglia a Daisy, o meglio, Daisy, con i suoi occhi e capelli scuri e il suo sguardo fisso, assomiglia a lei. Ci sono anche fotografie di Daisy. In una indossa mocassini e biancheria intima azzurra e sta ispezionando da vicino il muso tollerante di Moondog. C' una foto di Jasper neonato tra le braccia di Karen e una di lui con un loden rosso, pantaloni di seta porpora, berretto ricamato di flanella verde con tasselli dorati e ai piedi scarpe da genio della lampada, intrecciate d'oro e con le punte ricurve. Ci sono foto di Jasper e Daisy in costume da bagno. E ci sono foto di Nic. In una ha all'incirca dieci anni, indossa jeans, felpa azzurra e sneakers blu. Ha le mani in tasca e fissa l'obiettivo con un sorriso gentile. E ci sono anche foto pi recenti di Nic. Con un largo sorriso a torso nudo e pantaloni cascanti quando  venuto con noi alle Hawaii.  il mio figlio e amico Nic in riabilitazione, e sta bene.
Non sopporto pi di vederlo guardarmi dallo scaffale. Lo metto in un cassetto della scrivania.
Jasper  diventato un adepto di Garage Band, un programma per registrare e mixare musica al computer. Ha anche composto una splendida e toccante canzone.
 una canzone triste, dico entrando nella stanza dove sta suonando.
S, risponde lui pacato.
Sei triste?
S.
Perch?
A scuola oggi abbiamo fatto la gara di corsa. Non riuscivo a pensare ad altro che a Nic.
Dico a Jasper che possiamo andare insieme a una riunione di altri bambini con fratelli, sorelle o genitori con problemi di alcol o droga.
E che cosa si fa a quelle riunioni?
Non devi fare nulla. Puoi ascoltare quello che raccontano gli altri bambini. Ti far stare meglio. E se vuoi, puoi raccontare anche tu qualcosa.
Oh.
Vuoi provare?
Penso di s.
Mi abbraccia pi stretto e pi a lungo di quanto abbia mai fatto.
La mattina il sole si apre uno squarcio tra le nuvole grigie e nere, tingendo d'oro il giardino autunnale. I pioppi sono gi quasi spogli e i rami bianchi e nudi si protendono verso il cielo nella scintillante luce grigia. Soltanto la magnolia  ancora in fiore.
Questa mattina voglio immagazzinare con i ragazzi la legna per l'inverno che ci hanno consegnato ieri. Lavorando, continuo a pensare a Nic. Non sono n ottimista n pessimista. Non ho la minima idea di come finir. Credo fermamente nella bont della sua mente e della sua anima, e al tempo stesso so fin troppo bene quanto  grave la sua malattia. No, per essere sinceri, ora come ora non sono affatto ottimista.
Dipende dallo stato di Nic. Sono moderatamente ottimista quando  in terapia, sconsolatamente pessimista quando non lo .
Di solito, sentirmi separato da lui mi gettava nel panico, oggi, almeno, al punto in cui siamo, non mi preoccupa pi. Ma poi penso che Nic potrebbe morire. Mentre sto impilando la legna, penso che Nic potrebbe morire e mi fermo un momento.
Nic lascerebbe un vuoto incolmabile nella mia vita. Mi mancherebbero i suoi divertenti messaggi telefonici, il suo umorismo, le sue storie, le nostre chiacchierate, le nostre passeggiate, andare al cinema insieme, mangiare insieme e quell'amore trascendentale che ci unisce.
Mi mancherebbe tutto questo.
Mi manca gi fin d'ora.
Nic  assente, resta solo il suo guscio vuoto. Sono stato terrorizzato dall'idea di perderlo, ma l'ho gi perso.
In passato cercavo di immaginare l'inimmaginabile e di sopportare l'insopportabile. Immaginavo di perdere Nic per un'overdose o un incidente, ma ora ho capito che l'ho gi perso. Oggi, almeno, Nic  perso.
Sono stato terrorizzato dall'idea che morisse. Se fosse accaduto avrebbe lasciato una frattura permanente nella mia anima, non mi sarei mai ripreso. Ma adesso so anche che se accadesse o anche se continuasse a fare uso di droghe io potrei sopravvivere, con quella frattura. Ne soffrirei. Ne soffrirei per sempre. Ma ho sofferto per lui da quando le droghe l'hanno cambiato, ho sofferto per la parte di lui che se n'era andata. Come dice Joan Didion nel L'Anno del pensiero magico: Il dolore arriva a ondate, parossismi, improvvise apprensioni che fanno cedere le ginocchia e accecano gli occhi, obliterando la vita di tutti i giorni.
Soffro, ma continuo a gioire della parte di lui che la metedrina e le altre droghe non possono scalfire. Non lascer mai che una droga me la sottragga.
Insanit  l'insistenza sul significato, ha scritto Frank Bidart in una poesia. S, ma la mia mente umana ha bisogno di significato, o almeno un'approssimazione di significato. Il significato cui sono giunto  che Nic sotto l'effetto della droga non  Nic ma un'apparizione. Nic fatto  un fantasma, uno spettro, e in quei momenti il mio adorato figlio  dormiente, nascosto e sepolto in un inaccessibile recesso della sua coscienza. Questa idea mi viene dalla convinzione che lui c' - Nic, la sua essenza, il suo io -  integro, sano e protetto. Il Nic forte e carico d'amore potrebbe non riemergere mai pi. La droga potrebbe vincere la battaglia per la conquista del suo corpo. Ma mi aiuta a vivere pensare che lui  l, da qualche parte, e che l dov', la droga non pu toccarlo.
Qualunque cosa accada, amer Nic. Da qualche parte, l dov' adesso, questo lui lo sa. E io so che lo sa.
I ragazzi sono stanchi e la pila di legna  stata appena intaccata. Jasper sembra esausto, ha chiuso gli occhi e lascia penzolare le mani lungo i fianchi respirando affannosamente. All'improvviso sento un motore arrancare sulla collina.
Al-Anon non ha in programma riunioni per bambini dell'et di Jasper e Daisy (Alateen  per ragazzi pi grandi di loro). Cerco in rete altre organizzazioni. Voglio che non si sentano soli, che capiscano che loro non hanno alcuna colpa, e che anche se la droga gli ha sottratto Nic, possono ancora amare il loro adorato fratello. Voglio che Jasper si renda conto che il biglietto di Nic era un'espressione dei suoi sentimenti pi veri. Ma la sua malattia  pi forte delle sue migliori intenzioni. Il Nic che ha scritto quelle parole ormai non c' pi, almeno per il momento. Dobbiamo aiutare Jasper e Daisy a sopportare il dolore per l'assenza del fratello.
La bibliotecaria della loro scuola ci d una lista di libri su bambini che hanno dovuto affrontare situazioni come la nostra e la psicologa ci aiuta a trovare un terapeuta specializzato nelle problematiche delle famiglie con problemi di tossicodipendenza. Karen e io lo incontriamo e fissiamo una seduta con Jasper e Daisy.
Un giorno, mentre sto riportandoli a casa dopo la scuola, Daisy solleva lo sguardo dalla sciarpa che si sta facendo all'uncinetto e osserva:  come se Nic fossero due, il fratello che amo e un'altra persona che non conosco.
Poi mette da parte uncinetti e lana e dice che il giorno prima il collettivo delle alunne di quarta e di quinta di cui fa parte ha affrontato il tema della droga. Il soggetto della discussione era perch i ragazzi iniziano a fumare o a fare uso di alcol e di droghe.
E qual  stata la conclusione? chiedo.
Secondo Monica  perch si sentono addosso troppa pressione. Anche Janet sosteneva che  tutta colpa dello stress. Io invece credo sia perch vogliono uscire da se stessi. Abbiamo anche parlato di come si possono affrontare lo stress o la tristezza e abbiamo concluso che piuttosto che prendere droghe dobbiamo fare cose che ci fanno sentire bene, come correre o nuotare.
Jasper, che fino a questo momento  rimasto in silenzio, racconta che la sera prima un compagno da cui si  fermato a dormire gli ha chiesto come sta Nic, e quando lui gli ha detto che ha ricominciato a usare droghe, il suo amico, che aveva letto l'articolo del Times, ha ribattuto: Eppure sembra un tipo molto in gamba. Jasper gli ha raccontato allora la storia dell'angelo e del diavolo sulla spalla di Nic e gli ha detto che ne parler con uno specialista che si occupa di questi problemi.
Il giorno dopo Jasper mi chiede il telefono per mandare un sms al fratello.
Fa' il bravo, Nic. Baci, Jasper, scrive, e lo invia anche se il numero di Nic non  pi attivo.
Poi, un giorno, il nostro dolore  interrotto da una nuova crisi:
Apro Shakespeare sul comodino e leggo:
Il dolore colma il vuoto
lasciato dal mio figlio lontano,
si corica nel suo letto,
passeggia su e gi con me,
ne assume il leggiadro aspetto,
ne ripete le parole,
mi ricorda tutti i suoi pregi,
ne riempie i vuoti abiti con la sua forma:
dunque ho ragione di amare il dolore.
Insorgo contro la sua lotta e il suo dolore e la dipendenza, che ci ha causato tanta sofferenza e al tempo stesso sono pieno d'amore per lui, il miracolo di Nic e tutto quello che ha portato nelle nostre vite. Insorgo contro il Dio in cui non credo e che tuttavia prego e ringrazio per Nic e per la speranza che ancora vive in me. Forse adesso il mio cervello  pi grande, pu accettare pi di quanto accettasse prima. Tollero pi facilmente le contraddizioni, come l'idea che le ricadute facciano parte del processo di guarigione. Come sostiene il dottor Rawson, in qualche caso ce ne vogliono molte prima che un malato ritorni pulito. Se non muoiono o non si danneggiano troppo, c' sempre una possibilit.
Ripenso alle contraddittorie statistiche sulle percentuali di guarigione dei dipendenti da metamfetamina che mi aveva dato un'infermiera e mi tornano in mente le parole di uno psicologo: Oltre la met dei soggetti che entrano in un centro di riabilitazione torna a fare uso di droghe.
 una triste conclusione, ma considero gi un miracolo che Nic sia ancora vivo e abbia ancora una possibilit. Forse ci sar un miracolo ancora pi grande che lo salver. Quando dovevamo scegliergli un nome, avevamo consultato mio padre. Lui voleva chiamarlo Nicolas Eliot Sheff, le cui iniziali componevano la parola ebraica che significa miracolo. Prego affinch accada un miracolo ancora pi grande, ma nel frattempo sono grato per quello che ancora ho. Nic  vivo.
Thomas Lynch ha descritto le insospettabili conclusioni cui giungono i genitori quando scoprono di avere un figlio tossicodipendente: Mi sono ridotto a essere grato a questa orribile malattia che mi ha insegnato a piangere e a ridere forte, meglio e per davvero. E sono grato che, tra tutte le malattie letali che poteva contrarre, mio figlio abbia preso proprio quella che, se si arrender, gli lascer almeno una piccola possibilit di sopravvivere.
La mattina Jasper si piazza alla mia scrivania per giocare con un nuovo programma per computer. Adesso oltre a mixare musica registra anche la sua immagine e parla rivolgendosi allo schermo.
Daisy chiude il libro e si siede al tavolo rotondo dove Karen sta facendo un collage e si mette a tagliare e incollare con lei.
Ieri notte Nic ha lasciato un altro messaggio. Ha detto che lui e la sua ragazza hanno esagerato un po' e adesso hanno deciso di smettere. Spiega che ne ha parlato con un dottore il quale gli ha prescritto dei farmaci.
Naturalmente non gli credo. Le spudoratezza con cui mi mente conferma la sua ricaduta.
Aspetto. Aspetto che Nic si decida a toccare finalmente il fondo. Dopo tutto quello che ho letto e sentito, mi sono convinto che i tossicodipendenti possono guarire soltanto dopo aver toccato il fondo. Quando diventano cos disperati e terrorizzati da essere disposti a qualsiasi cosa per salvarsi la vita. Eppure, nemmeno l'overdose a New York, con il ricovero in rianimazione e la successiva, drammatica ricaduta, gli hanno fatto toccare il fondo. Come tutti i tossicodipendenti, Nic si ostina a negare la gravit delle sue condizioni. Continuer a farlo fino alla prossima crisi. Io non posso fare altro che aspettarla, con la consapevolezza che potrebbe anche non arrivare mai. Molti tossicodipendenti muoiono prima di raggiungere il fondo. Oppure restano inebetiti o paralizzati, condannati a finire i loro giorni su una sedia a rotelle.
I genitori vogliono soltanto il bene dei loro figli. Eppure, nella lotta mortale contro la dipendenza, un genitore augurerebbe al figlio una catastrofe. Non certo un evento letale, ma un scossone abbastanza forte da rimetterlo in piedi e abbastanza umiliante da fargli riacquistare il rispetto di se stesso.
Un amico la cui madre era alcolista mi ha detto che per anni le ha augurato un colpo, non una cosa che la debilitasse in modo permanente, ma sufficientemente forte da indurla a farsi curare. Il colpo non era mai arrivato e la madre  morta due mesi fa. Quando insieme alla sorella ha ripulito la casa della madre, ha trovato bottiglie vuote di vodka negli armadi della cucina e sotto i vestiti in guardaroba. Quando  morta, il livello alcolico nel suo sangue era trenta volte superiore a quello oltre il quale  vietato guidare.
Auguro un colpo anche a Nic.
Prego che gli venga un colpo.


24

DOBBIAMO fare tutto quello che possiamo, e anche di pi, ci diciamo io e Vicki.
Dopo l'ennesima chiamata di Nic, strafatto, che ci chiede un prestito, decidiamo di provarci, anche se io, dopo tutto quello che abbiamo fatto, non nutro pi molte speranze.
Non illuderti di poterlo controllare, le dico
Ma non posso lasciare che si distrugga. Non ancora.
Non posso lasciarlo andare alla deriva.
Non lo far finch non sar costretto a farlo.
Non l'hai causato, non puoi controllarlo, non puoi curarlo.
Lo so.
C' ancora molto che non so, ma ho imparato alcune cose sulle tossicodipendenze. Anche se si possono fare molti passi sbagliati, non c' un modo giusto per affrontare il problema. Nessuno lo conosce. E poi le ricadute sono spesso parte integrante della guarigione, Nic pu ancora farcela.
Ripenso alle storie che ho sentito alle riunioni degli AA e di Al-Anon, e riascolto i racconti degli amici degli amici. Alcuni di loro hanno toccato il fondo e si sono trascinati fuori dalle crack-house, dai bassifondi e dalle pozze del loro stesso sangue. Altri si sono fatti curare perch i tribunali gliel'avevano intimato o i genitori li avevano costretti. Una donna che ha sentito la nostra storia ci telefona e ci dice: Volevo soltanto incoraggiarvi a non mollare. Mio figlio sarebbe morto se mi fossi arresa. Dopo sette anni di riabilitazioni e ospedali, svariati arresti e due suicidi falliti, sono stata tentata di farlo anch'io. Adesso mio figlio ha venticinque anni, non si droga da tre e non  mai stato cos in forma in vita sua. La gente mi diceva di lasciarlo perdere, ma io ho tenuto duro. Come pu una madre abbandonare il proprio figlio? Se l'avessi fatto, adesso sarebbe morto. Non abbandonate la speranza e non abbandonate vostro figlio.
Se non fosse un crimine, pagherei qualcuno perch rapisse Nic e lo portasse in ospedale a disintossicarsi. Ho sentito storie di genitori che l'hanno fatto. Se fossi certo che funzionasse, sarei pronto a infrangere la legge, ma non ne sono cos sicuro. Nic scapperebbe.
Karen e io decidiamo che se accetter di farsi ricoverare, pagheremo le spese mediche. Anche la madre di Karen ci dar una mano. Sappiamo che potrebbero essere soldi sprecati, ma decidiamo di provare un'ultima volta. Dopo, se ci ricadr ancora e avr bisogno di aiuto, Nic dovr sbrigarsela da solo, contando unicamente sul servizio sanitario nazionale. Forse per lui sarebbe pi educativo rivolgersi a una struttura pubblica. Ma lo farebbe? In molte citt i centri pubblici sono sovraffollati e le liste d'attesa interminabili. Gli ci vorrebbero almeno due mesi per farsi ammettere.
Forse sarebbe troppo tardi.
A volte mi sento meglio. Forse  perch mi preoccupo meno. Mi godo le ore trascorse in compagnia di Karen e Daisy e dei nostri amici. Ieri Daisy e io siamo andati alla riunione del nostro club dei lettori. E la sera ho fatto una corsa in bici con Jasper fino alla palude di Corte Madera. A volte sto bene, altre no. Consulto nuovi specialisti. Dopo tutto quello che ho passato non sono cos ingenuo da credere che ci sia un'unica risposta ai nostri problemi. N sono cos arrogante da credere di conoscerla. Non seguir ciecamente nessun consiglio, ma continuo a raccogliere informazioni e non prender decisioni affrettate. Adesso ne so molto di pi sulla malattia di Nic. So che nessuno sa che cosa  giusto o sbagliato per lui. E nessuno conosce ancora una cura.
Nel corso degli ultimi anni ho conosciuto e apprezzato molti specialisti. Il dottor Richard Rawson  forse il maggiore esperto mondiale sulla metamfetamina. Lo scopo della sua vita  aiutare le vittime di questa droga.
Gli scrivo un'e-mail per chiedergli se, dopo tutto quello che abbiamo passato, l'idea di un ricovero forzato gli sembra folle.
Anzich rispondermi che Nic deve toccare il fondo, o che devo lasciare che segua la sua strada, il dottor Rawson mi mette in guardia contro i rischi di un'imposizione. Quando viene ricoverato forzatamente, il soggetto  pi restio a sottoporsi a una terapia di quanto non lo sia dopo avere toccato il fondo'.
Toccare il fondo'  una tautologia. Quando infatti un tossicodipendente diventa pulito e lo resta per un certo tempo, si riferisce ai suoi precedenti comportamenti devianti come al periodo in cui aveva toccato il fondo'. Questi eccessi, che sono stati traumatizzanti ma non l'hanno indotto a ritornare pulito, non corrispondono alla definizione di toccare il fondo'. Alcuni soggetti, poi, muoiono prima di toccare il fondo'. Sono pertanto convinto che il ricovero forzato possa essere utile con i pazienti resistenti alla terapia ma non garantisca la guarigione e possa essere molto costoso.
La mail del dottor Rawson si conclude con una riflessione che mi toglie ogni dubbio circa l'opportunit di far ricoverare Nic. Che cosa farebbe lui se Nic fosse suo figlio?
Se avessi un figlio dipendente dalla metamfetamina, e dopo aver fatto tutto il possibile per aiutarlo lui continuasse a farne uso, non esiterei a sottoporlo a una terapia forzata. Farei lo stesso anche nel caso di una qualsiasi altra malattia cronica, almeno finch le mie risorse finanziarie me lo consentissero. E se non accettasse di farsi curare, gli negherei il mio sostegno.
L'idea di un altro ricovero mi pare comunque insensata. Come si pu aiutare qualcuno che non vuole farsi aiutare? Ma non importa. Proveremo ancora. Sua madre, il suo patrigno, Karen e io faremo un altro tentativo.
Gli AA sostengono che ripetere la stessa terapia e aspettarsi risultati diversi  il massimo dell'insanit. Ma uno dei principi dei centri di riabilitazione  che spesso la liberazione dalla droga si raggiunge soltanto dopo ripetuti tentativi. Penso ai figli dei genitori che mi hanno espresso la loro solidariet - La mia splendida e adorabile figlia di vent'anni  morta l'anno scorso di overdose - e mi chiedo come e dove dovremmo cercare di sottoporre Nic a un'altra terapia.
Una mattina Nic mi chiama e mi mette al corrente di un suo nuovo progetto. I tossicodipendenti lo fanno spesso, per autoconvincersi di non avere perso il controllo. Nic mi dice che lui e la sua ragazza hanno esaurito le loro scorte di metamfetamina e hanno deciso di smettere definitivamente. Non ha pi bisogno di una terapia di riabilitazione, questa volta  diverso: Io non le permetter di usarla ancora e lei non lo permetter a me. Abbiamo fatto un patto, se uno di noi due ci ricadr, l'altro chiamer la polizia e lo lascer.
Mi consulto con alcuni terapeuti raccomandati dal dottor Rawson e con uno psichiatra dell'Hazelden. Poi ricevo la telefonata di un amico che mette in dubbio l'efficacia di un ricovero forzato.  stato in riabilitazione per quasi venticinque anni e sostiene che un'altra terapia non darebbe alcun risultato. L'industria della riabilitazione  come quella delle riparazioni automobilistiche, dice. Vogliono che tu ritorni da loro. E i pazienti lo fanno sempre.  un'industria fiorente perch nessuno guarisce. Tutto quello che gli interessa  che tu ritorni da loro. Solo dopo aver toccato il fondo e aver perso tutto puoi cambiare davvero la tua vita. Soltanto la solitudine e la disperazione possono indurti a svoltare.
Forse ha davvero ragione lui. Ma non riesco a rinunciare alla speranza che un'altra terapia riabilitativa possa guarire Nic.
Chiamo allora altri terapeuti e altri fautori del ricovero forzato mentre mio figlio continua a lasciare messaggi incoerenti sulle nostre segreterie telefoniche. E dopo tutto quello che abbiamo passato sono ancora combattuto tra la decisione di lasciarlo solo, lasciare che affronti le conseguenze delle sue azioni o fare un ultimo tentativo di salvargli la vita.
Il primo fautore del ricovero coatto con cui mi consulto sostiene che la percentuale delle guarigioni  del 90 percento. Potrebbe anche essere vero, ma non ne sono convinto. Un altro terapeuta  meno ottimista. Non c' alcuna garanzia, ma vale la pena provare, dice. Mi propone di indire una riunione di famiglia con la madre di Nic, io, Karen, i suoi amici e la sua fidanzata e convincerlo a farsi ricoverare nel suo centro, dove terr un posto letto per lui.
Non credo che accetterebbe, obietto.
 il metodo migliore, mi spiega il terapeuta. In presenza della famiglia e degli amici i tossicodipendenti si sentono pi vulnerabili. Potrebbe accettare perch si sente in colpa o si vergogna, o perch cos capirebbe la gravit della sua situazione e si renderebbe conto che le persone che gli vogliono davvero bene non gli mentono ma sono motivate soltanto dal desiderio di salvarlo.
Poi, dopo una pausa, mi fa la solita domanda: Qual  la sua droga d'elezione?
Le usa quasi tutte, ma ha una spiccata predilezione per la metamfetamina.
La voce al telefono fa un profondo sospiro.
Lavoro con tutte le droghe, ma questa  la peggiore. I suoi effetti sono devastanti e imprevedibili.
Gli dico che lo richiamer dopo avere consultato la madre di Nic.
Le famiglie dei tossicodipendenti devono affrontare un cammino difficile, costellato di pericoli e false partenze, scrive Beverly Conyers in Addict in the Family. Gli errori sono inevitabili. Il dolore  inevitabile. Ma se le famiglie affrontano il problema a mente aperta e accettano l'idea che la guarigione, come la dipendenza stessa,  un processo lungo e complesso, anche la serenit sar inevitabile. Le famiglie non devono mai abbandonare la speranza nella guarigione, n devono rinunciare alle loro vite mentre aspettano il miracolo della guarigione.
Nel frattempo il sole continua miracolosamente a sorgere e a tramontare ogni giorno. La terra continua a ruotare, e ci sono i corsi di nuoto e di calcio, i compiti di matematica, le cene da cucinare e, poi, i piatti da lavare e gli articoli da consegnare.
Dopo una settimana Nic lascia un altro messaggio.
Sono ormai undici giorni che non tocco nessuna droga.
 vero? Resister anche oggi?
Quante volte mi sono ripromesso di non rifarlo pi, di non lasciarmi pi prendere dal panico, di non aspettare pi Nic per tutta la notte? Eppure, lo sto rifacendo ancora.
Un sabato, dopo il corso di nuoto, Jasper va alla festa di compleanno di un amico dal quale rester a dormire. Karen  in citt per gli ultimi preparativi della sua mostra, che sar inaugurata l'indomani. In casa, a Inverness, ci siamo soltanto Daisy e io. Brutus sonnecchia sul divano davanti al caminetto, dopo avere inseguito tutto il giorno uno stormo di quaglie che si sono insediate nel nostro giardino.  cos stanco che non oppone resistenza nemmeno quando Daisy gli dipinge le unghie con il suo smalto rosa.
La sera Daisy e io leggiamo insieme un libro di una delle sue autrici favorite, Eva Ibbotson. Con la testa appoggiata alla mia spalla, si toglie l'apparecchio con la lingua, lo spinge in fuori tra le labbra e poi se lo risucchia in bocca rimettendolo a posto.
Smettila di giocare con l'apparecchio.
 divertente, risponde lei togliendoselo di nuovo.
Il dentista ha detto che non devi farlo.
D'accordo.
Chiudo il libro e le do il bacio della buonanotte.
Mentre sto leggendo a letto, sento squillare il telefono.
Nic.
Dice che va tutto bene, ma dalla sua voce capisco che  sotto l'effetto di qualche droga.
Glielo dico.
Lui insiste che ha preso soltanto una medicina che lo aiuta a superare le crisi d'astinenza.
Prendo soltanto Klonopin, Seboxin, Strattera e Xanax.
E ti sembra poco?
Dice che glieli ha prescritti un medico. Se  vero non capisco quale sia la differenza tra quel medico e i suoi spacciatori.
Non  la sobriet come la intendono gli AA, ma ti giuro che sono pulito, dice.
Allora chiamami quando sei pulito secondo gli standard degli AA.
La mattina dopo controllo le mail prima di andare a prendere Jasper a casa del suo amico.
La ragazza di Nic mi ha inviato un messaggio urgente.
Questa mattina, al mercato, Nic mi ha detto che doveva andare dalla madre e che sarebbe tornato dopo un quarto d'ora. Ha preso la mia macchina, dove tengo il portafoglio e l'inalatore nasale; non  pi tornato e io l'ho aspettato per quattro ore, finch un amico non  venuto a prendermi.
Per favore, mi chiami appena pu.  un'emergenza.


25

 UNA mattina di novembre, ma la temperatura  ancora mite. Nel cielo c' una sottile falce di luna. Daisy ha detto che sembra un sorriso obliquo. Karen l'ha portata in citt e io sto andando a prendere Jasper al campo di calcio del Golden Gate Park.
Chiamo il numero di Z. Il suo respiro  affannoso,  fuori di s, arrabbiata e preoccupata. Mi racconta che Nic l'ha lasciata alle 5,45 al centro commerciale di Palisades e poi  andato a casa della madre. Voleva rubare il computer di Vicki. Me lo dice come se fosse andato a farsi dare dello zucchero. Le aveva promesso che sarebbe tornato entro un quarto d'ora, ma dopo quattro ore non si era ancora fatto vivo. Aveva pensato che forse l'avevano arrestato, aveva chiamato la polizia, ma loro non ne sapevano nulla.
Z. piange disperatamente.
Che cosa pu essergli capitato nei cinque isolati che separano il centro commerciale dalla casa della madre?
Le racconto quello che ho imparato dalla mia esperienza con Nic. Ogni volta che scompariva io immaginavo tutti i possibili scenari - che era stato coinvolto in un incidente fatale, o addirittura che era stato rapito - ma poi scoprivo che aveva ricominciato a prendere metamfetamina.
Forse  andato a San Francisco? suggerisco.
Non ha soldi.
Allora  andato da uno spacciatore a Los Angeles.
E mi ha lasciata sulla strada?
Per la droga. Per cos'altro potrebbe essere?
Le dico che sentir la madre di Nic e le far sapere se ci sono novit.
Il telefono sveglia Vicki. Mi dice che non ha n visto n sentito Nic.
Mezz'ora dopo mi richiama.
 qui. In garage. Ha forzato la serratura e stava portando via il mio computer e altri oggetti di valore nelle buste della spesa. Appena mi ha vista si  precipitato in garage e si  chiuso dentro.  nel panico, delira.
Quando la richiamo, Z. ha gi sentito Nic, che l'ha chiamata dal telefono del garage.  furiosa, sta facendo le valigie. Ne ho abbastanza, dice. Se lo senti, digli che i suoi vestiti sono fuori della porta, nel corridoio.
Dopo averne discusso con il marito, Vicki dice a Nic che ha due scelte. Farsi ricoverare in un centro di riabilitazione o farsi arrestare dalla polizia.
Mentre sto andando a prendere Jasper, nella tiepida mattina, ripercorro gli ultimi eventi.
Si  introdotto nella casa della madre.  fuori di s. Di nuovo la metamfetamina. Da quando ci  ricaduto, sapevo che prima o poi ci sarebbe stata un'altra crisi.
Ti prego, Dio, guarisci Nic.
 troppo tardi?
Le ricadute fanno parte del processo di guarigione.
Ti prego, Dio, guarisci Nic.
Jasper  con i suoi amici sul campo di calcio. Quando mi vede, agita le braccia e corre verso la macchina. Butta sul sedile posteriore la borsa e si siede al mio fianco.
Siamo stati svegli fino a mezzanotte a giocare alla battaglia dei cuscini.
Sarai esausto.
Non sono nemmeno stanco.
Dopo pochi minuti si addormenta.
Mentre lui dorme accanto a me, faccio altre telefonate, per decidere dove ricoverarlo. Se lui accetta. Chiamo Jace, il direttore della Herbert House, che conosce Nic e gli vuole bene. Jace ha aiutato molte persone come mio figlio e conosce tutti i centri di riabilitazione. Dice che in ogni caso dobbiamo mandarlo lontano da Los Angeles e che il ricovero deve durare almeno tre o quattro mesi, preferibilmente anche di pi. L'Hazelden  costoso, ma la sua fama  meritata, sostiene Jace. Li chiamo per informarmi sul loro programma di quattro mesi. Non ci sono posti nella sede del Minnesota, ma ce n' uno in quella dell'Oregon. Mi passano il direttore della sede dell'Oregon.
Deve prima fare un colloquio a Nic, e se Nic sar d'accordo, non sembrano esserci impedimenti.
All'inaugurazione della mostra dei quadri di Karen, la galleria  affollata. Daisy, con un cappellino all'uncinetto, e Jasper, in shorts a dispetto del vento gelido, giocano fuori con altri bambini.
Esco a prendere una boccata d'aria. Faccio il giro del quartiere. Quando Karen  venuta a vivere da noi, Nic e io abitavamo a pochi isolati da qui. Facevamo spesso questa strada per andare a prendere tortillas e mango al negozio messicano. I weekend andavamo a Inverness.
Ricordo una vacanza scolastica nell'ottobre di quell'anno, il 1989, quando ci eravamo fermati a fare provviste al negozio all'angolo e poi eravamo partiti per una notte in campagna. Il pomeriggio, insieme a un amico, avevamo fatto una lunga camminata lungo la spiaggia. Mentre camminavamo sotto il cielo color zaffiro, Nic aveva indicato il naso di una foca spuntato tra la schiuma delle onde. Dopo pochi istanti ne era apparso un altro, e un altro ancora, finch, fissandoci con i loro occhi neri, una decina di foche erano uscite barcollando dall'acqua. Poi, all'improvviso,  stato come se qualcuno avesse afferrato la spiaggia per scuoterla come un vecchio tappeto. La sabbia si era messa a ondeggiare come l'oceano.
Ci eravamo rialzati chiedendoci che cosa poteva essere stato.
Un terremoto.
Rientrati in casa, avevamo chiamato con il cellulare (il telefono fisso era isolato) parenti e amici per sincerarci che stessero bene e tranquillizzarli sul nostro conto. La casa aveva un generatore che alimentava le poche lampadine e un vecchio televisore in bianco e nero sul quale vedemmo le devastazioni che il terremoto aveva provocato a San Francisco.
Le lezioni erano state sospese, cos restammo ancora qualche giorno a Inverness. Alla ripresa delle lezioni gli insegnanti parlarono ai ragazzi del terremoto e di altre catastrofi naturali. Gli alunni avevano scritto le loro esperienze. Ero in spiaggia, scrisse Nic. Stavo guardando una buca nella sabbia. Ho sentito che una persona  stata sbalzata fuori dalla piscina. Il terremoto mi ha fatto girare la testa. C'era un ragazzo che si dondolava sull'altalena. E quando il preside gli chiedeva se stava bene, lui annuiva e diceva: Mi muovo come la terra, cos se c' un altro terremoto non lo sento. Mentre faccio il giro dell'isolato, sui marciapiedi affollati del sabato sera, ricordo com'era Nic a quell'et, e come si sentiva. Oggi mi trascino ogni giorno come lui, sempre all'erta, in attesa della prossima tempesta. Mi proteggo. Mi muovo come la terra nel caso ci sia un altro terremoto. Come adesso, mentre digito il numero del cellulare di Z., pronto al peggio.
Lei passa il telefono a Nic.
Sembra ci sia un posto libero all'Hazelden in Oregon. Devi telefonare la mattina e chiedere di parlare con il direttore.
Ci ho pensato. Non devo andarci per forza. Posso farcela da solo.
Ci hai provato e non ha funzionato.
Ma adesso funzioner.
Nic... sospiro.
Sento Z. sullo sfondo. Nic, devi andarci.
Lo so, lo so. D'accordo. S. Devo andarci. Lo so.
Dopo un abbozzo di resistenza, Nic sembra rassegnato. Si sente per ingannato. Pensavo di poter restare pulito perch lo volevo, protesta. Pensavo che essere innamorato potesse aiutarmi a restare pulito, ma non  stato cos. Mi sembra di impazzire. Poi, dopo una pausa, conclude: Immagino che questo significhi essere dipendenti.
Muovendomi come la terra per non sentire il prossimo terremoto, cammino sotto i lampioni e un austero cielo grigio fino all'ingresso della galleria.
Luned, dopo un colloquio con uno psicologo dell'Hazelden, Nic annuncia che andr nell'Oregon.
Prenoto un volo consapevole che lui potrebbe sparire all'ultimo momento.
Poi lo sento al telefono e dice che  pronto per partire.
Z. lo accompagna all'aeroporto. Chiamo l'Hazelden per assicurarmi che qualcuno vada a prenderlo all'arrivo, ma l'uomo che mi risponde al telefono mi dice che il nome di Nic non appare nella lista dei nuovi ricoveri. Quando protesto, mi passa il direttore, il quale mi spiega che Nic non  stato ammesso.
Che cosa intende dire con non  stato ammesso? Mio figlio  gi in viaggio per venire da voi.
Perch  in viaggio? Non  stato accettato.
Nessuno ce l'ha detto.
Non sono a conoscenza del motivo, ma comunque, questa  stata la nostra decisione.
Ma non pu... Sta andando all'aeroporto...
Mi dispiace, ma...
Non pu venire da voi questa notte e cominciare a disintossicarsi mentre cerchiamo un altro posto dove ricoverarlo?
All'aeroporto non ci sar nessuno ad aspettarlo.
Che cosa devo fare?
Abbiamo un elenco di altri centri, mi risponde il direttore leggendomi alcuni nomi.
Interrompo la comunicazione e chiamo Jace, che mi d l'indirizzo di un ospedale nella San Fernando Valley dove Nic pu disintossicarsi.
Chiamo il direttore e prenoto il ricovero. Poi chiamo Z. e le spiego che cosa  successo. Anzich andare all'aeroporto, dovr portare Nic all'ospedale. Le do l'indirizzo. In un ospedale sar al sicuro. Se mai ci metter piede.
Per dirla alla John Lennon: Nessuno mi aveva detto che ci sarebbero stati giorni come questi. Come si fa a sopravvivere a giorni come questi?
Dopo mezzanotte Z. lo lascia all'ospedale, dove gli somministrano i primi farmaci. Come dice l'infermiera, i primi giorni dormir molto. L'alternativa ai farmaci  l'inferno delle crisi d'astinenza, che molti tossicodipendenti non riescono a sopportare. Con i muscoli contratti e la bava alla bocca, scossi da tremiti e lancinanti dolori, per stare meglio farebbero di tutto.
Telefono regolarmente all'infermiera di turno per informarmi sulle sue condizioni. Una di loro mi risponde: Considerata la variet e la quantit di droghe che circolano nelle sue vene,  un miracolo che sia arrivato fin qui. Non credo che il suo corpo avrebbe retto per un altro mese.
Sua madre e io cerchiamo un centro dove mandarlo dopo l'ospedale. Ancora una volta chiedo consiglio al dottor Rawson, che si consulta con amici e colleghi. Controllo anche i centri raccomandati dal direttore dell'Hazelden. Ogni giorno Vicki e io facciamo decine di telefonate. Visitiamo siti web e parliamo al telefono con i responsabili dei programmi di riabilitazione. Ci continuano ad arrivare consigli contraddittori. Alcuni programmi costano 40.000 dollari al mese, ma gli specialisti sostengono che questa volta Nic avr bisogno di molti mesi di terapia. Non possiamo permetterci di spendere 40.000 dollari al mese. Alcuni responsabili con cui parliamo sembrano avidi come venditori di auto usate. Uno dei centri raccomandati dall'Hazelden sembra fare al caso nostro ed  pi abbordabile di molti altri. Poi per vengo a sapere che il programma rieducativo  molto pesante, con punizioni come tagliare l'erba con le forbici quando si infrangono le regole. Per qualcuno pu essere una terapia efficace, ma Nic impazzirebbe. Forse mi sbaglio. In passato mi sono spesso sbagliato.
Almeno  al sicuro durante il weekend.
Parlo con un'altra infermiera che lo segue. La sua pressione era molto bassa, ma oggi va meglio. Non ha mangiato granch da quando  arrivato.
Chiede a Nic se vuole alzarsi per parlarmi al telefono. Lui entra nella stanza delle infermiere e prende il telefono.
Ehi, pap.
La sua voce  a malapena udibile. Sembra profondamente depresso.
Come va?
 un inferno.
Lo so.
Ma sono contento di essere qui. Grazie. Immagino sia quello che si dice amore incondizionato.
Devi solo superare questi primi giorni.  il peggio, poi andr meglio.
E poi che cosa far?
Ne riparleremo quando ti sentirai un po' meglio. Tua madre e io ci stiamo interessando.
Io e Vicki stiamo infatti cercando un posto che offra a Nic le migliori opportunit. Il dottor Rawson continua a darci una mano interpellando colleghi di tutto il Paese. Un giorno mi dice: Cercando di aiutarvi sono giunto alla conclusione che in questo Paese selezionare dei programmi di riabilitazione  come leggere il futuro nelle foglie di t.
Il terzo giorno del suo ricovero Nic mi chiama e mi chiede di richiamarlo al telefono a gettone dell'atrio.
Peggiora, dice con voce tremante. Sono sfinito. Tutte le paure riaffiorano. Sono confuso. Che cosa mi sta succedendo? Perch?
Piange.
Non ce la faccio.
S che ce la fai.
Ancora telefonate. Vicki e io parliamo con i responsabili di programmi di riabilitazione in Florida, Mississippi, Arizona, New Mexico, Oregon e Massachusetts.
Alla fine scegliamo un centro di Santa Fe. La scelta migliore che potevamo fare, anche se non ne sono ancora sicuro. Come posso saperlo?
Nic telefona di nuovo. Dice che vuole restare a Los Angeles e, al massimo, seguire una terapia ambulatoriale.
Io so, e penso che anche una parte di te lo sappia, che devi andare da qualche parte e restarci finch non avrai capito che cosa non va nella tua vita e che cosa puoi fare, ribatto seccamente.
Perch ti preoccupi ancora?
Perch tu mi preoccupi ancora.
Perch non posso farlo da solo? Perch farmi ricoverare?
Perch tu possa avere un futuro. Se continui cos non ti rester pi di un mese di vita. Vivo con la consapevolezza che in qualsiasi momento tu puoi morire di overdose, diventare psicotico o provocare qualche danno irreparabile.
Anch'io vivo con questa consapevolezza, risponde Nic.
Piangiamo tutti e due.  un momento molto commovente. Durante i mesi trascorsi in trincea avevo trattenuto le lacrime, ma adesso mi sgorgano libere dagli occhi. Nic  nel corridoio di un ospedale, appoggiato al muro, io sono seduto sul pavimento della cucina: piangiamo.
Prima di riappendere, Nic dice: Non posso credere che questa  la mia vita. Poi fa un sospiro e aggiunge: Far tutto quello che bisogna fare.
Marted mattina sua madre lo va a prendere all'ospedale nella San Fernando Valley e lo porta direttamente all'aeroporto, dove un agente della sicurezza le consente di accompagnare Nic fino all'imbarco del volo per il New Mexico.
Mi chiama dalla sala delle partenze. Nic si  imbarcato. La immagino con il cellulare all'orecchio che guarda fuori dalla vetrata, e immagino Nic sull'aereo. Fragile, opaco, malato, il mio adorabile figlio, il mio bel ragazzo.
Tutte le cose, gli dico.
Tutte le cose.
Fortunatamente c' un bel ragazzo.
Sfortunatamente ha una terribile malattia.
Fortunatamente c' gioia e amore.
Sfortunatamente c' dolore e disperazione.
Fortunatamente la storia non  finita.
L'aereo si dirige verso la pista.
Chiudo la comunicazione.
* * *
Vedo una piccola scatola lilla, con dipinti sui lati dei tulipani. Un carillon.  di Daisy. Alzo il coperchio e salta fuori una ballerina. Esamino l'interno della scatola.  suddiviso in vari scomparti, tutti vuoti.
Come una scatola a pi livelli di canditi, il carillon ha strati nascosti. Rimuovo cautamente il vassoio superiore, e sotto, avvolta nel feltro nero come il reperto di un museo, c' una siringa di plastica. La prendo, la esamino attentamente e poi la metto da parte. Rimuovo lo strato successivo e vedo, in un piccolo scomparto, dei pacchettini grandi come sassolini, ognuno avvolto nel kleenex. Ne prendo uno e tolgo la carta.  un dente di Nic. C' sangue sulla radice. Prendo un altro pacchettino e lo apro. Un altro dente.
Mi sveglio.
Vado in cucina, Brutus  sdraiato sul pavimento, con le zampe posteriori allargate. Non riesce pi a muoversi. Karen gli mette un asciugamano sotto la pancia e lo solleva per farlo stare un po' in piedi. Le sue fragili zampe posteriori tremano, ma fa ancora qualche passo.
Il veterinario gli ha prescritto una nuova medicina. Non possiamo tollerare l'idea di farlo addormentare. Non Brutus. Non credo che Daisy, che ogni notte prima di andare a letto lo abbraccia e lo bacia sul muso, riuscirebbe mai ad accettarlo. E nemmeno Jasper, che se ne sta seduto per ore su una poltrona in giardino lanciando una palla da tennis a Brutus, il quale gliela riporta sputandogliela in grembo.
Dopo scuola, Karen, Jasper, Daisy e io entriamo nello studio dell'analista per la prima seduta di terapia famigliare. I ragazzi si siedono sul divano di pelle, visibilmente imbarazzati.
Il terapeuta  un giovane medico con la barba e gli occhi scuri. La sua voce ha un che di rassicurante. Ho gi incontrato vostro padre e vostra madre, dice a Jasper e Daisy. Mi hanno raccontato che cosa sta succedendo nella vostra famiglia. Mi hanno parlato di vostro fratello Nic e della sua dipendenza dalla droga. Non deve essere stato facile neanche per voi.
Jasper e Daisy lo fissano, ascoltando attentamente.
Fa molta paura avere un fratello che si droga, continua il medico. Per un sacco di ragioni. Una delle quali  che non si sa mai che cosa potr succedere. So che siete molto preoccupati per lui. Sapete dov' adesso?
 in riabilitazione, risponde Jasper.
Sapete che cosa vuol dire?
L'analista glielo spiega e poi racconta di altri bambini che si trovano nella stessa situazione e di come sia dura anche per loro.  normale sentirsi confusi quando si ha un fratello che si ama ma di cui si ha anche paura.
Jasper e Daisy lo fissano negli occhi.
Il medico si china verso di loro e appoggia i gomiti sulle ginocchia. Li guarda attentamente. Vi spiegher una parola che forse non avete mai sentito prima, dice. Questa parola  ambivalenza. Significa che  possibile sentire due cose nello stesso momento. Significa che... si pu amare qualcuno e odiarlo allo stesso tempo, o forse odiare quello che sta facendo alla tua famiglia e a se stesso. Significa che vuoi tanto vederlo ma al tempo stesso hai paura di lui.
I ragazzi sembrano pi a loro agio. Poi Jasper prende la parola.
Siamo tutti molto preoccupati per Nic, dice voltandosi verso di me.
Stai guardando tuo padre, dice il terapeuta. Anche lui  preoccupato per Nic?
Jasper annuisce.
Sei preoccupato per il tuo pap? Soprattutto dopo l'ospedale? Mi hanno raccontato anche questo.
Jasper abbassa lo sguardo e annuisce impercettibilmente.
Dopo l'esitazione iniziale, lui e Daisy ci sembrano rincuorati. Pi parliamo, pi i loro volti si distendono. Parliamo di cose su cui loro non erano mai stati adeguatamente informati.
L'analista dice che anche se per il momento Nic  al sicuro nel centro di riabilitazione, il futuro ci fa paura. Inoltre, il fatto che lui sia al sicuro non significa che vada tutto bene.
Dopo i suoi furti, ogni volta che non trovo qualcosa sprofondo nel panico pensando che Nic  entrato di nuovo in casa, dice Karen.
Panico  proprio la parola giusta, risponde il medico. Torna a sentire quello che ha provato quando si sentiva assediato.
Gli raccontiamo delle riviste che il nostro amico aveva lasciato sul pavimento, quando avevamo pensato che Nic si fosse di nuovo introdotto in casa. Prima di parlarne eravamo in uno stato di totale allerta. Nessuno dei due voleva allarmare l'altro. Ma entrambi avevamo pensato la stessa cosa.
L'analista ci chiede quali altre cose scatenano in noi il panico.
Quando suona il telefono, dico.
Il telefono?
Jasper e Daisy mi fissano.
Il telefono, quando suona, mi genera lo stesso panico. Mi aspetto sempre la notizia di un'altra crisi. O che sia Nic, in chiss quale stato. Oppure non  lui e resto deluso. Sento salire la tensione. Spesso, durante i pasti o la sera, quando siamo tutti insieme, lascio suonare il telefono finch non parte la segreteria perch non voglio sentire nessuno. Penso che tutti sentano questa tensione. Jasper mi chiede sempre perch non rispondo. Credo che la cosa lo innervosisca.
Jasper annuisce.
L'analista dice: Non  soltanto un evento raro e occasionale, come la pila di riviste. Il panico si scatena anche ogni volta che suona il telefono. E in una casa il telefono squilla spesso. Dev'esserci molta tensione, da voi. E poi, rivolto ai bambini, aggiunge: Dico bene?
Entrambi annuiscono vigorosamente.
Sembra essere una profonda ammissione. Rivolgendosi a me, il dottore dice: Magari la sera pu staccare la suoneria. Pu sempre richiamare chi l'ha cercata. E aggiunge: E adesso che Nic  in riabilitazione, forse potrebbe essere utile che voi due stabiliate un'ora, una volta alla settimana o anche pi spesso, in cui parlarvi al telefono. Stabilire confini come questi potr aiutare entrambi. Vi liberer dal continuo stato di ansia in cui vivete. E la sua famiglia sapr di questi vostri appuntamenti telefonici e non li sentir pi come una minaccia.
 una buona idea, ammetto. Ma poi subito mi correggo. Mi sanguina il cuore. L'idea di interrompere la comunicazione  terrificante.
Non la sta interrompendo, la sta rendendo pi sicura per tutti.
Mentre usciamo dallo studio dell'analista e scendiamo le scale, i ragazzi sembrano rinati. I loro occhi scintillano e sulle guance  tornato il colore.
Che cosa ne pensate? chiede Karen.
Era... inizia Daisy.
Incredibile, conclude Jasper.
Lo era davvero, conferma Daisy.
Comincio a monitorare il mio uso del telefono, stacco la suoneria la sera e durante i weekend. Incomincio a pensare a quando sentire Nic ogni settimana. Piccole cose, che per mi sembrano enormi passi avanti.
 da tre settimane che Nic  in riabilitazione. Sembra spossato. Mi racconta che le prime settimane sono state dedicate alla stabilizzazione. La terapia disintossicante nella San Fernando Valley non era bastata per ripulire il suo sangue dalle droghe. Anche adesso, dopo tre settimane, soffre molto sia fisicamente sia mentalmente. Ha frequenti crisi convulsive e una volta hanno dovuto trasferirlo d'urgenza in un ospedale vicino. Il suo corpo  scosso dai tremiti e non riesce a dormire. E i dolori continuano ad aumentare.
Nic mi richiama domenica.  freddo e distaccato, mi accusa di averlo mandato l e mi chiede un biglietto aereo per tornare a casa.  stato un errore, dice. Un disastro. Uno spreco di soldi.
Devi avere pazienza.
Mi spedisci o no il biglietto aereo?
No.
Nic riappende.
Richiama il giorno dopo per dire che si sente un po' meglio. La notte scorsa, per la prima volta da quando  arrivato, ha dormito bene. Gli dispiace per ieri. Non riesco ancora a credere di esserci ricaduto, dice come se si sentisse terribilmente in colpa. Ho paura di esprimermi perch non so che cosa accadr. Non voglio riaccendere in voi la speranza per poi deludervi di nuovo.
Mi parla un po' di come funziona il programma di riabilitazione. Nel mio primo gruppo uno psicologo mi ha chiesto perch ero qui, qual era il mio problema.
Sono un tossicodipendente e un alcolista, gli ho risposto.
Lui ha scosso la testa. No', ha detto, questo  come hai curato il tuo problema. Qual  il tuo problema? Perch sei qui?'
Le premesse sembrano buone. Ma non nutro ormai pi molta speranza. Non so se si  spinto troppo in l, se il suo cervello  troppo danneggiato dalle droghe.
Un'altra settimana. Un altro Natale e un altro Capodanno.
Un'altra settimana. Un mese. Nic  al sicuro in riabilitazione ma io resto scettico.
 gioved. Vado a prendere Jasper al teatro dove si esercita la banda di strumenti a percussione della scuola. Lui suona i congas in Oye como va, mentre un ragazzo delle medie fa il verso a Carlos Santana.
Lo riporto a casa e saluto lui, Daisy e Karen, che vanno alla festa per l'undicesimo compleanno della cugina. Carico la valigia in macchina e vado all'aeroporto di Oakland, dove faccio il check-in e consumo un rapido pasto.
Quando sbarco ad Albuquerque ho una vivida immagine del suo arrivo qui, circa otto settimane fa, dopo che sua madre l'aveva caricato sull'aereo a Los Angeles.
Fuori, mi immagino l'autista del Life Healing Center che lo aspetta con un cartello che dice NIC SHEFF, ma non sarebbe comunque stato difficile identificare il ragazzo sceso dal volo da Los Angeles, pallido e smunto, con lo sguardo spento dopo tre mesi di disintossicazione che non erano bastati nemmeno per ripulirgli il sangue.
Noleggio un'auto. Dovrebbe essere per non fumatori, ma l'abitacolo  impregnato di fumo. Sull'autostrada accendo l'autoradio e la prima cosa che sento  il riff all'inizio di Gimme Shelter.
Guido per un'ora e poi mi fermo al motel. Lascio la valigia e risalgo in macchina per comprarmi un costume da bagno. Torno in albergo e scopro che la piscina  chiusa, circondata da nastro adesivo giallo come la scena di un crimine.
In camera sfoglio il New Yorker. Mi chiedo se ne arriva qualche copia anche al centro di riabilitazione di Nic. Poi mi addormento per un po' e mi sveglio alle otto.
 da giugno che non vedo Nic. Ricordo a malapena quando  venuto a trovarmi in ospedale. Le telefonate e i messaggi, le bugie, il terrore, la visita di sua madre al suo appartamento, le false e-mail dal Joshua Tree.
Perch sono qui? Un weekend non pu cancellare gli anni d'inferno, un weekend non pu cambiare la vita di Nic. Io ormai non posso fare nulla. Perch sono qui?
Il medico che lo sta seguendo gli ha suggerito di chiederci di andarlo a trovare. Se questa  la sua ultima chance, voglio fare tutto quello che mi chiedono. So che probabilmente sar inutile, ma voglio fare la mia parte. In tutta onest, ma vi prego, non ditelo a nessuno, sono qui anche per vedere Nic, che mi manca molto.
Attraverso la citt, seguendo le indicazioni mandatemi via mail dal centro di riabilitazione. Svolto in una strada bianca fiancheggiata da cespugli di salvia e scarni pini. Sembra la location di un vecchio western. Il posto un tempo doveva essere un ranch. Oltre all'edificio principale ci sono bungalow e capannoni. L'insieme  rustico e modesto, molto diverso dal vecchio palazzo vittoriano del conte Ohlhoff, dall'austero e ipertecnologico ospedale nella Napa Valley o dal centro di Jace a Melrose Place.
Compilo dei moduli in un piccolo ufficio e poi aspetto fuori Nic. Fa freddo, ma ho un giubbotto pesante.
Respiro a fondo e penso a Nic.
Nic con un giaccone militare e una sciarpa di lana.
Nic con una maglietta stinta, shorts e sneakers nere.
I suoi capelli sono lunghi e arricciati. Se li scosta dagli occhi.
Nic scende gli scalini e mi viene incontro. La sua faccia  ancora pi scavata, i suoi occhi lampeggiano.
Ehi, pap.
Sono felice di rivederlo. Appena me lo vedo davanti, la mia rabbia svanisce. Ma ho ancora paura di lui.
Nic mi viene incontro a braccia aperte. Ci abbracciamo.
Aspettando Vicki, chiacchieriamo un po'. Poi Nic solleva timidamente lo sguardo e mi dice: Grazie per essere venuto. Non ero sicuro che l'avresti fatto.
Esco con lui nell'area fumatori, sotto una tettoia di legno.
Penso che forse starei meglio senza vederlo e che non voglio essere contento di vederlo.
Mi presenta alcuni amici. Ci sono una ragazza con piercing alle orecchie e i capelli rasati a zero, un ragazzo completamente calvo e un altro con i ricci. Un uomo che sembra avere trascorso tutta la vita al sole mi viene incontro porgendomi la mano. La sua pelle sembra di cuoio. Mi dice che mio figlio  un grand'uomo.
Nic accende una sigaretta e mi racconta che le cose stanno cambiando.
So che l'hai gi sentito prima, ma questa volta  diverso.
Il problema  che ho gi sentito anche questo.
Lo so.
Rientriamo per incontrare il medico che lo segue e aspettiamo sua madre, che ci raggiunge poco dopo. Vicki indossa un tailleur beige e ha i capelli lunghi e lisci.  difficile guardarla negli occhi dopo tutti questi anni. Mi fa sentire in colpa. Ero un ragazzo, avevo un anno meno di Nic quando l'ho incontrata. Posso cercare di perdonarmi, anche se lei non vuole farlo, perch ero cos giovane. Ero ansioso di vedere Nic, ma anche l'idea di vedere Vicki mi metteva in agitazione. Forse in questi ultimi anni ci siamo riavvicinati, ma anche se abbiamo trascorso ore insieme al telefono e ci siamo consolati e sostenuti a vicenda,  da vent'anni, dal nostro divorzio, che non siamo stati per pi di qualche minuto nella stessa stanza. La scorsa settimana ricorreva il nostro anniversario di matrimonio. L'ultima volta che siamo rimasti insieme per pi di cinque minuti  stata alla maturit di Nic, quando Vicki e io eravamo seduti uno accanto all'altra.
Il medico ci dice che Nic sta reagendo bene alla terapia e ci chiede di dirgli come l'abbiamo trovato rispetto a quando lo andavamo a trovare negli altri centri di riabilitazione.
Nic, Vicki e io pranziamo insieme.
Dopo ci porta in una sala con due pareti coperte da pannelli bianchi decorati dai pazienti dove ci aspetta un semicerchio di poltroncine.
Guardo Vicki. Quando ci siamo incontrati lavorava in un ambulatorio dentistico di San Francisco. L'ambulatorio era sotto la redazione del New West, dove io ero assistente editor, il mio primo lavoro dopo il college. L'ambulatorio si ispirava all'odontoiatria new age, un locale arioso con soffitti a volta, luci sospese made in Italy, molte piante, grasse e non, e musica diffusa anche in cuffia. Vicki indossava un cardigan bianco e una gonna a fiori. Aveva occhi azzurri e capelli corti, ed era appena arrivata da Memphis, dove aveva uno zio che faceva il dentista. Ci siamo sposati l'anno dopo. Io avevo ventitr anni, la stessa et che ha adesso Nic. Alla cerimonia, a Half Moon Bay, erano presenti soltanto due amici. Da allora non li ho pi rivisti. Avevo ventitr anni, e tre settimane fa ne ho compiuti cinquanta. I miei capelli non sono pi grigi, sono diventati bianchi come quelli di mio padre.
Le poltroncine sono tutte occupate. Mi guardo attorno e vedo i pazienti e i loro famigliari. Ormai ho una certa esperienza di queste sedute.
Due psicologi coordinano la riunione. Uno ha i capelli scuri, l'altro  biondo, entrambi portano al collo una sciarpa e hanno occhi gentili e sguardi intensi.
Per prima cosa si deve compilare un questionario. Comincio a farlo. Dopo circa mezz'ora leggiamo a turno le nostre risposte. In risposta alla domanda: Quali sono i problemi della sua famiglia? una madre ha scritto: Non pensavo che avessimo dei problemi, ma immagino che se non ne avessimo non saremmo qui. Pensavo fossimo una famiglia molto unita. Poi si mette a piangere. La figlia le posa una mano sul ginocchio. Siamo una famiglia molto unita. Ancora una volta mi ritrovo in una stanza con gente come me, gente la cui vita  stata sconvolta dalla tossicodipendenza di un membro della famiglia, gente sconvolta e devastata dal dolore.
Poi  la volta della terapia artistica.
Terapia artistica!
Ne ho passate troppe per restare l seduto sul pavimento a dipingere con le dita insieme a Nic e alla mia ex moglie. Sento montare la rabbia. Perch sono venuto? Perch sono qui?
Ci danno un foglio diviso in tre parti. Nic, Vicki e io ci sediamo per terra intorno al foglio, disposti a triangolo. Un triangolo.
Come da istruzioni, inizio a disegnare. Scelgo i gessetti e disegno dei cerchi.
Il riscaldamento  troppo alto. Non si respira.
Vicki ha scelto gli acquerelli e sta disegnando una marina, o perlomeno cos mi sembra, con un tramonto infuocato. Poi guardo la parte del foglio di Nic. Ha disegnato un cuore con l'inchiostro. Non un cuore di San Valentino o di Cupido, ma un cuore con atri, ventricoli e muscoli, che pompano sangue dentro un corpo. Il suo corpo. Collegata all'aorta c' una faccia, e poi altre facce, da diverse angolazioni, con espressioni di rabbia, desolazione e orrore. Continuo a disegnare con i gessetti. Ho tratteggiato una grossa linea che sale dal basso, come un fiume che poi si biforca raggiungendo i due angoli superiori del foglio. Premo cos forte che il gessetto mi si sbriciola tra le dita.
Un futile esercizio il cui senso mi sfugge. Vicki ha coperto l'azzurro del suo cielo con pennellate di nero. Sotto il suo cuore, Nic scrive: MI DISPIACE. Ripete la scritta pi e pi volte, come se non riuscisse a fermarsi. Sta disperatamente cercando di dire qualcosa, di tirare fuori qualcosa che non vuole uscire.
Non dobbiamo mai dimenticare che, per quanto possa essere doloroso per noi, lui soffre molto di pi.
Nel mio disegno, i due rami del fiume sono adesso costellati di gocce, lacrime, e circondati da sei cerchi. Tutt'a un tratto mi rendo conto che ho raffigurato l'apertura della mia mente, le lacrime, il dolore e il terrore. La valigia rotta con i cerchi e il suo contenuto - io, il mio vecchio io - che sgorga fuori.
Sua madre ha lasciato al centro delle pennellate nere una macchia rossa, da cui stillano delle gocce. Sangue, anche nel suo disegno.
Nic continua a scrivere MI DISPIACE e io vorrei piangere. No, penso, non lasciarlo entrare ancora. Non lasciarlo entrare ancora. Non lasciarlo entrare ancora.
Le famiglie mostrano i disegni, descrivendo che cosa rappresentano e come  stato lavorare l'uno accanto all'altro. Il rosso nel disegno di Vicki non  sangue, ma un palloncino rosso al quale vuole aggrapparsi per farsi portare lontano dalla tempesta nera. Nic la guarda e le dice che  molto contento che lei sia qui. La guardo anch'io e poi guardo Nic con i suoi genitori. Mi sento invadere da un'infinita tristezza al pensiero di tutto quello che hanno dovuto passare Vicki e Nic, noi tutti, e mi sento mortificato dalla mia tristezza. Oh, Nic, dispiace tanto anche a me.
Nic dice che il suo disegno non vuole essere un tentativo di chiedere scusa per i suoi eccessi e le sue follie e non intende nemmeno attribuirne la colpa a qualcuno. Ha voluto raffigurare la guarigione. I medici gli hanno detto che deve scoprire che cosa lo induce e farsi male, a ficcarsi in situazioni pericolose, tradire gli amici che gli vogliono bene, aggredire i genitori e aggredire soprattutto se stesso per distruggersi.  un tossicodipendente, ma perch? La sua tossicodipendenza  il sintomo di quale malessere? Secondo loro, questo  il primo passo che deve fare.
Le altre famiglie descrivono i loro disegni e poi li commentiamo insieme. Un'amica di Nic dice che i nostri disegni sono molto diversi e tutti molto intensi, ma sostiene che il cuore di Nic sbocca nei ventricoli e che la mia linea di gesso sembra un'arteria spezzata.
Non riesco a trattenere le lacrime. Nic mi posa una mano sulla spalla.
Quando usciamo, prima del tramonto, la luna  sospesa sopra la montagna. La guardo e capisco che non ho nutrito speranze in questa nuova terapia non perch non spero che funzioni o perch non pu funzionare, ma perch sperare ancora mi terrorizza.
Entro in una libreria e compro Denti bianchi di Zadie Smith. Questa notte voglio una tregua, voglio nascondermi nella storia di qualcun altro. Rientrato in motel, apro il libro e leggo l'epigrafe da Monteriano di E.M. Forster: Per qualche ragione, oggi sembra importante anche la pi piccola inezia, e se si dice di una cosa che non ha attaccato niente', suona come blasfemo. Non esiste alcunch - come posso esprimerlo? - che per le nostre azioni, che per le nostre inerzie, non avr qualcosa di attaccato per sempre. Un brivido mi corre lungo la schiena. Quanto siamo innocenti e al tempo stesso responsabili dei nostri errori, penso.
La guarigione implica il superamento delle recriminazioni. Vicki dice che una volta si portava dietro cos tanta rabbia contro di me che era come se avesse sulle spalle uno zaino pieno di mattoni.  un tale sollievo non averli pi sulla schiena, dice. Forse ne  rimasto ancora qualcuno, rispondo. Forse s, ammette lei. Ma adesso siamo di nuovo uniti dal tentativo di salvare nostro figlio. Lo psicologo dice che questo weekend deve aiutarci a vincere il risentimento. Il risentimento  come prendere il veleno e aspettare che l'altro muoia, osserva un padre.
La mattina dopo torno da Nic. Beviamo un caff insieme. Ha una maglietta della New York Art Academy, jeans a vita bassa e un berretto all'uncinetto calato sugli occhi.
Tra poco inizia la seduta collettiva con le famiglie. Un'imbarazzante terapia di gruppo che si svolge davanti a un pubblico. Ma ammetto che  un bel sollievo esprimere liberamente i propri pensieri. Quando parla Nic, mi sento invadere da emozioni contrastanti, ansia, paura, esasperazione, rabbia, dolore, rimorso. Vorrei potergli credere, ma ho molte resistenze ad abbattere la fragile diga che ho eretto per proteggermi. Ho paura di essere travolto.
All'improvviso ricordo quando pregavo per Nic. Non avrei mai pensato di poterlo fare. Per che cosa pregavo? Non ho mai detto: Smettila di prendere droghe. Non ho mai detto: Stai lontano dalla metamfetamina. Dicevo: Ti prego, Dio, fai guarire Nic. Ti prego, Dio, fai guarire tutte le persone che soffrono in questa stanza, su questo pianeta. Guardo gli altri nella sala. Sono coraggiosi. Sono qui. Comunque ci siano arrivati, sono qui. E se loro sono qui, c' ancora una possibilit.
L'ultimo giorno, alla riunione finale, ci insegnano come pensare al futuro. Il futuro  costellato di pericoli. Lo mappiamo. Letteralmente. A ogni famiglia viene dato un grande foglio dove nell'angolo in basso a sinistra c' una forma che raffigura un appezzamento di terra - dove siamo - e in quello in alto a destra un'altra forma che rappresenta la nostra destinazione. In mezzo ci sono piccoli cerchi, pietre per guadare i passaggi pericolosi.
Le istruzioni. Indicate dove siete oggi e dove volete andare. Indicate i passi che dovete compiere per arrivarci. Pensate ai mesi che vi aspettano, non al resto delle vostre vite. A dove volete andare e quale cammino volete prendere per arrivarci. Ah, dimenticavo, dice lo psicologo, le parti bianche della mappa sono una palude. Per attraversarla dal punto in cui vi trovate ora a quello in cui volete arrivare, dovrete guadare i pericoli della palude usando le pietre. Indicate le insidie che vi attendono lungo il cammino.
Nic, con un grosso pennarello rosso, non ha difficolt a identificare i pericoli. Ce ne sono cos tanti: tutti i vecchi sbagli, le abitudini, le tentazioni. Disegna un ago ipodermico. C' cos tanto rosso che  quasi impossibile trovare lo spazio per scrivere sui piccoli cerchi delle pietre. Le pietre sembrano cos piccole e instabili in quel mare di rosso. Ma su di esse Nic scrive il nostro piano e il suo. Come avanzeremo lenti, a piccoli passi. Come ci sosterremo a vicenda senza gravare l'uno sull'altro. I passaggi di Nic includono le riunioni degli AA e un paziente lavoro per ricucire le relazioni. Menziona Karen e mi guarda. Amo molto Karen, dice. Siamo amici... Mi manca. Sa che con Jasper e Daisy ci vorr molto tempo. C' molto da scrivere. Quando la mappa  completa, capiamo quale compito spetta a me e a sua madre. Dobbiamo sostenerlo a distanza, lasciare che la guarigione sia la sua guarigione, e nel frattempo instaurare relazioni affettuose e solidali. Ma la parte pi dura spetta a Nic, perch i pericoli, raffigurati dai tratti di pennarello rosso, sono ovunque. Soltanto un miracolo potr aiutarlo a superare l'infida palude. Guardo Nic e sua madre e penso che gi il fatto che noi tre siamo qui, insieme,  un miracolo.  troppo sperare che se ne avveri un altro?
Prendo l'aereo per tornare a casa. Mi sento come se mi avessero operato al petto, aprendomi il costato e incidendomi i lombi. Poi, con i guanti chirurgici, hanno strappato via la carne, squarciando i tendini e la pelle, e lasciandomi con le viscere esposte.
Sono a casa. Karen ha portato Daisy dal dentista e io sono solo con Jasper, che sta suonando la chitarra con il programma Garage Band. Poi aggiunge percussioni, sintetizzatore e cori, e su questa base registrata incide infine la sua voce. Quando la composizione  completa, la registra su un CD.
 ora di accompagnarlo a lacrosse. Durante il viaggio ascoltiamo la sua musica e poi i White Stripes. Quando arriviamo, salta fuori dalla macchina, si infila l'uniforme e corre dagli amici.
Resto ai margini del campo. I ragazzi, sotto le loro armature, esalano vapore come draghi. Corrono dietro alla piccola palla bianca cercando di infilarla nella retina della racchetta e passandosela l'un l'altro.
Ho in tasca il cellulare, ma  spento. Come ha osservato l'analista che segue Jasper e Daisy, il telefono era il mio collegamento con Nic, e ogni squillo era un colpo al cuore, come un defibrillatore. Ogni chiamata alimentava la mia ossessione, rassicurandomi che Nic stava bene o confermandomi che non era cos. La mia dipendenza dalla sua dipendenza non ha aiutato n Nic n me, n gli altri attorno a me. La sua dipendenza era diventata pi impellente che il resto della mia vita. Come potrebbe non esserlo la lotta per la vita di un figlio? Adesso seguo anch'io una terapia per guarire dalla mia dipendenza dalla sua dipendenza. La maggior parte del lavoro lo faccio con il terapeuta, ma c' anche una parte pratica, come per esempio spegnere il cellulare.
Finito l'allenamento, Jasper e io andiamo in un negozio di articoli sportivi. I suoi piedi sono cresciuti e ha bisogno di un paio di scarpe nuove. Mi aiuta a pagarle con il resto di una gift card che ha ricevuto a Natale. Davanti alla cassa, quando tira fuori il portafoglio per prendere la tessera, gli cade per terra un foglietto.
Che cos'? gli chiedo mentre si china a raccoglierlo.
La lettera che mi ha scritto Nic.
Poi la ripiega velocemente e la rimette nel portafoglio.
I ragazzi dormono. Karen e io stiamo leggendo a letto. Brutus sta sognando di correre. Poso il libro e fisso il soffitto, cercando di capire che cosa sento esattamente. I genitori dei tossicodipendenti imparano a mitigare le loro speranze anche se non le perdono mai del tutto. Tuttavia, l'ottimismo ci incute terrore, poich temiamo la sua punizione.  pi prudente non coltivare speranze. Ma oggi sono pi fiducioso, sento il dolore e la gioia del passato e spero e mi preoccupo per il futuro. So che cosa sento: tutto.


Epilogo

Oh, what'll you do now, my blue-eyed son?
Oh, what'll you do now, my darling young one?a
BOB DYLAN, A Hard Rain's A-Gonna Fall

HA Jin ha scritto: Alcuni grandi uomini e alcune grandi donne si fortificano e si redimono attraverso le loro sofferenze, e sembrano cercare la tristezza anzich la gioia. Come diceva Van Gogh: "Il dolore  meglio della gioia", e come asseriva Balzac: "La sofferenza  la nostra maestra". Ma questo vale soltanto per pochi eletti, per le anime straordinarie. Per la gente comune come noi, troppa sofferenza pu renderci soltanto pi meschini, pi folli e pi disperati.
Non sono un grand'uomo, ma non mi sento pi meschino, folle o disperato. Ci sono stati periodi in cui mi sono sentito cos, ma adesso sto bene, almeno il pi delle volte.
Dopo tre mesi a Santa Fe, gli psicologi hanno suggerito a Nic di continuare la terapia in un centro dell'Arizona per poi trovarsi un lavoro e fare volontariato. Lui per non ha voluto. Mi ha detto: So che la cosa ti preoccuper, ma devo vivere la mia vita. Andr tutto bene.
Dapprima ho risposto: No, non puoi. Dopo per mi sono ricordato:  la sua vita.
Quando  uscito, Nic  andato a trovare un compagno di riabilitazione. Per un po' non ci siamo sentiti, ma poi abbiamo ricominciato a parlarci. Adesso ci sentiamo regolarmente. Sta con una studentessa d'arte. Vivono insieme. Nic lavora in un bar e ha ripreso a scrivere. Ora pu raccontare meglio come  difficile restare puliti.
Parliamo di quello che stiamo scrivendo. Parliamo delle nostre vite, dei libri che abbiamo letto e dei film che abbiamo visto (Little Miss Sunshine).
Calcolo che  trascorso un anno da quando ha lasciato Los Angeles. Per quanto ne so,  da un anno che  pulito. Gli credo quando mi dice che  rimasto pulito? Nego tutto quello che abbiamo passato? Ignoro quanto sia difficile per lui esserlo e continuare a esserlo? No. Ma spero. Continuo a credere in lui.
Dopo l'emorragia cerebrale, durante la convalescenza, lamentavo di non sentire quello che immaginavo fosse il vantaggio di essere sopravvissuto a un'esperienza di quasi-morte: essere ancora vivo. Ho spesso sentito e letto delle epifanie susseguenti alla tragedia. Le vite dei sopravvissuti si trasformano, diventano pi semplici, e le priorit sono pi chiare. La vita acquista pi valore. Per me ne aveva gi molto, e l'emorragia cerebrale me l'ha fatta apparire invece pi paurosa. Ho imparato che la tragedia ci pu colpire tutti, compresi i bambini, in qualsiasi momento e senza preavviso.
Ma da allora molte cose sono cambiate. Allo stesso modo in cui ci sono vari stadi nel lutto e nel dolore, devono esserci vari stadi dopo un trauma, perch le lezioni del Centro neurologico sono riemerse nel corso del tempo.
In dicembre ho compiuto cinquant'anni. Qualche giorno dopo ho raccontato all'analista quello che ho passato negli ultimi anni. Quando gli ho detto che i neurologi avevano negato qualsiasi correlazione tra l'emorragia cerebrale e lo stress della mia vita, mi ha guardato con espressione indulgente e ha detto: Be', non  certo stato d'aiuto. Ha poi osservato che prima che la mia testa esplodesse letteralmente, aveva spesso avuto l'impressione che potesse succedere. Per anni ero stato costantemente teso e preoccupato per Nic. L'avevo razionalizzato: nessun genitore di un tossicodipendente pu aspettarsi di essere felice a lungo. Ero grato per i momenti di sollievo, quando Nic sembrava stare meglio. Nel frattempo ho fatto il possibile per godermi la vita: Karen, Jasper, Daisy e il resto della mia famiglia e gli amici, le tregue, per quanto rare e brevi siano state.
L'analista mi ha detto che era arrivato il momento di fare una scelta diversa. Senza invocare gli AA o Al-Anon, ha sostanzialmente ribadito la Preghiera della Serenit. Dovevo decidermi una volta per tutte ad accettare le cose che non posso cambiare e avere il coraggio di cambiare quelle che posso cambiare. Avrei avuto il coraggio di farlo?
Ci ho provato, ho risposto. Ci ho provato per anni.
Apparentemente, non ci ha messo abbastanza impegno.
L'analista mi ha chiesto perch andavo da lui soltanto una volta alla settimana. Gli ho risposto che non avevo n il denaro n il tempo per andarci pi spesso.
Se nel corso degli ultimi anni qualcuno le avesse detto che Nic aveva bisogno di una terapia pi intensa per guarire, sarebbe riuscito a trovare il denaro? ha ribattuto lui.
Ho risposto onestamente: S.
La salute mentale di suo figlio  forse pi importante della sua? ha chiesto.
Per quanto riguardava il tempo per la terapia, mi ha chiesto: Quanto tempo vale la sua salute? Quanto tempo sta sprecando adesso soffrendo? E poi ha concluso: Ha gi rischiato una volta la pelle. Ha cinquant'anni. Come vuole trascorrere il resto della vita? Spetta a lei decidere.
Ultimamente, l'emorragia cerebrale mi ha fatto apprezzare, anzich temere, la profonda verit di quelle parole: il nostro tempo qui  limitato. Questa consapevolezza mi ha indotto a seguire il consiglio dello psichiatra e fare tutto quello che potevo per liberarmi della mia ossessione per Nic. Non potevo cambiare lui, potevo cambiare soltanto me stesso. E cos, invece di concentrarmi sulla sua guarigione, mi sono dedicato alla mia.
Ho frequentato le riunioni di Al-Anon. Sono passato a due sedute alla settimana dall'analista, e per la prima volta dall'inizio della terapia mi sdraio sul divanetto. La differenza  notevole, come smontare un edificio di Lego con stanze segrete e soffitte, smantellando un mattoncino dopo l'altro; un lavoro meticoloso e spesso inquietante. Ho capito che a un certo punto per me era diventato pi sicuro focalizzare l'attenzione sulle crisi di Nic anzich sulle mie. Era persino pi sicuro avere un'emorragia cerebrale.
La terapia mi ha aiutato a disseppellire grumi di colpa e vergogna che mi hanno fatto capire perch ero cos desideroso di assumermi la responsabilit della dipendenza di Nic. Recentemente, sul New York Times Magazine, William C. Moyers, figlio del giornalista Bill Moyers ed ex tossicodipendente, ha scritto: La guarigione ... affrontare quel buco nell'anima. Che cosa ha scavato quel buco? Nessuno lo sa. Ammetto di avere commesso terribili errori nell'educazione di Nic. Non mi assolvo, nemmeno adesso. Come ben sai, Nic, mi dispiace.
A dispetto di tutte le lacrime, le ansie e le migliori intenzioni, la maggior parte delle famiglie dei tossicodipendenti ne uscir sconfitta, scrive Beverly Conyers. I tossicodipendenti indulgono nei loro comportamenti autodistruttivi finch dentro di loro qualcosa - qualcosa che non dipende dagli sforzi degli altri - non cambia cos radicalmente che il desiderio della droga  offuscato e infine soffocato dal desiderio di una vita migliore. Non  facile accettare il profondo significato di queste parole. Sono convinto di avere fatto tutto il possibile per aiutare Nic. Adesso tocca a lui. Deve cavarsela da solo. Penso che anche Nic sia contento di essersi sottratto alla mia ala protettiva e di poter camminare con le proprie gambe. Il nostro rapporto sar ora pi schietto.
L'emorragia cerebrale mi ha aiutato a capire anche qualcosa di cui ero consapevole intellettualmente ma che non accettavo emotivamente. I miei figli vivranno con o senza di me. Per un genitore  una constatazione scioccante, ma ci aiuta a farli crescere.
Vorrei averlo capito prima, ma non ci sono riuscito. Se soltanto educare i figli fosse pi facile! Un tempo volevo che le cose fossero pi semplici, ma la mia visione del mondo  cambiata nel corso della dipendenza di Nic e della mia degenza al Centro neurologico. Da allora, ho imparato un'altra lezione: ci sono molte cose buone al mondo, ma per apprezzare la bellezza e l'amore si deve sopportare il dolore.
* * *
Ci sono state anche lezioni pratiche. Da quando la gente ha saputo della nostra tragedia famigliare abbiamo ricevuto numerose visite di amici, amici di amici, amici di amici di amici e anche di estranei. Apparentemente il mio articolo  ancora in rete perch continuo a ricevere lettere. Lettere di persone i cui figli, compagni o genitori stanno vivendo nell'inferno in cui era sprofondato Nic. Molti di loro mi chiedono consigli. Ma persino adesso, mi  difficile darne.
Sono totalmente d'accordo con la prima raccomandazione di tutte le campagne antidroga: parlate presto e spesso ai vostri figli dei pericoli delle droghe. Altrimenti sar qualcun altro a istruirli. Dobbiamo essere aperti e sinceri sulle nostre esperienze con le droghe?  una decisione individuale, perch ogni genitore e ogni figlio sono un caso unico. Si deve comunque fare sempre molta attenzione a non esaltare l'uso dell'alcol o delle droghe. Ma in fin dei conti non so se sia importante parlare delle vostre esperienze. Altre cose sono ben pi importanti. Penso che i figli non abbiano bisogno di sapere tutti i dettagli delle nostre vite, ma non mentir mai e risponder onestamente alle loro domande. Prima o poi Jasper e Daisy leggeranno questo libro. Non li sorprender, queste cose le hanno vissute
L'esperienza mi ha insegnato anche che prima si interviene, maggiori sono le possibilit di guarigione. Retrospettivamente, vorrei aver costretto Nic - a un'et in cui la legge mi autorizzava ancora a farlo - a sottoporsi a una lunga terapia di riabilitazione. Mandare un ragazzo, o anche un adulto, in riabilitazione prima che sia pronto a capire i principi su cui si fonda la guarigione, forse non pu prevenire una ricaduta, ma da quanto ho visto non  poi cos traumatico e pu essere d'aiuto. Inoltre, un periodo di astinenza forzata negli anni formativi dell'adolescenza  preferibile alla sperimentazione delle droghe. La terapia forzata in un buon centro di riabilitazione consente almeno un risultato immediato: tiene il soggetto lontano dalle droghe per tutta la durata del trattamento. Meno se ne usano pi facile  smettere, e pi a lungo rester in terapia, meglio sar per lui.
Ricoverare un figlio in un centro di riabilitazione contro la sua volont  una delle decisioni pi ardue che un genitore possa prendere. La madre di un vecchio compagno di scuola di Nic mi ha raccontato che aveva pagato un uomo per rapire il figlio diciassettenne che consumava e spacciava metamfetamina. All'uscita da scuola l'hanno sequestrato, ammanettato e spedito per tre mesi in riabilitazione. Lei aveva pianto ininterrottamente per tre giorni. Da quando  uscito, il figlio ha avuto una sola ricaduta e adesso dice che il suo intervento gli ha salvato la vita.
Ho sentito storie simili alle riunioni degli AA a cui sono andato con Nic. I tossicodipendenti in riabilitazione ricordano quando i loro genitori orchestravano interventi o li costringevano a farsi curare: Anche se allora li odiavo, mi hanno salvato la vita. Ma ho sentito anche di fallimenti. Ci ho provato, ma mio figlio  morto. Con la metamfetamina nessun esito  garantito. Le statistiche non significano nulla. Non saprete mai se vostro figlio sar in quel 9 o 17 o 40 o 50 percento che se la caver. Al tempo stesso, per, le statistiche ci fanno aprire gli occhi. Ci informano che il nostro avversario  formidabile e ci mettono in guardia contro un irrazionale ottimismo.
A volte, quando Nic aveva una ricaduta, ne attribuivo la colpa agli psicologi, agli psicanalisti, alle terapie di riabilitazione e, naturalmente, a me stesso. Dopo tutti questi anni ho capito che la guarigione  un processo sempre in corso. Avrebbe potuto ricaderci, ma i centri di riabilitazione lo hanno tenuto lontano dalla droga. Senza questi ricoveri, Nic forse sarebbe morto.
Le terapie di riabilitazione non sono perfette, ma sono il massimo che possiamo avere. I farmaci magari sono d'aiuto in alcuni casi, ma non possono sostituire le terapie. Sostenere le spese di una terapia  l'unico modo in cui aiuterei un tossicodipendente. Non gli pagherei l'affitto n la cauzione se venisse arrestato, non gli pagherei i debiti n gli presterei denaro se prima non accettasse di farsi curare.
Nel 1986, Nancy Reagan, che aveva appena inaugurato una grande campagna contro le droghe, ha dichiarato: L'indifferenza non  un'opzione... Per il bene dei nostri figli, vi imploro di essere inflessibili nella vostra opposizione alle droghe.
Non conosco nessuna persona matura che si sia dichiarata a favore di droghe come la metamfetamina. Dobbiamo imparare a conoscere il difficile mondo in cui stanno crescendo i nostri figli e aiutarli pi che possiamo.
La gente diceva a Nic: Be', smettila e basta.
Ho imparato che non  facile.
La gente mi diceva di smetterla di preoccuparmi perch tanto non potevo farci nulla. Ma non ne ero capace. Con il tempo ho imparato a preoccuparmi di meno. Dovreste cercare di farlo anche voi. Essere pazienti con voi stessi e non rimproverarvi gli errori che potrete commettere. Non siate troppo severi e non tenetevi niente dentro. Condividere le nostre storie ci ricorda che non siamo soli. Anche scriverle pu essere d'aiuto, almeno per me lo  stato. Scrivevo freneticamente. Cominciavo nel mezzo della notte e smettevo all'alba. Se fossi stato un pittore come Karen, avrei dipinto quello che sentivo. Io invece lo scrivevo.
Non sono pi preoccupato per Nic. Certo, tutto potrebbe ancora cambiare, ma per il momento sono contento delle sue scelte di vita. Naturalmente mi auguro che resti sempre pulito, e spero che i nostri rapporti continuino a migliorare, il che sar possibile soltanto se rester pulito.
Che fine hanno fatto le mie preoccupazioni? Il pittore Chuck Close ha detto: Sono sopraffatto dal tutto. La sua tecnica consiste nell'assemblare una griglia di piccoli quadrati che dipinti l'uno dopo l'altro compongono suggestivi ritratti delle dimensioni di una parete. Anch'io sono stato spesso sopraffatto dal tutto, ma ho imparato a contenere la mia preoccupazione per Nic in uno o due quadratini della griglia che Close userebbe per raffigurare la mia vita. Li vado a controllare di tanto in tanto. Quando lo faccio, provo ancora le stesse emozioni, ma non mi lascio sopraffare.
A volte il futuro mi fa ancora paura, ma molto meno di un tempo. Vivo meglio alla giornata. Pu sembrare semplicistico, ma  uno dei concetti pi profondi che conosca. Mi preoccupa ancora pensare come sar Nic tra cinque o dieci anni, ma poi ritorno sempre al presente.
Siamo in giugno. Il giorno del compleanno di Daisy. Dieci anni!  anche il giorno della festa di fine anno scolastico. Daisy passa in quinta elementare. Jasper in seconda media.
La sera, a cena da Nancy e Don, festeggiamo la promozione dei ragazzi, il compleanno di Nancy e Daisy e il mio anniversario.  trascorso un anno esatto dall'emorragia cerebrale.
I ragazzi giocano a scacchi con Nancy sul tavolo della cucina. Lei sta perdendo e sembra scocciata. Non  giusto, sospira ogni volta che vince Jasper.
Jasper, Daisy e la cugina tirano fuori un vecchio carrello per pianoforti a cui  legata una lunga corda e si trainano a vicenda, come se facessero sci nautico. In cucina Nancy butta dello scalogno in una padella imburrata e poi lo condisce.
Don annaffia le piante in giardino. Ascolta la radio con le cuffie. I ragazzi fanno irruzione in cucina inseguiti da un branco di cani, incluso Brutus, che faticosamente si fa strada tra gli altri. Nancy ha cucinato un cosciotto d'agnello, scalogno e fagioli con timo e aglio. Il fratello di Karen affetta il cosciotto. Come dessert, sua sorella ha fatto una crostata al limone con sopra candeline a forma di scimmie ed elefanti. Cantiamo Tanti auguri a Daisy e Nancy, che spengono le candeline. Poi, Jasper si siede a tavola vicino a me e dice: Non riesco a credere che sia estate.
Estate. Surf a Santa Cruz. Siamo con degli amici sulla spiaggia di Pleasure Point. Le onde sono basse e i surfer locali sono rimasti a casa. Ma per i ragazzi sono perfette. L'acqua  calda e limpida. Seduto sulla mia tavola, aspettando la prossima onda, passo in rassegna la griglia nella mia testa soffermandomi sui quadratini in cui c' Nic. Abbiamo trascorso molto tempo insieme su questa spiaggia. Durante il viaggio di ritorno, Jasper sceglie un CD. Come suo fratello maggiore quando era pi giovane, il suo musicista preferito  Beck e mi fa infilare nello stereo Midnite Vultures. La macchina  sporca di sabbia, siamo tutti pieni di sabbia, l'aria salata entra dai finestrini e Jasper e io cantiamo insieme a Beck.
A casa, Jasper consola Daisy, che  rimasta sconvolta da un documentario sul surriscaldamento globale. Mi sento come se fossi appoggiata a un muro e un mostro gigantesco stesse avanzando lentamente verso di me, e io voglio fermarlo ma non ci riesco, dice. Voglio volare lass e rattoppare il buco dell'ozono. Come se non bastasse, ha anche sentito che Plutone non  pi considerato un pianeta. Ma poi scaccia la tristezza per il drammatico destino della Terra e di Plutone, e Jasper dirige lei e se stesso in una loro commedia intitolata La regina meschina.
Sto scrivendo nel mio studio quando mi arriva una mail dalla ragazza di Nic. Ha allegato alcune fotografie del loro ultimo viaggio. Nic, con i capelli lunghi, ha un paio di occhiali da sole, un berrettino da venditore di giornali, T-shirt nera e jeans a vita bassa.  in piedi lungo la sponda di un fiume. Davanti a un geyser allo Yellowstone National Park. Sorride, un sorriso gioioso.
La mattina dopo il giardino  avvolto dalla nebbia. Karen si alza presto e accompagna Daisy all'allenamento della squadra di nuoto. Jasper  di sopra, suona la chitarra. Chiamo Nic per salutarlo, parliamo un po'.  di nuovo il vecchio Nic, mio figlio. Prima di chiudere la conversazione, mi fa: Dai un bacio a Karen, Jasper e Daisy. Poi dice che deve andare.
...
Oh, che cosa farai adesso, figlio mio dagli occhi azzurri? / Oh, che cosa farai adesso, mio adorato?
...
...
FINE.
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Ringraziamenti.
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...
CON grande stima, ringrazio Steve Shoptaw, Edythe London, Walter Ling e soprattutto Richard Rawson degli Integrated Substance Abuse Programs all'Universit della California di Los Angeles per avermi aiutato a capire la dipendenza. Voglio ringraziare anche tutti coloro che hanno corretto alcune parti di questo libro e mi hanno offerto utili suggerimenti. Tra questi, oltre ai dottori Rawson, Shoptaw e London, ci sono la dottoressa Judith Wallerstein e Gayathri J. Dowling, del National Institute on Drug Abuse.
Questo libro  nato da un articolo pubblicato sul New York Times Magazine. Non potr mai ringraziare abbastanza gli editor di questa rivista, Katherine Bouton, Gerry Marzorati e, soprattutto, Vera Titunik, che mi hanno guidato con grande esperienza e profonda etica.
 ancora pi difficile esprimere la mia gratitudine all'editor di questo volume, Eamon Dolan. Il suo contributo  inestimabile. In tutti gli stadi della stesura e della lavorazione sono stato ispirato e illuminato dalla sua saggezza, la sua intelligenza e il suo elegante editing. Sono anche grato a Janet Silver per la sua sensibilit, la sua gentilezza e la sua devozione al mio libro. Reem Abu-Libdeh e Larry Cooper hanno contribuito all'editing. Michaela Sullivan e Melissa Lotfy sono responsabili, rispettivamente, della sovraccoperta e del progetto grafico originale del volume. Vorrei ringraziare anche Bridget Marmion, Lori Glazer, Megan Wilson, Carla Gray, Lois Wasoff, David Falk, Sasheem Silkiss-Hero, Chester Chomka, Sanj Kharbanda, Elizabeth Lee e Debbie Engel negli Stati Uniti, e Suzanne Baboneau, Ian Chapman, Rory Scarfe, Emma Harrow e Jeremy Butcher in Gran Bretagna. Binky Urban, il mio agente, ha vissuto gran parte di questa storia e mi ha sempre sostenuto e aiutato ad attraversare i campi minati. Alla ICM ringrazio anche Ron Bernstein, Jacqueline Shock, Liz Farrell, Karolina Sutton, Molly Atlas e Alison Schwartz. Un grazie anche a Jasper Sheff per le sue intuizioni e le sue correzioni, e a Daisy per avermi suggerito la fotografia in copertina.
Nel corso degli ultimi anni ho avuto modo di stimare ancora di pi tutte le persone coraggiose e altruiste che lavorano con i tossicodipendenti e le loro famiglie. La mia famiglia  stata consigliata, guidata e incoraggiata da David Frankel, Rick Rawson, Paul Ehrlich e Jace Horwitz della Herbert House Sober Living Environment, e da due umili santi che preferiscono essere citati solo con il nome di battesimo, Randy e Ted. Una menzione speciale va poi a Mary Margaret McClure, a Don Alexander e ai meravigliosi insegnanti dei nostri figli.
Vorrei infine ringraziare le splendide comunit di Point Reyes Station e Inverness, e naturalmente la mia famiglia e i miei amici, che hanno sopportato pazientemente le nostre interminabili crisi. Grazie Sarah, Mike, Ginny, Annie, Peggy, Sue e Nan, Armistead, Christopher, Lee, Steve R., Heidi, Bo, Jenny, Jim, Mike M., Marshall, Jennifer, Suning, Ginee, Fred, Jessica, Peter, Ilie, Jeremiah, Taylor, Vicki, Susan, Buddy, Debra, Mark, Jenny, Becca, Bear, Susan, Lucy, Steve, Mark, Nancy, Don, Sumner e Joan - e Jamie, Kyle, Dylan e Lena. In uno dei miei giorni peggiori ho trovato in segreteria un messaggio di Jamie da New York: Voglio che voli a casa e costruisci attorno a te un muro di sostegno, diceva. Tu e Kyle l'avevate fatto. E con tutto il mio amore, grazie (ancora) Daisy, Jasper, Nic e Karen.
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FINE.